Formazione dei catechisti nella comunità: quarta parte

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Formazione dei catechisti nella comunità: terza parte

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Formazione dei catechisti nella comunità: seconda parte

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La formazione dei catechisti nella comunità cristiana

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Lettera del cardinale HUMMES

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MESSAGGIO DEL CARDINALE CLAUDIO HUMMES, PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO

 

Ai Catechisti 


Carissimi Catechisti e Catechiste,
           

            La pace del Signore sia con voi! In questo primo anno del mio servizio al Santo Padre, Benedetto XVI nella Congregazione per il Clero, alla quale è affidata anche la catechesi, desidero farvi giungere il mio saluto cordiale e fraterno.

A Dio buono e grande nell’amore, ricco di misericordia, chiedo di benedirvi in modo molto speciale.
Lo faccio nella Festa di San Luca evangelista, ricordando il suo contributo fondante per l’annunzio universale di Gesù Cristo morto e risorto e del suo Regno. 

Desidero, innanzitutto,  dirvi la mia ammirazione per il vostro servizio ecclesiale spesso instancabile nell’educazione della fede cattolica di tanti catecumeni o di già battezzati a voi affidati.
Vi assicuro del mio affetto quali fratelli e sorelle carissimi,  impegnati nel buon combattimento per la fede che spesso vi richiede sacrifici eroici, ai quali, nondimeno, voi rispondete con gioia e perseveranza. 

Nella quotidiana fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo voi continuate ad essere e a costituire per le vostre comunità parrocchiali una vera ricchezza. Voi siete uno dei segni più promettenti, con il quale il Signore non cessa di confortarci e di sorprenderci. 
 

Continuate a mostrate passione e volontà nell’acquisizione sincera di quella fisionomia propria di maestri, educatori e testimoni della verità per trasmetterla integralmente e fedelmente all’uomo del nostro tempo.
 Siate capaci di irrobustire la vostra fede, “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” [1Pt 3,15], con la preghiera, con la formazione, con la carità. Siate sempre gioiosi e zelanti perché, anche attraverso la vostra opera, “in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza” [1 Pt 4,11] 

Vi esorto a pregare e a coltivare con fiducia una relazione di amore, di dedizione, di ascolto e di silenzio con il Signore.
 In un mondo spesso senza speranza, in preda alla violenza e all’egoismo, ogni vostro gesto, ogni vostro sorriso, ogni vostra parola sia una testimonianza vivente che il Signore ha vinto il peccato e la morte e che l’amore è possibile!  Riscoprite le radici profonde della vostra testimonianza nel Battesimo e nella Cresima.

Alimentate il vostro servizio di catechisti con il cibo dei forti: l’Eucarestia.
Rivelate il volto di Cristo a tutti coloro che incontrate, nella gratuità e nella fedeltà del vostro servizio.
Lo Spirito del Signore renda nuova la vostra vita e faccia crescere la comunione tra di voi.  “Possa il mondo del nostro tempo, che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza, ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradii fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo, e accettino di mettere in gioco la propria vita affinché il Regno sia annunziato e la Chiesa sia impiantata nel cuore del mondo”. (EN 80) 

Invoco su di voi la Benedizione che era tanto cara a S. Francesco d’Assisi:
«Il Signore ti benedica e ti protegga. Faccia risplendere il suo volto su di te e ti doni la sua misericordia. Il Signore rivolga su di te il suo sguardo e ti doni la sua pace». E la Vergine Maria, Stella della evangelizzazione, vi guidi e vi assista e sia per voi segno di sicura speranza. 

Dal Vaticano, 18 ottobre 2007
Festa di San Luca evangelista  
Claudio card. Hummes
prefetto

Chiamati a vivere e a testimoniare

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La figura e la missione di catechisti nella Chiesa. 

Chiamati a vivere e a testimoniare le esigenze della spiritualità biblica.
di RAMON PERALTA in Osservatore Romano venerdì 21.09.2007 pg. 5 
 

Nella coscienza ecclesiale la “spiritualità” è la progressiva maturità della personalità cristiana che si sviluppa nel tempo per opera dello Spirito Santo il quale agisce nell’intimo del battezzato e gli fa prendere piena consapevolezza del mistero di Dio, della Chiesa e della propria responsabilità nel popolo della nuova alleanza e nella società. Sono i sacramenti dell’iniziazione cristiana che “fondano la vocazione comune di tutti i discepoli di Cristo, vocazione alla santità e alla missione di evangelizzare il mondo. Conferiscono le grazie necessarie per vivere secondo lo Spirito in questa vita di pellegrini in cammino verso la patria” (CCC 1533).

            Non possiamo nascondere la crisi di spiritualità vissuta oggi da tanti fedeli cristiani, come anche la ricerca sincera da parte di alcuni battezzati del cammino di santità. E’ urgente per la comunità ecclesiale presentare la ricchezza e la bellezza della vita spirituale, offrire la possibilità di una famigliarità con il Vangelo, far gustare la celebrazione della fede nei sacramenti, specialmente nell’Eucaristia, coltivare nel cuore credente la passione per la preghiera e dimostrare che quanto più il cristiano è ancorato al suo Signore tanto più potrà essere nel mondo segno profetico del regno di Dio.

            Il catechista con la sua specifica missione nella Chiesa è particolarmente chiamato a vivere le esigenze della spiritualità biblica.


 
            Elementi della vita spirituale.

            Nella vita spirituale entrano in gioco l’amore di Dio, la libertà della persona e la cura materna della Chiesa verso i discepoli di Gesù. La Sacra Scrittura è la rivelazione dell’amorevolezza del Signore per l’umanità. In Cristo, Crocifisso e Risorto, il Padre ha testimoniato il suo infinito amore. 2In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi. Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1Gv 4,9-10).

            L’uomo e la donna trovano nelle scelte di vita la grandezza e la nobiltà del proprio essere. La dignità dei figli di Dio si attua nella libertà, essa “è nell’uomo segno altissimo dell’immagine divina. Dio volle, infatti, lasciare l’uomo in balia del suo proprio volere, così che esso cerchi spontaneamente il suo Creatore, e giunga liberamente, con l’adesione a lui, alla piena e beata perfezione” ( GS n.17). L’itinerario spirituale, pertanto, richiede di ascoltare e vivere l’invito di Gesù: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” ( Gv 8,31-32).

            La madre Chiesa nell’apprendimento della sua missione evangelizzatrice e catechizzatrice ha il compito così delicato e solerte di guidare le persone nella comunione e intimità con Cristo Signore, perciò non può mancare nella progettazione pastorale tutto quanto riguarda la spiritualità dei battezzati. E’ assai importante ideare, nelle comunità diocesane e parrocchiali, nei gruppi e associazioni di apostolato laicale e anche per i singoli fedeli, tempi e momenti per gli esercizi spirituali, per la direzione spirituale e per i pellegrinaggi, come pure l’educazione al silenzio alla preghiera e alla meditazione. Il desiderio della perfezione è espressione evidente di aver preso sul serio la vocazione ecclesiale. “ In realtà, porre la programmazione pastorale nel segno della santità è una scelta gravida di conseguenze. Significa esprimere la convinzione che, se il Battesimo è un vero ingresso nella santità attraverso l’inserimento in Cristo e l’inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna di un’etica minimalistica e di una religiosità superficiale (Novo millennio ineunte n.31).


 
            La Sacra Scrittura anima della spiritualità del catechista.

            Il catechista è nella Chiesa un testimone e un educatore alla fede dei battezzati, è un servitore e un annunciatore della Parola di salvezza, egli svolge “un servizio ecclesiale indispensabile per la crescita della Chiesa. Non è una azione che possa realizzarsi nella comunità a titolo privato, o per iniziativa puramente personale. Si agisce in nome della Chiesa, in virtù della missione da essa conferita” (Direttorio generale per la catechesi n.219).      La piena cognizione delle precedenti considerazioni è feconda di conseguenze: innanzitutto il catechista è chiamato ad una fedele obbedienza nella comunicazione del messaggio salvifico, deve essere animato dalla preghiera di Gesù sul monte degli Ulivi, “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42). Dalla contemplazione del maestro che accetta per amore la Croce, l’agente di pastorale catechistica si dispone ad offrire a coloro che sono diventati discepoli di Cristo “la parola della fede non mutilata, non falsificata, non diminuita, ma completa ed integrale, in tutto il suo rigore e un tutto il suo vigore. Tradire in qualche cosa l’integrità del messaggio significa svuotare pericolosamente la catechesi stessa e compromettere i frutti che Cristo e la comunità ecclesiale hanno il diritto di aspettarsi” (Catechesi tradendae n.30).

            La responsabilità di fronte alla Parola di Dio impone all’educatore alla fede un rapporto continuo, sapiente e orante con essa, lo obbliga a leggere, meditare e contemplare il testo sacro per scrutare il mistero dell’amore di Dio, lo impegna allo studio scientifico della Bibbia per comunicarla con competenza e lo unisce fedelmente al Magistero della Chiesa dal quale riceve l’interpretazione autorevole della parola di Dio (DV n.10), le indicazione precise di come svolgere efficacemente il servizio di catechista e l’orientamento sapiente per inculturare il Vangelo nel territorio diocesano.

            L’itinerario spirituale si adempie ascoltando il monito dell’Apostolo Paolo: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Tim 3,16-17), come anche attuando le numerose indicazioni della Chiesa per immettersi in comunione con la Bibbia, ad esempio la celebrazione della liturgia delle ore, la lectio divina, la preparazione della domenica con la lettura riflessiva dei testi sacri con la conseguente meditazione e contemplazione.

            La spiritualità biblica del catechista è un cammino che non deve mai essere interrotto e, poiché si è sempre in continua crescita cristiana, è necessario dare una priorità altamente preferenziale all’incontro con la Parola di Dio per maturare nella fede, nella speranza e nella carità, per dare veritiera testimonianza dell’amore di Dio.

Servi della Parola. Annunciatori di salvezza.

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La figura e la missione dei catechisti nella Chiesa. 

Servi della Parola. Annunciatori di salvezza.
di Ramòn Peralta,
da L’Osservatore Romano Sabato 15 Settembre 2007. 


La catechesi, nella missione evangelizzatrice della Chiesa, ha un “duplice obbiettivo di far maturare la fede iniziale e di educare il vero discepolo di Cristo mediante una conoscenza più approfondita e più sistematica della persona e del messaggio del nostro Signore Gesù Cristo”.

 Queste caratteristiche della catechesi hanno delle conseguenze che impongono la comunità ecclesiale ad impegnarsi da una parte con paziente sollecitudine di camminare insieme ai neofiti per mostrare loro l’esigente bellezza del Vangelo e dall’altra di interessarsi con tutte le forze a far conoscere integralmente la Parola di Dio affinché i battezzati possano trovare in essa la guida di ogni pensiero e comportamento.


 
Testimonianza di fede.


Il linguaggio autorevole delle fede è la testimonianza di vita. Nella Chiesa sono i Santi quelli che con l’esistenza trasfigurata dall’incontro con Gesù annunciano il messaggio salvifico, la loro parola e il loro atteggiamento rispecchiano sempre e in ogni modo la consapevolezza cristiana: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal. 2,20).

La società contemporanea guarda anche oggi come ieri al popolo di Dio desiderosa di vedere in esso coerenti discepoli del Messia, ciò impegna i credenti ad essere pronti a dare “ragione della speranza” (1Pt 3,15).

L’identità cristiana si sviluppa, matura e cresce in un contesto comunitario, è la famiglia la principale e insostituibile comunità dove ogni persona impara a credere in Dio, è in questo habitat dove si trasmettono  valori e principi di vita evangelica, è sempre la casa il luogo adatto per condividere con tutti i suoi membri la verità, l’amore, la pazienza, la speranza, in una parola il focolare domestico è l’ambiente propizio per apprendere a vivere da cristiani dove il padre e la madre sono garanti, davanti alla prole, dell’azione efficace della grazia santificante. “I genitori ricevono nel sacramento del matrimonio la grazia e la responsabilità dell’educazione cristiana dei loro figli, ai quali testimoniano e trasmettono insieme valori umani e religiosi. Tale azione educativa, al contempo umana e religiosa è un “vero ministero”, per mezzo del quale si trasmette e si irradia il Vangelo fino al punto che la stessa vita di famiglia si fa itinerario di fede e scuola di vita cristiana” ( Catechesi tradende).

Un secondo luogo della testimonianza di fede è la parrocchia. Essa situata in un concreto territorio dove convergono persone di diverse fasce di età, di esigenze e di interessi, come anche con una cultura, pietà popolare e tradizioni  che l’identificano, oggi più che mai è chiamata ad essere centro di aggregazione, fulcro dell’incontro con Cristo, struttura di formazione integrale nella fede, comunità liturgica e caritativa. Nella realizzazione di questo compito, così impegnativo ed entusiasmante allo stesso tempo, occupa un ruolo di grande rilievo il parroco. Egli ha come immagine da rispecchiare Cristo: il Buon Pastore, il Servo obbediente del Padre, il Maestro, il Sacerdote della nuova alleanza e il Buon Samaritano. Corrisponde al presbitero nella propria comunità far di tutto perché essa possa entrare davvero in comunione con la Sacra Scrittura, celebrare degnamente i sacramenti e vivere ogni forma di solidarietà fraterna. Il ministero del parroco “si manifesta, principalmente, nella predicazione della Parola di Dio, nell’amministrazione dei sacramenti e nella guida pastorale della comunità”.

Nella parrocchia non può mancare la preghiera di gratitudine e adorazione a Dio per i molteplici benefici ricevuti dalla sua bontà, d’intercessione per i bisogni della comunità, di supplica e di perdono. L’orazione, personale e comunitaria, assicura alla comunità parrocchiale la possibilità di compiere il suo servizio di missionarietà tra la gente.

Il ministero educativo alla fede sarà più efficace nella misura in cui esso si svolga con competenza e utilizzando il lessico infallibile della coerenza di vita cristiana. Nel cuore di ogni battezzato si annida il grande desiderio di trovare catechisti qualificati, virtuosi e santi, che allo stesso tempo facciano innamorare del Vangelo e la loro esistenza sia una profetica testimonianza di fede.

 
Formazione biblica del catechista.

Nell’itinerario catechistico, la Chiesa estrae il suo contenuto da comunicare ai neofiti dalla “Tradizione, Scrittura e Magistero, intimamente connessi  e congiunti, sono, - ciascuno a suo modo - , le fonti principali della catechesi”, perciò è da rilevare la grandissima importanza che ha la formazione biblica del catechista.

Il contatto con il testo sacro proporzionerà una conoscenza organica del messaggio cristiano e articolato intorno al mistero centrale della fede che è Gesù Cristo, ciò farà del catechista un vero servitore della Parola.

La preparazione biblica dell’educatore alla fede deve riunire alcune caratteristiche che abbiano un carattere organico e sintetico, ovverosia che i diversi componenti della fede rispettino il principio della gerarchia delle verità; che aiuti il catechista nella confessione della propria fede, ossia a dare ragione del proprio credo davanti a se stesso e al mondo; che lo prepari a relazionare il messaggio salvifico con la vita degli uomini e delle donne “per ispirarla o per esaminarla alla luce del Vangelo” (Catechesi tradende). La Sacra Scrittura deve essere il cardine dello studio teologico e catechistico. Il Concilio Vaticano II lo dichiara con queste parole: “ Lo studio della Sacra Pagina sia come l’anima della sacra teologia. Anche il ministero della Parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi, e ogni genere di istruzione cristiana, nella quale l’omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, trova nella stessa parola della Scrittura nutrimento e santo vigore” ( Dei Verbum).

Il catechista aperto al contatto intelligente e orante con la Bibbia indubbiamente arriverà a una conoscenza vitale e sapiente del messaggio cristiano, incontrerà in essa i principi fondamentali della religiosità e il vigore necessario per tradurre nel culto e nella quotidianità il contenuto biblico. Non può dimenticare l’educatore alla fede che nella Chiesa egli ha la responsabilità di accompagnare i catechizzandi a far esperienza di comunione e intimità con Gesù Cristo, perciò tiene a cuore presente integralmente e gradualmente il Verbo di Dio, mostrare la misericordia, la pazienza e l’esigenza Divina.

In sintesi, il catechista è nella comunità ecclesiale un servitore della Parola di Dio, impara, guidato dal Magistero della Chiesa, a leggere, studiare e pregare con la Bibbia. La sua fede si consolida nel testo Sacro, perciò cerca giornalmente di addentrarsi e scrutare il messaggio redentore con la meditazione e allo stesso tempo studia e inquisisce continuamente per compiere qualitativamente il suo ministero di educatore alla fede, si preoccupa inoltre con metodi adeguati a far nascere nei catechizzandi la gioia di essere discepoli del Messia. Sempre e in ogni modo catechizzare è trasmettere l’esperienza dell’intimità fatta con Cristo. “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta” (1Gv 1,1-4).


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