LINEAMENTA prefazione

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Prefazione
“La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4, 12).Tutta la storia della salvezza dimostra che la Parola di Dio è viva. Colui che prende l’iniziativa nel comunicarsi è Dio, sorgente della vita (cf. Lc 20, 38). La sua Parola è rivolta all’uomo, opera delle sue mani (cf. Gb 10, 3), creato proprio per essere capace di risponderGli entrando in comunicazione con il suo Creatore. Pertanto la Parola di Dio accompagna l’uomo dalla creazione fino alla fine del suo pellegrinaggio sulla terra. Essa si è manifestata in varietà di modi raggiungendo il culmine nel mistero dell’Incarnazione quando, per opera dello Spirito Santo, il Verbo, Dio presso Dio, si fece carne (cf. Gv 1, 1. 14). Gesù Cristo, morto e risorto, è “il Vivente” (Ap 1, 18), colui che ha parole di vita eterna (cf. Gv 6, 68).La Parola di Dio è anche tagliente. Essa illumina la vita dell’uomo, indicandogli il cammino da seguire in particolare per mezzo del Decalogo (cf. Es 20, 1-21), che Gesù ha sintetizzato nel comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo (cf. Mt 22, 37-40). Le Beatitudini (cf. Lc 6, 20-26) poi sono l’ideale della vita cristiana vissuta nell’ascolto della Parola di Dio che scruta i sentimenti dei cuori, inclinandoli verso il bene e purificandoli da ciò che è peccaminoso. Comunicandosi all’uomo peccatore che è però chiamato alla santità, Dio lo esorta a cambiare la cattiva condotta: “Convertitevi dalle vostre vie malvage e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo ogni legge, che io ho imposta ai vostri padri e che ho fatto dire a voi per mezzo dei miei servi, i profeti” (2 Re 17, 13). Anche il Signore Gesù rivolge nel Vangelo l’invito “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 3, 2). Per la grazia dello Spirito Santo, la Parola di Dio tocca il cuore del peccatore pentito e lo riporta alla comunione con Dio nella sua Chiesa. La conversione di un peccatore è causa di grande gioia nel cielo (cf. Lc 15, 7). Nel nome del Signore risorto la Chiesa continua la missione di predicare “a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati” (Lc 24, 47). Essa stessa, docile alla Parola di Dio, intraprende il cammino di umiltà e di conversione per essere sempre più fedele a Gesù Cristo, suo Sposo e Signore e per annunciare, con più forza ed autenticità, la sua Buona Notizia.La Parola di Dio è poi efficace. Lo dimostrano le storie personali dei patriarchi e dei profeti come pure del popolo eletto dell’Antica e della Nuova Alleanza. In modo del tutto eccezionale lo testimonia Gesù Cristo, Parola di Dio che incarnandosi “venne da abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14). Egli continua ad annunciare il regno di Dio ed a guarire gli infermi (cf. Lc 9, 2) tramite la sua Chiesa. Essa compie tale opera di salvezza per mezzo della Parola e dei Sacramenti e, in modo particolare, dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, in cui per la grazia dello Spirito Santo le parole della consacrazione diventano efficaci, trasformando il pane nel Corpo e il vino nel Sangue del Signore Gesù (cf. Mt 26, 26-28; Mc 14, 22-23; Lc 22, 19-20). La Parola di Dio è pertanto sorgente della comunione tra l’uomo e Dio e tra gli uomini, amati dal Signore.Lo stretto nesso tra l’Eucaristia e la Parola di Dio ha pure orientato la scelta del tema della prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, rafforzando il desiderio, presente da tempo, di dedicare la riflessione sinodale alla Parola di Dio. Pertanto, dopo il Sinodo dei Vescovi su L’Eucaristia sorgente e culmine della vita e della missione della Chiesa, che ha avuto luogo dal 2 al 23 ottobre 2005, sembrava logico concentrare l’attenzione sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, approfondendo ulteriormente il significato dell’unica mensa del Pane e della Parola. Tale tema riflette il desiderio prioritario delle Chiese particolari, fatto conoscere dai Vescovi, loro Pastori. Infatti, la scelta dell’argomento della prossima assise sinodale è stata fatta in modo collegiale. Secondo la prassi collaudata, il Santo Padre Benedetto XVI aveva incaricato la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi di consultare in merito tutto l’episcopato della Chiesa Cattolica. Dalle risposte pervenute dalle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, dalle Conferenze Episcopali, dai Dicasteri della Curia Romana e dall’Unione dei Superiori Generali è apparso come tema preferito la Parola di Dio, con diversità di sottolineature e notevole varietà di aspetti. L’abbondante materiale è stato analizzato dall’XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi che, in qualche modo, rappresenta l’intera assemblea. Infatti, 12 dei suoi membri sono stati scelti dai confratelli nel corso dell’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. In conformità a quanto prevede l’Ordo Synodi Episcoporum, altri 3 membri del Consiglio sono stati nominati da Sua Santità Benedetto XVI. Il risultato di una feconda discussione in seno al Consiglio Ordinario è stato sintetizzato in una terna di temi che l’Ecc.mo Mons. Segretario Generale ha sottomesso alla decisione del Sommo Pontefice.Il tema scelto dal Santo Padre, Presidente del Sinodo dei Vescovi, fu reso noto il 6 ottobre 2006. In seguito, il Consiglio Ordinario della Segreteria Generale si è messo al lavoro per preparare i Lineamenta, documento che ha per finalità di presentare brevemente lo stato della questione sull’importante argomento della Parola di Dio, di indicare aspetti positivi nella vita e nella missione della Chiesa, non tacendo neppure alcuni aspetti problematici o perlomeno tali da essere approfonditi per il bene della Chiesa e della sua vita nel mondo. A questo scopo, i Lineamenta si riferiscono abbondantemente alla Costituzione Dogmatica sulla divina rivelazione, la Dei Verbum, e in particolare seguono l’approccio scelto dai padri conciliari, cioè di mettersi in attitudine di religioso ascolto della Parola di Dio, per poi essere in grado di proclamarla con fiducia (cf. DV 1). La rilettura in chiave pastorale della Dei Verbum è accompagnata dai successivi pronunciamenti del Magistero della Chiesa, che ha il compito di interpretare in modo autentico il sacro deposito della fede, racchiuso nella Tradizione e nella Scrittura.Per facilitare la riflessione e la discussione sul tema a livello di tutta la Chiesa, il Documento è accompagnato da un dettagliato Questionario connesso con gli argomenti trattati nei singoli capitoli. Tutti gli organismi collegiali, sopra nominati, sono pregati di fornire le risposte a tale Questionario entro il mese di novembre del presente anno 2007. Il Consiglio Ordinario, con l’aiuto di alcuni validi esperti, studierà tale documentazione e ne ordinerà i temi in un secondo documento, tradizionalmente denominato Instrumentum Laboris, che sarà adoperato come ordine del giorno della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che avrà luogo, Dio permettendo, dal 5 al 26 ottobre 2008.Dall’inizio la Chiesa vive della Parola di Dio. In Cristo, Verbo incarnato sotto l’azione dello Spirito Santo, la Chiesa è “come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1). La Parola di Dio è anche il movente inesauribile della missione ecclesiale sia ai vicini sia ai lontani. Obbedendo al mandato del Signore Gesù ed affidandosi alla forza dello Spirito Santo la Chiesa è pertanto in permanente stato di missione (cf. Mt 28, 19).Seguendo l’esempio della Beata Vergine Maria, umile Serva del Signore, il Sinodo vorrebbe favorire la riscoperta piena di stupore della Parola di Dio che è viva, tagliente ed efficace, nel cuore stesso della Chiesa, nella sua liturgia e nella preghiera, nell’evangelizzazione e nella catechesi, nell’esegesi e nella teologia, nella vita personale e comunitaria, come pure nelle culture degli uomini, purificate ed arricchite dal Vangelo. Lasciandosi risvegliare dalla Parola di Dio, i cristiani saranno in grado di rispondere a chiunque domandi ragione della loro speranza (cf. 1 Pt 3, 15), amando il prossimo non “a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1 Gv 3, 18). Compiendo le buone opere, risplenderà davanti agli uomini la loro luce, riflesso della gloria di Dio, e tutti loderanno il Padre nostro che è nei cieli (cf. Mt 5, 16). La Parola di Dio, pertanto, si irradia su tutta la vita della Chiesa, qualificando anche la sua presenza nella società come lievito di un mondo più giusto e pacifico, privo di ogni tipo di violenza ed aperto alla costruzione di una civiltà dell’amore.“La parola del Signore rimane in eterno. E questa è la parola del vangelo che vi è stato annunziato” (1 Pt 1, 25). La riflessione sul tema sinodale diventa umile preghiera affinché la riscoperta della Parola di Dio illumini sempre meglio il cammino dell’uomo nella Chiesa e nella società durante il percorso non poche volte tortuoso della storia, mentre fiduciosamente attende “nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2 Pt 3, 13).

Nikola Eterovi?
Arcivescovo tit. di Sisak
Segretario Generale
Vaticano, 25 marzo 2007

lineamenta CAPITOLO 3°

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Capitolo III

La Parola
di Dio nella missione della Chiesa
Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: ‘Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi’” (Lc 4,16-21).

La missione della Chiesa è proclamare Cristo, la Parola di Dio fatta carne

26. “Nutrirci della Parola, per essere ‘servi della Parola’ nell’impegno della evangelizzazione”: questa sicuramente una priorità per la Chiesa all’inizio del nuovo millennio”.110 Ci richiede di andare alla scuola del Maestro, notando che la sua Parola ha al centro l’annuncio del Regno di Dio (cf. Mc 1,14-15) con parole e opere, con la testimonianza della vita e l’insegnamento. Il Regno di Dio, che la Parola di Dio fa germogliare, regno di verità e di giustizia, di amore e di pace offerto a tutti gli uomini. Predicando la Parola, la Chiesa partecipa alla costruzione del Regno di Dio, ne illumina la dinamica e lo propone a salvezza del mondo. Annunciare il Regno è il vangelo da predicare fino ai confini della terra (cf. Mt 28,19; Mc 16,15). Tale annuncio e l’ascolto di esso è la verifica della autenticità della fede.
Il “Guai a me se non predicassi il vangelo” (1Cor 9,16) di Paolo risuona oggi con peculiare urgenza, diventando per tutti i cristiani non una semplice informazione, ma vocazione al servizio del Vangelo per il mondo. Infatti, come dice Gesù, “la messe è molta” (Mt 9,37) e diversificata: vi sono tanti che non hanno mai ascoltato il Vangelo, specie nei continenti di Africa e di Asia; vi sono anche diversi che il Vangelo l’hanno dimenticato, ma anche tanti che sono in attesa dell’annuncio.In verità non sono mancate né mancano delle difficoltà che ostacolano il cammino del popolo di Dio all’ascolto del suo Signore. Per motivi anche economici, in tante regioni si soffre della mancanza anche materiale del Testo biblico, della sua traduzione e diffusione. Si incontrano poi, in particolare, gli ostacoli delle sette per una corretta interpretazione. Portare la Parola è una missione forte che implica un sentire profondo e convinto “cum Ecclesia”. Uno dei primi requisiti è la fiducia nella potenza trasformante della Parola nel cuore di chi l’ascolta. Infatti, “La parola di Dio è viva, efficace (…) scruta i sentimenti e pensieri del cuore” (Eb 4,12). Un secondo requisito, oggi particolarmente avvertito e credibile, è di annunciare e testimoniare la Parola di Dio come sorgente di conversione, di giustizia, di speranza, di fraternità, di pace. Un terzo requisito è la franchezza, il coraggio, lo spirito di povertà, l’umiltà, la coerenza, la cordialità di chi serve la Parola.L’Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi di Paolo VI mantiene ancora la sua attualità per una pedagogia dell’annuncio. Mentre l’Enciclica Deus caritas est del Santo Padre Benedetto XVI mette bene in risalto come la carità stia strettamente collegata con l’annuncio della Parola di Dio e la celebrazione dei sacramenti.111 Ricevendo la Parola di Dio, che è amore, ne consegue che non si può veramente annunciare la Parola senza una pratica di amore, nell’esercizio della giustizia e della carità. In questa ottica della missione evangelizzante della Parola di Dio, sono qui appena accennati in maniera sintetica alcuni obiettivi e compiti cui attendere, ritenuti di particolare rilievo.112 Scrive Sant’Agostino: “È fondamentale comprendere che la pienezza delle Legge, come di tutte le Scritture divine, è l’amore: l’amore dell’Essere che dobbiamo godere e dell’essere che è chiamato a goderne insieme con noi. È al fine di farci conoscere questo amore e rendercelo possibile, che la divina Provvidenza ha creato, per la nostra salvezza, tutta l’economia temporale(…) . Chi dunque crede di aver compreso le Scritture, o almeno una qualsiasi parte di esse, senza impegnarsi a costruire, mediante la loro intelligenza, questo duplice amore di Dio e del prossimo, dimostra di non averle ancora comprese”.113

La Parola di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo

27.. La Chiesa afferma la sua libertà di annunciare la Parola di Dio con la franchezza degli Apostoli (cf. At 4,13; 28,31) ed insieme ritiene “necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura”.114 È un requisito per la missione ed insieme oggi un fondamentale contenuto della missione. Nonostante tante insistenze, occorre ammettere che la maggioranza di cristiani non ha contatto effettivo e personale con la Scrittura, e quelli che lo fanno vivono non piccole incertezze teologiche e metodologiche in vista della comunicazione. L’incontro con la Bibbia rischia di non essere un fatto di Chiesa, di comunione, ma esposto al soggettivismo e all’arbitrarietà, o ridotto ad oggetto di devozione privata, come diverse altre nella Chiesa. Diventa indispensabile una promozione pastorale robusta e credibile della Parola.
Ciò determina il ricorso ad iniziative specifiche, come ad esempio, la valorizzazione piena della Bibbia nei progetti pastorali, ma insieme un progetto di pastorale biblica in ogni diocesi, sotto la guida del vescovo, bene attuando la Bibbia presente nelle grandi azioni della Chiesa e offrendo forme opportune di incontro diretto, segnatamente con percorsi di lectio divina per giovani e per adulti. Ciò facendo si curerà che sulla Parola di Dio si basi e si manifesti la comunione tra presbiteri e laici, e quindi tra parrocchie, comunità di vita consacrata, movimenti ecclesiali.A questo scopo giova un servizio specifico di apostolato biblico a livello diocesano, metropolitano o nazionale, che diffonda la pratica biblica con opportuni sussidi, susciti il movimento biblico115 tra i laici, curi la formazione degli animatori dei gruppi di ascolto o del Vangelo, con particolare attenzione ai giovani, proponendo itinerari di fede con la Parola di Dio anche agli immigrati e a quanti sono in ricerca.
È giusto ricordare che dal 1968, esiste ed opera la Federazione Biblica Cattolica mondiale, istituita da Paolo VI a servizio degli orientamenti del Concilio Vaticano II sulla Parola di Dio. Di tale Associazione sono membri la quasi totalità delle Conferenze Episcopali, e pertanto essa conosce una ramificazione di appartenenze in tutti i continenti. L’obiettivo è di diffondere il testo della Bibbia nelle diverse lingue ed insieme introdurre il popolo semplice a conoscere e vivere i suoi insegnamenti attraverso accurate traduzioni, le quali, secondo la cura pastorale dei vescovi, siano accettabili per l’uso liturgico. Sarà anche compito della comunità diffondere la Bibbia a prezzi accessibili.
Inoltre, va dato largo spazio, con sapiente equilibrio ai metodi e alle nuove forme di linguaggio e comunicazione nella trasmissione della Parola di Dio, come sono: radio, TV, teatro, cinema, musica e canzoni, fino ai nuovi media, come, internet, ecc. 116In questo cammino della Parola di Dio al popolo un ruolo specifico hanno le persone di vita consacrata. Esse, come sottolinea il Vaticano II, “abbiano quotidianamente tra le mani la Sacra Scrittura, affinché dalla lettura e dalla meditazione dei Libri Sacri imparino ‘la sovreminente scienza di Gesù Cristo’ (Fil 3,8)”117 e trovino rinnovato slancio nel loro compito di educazione e di evangelizzazione specie dei poveri, dei piccoli e degli ultimi. Per i Padri della Chiesa il testo biblico deve diventare oggetto di una quotidiana ‘ruminazione’. Quando l’uomo inizia a leggere le divine Scritture – riteneva sant’Ambrogio – Dio torna a passeggiare con lui nel paradiso terrestre.118 E Giovanni Paolo II affermava: “La Parola di Dio è la prima sorgente di ogni spiritualità cristiana. Essa alimenta un rapporto personale con il Dio vivente e con la sua volontà salvifica e santificante. È per questo che la lectio divina, fin dalla nascita degli Istituti di vita consacrata, in particolar modo nel monachesimo, ha ricevuto la più alta considerazione. Grazie ad essa, la Parola di Dio viene trasferita nella vita, sulla quale proietta la luce della sapienza che è dono dello Spirito”.119

La Parola di Dio, grazia di comunione tra i cristiani

28. Questo aspetto va considerato come uno degli obiettivi maggiori della pastorale della Chiesa. I due aspetti essenziali che uniscono tutti i fedeli in Cristo sono, infatti, costituiti dalla Parola di Dio e dal Battesimo. È a partire da questi dati di fatto che il cammino ecumenico ha bisogno di continuare nelle sfide che gli stanno dinanzi in vista di quella unità piena, che solo in un ritorno alle sorgenti della Parola, interpretata alla luce della Tradizione ecclesiale, può garantire un incontro totale con Cristo e con i fratelli.120 Il discorso di addio di Gesù nel cenacolo mette in forte risalto che questa unità sta nel dare una comune testimonianza alla Parola del Padre donata dal Signore (cf. Gv 17,8).
L’ascolto della Parola di Dio, quindi, possiede una dimensione ecumenica che va sempre curata. Si nota con soddisfazione come la Bibbia sia oggi il maggior punto di incontro per la preghiera e il dialogo tra le Chiese e le comunità ecclesiali. Recependo le indicazioni del Concilio Vaticano II si collabora per la diffusione del Testo Sacro con traduzioni ecumeniche.121 Dopo il Concilio, il Magistero della Chiesa ha dato notevoli contributi.122 Dalla sua attenta lettura e dal confronto con le singole situazioni vi è da attendersi chiare indicazioni ed impulsi nel cammino verso l’unità. Afferma il Papa Benedetto XVI: “L’ascolto della Parola di Dio è prioritario per il nostro impegno ecumenico. Non siamo infatti noi a fare o ad organizzare l’unità della Chiesa. La Chiesa non fa se stessa e non vive di se stessa, ma dalla Parola creatrice che viene dalla bocca di Dio. Ascoltare insieme la Parola di Dio; praticare la lectio divina della Bibbia, cioè la lettura legata alla preghiera; lasciarsi sorprendere dalla novità, che mai invecchia e mai si esaurisce, della Parola di Dio; superare la nostra sordità per quelle parole che non si accordano con i nostri pregiudizi e le nostre opinioni; ascoltare e studiare nella comunione dei credenti di tutti i tempi; tutto ciò costituisce un cammino da percorrere per raggiungere l’unità della fede, come risposta all’ascolto della Parola”.123

La Parola di Dio luce per il dialogo interreligioso

29. È tutto un campo che, pur presente nella Chiesa lungo tutta la sua storia, oggi si propone con nuove esigenze e compiti inediti. Tocca alla ricerca teologica approfondire il delicato rapporto e tirarne le conseguenze pastorali. Facendo riferimento a quanto fin qui ha espresso il Magistero della Chiesa,124 si richiamano i punti seguenti per una riflessione e valutazione:

a - Con il popolo ebraico
30. Una peculiare attenzione va data al popolo ebraico. Cristiani ed Ebrei sono insieme figli di Abramo, radicati nella stessa alleanza, giacché Dio, fedele alle sue promesse, non ha revocato la prima alleanza (cf. Rm 9-11). Conferma Giovanni Paolo II: “Questo popolo è invitato e guidato da Dio, Creatore del cielo e della terra. La sua esistenza non è dunque un puro fatto di natura o di cultura, nel senso in cui, attraverso la cultura, l’uomo utilizza le risorse della propria natura. Si tratta bensì di un fatto soprannaturale. Questo popolo persevera a dispetto di tutti perché è il popolo dell’Alleanza e perché, nonostante le infedeltà degli uomini, il Signore è fedele alla sua Alleanza”.125 Condividono tanta parte del canone biblico, quello dai cristiani chiamato Antico Testamento. A riguardo oggi vi è un importante documento della Pontificia Commissione Biblica: Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana126, che induce a riflettere sulla stretta connessione di fede, già segnalata dalla Dei Verbum.127 Due aspetti vanno in particolare considerati, il contributo originale della comprensione ebraica della Bibbia e il superamento di ogni possibile forma di antisemitismo ed antigiudaismo.

b – Con altre religioni
31. La Chiesa è mandata a portare il Vangelo ad ogni creatura (cf. Mc 16,15). Per fare questo essa incontra il grande numero di aderenti ad altre religioni, con i loro libri sacri e il loro modo di intendere la Parola di Dio, si imbatte ovunque in persone in cammino di ricerca o semplicemente in una inconsapevole attesa della ‘bella notizia’. A tutti la Chiesa si sente debitrice della Parola che salva (cf. Rm 1,14). Anzitutto è doveroso ricordare che il cristianesimo non è religione del libro, ma della Parola di Dio incarnata nel Signore Gesù. Nel confronto poi della Bibbia con i Testi sacri delle altre religioni si chiede l’attenzione di non cadere in sincretismi, accostamenti superficiali e deformazioni della verità. Ancora di più va posta attenzione alla purezza della Parola di Dio autenticamente interpretata dal Magistero di fronte alle numerose sette che si servono della Bibbia per altri scopi e con metodi estranei alla Chiesa.In prospettiva positiva, si porrà attenzione a conoscere le religioni non cristiane e le rispettive culture, a discernere i semi del Verbo ivi presenti. È importante richiamare che l’ascolto di Dio deve portare a superare ogni forma di violenza, perché esso diventi attivo nel cuore e nelle opere per la promozione della giustizia e della pace.128

La Parola di Dio fermento delle moderne culture

32. L’incontro della Parola di Dio avviene con le varie culture (sistemi di pensiero, ordine etico, filosofia di vita, ecc.), sovente dominate da influenze economiche e tecnologiche di ispirazione secolaristica e potenziate dal largo servizio dei mass-media, tali da essere chiamate ‘Bibbie laiche’. Il dialogo diventato pressante più di prima, magari aspro, ma anche ricco di potenzialità per l’annuncio, in quanto ricco di domande di senso, che trovano nel Signore una proposta liberatrice.
Ciò significa che la Parola di Dio chiede di entrare come fermento in un mondo pluralista e secolarizzato, negli ‘areopaghi moderni’ (cf. At 17, 22) dell’arte, della scienza, della politica, della comunicazione portando “la forza del Vangelo nel cuore della cultura e delle culture”129 per purificarle, elevarle e renderle strumenti del Regno di Dio.Questo richiede una catechesi di Gesù Cristo, “la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6), realizzata non con superficialità, ma con una adeguata preparazione al confronto con posizioni altrui, in modo che appaia la identità del mistero cristiano e la sua benefica efficacia verso ogni persona. In tale contesto va attentamente curata la ricerca della cosiddetta ‘storia degli effetti’ (Wirkungsgeschichte) della Bibbia nella cultura e nell’ethos comune, per cui giustamente è chiamata e valutata come ‘grande codice’, specie nell’Occidente.

La Parola di Dio e la storia degli uomini

33. La Chiesa, nel suo pellegrinante cammino verso il Signore, è anche consapevole che la Parola di Dio va letta negli eventi e nei segni dei tempi con i quali Dio si manifesta nella storia. Recita il Concilio Vaticano II: “È dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in un modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sul loro reciproco rapporto”.130 Essa, immersa nelle vicende umane, deve saper “discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni (…) quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio”,131 e così aiutare l’umanità ad incontrare il Signore della storia e della vita.
In questo modo la Parola che Gesù ha seminato come seme del Regno, fa la sua corsa nella storia degli uomini (cf. 2Tess 3,1) e quando Gesù tornerà nella gloria risuonerà come invito a partecipare pienamente alla gioia del Regno (cf. Mt 25,24). A questa sicura promessa, la Chiesa risponde con un’ardente preghiera: “Marana tha (1Cor 16, 22), “Vieni, Signore Gesù” (Ap 22, 20).

                                                     Conclusione

La Parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” (Col 3, 16-17).

L’ascolto della Parola di Dio come vita del credente

34. Elemento fondamentale per l’incontro dell’uomo con Dio è l’ascolto religioso della Parola. Si vive la vita secondo lo Spirito in proporzione alla capacità di fare spazio alla Parola, di far nascere il Verbo di Dio nel cuore dell’uomo. Infatti, non è l’uomo che può penetrare la Parola di Dio, ma solo questa può conquistarlo e convertirlo, facendogli scoprire le sue ricchezze e i suoi segreti e aprendogli orizzonti di senso, proposte di libertà e di piena maturazione umana. (cf. Ef 4,13). La conoscenza della Sacra Scrittura è opera di un carisma ecclesiale, che è posto nelle mani dei credenti aperti allo Spirito.
Recita Massimo il Confessore: “Le parole di Dio, se vengono semplicemente pronunciate, non sono ascoltate, perché non hanno quale voce la prassi di quelli che le dicono. Se invece vengono pronunciate insieme alla pratica dei comandamenti, hanno il potere con questa voce di far scomparire i demoni e di spingere gli uomini a edificare il tempio divino del cuore con il progresso nelle opere di giustizia”.132 Si tratta di abbandonarsi alla lode silenziosa del cuore in un clima di semplicità e di preghiera adorante come Maria, la Vergine dell’ascolto, perché tutte le Parole di Dio si riassumono e vanno vissute nell’amore (cf. Dt 6,5; Gv 13,34-35). Allora, il credente, fatto “discepolo”, potrà penetrare “la buona Parola di Dio” (Eb 6, 5), vivendola nella comunità ecclesiale, ed annunciarla ai vicini e ai lontani, rendendo attuale l’invito di Gesù, Parola incarnata, “il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 15).

LINEAMENTA CAPITOLO 2°

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LINEAMENTA CAPITOLO 1°

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 Capitolo I

Rivelazione, Parola di Dio, Chiesa

“Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo” (
Eb 1,1-2).

Dio ha l’iniziativa. La divina Rivelazione si manifesta come Parola di Dio

6. “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e manifestare il mistero della sua volontà”.
10 Di fronte al rischio di imprigionare il mistero di Dio in schemi soltanto umani e in un rapporto freddo ed arbitrario, il Concilio Vaticano II, nella Dei Verbum, fa sintesi della fede plurisecolare della Chiesa, proponendo le linee maestre di una corretta riflessione. Dio si manifesta in maniera tanto gratuita, quanto diretta a stabilire un rapporto interpersonale di verità e di amore con l’uomo e il mondo che ha creati. Egli rivela se stesso nella realtà visibile del cosmo e della storia “con eventi e parole intimamente connessi”,11 mostrando così una “economia della rivelazione”, ossia un progetto che mira alla salvezza dell’uomo e con lui di tutta la creazione. Ci viene così rivelata insieme la verità su Dio, uno e trino, e la verità sull’uomo, che Dio ama e vuol rendere felice, verità che attinge il massimo splendore in Gesù Cristo, il quale “è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione”.12
Questo rapporto di gratuita comunicazione, che suppone una profonda comunione, in analogia con la comunicazione umana, viene qualificato da Dio stesso sua Parola, ‘Parola di Dio’. Essa va perciò, sempre radicalmente compresa come un atto personale di Dio uno e trino che ama, perciò parla, e parla all’uomo perché riconosca il suo amore e gli corrisponda.13 Una lettura attenta della Bibbia lo attesta dalla Genesi all’Apocalisse. Quando si legge, e soprattutto si proclama la Parola di Dio, come avviene nella Eucaristia “sacramento per eccellenza”14 e negli altri sacramenti, il Signore stesso ci invita a ‘realizzare’ un evento interpersonale, singolare e profondo, di comunione tra Lui e noi, e tra di noi. La Parola di Dio, infatti, è efficace e compie ciò che afferma (cf Eb 4,12).

La persona umana ha bisogno di Rivelazione

7. L’uomo ha la capacità di conoscere Dio con le risorse che Egli stesso gli ha dato (cf. Rm 1, 20), segnatamente il mondo della creazione (liber naturae). Tuttavia, nelle condizioni storiche in cui si trova, a causa del peccato, tale conoscenza è diventata oscura e incerta e da non pochi negata. Ma Dio non abbandona la sua creatura, ponendo in essa un intimo, anche se non sempre riconosciuto, desiderio di luce, di salvezza e di pace. A tenere vivo tale anelito ha contribuito l’annuncio del Vangelo in tutto il mondo, producendo valori religiosi e culturali. Essi aiutano molti a mettersi oggi alla ricerca del Dio di Gesù Cristo.
Nella stessa vita del popolo di Dio si avverte acuta l’aspirazione - altroché il bisogno - di gustare una fede pura e bella, rimuovendo il velo della ignoranza, della confusione e della diffidenza su Dio e sull’uomo, e così discernere e rafforzare nella verità di Dio le tante conquiste del progresso. Si può perciò parlare di un bisogno profondo e diffuso che, come un’invocazione, apre esistenzialmente alla verità della Rivelazione, operata da Dio stesso a favore dell’umanità, ad ascoltare cioè la sua Parola. Interessarsene costituisce il fondamento degli obiettivi del Sinodo, per le ripercussioni in ambito pastorale, in quanto autentica e incoraggia il processo della nuova evangelizzazione, e insieme permette di cogliere preziose indicazioni per il dialogo ecumenico, interreligioso e culturale.

La Parola di Dio si intreccia con la storia dell’uomo e ne guida il cammino

8.. In alcune culture, l’uomo contemporaneo si sente artefice e quindi padrone della sua storia e trova difficoltà ad accettare che qualcuno si inserisca nel suo mondo senza dialogare con lui e senza dargli le ragioni della sua presenza. Tale attitudine può essere anche nei riguardi di Dio, in forma sovente erronea e comunque dubbiosa. Ma Dio, che non può tacere la verità della sua Parola, rassicura l’uomo che si tratta sempre di una Parola da amico, a suo favore, nel rispetto della sua libertà, ma insieme chiedendogli un ascolto leale su cui meditare. Infatti, la Parola di Dio “deve apparire ad ogni uomo come apertura ai propri problemi, come risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori ed insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni”.
15 Ancora alla luce della Dei Verbum, veniamo a conoscere che, in quanto pronunciata da Dio, la sua Parola, se precede ogni iniziativa e parola umana, per aprire all’uomo insperati orizzonti di verità e di senso come attestano Gn 1; Gv 1,1ss; Eb 1,1; Rm 1,19-20; Gal 4,4; Col 1,15-17. Afferma Gregorio Magno: “Quando la Scrittura si abbassa ad usare le nostre povere parole, per farci salire piano piano come per gradini da quel che vediamo vicino a noi fino alla sua sublimità”.16
Fin dalle origini Dio volle “aprire la via della salvezza soprannaturale”.17 Alla luce della Scrittura ci è dato di apprendere come la sua Parola potente ha iniziato un dialogo vivo, talora drammatico, ma ultimamente vittorioso, con l’umanità fin dai suoi inizi e poi nella storia del suo popolo, Israele, giungendo alla rivelazione suprema nella storia di Gesù Cristo, la sua Parola eterna fatta carne (cf. Gv 1,14). Canta Sant’Efrem: “Contemplavo allora il Verbo Creatore e lo paragonavo alla Roccia, pellegrinante col popolo in mezzo al deserto. Senza raccogliere in sé né accumulare acque, essa versava sul popolo meravigliosi torrenti. Non c’era in essa alcuna acqua ma da essa scaturivano degli oceani; così, dal niente, il Verbo creò le sue opere. Beato chi meriterà di ereditare il tuo Paradiso! Mosè, nel suo Libro, descrive la creazione di tutta la Natura affinché al Creatore la Natura e il Libro rendano testimonianza; la Natura, mediante l’uso, il Libro, mediante la lettura. Sono questi i testimoni che dovunque arrivano. Si trovano in ogni tempo, sono presenti ad ogni ora, dimostrando all’infedele che è ingrato verso il Creatore”.18Rilevante è l’incidenza pastorale di questa visione della Parola di Dio. Essa intreccia la sua storia con la storia umana, si fa storia umana, per cui la nostra storia di uomini non è quindi composta esclusivamente di pensieri, parole, iniziative umane. Mostra tracce vivaci nella natura e nella cultura, illumina le scienze dell’uomo ad assumere il loro giusto valore, ma da queste è essa stessa aiutata a mettere in luce la propria identità, ed insieme irradiare l’originale umanesimo che le appartiene. In particolare, è una Parola che si è scelta un popolo per condividerne il cammino di libertà e salvezza, mostrando la serietà tenace e paziente di Dio, di essere un Emmanuele (Is 7,14), “Dio con noi” (Is 8,10; cf. Rm 8,31; Ap 21,3). Di qui si spiega come la Parola di Dio, grazie alla testimonianza della Bibbia, abbia trovato eco nei pensieri e nelle espressioni dell’uomo lungo i secoli, a volte in modo contorto e sofferto, come un grido di aiuto, nelle vicende buie della storia, producendo straordinari effetti che si manifestano in maniera affascinante nei santi. Vivendo i carismi particolari quale dono dello Spirito Santo, essi hanno mostrato le potenzialità ingenti e originali della Parola di Dio presa sul serio.Oggi assume un particolare rilievo aiutare a comprendere la giusta relazione tra Rivelazione pubblica e costitutiva del Credo cristiano e le rivelazioni private, sceverando la pertinenza di queste alla fede genuina.

Gesù Cristo è la Parola di Dio fatta carne, la pienezza della Rivelazione

9. “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1s). I cristiani per lo più avvertono la centralità della persona di Gesù Cristo nella Rivelazione di Dio. Ma non sempre sanno cogliere le ragioni di tale importanza, né capiscono in che senso Gesù è il cuore della Parola di Dio, e quindi, anche nella lettura della Bibbia, faticano a farne una lettura cristiana.
Intanto, sempre alla luce della Dei Verbum, si ricorderà che Dio ha voluto una iniziativa del tutto imprevedibile, eppure avvenuta: “Mandò suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio (cf. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come uomo agli uomini, ‘parla le parole di Dio’ (Gv 3,34) e porta a compimento l’opera di salvezza affidatagli dal Padre (cf. Gv 5,36; 17,4)”.19 Sicché Gesù nella sua vita terrena ed ora celeste assume e realizza tutto il fine, il senso, la storia e il progetto che sta dentro la Parola di Dio perché, come recita Sant’Ireneo: “Cristo ci ha recato ogni novità portandoci se stesso”.20È pastoralmente importante, alla luce di Gesù Cristo, saper cogliere, per analogia, la valenza plurima che riveste la Parola di Dio nella fede della Chiesa, secondo la testimonianza della Bibbia stessa. Si manifesta, infatti, come Parola eterna in Dio, si irradia nella creazione, assume profilo storico nei profeti, si manifesta nella persona di Gesù, risuona nella voce degli apostoli, ed oggi viene proclamata nella Chiesa. Forma un insieme, la cui chiave interpretativa, per l’ispirazione dello Spirito Santo, è Cristo-Parola. “La Parola di Dio, che era in principio presso Dio, non è, nella sua pienezza, una molteplicità di parole; essa non è molte parole, ma una sola Parola che abbraccia un gran numero di idee di cui ciascuna idea è una parte della Parola nella sua totalità (…). E se il Cristo ci rimanda alle ‘Scritture’, come quelle che gli rendono testimonianza, considera i libri della Scrittura un unico rotolo, perché tutto ciò che è stato scritto di lui è ricapitolato in un solo tutto”.21 Si vede così una continuità nella differenza.A questa ricchezza della Parola, la Chiesa presta il suo essenziale annuncio. Dalla Parola di Dio la comunità cristiana si sente generata e rinnovata, se la sa comprendere in Gesù Cristo. Ma è anche vero che la Parola di Gesù (che è Gesù) deve essere compresa, come lui stesso diceva, secondo le Scritture (cf. Lc 24,44-49), ossia nella storia del popolo di Dio dell’Antico Testamento, che lo ha atteso come Messia, ed ora nella storia della comunità cristiana, che l’annuncia con la predicazione, lo medita con la Bibbia, ne sperimenta l’amicizia e la guida nella vita. San Bernardo afferma che sul piano dell’Incarnazione della Parola, Cristo è il centro di tutte le Scritture. La parola di Dio, già udibile nell’Antico Testamento, è diventata visibile in Cristo.22

La Parola di Dio come una sinfonia

10. Le indicazioni date in precedenza permettono ora di delineare il senso che alla luce della Rivelazione la Chiesa dà alla Parola di Dio. È come una sinfonia suonata da strumenti molteplici, in quanto Dio comunica la sua Parola in molte forme e in molti modi (cf. Eb 1,1) entro una lunga storia e con diversità di annunciatori, ma dove appare una gerarchia di significati e di funzioni. È corretto parlare di senso analogo della Parola.
a - Alla luce della Rivelazione, la Parola di Dio è il Verbo eterno di Dio, la seconda persona della Santissima Trinità, il Figlio del Padre, fondamento della comunicazione intratrinitaria e ad extra: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1,1-3; cf. Col 1,16).
b - Perciò il mondo creatonarra la gloria di Dio” (Sal 19,1), tutto è sua voce (cf. Sir 46,17; Sal 68,34). All’inizio del tempo, con la sua Parola Dio crea il cosmo, ponendo nella creazione il sigillo della sua sapienza, di cui è interprete naturale l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio (cf. Gn 1,26-27; Rm 1,19-20). Dalla Parola, infatti, l’uomo riceve la parola per entrare in dialogo con Dio e con la creazione. Sicché Dio ha reso l’intera creazione e l’uomo in primis, “una testimonianza perenne di Sé”.23
c -Il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14): la Parola per eccellenza di Dio, l’ultima e definitiva Parola è Gesù Cristo, la sua persona, la sua missione, la sua storia intimamente unite, secondo il piano del Padre, che culmina nella Pasqua ed ha il suo compimento quando Gesù consegnerà il Regno al Padre (cf. 1Cor 15,24). Egli è il Vangelo di Dio all’uomo (cf. Mc 1,1).
d - In vista della Parola che è il Figlio incarnato, il Padre ha parlato nei tempi antichi ai padri per mezzo dei profeti (cf. Eb 1,1) e in forza dello Spirito gli Apostoli continuano l’annuncio di Gesù e del suo vangelo. Così al servizio dell’unica Parola di Dio, le parole dell’uomo sono assunte come parole di Dio, che risuonano nell’annuncio dei profeti e degli Apostoli.
e - La Sacra Scrittura, fissando per divina ispirazione la Parola di Gesù con le parole dei profeti e degli Apostoli, attesta ciò in maniera autentica, per cui essa contiene la Parola di Dio e, in quanto ispirata è veramente Parola di Dio,24 del tutto orientata alla Parola che è Gesù, perché “le Scritture, proprio esse, mi rendono testimonianza” (Gv 5,39). Per il carisma dell’ispirazione i libri della Sacra Scrittura hanno una forza di appello diretto e concreto che non hanno altri testi o interventi ecclesiastici.
f - Ma la Parola di Dio, non resta bloccata nello scritto. Se, infatti, l’atto della Rivelazione si è concluso con la morte dell’ultimo apostolo,25 la Parola rivelata continua ad essere annunciata ed ascoltata nella storia della Chiesa, che si impegna a proclamarla al mondo per rispondere alle sue attese. Così la Parola continua la sua corsa nella predicazione viva e nelle tante altre forme di servizio di evangelizzazione, per cui la predicazione è Parola di Dio, comunicata dal Dio vivo a persone vive in Gesù Cristo, tramite la Chiesa. Da questo quadro si può comprendere che quando si predica la rivelazione di Dio si compie nella Chiesa un evento che si può chiamare veramente Parola di Dio.Alla Parola di Dio vanno riconosciute tutte le qualità di una vera comunicazione interpersonale, come, ad es., una funzione informativa in quanto Dio comunica la sua verità, una funzione espressiva, in quanto Dio fa trasparire il suo modo di pensare, di amare, di agire, una funzione appellante, in quanto Dio interpella e chiama all’ascolto e ad un risposta di fede.Sarà compito dei pastori aiutare i fedeli ad avere questa visione armonica della Parola, evitando forme erronee, o riduttive o ambigue di comprensione mettendo in risalto la sua connessione intrinseca con il mistero di Dio uno e trino e la sua rivelazione, la sua manifestazione nel mondo creato e la sua presenza germinale nella vita e storia dell’uomo, la sua suprema espressione in Gesù Cristo, la sua attestazione infallibile nella Sacra Scrittura, la sua trasmissione nella Tradizione vivente. In relazione al mistero della Parola di Dio, diventata linguaggio umano, si porrà attenzione alla ricerca delle scienze sul linguaggio e la sua comunicazione.

Alla Parola di Dio corrisponde la fede dell’uomo. La fede si manifesta nell’ascolto

11. “A Dio che si rivela dovuta l’obbedienza della fede”.
26 A Lui che parlando si dona, l’uomo ascoltando “si abbandona (…) tutto intero liberamente”.27 Ci comporta una risposta piena ad una proposta di totale comunione con Dio e di adesione alla sua volontà, da parte della comunità e di ogni singolo credente.28 Questo atteggiamento di fede comunionale si manifesterà per ogni incontro con la Parola, nella predicazione viva e nella lettura della Bibbia. Non a caso la Dei Verbum propone per l’incontro con il Libro Sacro quanto afferma globalmente per la Parola di Dio: “Dio (…) parla agli uomini come ad amici (…) per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé”.29 “Nei Libri Sacri, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi”.30 Rivelazione è comunione di amore, dalla Scrittura sovente espressa con il termine di “alleanza” (cf. Gn 9,9; 15,18; Es 24,1-18; Mc 14,24).
Si tocca qui un aspetto di notevole incidenza pastorale: la fede riguarda la Parola di Dio in tutti i suoi segni e linguaggi. È una fede che, in forza dell’azione dello Spirito Santo, riceve dalla Parola una comunicazione di verità, tramite il racconto o la formula dottrinale; una fede che riconosce alla Parola di essere stimolo primario ad una conversione efficace, luce per rispondere alle tante domande della vita del credente, guida ad un retto discernimento sapienziale della realtà, sollecitazione a ‘fare’ la Parola (cf. Lc 8,21), e non solo a leggerla o dirla, e finalmente fonte permanente di consolazione e di speranza. Ne consegue, come solida logica della fede, il compito di riconoscere e assicurare il primato alla Parola di Dio nella propria vita di credenti, ricevendola così come la Chiesa l’annuncia, la comprende, la spiega, la vive.

Maria modello di accoglienza della Parola per il credente

12. Nel cammino di penetrazione del mistero della Parola di Dio, Maria di Nazareth, a partire dall’evento dell’Annunciazione, rimane la maestra e la madre della Chiesa e il modello vivente di ogni incontro personale e comunitario con la Parola, che essa accoglie nella fede, medita, interiorizza e vive (cf. Lc 1,38; 2,19.51; At 17,11). Maria, infatti ascoltava e meditava le Scritture, legandole alle parole di Gesù e agli avvenimenti che veniva scoprendo nella sua storia. Recita Isacco della Stella: “Nelle Scritture divinamente ispirate quel ch’è detto in generale della vergine madre Chiesa, s’intende singolarmente della vergine madre Maria…Eredità del Signore in modo universale è la Chiesa, in modo speciale Maria, in modo particolare ogni anima fedele. Nel tabernacolo del grembo di Maria Cristo dimorò nove mesi, nel tabernacolo della fede della Chiesa sino alla fine del mondo, nella conoscenza e nell’amore dell’anima fedele per l’eternità”.
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La Vergine Maria sa guardare attorno a sé e vive le urgenze del quotidiano, consapevole che ciò che riceve come dono dal Figlio è un dono per tutti. Ella insegna a non rimanere estranei spettatori di una Parola di vita, ma a diventare partecipi, lasciandosi condurre dallo Spirito Santo che abita nel credente. Ella ‘magnifica’ il Signore scoprendo nella sua vita la misericordia di Dio, che la rende ‘beata’ perché “ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45). Invita, inoltre, ogni credente a far proprie le parole di Gesù: “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno” (Gv 20, 29). Maria è l’immagine del vero orante della Parola, che sa custodire con amore la Parola di Dio, facendone servizio di carità, memoria permanente per conservare accesa la lampada della fede nella quotidianità dell’esistenza. Dice Sant’Ambrogio che ogni cristiano che crede concepisce e genera il Verbo di Dio. Se c’è una sola madre di Cristo secondo la carne; secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti.32

La Parola di Dio, affidata alla Chiesa, si trasmette a tutte le generazioni

13. “Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni”.
33 Amico e Padre degli uomini, Dio parla ancora. In certo modo la Rivelazione, che pure è conclusa, continua la sua comunicazione, per cui la Parola di Dio ci è sempre contemporanea ed attuale. Anzi essa può manifestare ancora di più il suo apporto di luce e far aumentare la nostra comprensione. Ciò avviene perché il Padre, donando lo Spirito di Gesù alla Chiesa, affida ad essa il tesoro della rivelazione,34 la rende destinataria prima e testimone privilegiata della Parola amorosa e salvifica di Dio.
Per questa ragione nella Chiesa la Parola non è deposito inerte, ma diventando “regola suprema della sua fede” e potenza di vita, “progredisce con l’assistenza dello Spirito Santo” e “cresce” con la “riflessione e lo studio dei credenti”, l’esperienza personale di vita spirituale e la predicazione dei Vescovi.35 Lo testimoniano, in particolare, gli uomini di Dio, che hanno ‘abitato’ la Parola.36 È evidente che missione certa e primaria della Chiesa è di trasmettere la divina Parola a tutti gli uomini, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, secondo il comando di Gesù (cf. Mt 28,18-20). La storia attesta come ciò sia avvenuto e continui anche ora dopo tanti secoli, tra diversi ostacoli, ma anche con tanta vitalità e fecondità.

Tradizione e Scrittura nella Chiesa: un solo sacro deposito della Parola di Dio

14. A
questo proposito è fondamentale ricordare che la Parola di Dio divenuta in Cristo Evangelo o lieta notizia, e come tale, consegnata alla predicazione apostolica, continua la sua corsa tramite due punti di riferimento, riconoscibili, strettamente interconnessi: il flusso vitale della Tradizione vivente manifestata da “tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede”,37 quindi dal culto, dalla dottrina e dalla vita della Chiesa, e la Sacra Scrittura, che di questa Tradizione vivente, per ispirazione dello Spirito Santo, conserva appunto nella immutabilità dello scritto gli elementi costitutivi e originari. “Questa Sacra Tradizione dunque e la Scrittura Sacra dell’uno e dell’altro testamento sono come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo faccia a faccia, com’Egli è (cf. 1Gv 3,2)”.38 Al Magistero della Chiesa, che non è superiore alla Parola di Dio, spetta “di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa”.39
Il Concilio Vaticano II insiste sull’unità di origine e sulle molte connessioni tra Tradizione e Scrittura: la Chiesa le accoglie “con pari sentimento di pietà e riverenza”.40 Un insostituibile compito di servizio è dato dal Magistero in quanto, garantendo con ciò una interpretazione autentica della Parola di Dio, “piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone”.41Dal punto di vista pastorale, seguendo la dottrina della Chiesa, vanno chiariti concettualmente e tradotti in esperienza di vita i rapporti tra Tradizione e Scrittura, come ad esempio, il fatto che la Tradizione preceda originariamente la Scrittura e ne sia sempre come l’humus vitale che “fa più profondamente comprendere e rende ininterrottamente operanti le stesse Sacre Lettere”.42 Come d’altra parte “si deve riferire per eccellenza alla Sacra Scrittura ciò che è stato detto: ‘la Parola di Dio è viva, efficace’ (Eb 4,12), ‘ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati’ (At 20,32; cf. 1Ts 2,13)”.43 Entrambi sono canali che comunicano la Parola di Dio, la quale quindi ha la sua completezza di senso e di grazia nell’esperienza di entrambi, ‘uno dentro l’altro’, per cui in questa ottica si possono chiamare e sono Parola di Dio. Diverse sono le conseguenze di rilevante incidenza nel piano pastorale. Non può esistere una ‘sola Scriptura’ a se stante: la Scrittura è legata alla Chiesa, cioè al soggetto che accoglie e comprende sia la Tradizione sia la Scrittura. La Scrittura svolge un ruolo essenziale per accedere alla Parola nella sua genuinità fontale, diventando così criterio per la retta comprensione della Tradizione.Va poi considerata nei suoi effetti pratici, la distinzione tra Tradizione apostolica costitutiva, tradizione posteriore che interpreta ed attualizza e le altre tradizioni ecclesiastiche; come pure va valutata la portata decisiva del riconoscimento canonico che la Chiesa ha operato a proposito delle Scritture garantendone l’autenticità (73 libri: 46 dell’Antico Testamento, 27 del Nuovo Testamento)44 di fronte alla proliferazione di libri inautentici o apocrifi, di ieri, di oggi, e di sempre.Rimane, infine, sempre sullo sfondo, il confronto e il dialogo delicato, necessario e appassionato tra Scrittura e Tradizione, con i segni della Parola di Dio nel mondo creato, specialmente con l’uomo e la sua storia.45 Nel solco della Tradizione vivente, e dunque come servizio genuino alla Parola di Dio, va anche considerata la forma del Catechismo, dal primo Simbolo della fede, nucleo di ogni Catechismo, alle diverse esposizioni lungo i secoli, di cui attestazione più recente sono, nella Chiesa universale, il Catechismo della Chiesa Cattolica e, nelle Chiese locali, i rispettivi Catechismi.

La Sacra Scrittura, Parola di Dio ispirata

15.. “La Sacra Scrittura Parola di Dio in quanto scritta per ispirazione dello Spirito di Dio”.
46 Essa qualificata con due nomi in particolare: Scrittura (sacra) e Bibbia, titoli che sono significativi, gi di per sé, come il Testo e il Libro per eccellenza, con una diffusione che va oltre i confini della Chiesa.
In linea di principio, per la loro incidenza operativa nella lettura della Bibbia, vanno considerati i punti seguenti: nel quadro teologico di riferimento sopra accennato, la Scrittura e la Tradizione comunicano immutabilmente la Parola di Dio e fanno risuonare “la voce dello Spirito Santo”;47 il significato del carisma dell’ispirazione con cui lo Spirito Santo costituisce i libri biblici come Parola di Dio e li affida alla Chiesa, da accogliere quindi nella obbedienza della fede; l’unità del Canone come criterio di interpretazione della Sacra Scrittura; la verità della Bibbia va capita, anzitutto, come “la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere”;48 il senso e la portata della identità della Bibbia come Parola di Dio in linguaggio umano, per cui l’interpretazione della Bibbia avviene unitariamente, sotto la guida della fede, con criteri filosofici e teologici, alla luce in particolare della Nota della Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa.49Oggi nel popolo di Dio si avverte sempre più, come già notava Amos, fame e sete della Parola di Dio (cf. Am 8,11-12). È un bisogno vitale da non trascurare, perché è il Signore stesso che lo va provocando. E d’altra parte si nota con tristezza che non dovunque tale bisogno è sentito, perché la Parola di Dio corre poco e non è ancora adeguatamente favorito l’incontro con il Libro Sacro. Aiutare i fedeli a capire cosa è la Bibbia, perché c’è, cosa dona alla fede, come si usa, è esigenza importante cui la Chiesa ha sempre risposto, ed oggi, in particolare, in ben quattro capitoli della Dei Verbum.50 Conoscerli adeguatamente, avvalendosi di altri apporti del Magistero e della ricerca competente, diventa un compito necessario nelle nostre comunità.

Un compito necessario e delicato: interpretare la Parola di Dio nella Chiesa

16. La visione di tanti cristiani che, in comunità o singolarmente, scrutano cos intensamente la Parola di Dio nel Libro Sacro, per la Chiesa una preziosa possibilità per abilitare i fedeli ad una sua corretta comprensione e attualizzazione. Ci oggi vale in certo modo ancora di pi , perché si apre un confronto nuovo tra la Parola di Dio e le scienze dell’uomo, in particolare nell’ambito della ricerca filosofica, scientifica e storica. Si riconosce la ricchezza di verità e valori su Dio, sull’uomo, sulle cose, che proviene da questo contatto tra Parola e cultura, come pure si propone un continuo confronto su problemi inediti. La ragione pertanto interpella la fede e da questa viene coinvolta a collaborare per una verità e vita consone alla rivelazione di Dio e alle attese dell’umanità.
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Ma non mancano anche i rischi dell’interpretazione arbitraria e riduttiva, come è il fondamentalismo: da una parte può manifestare il desiderio di rimanere fedeli al testo, dall’altra misconosce la natura stessa dei testi, incorrendo in gravi errori e generando anche inutili conflitti.52 Altri rischi sono dati dalle letture “ideologiche” o semplicemente umane, senza il supporto della fede (cf. 2Pt 1,19-20; 3,16), fino a forme di contrapposizione e di separazione tra la forma scritta, attestata anzitutto nella Bibbia, la forma viva dell’annuncio e l’esperienza di vita dei credenti. Così pure si fa fatica a riconoscere il compito che spetta al Magistero nel servizio della Parola di Dio, sia quanto alla Bibbia che alla Tradizione. In generale, si nota una scarsa o imprecisa conoscenza delle regole ermeneutiche, corrispondenti alla identità della Parola, composte di criteri umani e rivelati, nel contesto della Tradizione ecclesiale e in ascolto del Magistero.Alla luce del Vaticano II e del Magistero successivo,53 alcuni aspetti sembrano oggi bisognosi di una attenzione e riflessione specifica, in vista di una adeguata comunicazione pastorale, cioè che la Bibbia, libro di Dio e dell’uomo, va letta unificando correttamente il senso storico-letterale e il senso teologico-spirituale.54 Questo significa che il metodo storico-critico è necessario per una corretta esegesi, convenientemente arricchito con altre forme di approccio.55 Va affrontato il problema interpretativo della Scrittura, ma per giungere al suo senso totale, è necessario avvalersi dei criteri teologici, riproposti dalla Dei Verbum: “contenuto e unità di tutta la Sacra Scrittura, (…) viva Tradizione di tutta la Chiesa, (…) analogia della fede”.56 Oggi si avverte la necessità di una approfondita riflessione teologica e pastorale per formare le comunità ad una intelligenza retta e fruttuosa della Sacra Scrittura come Parola di Dio, compresa nel mistero della croce e risurrezione di Gesù Cristo, vivente nella Chiesa.“Con altre parole, - afferma il papa Benedetto XVImi sta molto a cuore che i teologi imparino a leggere e ad amare la Scrittura così come, secondo la Dei Verbum, il Concilio lo ha voluto: che vedano l’unità interiore della Scrittura – una cosa aiutata oggi dall’‘esegesi canonica’ (che senz’altro si trova ancora in un timido stadio iniziale) – e che poi di essa facciano una lettura spirituale, che non è una cosa esterna di carattere edificante, ma invece un immergersi interiormente nella presenza della Parola. Mi sembra un compito molto importante fare qualcosa in questo senso, contribuire affinché accanto, con e nell’esegesi storico-critica sia data veramente un’introduzione alla Scrittura viva come attuale Parola di Dio”.57In tale prospettiva vanno considerati con cura il contributo del Catechismo della Chiesa Cattolica, le diverse risonanze e tradizioni che la Bibbia suscita nella vita del popolo di Dio e l’apporto delle scienze teologiche ed umane.Accanto a tutto questo impegno non va dimenticata quella interpretazione della Parola di Dio, che si compie ogni volta che la Chiesa si riunisce per celebrare i divini misteri. Al riguardo la Introduzione al Lezionario, che viene proclamato nell’Eucaristia, ricorda: “Poiché per volontà di Cristo stesso il nuovo popolo di Dio è distinto nella mirabile varietà delle sue membra, così anche diversi sono i compiti e gli uffici che spettano a ciascuno riguardo alla Parola di Dio: ai fedeli spetta l’ascoltarla e il meditarla; l’esporla invece spetta soltanto a coloro che in forza della sacra ordinazione hanno il compito magisteriale, o a coloro ai quali viene affidato l’esercizio di questo ministero. Così nella dottrina, nella vita e nel culto la Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è e tutto ciò che crede, così da tendere incessantemente, nel volgere dei secoli, alla pienezza della verità divina, finché si compia in essa la parola di Dio”.58

Antico e Nuovo Testamento, una sola economia della salvezza

17. Non si può essere del tutto soddisfatti della conoscenza e della pratica che tanti hanno delle Scritture. A motivo anche di difficoltà non risolte, si assiste talvolta ad una certa resistenza di fronte a pagine dell’Antico Testamento che appaiono difficili, esposte all’emarginazione, alla selezione arbitraria, al rifiuto. Secondo la fede della Chiesa, l’Antico Testamento va considerato come parte dell’unica Bibbia dei cristiani, riconoscendone i valori permanenti, il rapporto che collega i due Testamenti.
59 Da tutto ci deriva il bisogno di un’urgente formazione alla lettura cristiana dell’Antico Testamento. In questo ci viene in aiuto la prassi liturgica, che sempre proclama l’Antico Testamento come pagina essenziale per una comprensione piena del Nuovo Testamento, come attesta Gesù stesso nell’episodio di Emmaus, in cui il Maestro “cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ci che si riferiva a lui” (Lc 24,27). Le letture liturgiche dell’Antico Testamento offrono poi un prezioso itinerario all’incontro organico e articolato con il Testo Sacro. Esso consiste sia nell’uso del salmo responsoriale che invita a pregare e meditare quanto annunciato, sia nell’accostamento tematico tra prima lettura e vangelo nella prospettiva di sintesi del mistero del Cristo. Infatti recita l’antico detto, il Nuovo Testamento nascosto nell’Antico, e l’Antico svelato nel Nuovo Testamento: Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet.60
Afferma Gregorio Magno: “Ciò che l’Antico Testamento ha promesso, il Nuovo Testamento l’ha fatto vedere; ciò che quello annunzia in maniera occulta, questo proclama apertamente come presente. Perciò l’Antico Testamento è profezia del Nuovo Testamento; e il miglior commento dell’Antico Testamento è il Nuovo Testamento”.61Quanto al Nuovo Testamento, oggi certamente più familiare nella pratica biblica, grazie anche alla ricchezza dei Lezionari e della Liturgia delle Ore, va ricordato il valore centrale dei Vangeli, per questo proclamati in modo completo nei tre anni del ciclo liturgico festivo e ogni anno nei giorni feriali, senza dimenticare però il grande insegnamento di Paolo e degli altri Apostoli.62

10 Conc. Œcum. Vat. II, Const. dogmatica de Divina Revelatione Dei Verbum, 2.11 Ibidem.12 Ibidem.13 Cf. ibidem.14 Missale Romanum, Editio typica tertia, Typis Vaticanis, Città del Vaticano

LA DIVINA RIVELAZIONE NEL CATECHISMO E COMPENDIO

Author : admin - Comments : Comments Off - Dicembre 29th, 2007 - RSS feed

DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

CAPITOLO SECONDO:  

DIO VIENE INCONTRO ALL’UOMO
50 Per mezzo della ragione naturale, l’uomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui l’uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze, quello della Rivelazione divina [Cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3015]. Per una decisione del tutto libera, Dio si rivela e si dona all’uomo svelando il suo Mistero, il suo disegno di benevolenza prestabilito da tutta l’eternità in Cristo a favore di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto, nostro Signore Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.

Articolo 1

LA RIVELAZIONE DI DIO

I.  Dio rivela il suo “disegno di benevolenza”
51 “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono così resi partecipi della divina natura” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2].
52 Dio che “abita una luce inaccessibile” (? 1Tm 6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamente creati, per farne figli adottivi nel suo unico Figlio [Cf ? Ef 1,4-5 ]. Rivelando se stesso, Dio vuole rendere gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi.
53 Il disegno divino della Rivelazione si realizza ad un tempo “con eventi e parole” che sono “intimamente connessi tra loro” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2] e si chiariscono a vicenda. Esso comporta una “pedagogia divina” particolare: Dio si comunica gradualmente all’uomo, lo prepara per tappe a ricevere la Rivelazione soprannaturale che egli fa di se stesso e che culmina nella persona e nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo.Sant’Ireneo di Lione parla a più riprese di questa pedagogia divina sotto l’immagine della reciproca familiarità tra Dio e l’uomo: “Il Verbo di Dio pose la sua abitazione tra gli uomini e si è fatto Figlio dell’uomo, per abituare l’uomo a comprendere Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nell’uomo secondo la volontà del Padre” [Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 20, 2; cf p. esempio 3, 17, 1; 4, 12, 4; 4, 21, 3].

II. Le tappe della Rivelazione

Fin dal principio, Dio si fa conoscere

54 “Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé. Inoltre, volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3]. Li ha invitati ad una intima comunione con sé rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia.
55 Questa Rivelazione non è stata interrotta dal peccato dei nostri progenitori. Dio, in realtà, “dopo la loro caduta, con la promessa della Redenzione, li risollevò nella speranza della salvezza ed ebbe costante cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3].“Quando, per la sua disobbedienza, l’uomo perse la tua amicizia, tu non l’hai abbandonato in potere della morte… Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza” [Messale Romano, Preghiera eucaristica IV].

L’Alleanza con Noè
56 Dopo che l’unità del genere umano è stata spezzata dal peccato, Dio cerca prima di tutto di salvare l’umanità passando attraverso ciascuna delle sue parti. L’Alleanza con Noè dopo il diluvio [Cf ? Gen 9,9 ] esprime il principio dell’Economia divina verso le “nazioni”, ossia gli uomini riuniti in gruppi, “ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni” (Gen 10,5) [Cf ? Gen 10,20-31 ].
57 Quest’ordine, ad un tempo cosmico, sociale e religioso della pluralità delle nazioni, [Cf ? At 17,26-27 ] ha lo scopo di limitare l’orgoglio di una umanità decaduta, la quale, concorde nella malvagità, [Cf ? Sap 10,5 ] vorrebbe fare da se stessa la propria unità alla maniera di Babele [Cf ? Gen 11,4-6 ]. Ma, a causa del peccato, [Cf ? Rm 1,18-25 ] sia il politeismo sia l’idolatria della nazione e del suo capo, costituiscono una continua minaccia di perversione pagana per questa Economia provvisoria.
58 L‘Alleanza con Noè resta in vigore per tutto il tempo delle nazioni, [Cf ? Lc 21,24 ] fino alla proclamazione universale del Vangelo. La Bibbia venera alcune grandi figure delle “nazioni”, come “Abele il giusto”, il re-sacerdote Melchisedech, [Cf ? Gen 14,18 ] figura di Cristo, [Cf ? Eb 7,3 ] i giusti “Noè, Daniele e Giobbe” (? Ez 14,14). La Scrittura mostra così a quale altezza di santità possano giungere coloro che vivono secondo l’Alleanza di Noè nell’attesa che Cristo riunisca “insieme tutti i figli di Dio che erano dispersi” (? Gv 11,52).

Dio elegge Abramo
59 Per riunire tutta l’umanità dispersa, Dio sceglie Abraham chiamandolo fuori dal suo paese, dalla sua parentela, dalla casa di suo padre, [Cf ? Gen 12,1 ] per fare di lui Abraham, vale a dire “il padre di una moltitudine di popoli” (? Gen 17,5): “In te saranno benedette tutte le nazioni della terra” (Gn 12,3 LXX) [Cf ? Gal 3,8 ].
60 Il popolo discendente da Abramo sarà il depositario della promessa fatta ai patriarchi, il popolo della elezione, [Cf ? Rm 11,28 ] chiamato a preparare la ricomposizione, un giorno, nell’unità della Chiesa, di tutti i figli di Dio; [Cf ? Gv 11,52; 60 ? Gv 10,16 ] questo popolo sarà la radice su cui verranno innestati i pagani diventati credenti [Cf ? Rm 11,17-18; 60 ? Rm 11,24 ].
61 I patriarchi e i profeti ed altre figure dell’Antico Testamento sono stati e saranno sempre venerati come santi in tutte le tradizioni liturgiche della Chiesa. 

Dio forma Israele come suo popolo
62 Dopo i patriarchi, Dio forma Israele quale suo popolo salvandolo dalla schiavitù dell’Egitto. Conclude con lui l’Alleanza del Sinai e gli dà, per mezzo di Mosè, la sua legge, perché lo riconosca e lo serva come l’unico Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stia in attesa del Salvatore promesso [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3].
63 Israele è il Popolo sacerdotale di Dio, [Cf ? Es 19,6 ] colui che “porta il Nome del Signore” (? Dt 28,10). È il Popolo di coloro “a cui Dio ha parlato quale primogenito”, [Messale Romano, Venerdì Santo: Preghiera universale VI] il Popolo dei “fratelli maggiori” nella fede di Abramo.
64 Attraverso i profeti, Dio forma il suo Popolo nella speranza della salvezza, nell’attesa di una Alleanza nuova ed eterna destinata a tutti gli uomini [Cf ? Is 2,2-4 ] e che sarà inscritta nei cuori [Cf ? Ger 31,31-34; ? Eb 10,16 ]. I profeti annunziano una radicale redenzione del Popolo di Dio, la purificazione da tutte le sue infedeltà, [Cf ? Ez 36 ] una salvezza che includerà tutte le nazioni [Cf ? Is 49,5-6; ? Is 53,11 ]. Saranno soprattutto i poveri e gli umili del Signore [Cf ? Sof 2,3 ] che porteranno questa speranza. Le donne sante come Sara, Rebecca, Rachele, Miryam, Debora, Anna, Giuditta ed Ester hanno hanno conservato viva la speranza della salvezza d’Israele. Maria ne è l’immagine più luminosa [Cf ? Lc 1,38 ].

III. Cristo Gesù - “Mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione”[Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2]

Dio ha detto tutto nel suo Verbo
65 “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (? Eb 1,1-2). Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella. San Giovanni della Croce, sulle orme di tanti altri, esprime ciò in maniera luminosa, commentando ? Eb 1,1-2 :Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola e non ha più nulla da dire. . . Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti, l’ha detto tutto nel suo Figlio, donandoci questo tutto che è il suo Figlio. Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse e novità [San Giovanni della Croce, Salita al monte Carmelo, 2, 22, cf Liturgia delle Ore, I, Ufficio delle letture del lunedì della seconda settimana di Avvento].

Non ci sarà altra Rivelazione
66 “L’Economia cristiana, in quanto è Alleanza Nuova e definitiva, non passerà mai e non è da aspettarsi alcuna nuova Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 4]. Tuttavia, anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli.
67 Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate “private”, alcune delle quali sono state riconosciute dall’autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di “migliorare” o di “completare” la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa.La fede cristiana non può accettare “rivelazioni” che pretendono di superare o correggere la Rivelazione di cui Cristo è il compimento. È il caso di alcune Religioni non cristiane ed anche di alcune recenti sette che si fondano su tali “rivelazioni”.

Articolo 2

LA
TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA
74 Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità” (? 1Tm 2,4), cioè di Gesù Cristo [Cf ? Gv 14,6 ]. È necessario perciò che il Cristo sia annunciato a tutti i popoli e a tutti gli uomini e che in tal modo la Rivelazione arrivi fino ai confini del mondo:Dio, con la stessa somma benignità, dispose che quanto Egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
I. La Tradizione apostolica
75 “Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la Rivelazione del sommo Dio, ordinò agli Apostoli di predicare a tutti, comunicando loro i doni divini, come la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale, il Vangelo che, prima promesso per mezzo dei profeti, Egli ha adempiuto e promulgato di sua bocca” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]
.
La predicazione apostolica…
76 La trasmissione del Vangelo, secondo il comando del Signore, è stata fatta in due modi:- oralmente, “dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalla bocca, dal vivere insieme e dalle opere di Cristo, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo”;- per iscritto, “da quegli Apostoli e uomini della loro cerchia, i quali, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l’annunzio della della salvezza” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]
.
…continuata attraverso la successione apostolica
77 “Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i vescovi, ad essi affidando il loro proprio compito di magistero” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. Infatti, “la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine dei tempi” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
78 Questa trasmissione viva, compiuta nello Spirito Santo, è chiamata Tradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene ad essa strettamente legata. Per suo tramite “la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. “Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
79 In tal modo la comunicazione, che il Padre ha fatto di sé mediante il suo Verbo nello Spirito Santo, rimane presente e operante nella Chiesa: “Dio, il quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti a tutta intera la verità e fa risiedere in essi abbondantemente la Parola di Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
II. Il rapporto tra la Tradizione e la Sacra Scrittura
Una sorgente comune…
80 “La Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 9]. L’una e l’altra rendono presente e fecondo nella Chiesa il Mistero di Cristo, il quale ha promesso di rimanere con i suoi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (? Mt 28,20)
.
…due modi differenti di trasmissione
81 “ La Sacra Scrittura è la Parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l’ispirazione dello Spirito divino”.Quanto alla Sacra Tradizione, essa conserva “la Parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli”, e la trasmette “integralmente ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano”.
82 Accade così che la Chiesa, alla quale è affidata la trasmissione e l’interpretazione della Rivelazione, “attinga la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l’una e l’altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 9]. 
Tradizione apostolica e tradizioni ecclesiali
83 La Tradizione di cui qui parliamo è quella che viene dagli Apostoli e trasmette ciò che costoro hanno ricevuto dall’insegnamento e dall’esempio di Gesù e ciò che hanno appreso dallo Spirito Santo. In realtà, la prima generazione di cristiani non aveva ancora un Nuovo Testamento scritto e lo stesso Nuovo Testamento attesta il processo della Tradizione vivente.Vanno distinte da questa le “tradizioni” teologiche, disciplinari, liturgiche o devozionali nate nel corso del tempo nelle Chiese locali. Esse costituiscono forme particolari attraverso le quali la grande Tradizione si esprime in forme adatte ai diversi luoghi e alle diverse epoche. Alla luce della Tradizione apostolica queste “tradizioni” possono essere conservate, modificate oppure anche abbandonate sotto la guida del Magistero della Chiesa.

III.
L’interpretazione del deposito della fede

Il deposito della fede affidato alla totalità della Chiesa
84 Il “deposito” (? 1Tm 6,20) [Cf ? 2Tm 1,12-14 ] della fede (“depositum fidei”), contenuto nella Sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. “Aderendo ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell’insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra vescovi e fedeli” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].
Il Magistero della Chiesa
85 “L’ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo”, [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10] cioè ai vescovi in comunione con il successore di Pietro, il vescovo di Roma.
86 Questo “Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].
87 I fedeli, memori della Parola di Cristo ai suoi Apostoli: “Chi ascolta voi, ascolta me” (? Lc 10,16), [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 20] accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori.
I dogmi della fede
88 Il Magistero della Chiesa si avvale in pienezza dell’autorità che gli viene da Cristo quando definisce qualche dogma, cioè quando, in una forma che obbliga il popolo cristiano ad un’irrevocabile adesione di fede, propone verità contenute nella Rivelazione divina, o anche quando propone in modo definitivo verità che hanno con quelle una necessaria connessione.
89 Tra i dogmi e la nostra vita spirituale c’è un legame organico. I dogmi sono luci sul cammino della nostra fede, lo rischiarano e lo rendono sicuro. Inversamente, se la nostra vita è retta, la nostra intelligenza e il nostro cuore saranno aperti ad accogliere la luce dei dogmi della fede [Cf ? Gv 8,31-32 ].
90 I mutui legami e la coerenza dei dogmi si possono trovare nel complesso della Rivelazione del Mistero di Cristo [Cf Concilio Vaticano I: Denz.-Schönm., 3016: “nexus mysteriorum”; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 25]. “Esiste un ordine o “gerarchia” nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana” [Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 11].
Il senso soprannaturale della fede
91 Tutti i fedeli sono partecipi della comprensione e della trasmissione della verità rivelata. Hanno ricevuto l’unzione dello Spirito Santo che insegna loro ogni cosa [Cf ? 1Gv 2,20; ? 1Gv 2,27 ] e li guida “alla verità tutta intera” (? Gv 16,13).
92 “La totalità dei fedeli… non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa proprietà mediante il senso soprannaturale della fede in tutto il popolo quando “dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici” esprime l’universale suo consenso in materia di fede e di costumi” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 12].
93 “Infatti, per quel senso della fede, che è suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, il popolo di Dio, sotto la guida del sacro Magistero, … aderisce indefettibilmente “alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi”, con retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamente l’applica nella vita” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 12].
La crescita nell’intelligenza della fede
94 Grazie all’assistenza dello Spirito Santo, l’intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del deposito della fede può progredire nella vita della Chiesa:
- “Con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro”; [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8] in particolare “la ricerca teologica… prosegue nella conoscenza profonda della verità rivelata” [Conc.Ecum.Vat. II,Gaudium et spes, 62; cf 44; ].
- “Con la profonda intelligenza che” i credenti “provano delle cose spirituali”; [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8] “Divina eloquia cum legente crescunt - le parole divine crescono insieme con chi le legge” [San Gregorio Magno, Homilia in Ezechielem, 1, 7, 8: PL 76, 843D].
- “Con la predicazione di coloro i quali, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma certo di verità” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8].
95 “È chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro tal mente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].

Articolo 3
LA SACRA SCRITTURA


I. Il Cristo - Parola unica della Sacra Scrittura 
101 Nella condiscendenza della sua bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla loro in parole umane: “Le parole di Dio, infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile agli uomini” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].
102 Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale dice se stesso interamente [Cf ? Eb 1,1-3 ].Ricordatevi che uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura ed uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tutti gli scrittori santi, il quale essendo in principio Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché è fuori del tempo [Sant’Agostino, Enarratio in Psalmos, 103, 4, 1].
103 Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
104 Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il suo vigore; [Cf ibid., 24] infatti attraverso la divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente: la Parola di Dio [Cf ? 1Ts 2,13 ]. “Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21]. 
II. Ispirazione e verità della Sacra Scrittura 
105 Dio è l’Autore della Sacra Scrittura. “Le cose divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute e presentate, furono consegnate sotto l’ispirazione dello Spirito Santo.
La Santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché, scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
106 Dio ha ispirato gli autori umani dei Libri Sacri. “Per la composizione dei Libri Sacri, Dio scelse degli uomini, di cui si servì nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo Egli stesso in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
107 I libri ispirati insegnano la verità. “Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono, è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, si deve dichiarare, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle sacre Lettere” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
108 La fede cristiana tuttavia non è una “religione del Libro”. Il cristianesimo è la religione della “Parola” di Dio, di una parola cioè che non è “una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente” [San Bernardo di Chiaravalle, Homilia super missus est, 4, 11: PL 183, 86B]. Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ci “apra la mente all’intelligenza delle Scritture” (? Lc 24,45).
III. Lo Spirito Santo, interprete della Scrittura
109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all’uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].
110 Per comprendere l’intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei “generi letterari” allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. “La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi in varia maniera storici o profetici, o poetici, o con altri generi di espressione” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].
111 Però, essendo la Sacra Scrittura ispirata, c’è un altro principio di retta interpretazione, non meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe lettera morta: la Sacra Scrittura deve “essere letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].Il Concilio Vaticano II indica tre criteri per una interpretazione della Scrittura conforme allo Spirito che l’ha ispirata: [Cf ibid]
112   1. Prestare grande attenzione “al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura”. Infatti, per quanto siano differenti i libri che la compongono, la Scrittura è una in forza dell’unità del disegno di Dio, del quale Cristo Gesù è il centro e il cuore, aperto dopo la sua Pasqua [Cf ? Lc 24,25-27; 112 ? Lc 24,44-46 ].Il cuore [Cf ? Sal 22,15 ] di Cristo designa la Sacra Scrittura che appunto rivela il cuore di Cristo. Questo cuore era chiuso prima della Passione, perché la Scrittura era oscura. Ma la Scrittura è stata aperta dopo la Passione, affinché coloro che ormai ne hanno l’intelligenza considerino e comprendano come le profezie debbano essere interpretate [San Tommaso d’Aquino, Expositio in Psalmos, 21, 11].
113   2. Leggere la Scrittura nella “Tradizione vivente di tutta la Chiesa”. Secondo un detto dei Padri, “sacra Scriptura principalius est in corde Ecclesiae quam in materialibus instrumentis scripta - la Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali”. Infatti, la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria viva della Parola di Dio ed è lo Spirito Santo che le dona l’interpretazione di essa secondo il senso spirituale [secundum spiritualem sensum quem Spiritus donat Ecclesiae”: Origene, Homiliae in Leviticum, 5, 5].
114   3. Essere attenti “all’analogia della fede” [Cf ? Rm 12,6 ]. Per “analogia della fede” intendiamo la coesione delle verità della fede tra loro e nella totalità del progetto della Rivelazione.  
I sensi della Scrittura
115 Secondo un’antica tradizione, si possono distinguere due sensi della Scrittura: il senso letterale e quello spirituale, suddiviso quest’ultimo in senso allegorico, morale e anagogico. La piena concordanza dei quattro sensi assicura alla lettura viva della Scrittura nella Chiesa tutta la sua ricchezza.
116 Il senso letterale. È quello significato dalle parole della Scrittura e trovato attraverso l’esegesi che segue le regole della retta interpretazione. “Omnes sensus (sc. sacrae Scripturae) fundentur super litteralem - Tutti i sensi della Sacra Scrittura si basano su quello letterale” [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I, 1, 10, ad 1].
117 Il senso spirituale. Data l’unità del disegno di Dio, non soltanto il testo della Scrittura, ma anche le realtà e gli avvenimenti di cui parla possono essere dei segni.
1. Il senso allegorico. Possiamo giungere ad una comprensione più profonda degli avvenimenti se riconosciamo il loro significato in Cristo; così, la traversata del Mar Rosso è un segno della vittoria di Cristo, e così del Battesimo [Cf ? 1Cor 10,2 ].
2. Il senso morale. Gli avvenimenti narrati nella Scrittura possono condurci ad agire rettamente. Sono stati scritti “per ammonimento nostro” (? 1Cor 10,11) [Cf ? Eb 3-4,11 ].
3. Il senso anagogico. Possiamo vedere certe realtà e certi avvenimenti nel loro significato eterno, che ci conduce (in greco: “anagoge”) verso la nostra Patria. Così la Chiesa sulla terra è segno della Gerusalemme celeste [Cf ? Ap 21,1-22,5 ].
118 Un distico medievale riassume il significato dei quattro sensi: Littera gesta docet, quid credas allegoria, Moralis quid agas, quo tendas anagogia. La lettera insegna i fatti, l’allegoria che cosa credere, il senso morale che cosa fare, e l’anagogia dove tendere.
119 “È compito degli esegeti contribuire, secondo queste regole, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo preparatori, si maturi il giudizio della Chiesa. Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare ed interpretare la Parola di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12]. Ego vero Evangelio non crederem, nisi me catholicae Ecclesiae commoveret auctoritas - Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l’autorità della Chiesa cattolica [Sant’Agostino, Contra epistulam Manichaei quam vocant fundamenti, 5, 6: PL 42, 176].
IV. Il Canone delle Scritture 
120 È stata la Tradizione apostolica a far discernere alla Chiesa quali scritti dovessero essere compresi nell’elenco dei Libri Sacri [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8]. Questo elenco completo è chiamato “Canone” delle Scritture. Comprende per l’Antico Testamento 46 libri (45 se si considerano Geremia e le Lamentazioni come un unico testo) e 27 per il Nuovo Testamento: [Cf Decretum Damasi: Denz. -Schönm., 179; Concilio di Firenze (1442): ibid., 1334-1336; Concilio di Trento: ibid., 1501-1504].
Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Rut, i due libri di Samuele, i due libri dei Re, i due libri delle Cronache, Esdra e Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, i due libri dei Maccabei, Giobbe, i Salmi, i Proverbi, il Qoèlet (Ecclesiaste), il Cantico dei Cantici, la Sapienza, il Siracide (Ecclesiastico), Isaia, Geremia, le Lamentazioni, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia per l’Antico Testamento;i Vangeli di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di san Paolo ai Romani, la prima e la seconda ai Corinzi, ai Galati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, la prima e la seconda ai Tessalonicesi, la prima e la seconda a Timoteo, a Tito, a Filemone, la Lettera agli Ebrei, la Lettera di Giacomo, la prima e la seconda Lettera di Pietro, le tre Lettere di Giovanni, la Lettera di Giuda e l’Apocalisse per il Nuovo Testamento.
L’Antico Testamento
121 L‘Antico Testamento è una parte ineliminabile della Sacra Scrittura. I suoi libri sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14] poiché l’Antica Alleanza non è mai stata revocata.
122 Infatti, “l’Economia dell’Antico Testamento era soprattutto ordinata a preparare. . . l’avvento di Cristo Salvatore dell’universo”. I libri dell’Antico Testamento, “sebbene contengano anche cose imperfette e temporanee”, rendono testimonianza di tutta la divina pedagogia dell’amore salvifico di Dio. Essi “esprimono un vivo senso di Dio, una sapienza salutare per la vita dell’uomo e mirabili tesori di preghiere”; in essi infine “è nascosto il mistero della nostra salvezza” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14].
123 I cristiani venerano l’Antico Testamento come vera Parola di Dio. La Chiesa ha sempre energicamente respinto l’idea di rifiutare l’Antico Testamento con il pretesto che il Nuovo l’avrebbe reso sorpassato (Marcionismo). 
Il Nuovo Testamento
124 “La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede, si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14]. Questi scritti ci consegnano la verità definitiva della Rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la sua passione e la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sotto l’azione dello Spirito Santo [Cf ibid., 20].
125 I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture “in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore” [Cf ibid., 20].
126 Nella formazione dei Vangeli si possono distinguere tre tappe:
1. La vita e l’insegnamento di Gesù. La Chiesa ritiene con fermezza che i quattro Vangeli, “di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui ascese al cielo”.
2. La tradizione orale. “Gli Apostoli poi, dopo l’Ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che egli aveva detto e fatto, con quella più completa intelligenza di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati dalla luce dello Spirito di verità, godevano”.
3. I Vangeli scritti. “Gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a voce o già per iscritto, redigendo una sintesi delle altre o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 19].
127 Il Vangelo quadriforme occupa nella Chiesa un posto unico; lo testimonia la venerazione di cui lo circonda la Liturgia e la singolarissima attrattiva che in ogni tempo ha esercitato sui santi.Non c’è dottrina che sia migliore, più preziosa e più splendida del testo del Vangelo. Considerate e custodite [nel cuore] quanto Cristo, nostro Signore e Maestro, ha insegnato con le sue parole e realizzato con le sue azioni [Santa Cesaria la giovane, A sainte Richilde et sainte Radegonde: Sources chrétiennes, 345, 480].Soprattutto sul Vangelo mi soffermo durante le mie preghiere: vi trovo quanto è necessario alla mia povera anima. Vi scopro sempre nuove luci, sensi reconditi e misteriosi [Santa Teresa di Gesù Bambino, Manoscritti autobiografici, A, 83v].
L’unità dell’Antico e del Nuovo Testamento
128 La Chiesa, fin dai tempi apostolici, [Cf ? 1Cor 10,6; ? 1Cor 10,11; ? Eb 10,1; ? 1Pt 3,21 ] e poi costantemente nella sua Tradizione, ha messo in luce l’unità del piano divino nei due Testamenti grazie alla tipologia. Questa nelle opere di Dio dell’Antico Testamento ravvisa delle prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezza dei tempi, ha compiuto nella Persona del suo Figlio incarnato.
129 I cristiani, quindi, leggono l’Antico Testamento alla luce di Cristo morto e risorto. La lettura tipologica rivela l’inesauribile contenuto dell’Antico Testamento. Non deve indurre però a dimenticare che esso conserva il valore suo proprio di Rivelazione che lo stesso nostro Signore ha riaffermato [Cf ? Mc 12,29-31 ]. Pertanto, anche il Nuovo Testamento esige d’essere letto alla luce dell’Antico. La primitiva catechesi cristiana vi farà costantemente ricorso [Cf ? 1Cor 5,6-8; ? 1Cor 10,1-11 ]. Secondo un antico detto, il Nuovo Testamento è nascosto nell’Antico, mentre l’Antico è svelato nel Nuovo: “Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet” [Sant’Agostino, Quaestiones in Heptateucum, 2, 73: PL 34, 623; cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 16].
130 La tipologia esprime il dinamismo verso il compimento del piano divino, quando “Dio sarà tutto in tutti” (? 1Cor 15,28). Anche la vocazione dei patriarchi e l’Esodo dall’Egitto, per esempio, non perdono il valore che è loro proprio nel piano divino, per il fatto di esserne, al tempo stesso, tappe intermedie.
V. La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa
131 “Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21]. “È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
132 “Lo studio della Sacra Scrittura sia dunque come l’anima della sacra teologia. Anche il ministero della Parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e tutta l’istruzione cristiana, nella quale l’omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, si nutre con profitto e santamente vigoreggia con la Parola della Scrittura” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
133 La Chiesa “esorta con forza e insistenza tutti i fedeli… ad apprendere “la sublime scienza di Gesù Cristo” (? Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. “L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo” (San Girolamo)” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].

DAL COMPENDIO6. Che cosa Dio rivela all’uomo?

50-53
68-69

Dio, nella sua bontà e sapienza, si rivela all’uomo. Con eventi e parole rivela Se stesso e il suo disegno di benevolenza, che ha prestabilito dall’eternità in Cristo a favore dell’umanità. Tale disegno consiste nel far partecipare, per la grazia dello Spirito Santo, tutti gli uomini alla vita divina, quali suoi figli adottivi nel suo unico Figlio.

7. Quali sono le prime tappe della Rivelazione di Dio?

54-58
70-71

Dio, fin dal principio, si manifesta ai progenitori, Adamo ed Eva, e li invita ad un’intima comunione con lui. Dopo la loro caduta, non interrompe la sua rivelazione e promette la salvezza per tutta la loro discendenza. Dopo il diluvio, stipula con Noè un’alleanza tra lui e tutti gli esseri viventi.

8. Quali sono le tappe successive della Rivelazione di Dio?

59-64;
72

Dio sceglie Abram chiamandolo fuori del suo Paese per fare di lui «il padre di una moltitudine di popoli» (Gn 17,5), e promettendogli di benedire in lui «tutte le Nazioni della terra» (Gn 12,3). I discendenti di Abramo saranno i depositari delle promesse divine fatte ai patriarchi. Dio forma Israele come suo popolo di elezione, salvando lo dalla schiavitù dell’Egitto, conclude con lui l’Alleanza del Sinai e, per mezzo di Mosè, gli dà la sua Legge. I Profeti annunziano una radicale redenzione del popolo e una salvezza che includerà tutte le Nazioni in una Alleanza nuova ed eterna. Dal popolo d’Israele, dalla stirpe del re Davide nascerà il Messia: Gesù.

9. Qual è la tappa piena e definitiva della Rivelazione di Dio?

65-66
73

È quella attuata nel suo Verbo incarnato, Gesù Cristo, mediatore e pienezza della Rivelazione. Egli, essendo l’Unigenito Figlio di Dio fatto uomo, è la Parola perfetta e definitiva del Padre. Con l’invio del Figlio e il dono dello Spirito la Rivelazione è ormai pienamente compiuta, anche se nel corso dei secoli la fede della Chiesa dovrà coglierne gradualmente tutta la portata.

 «Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, Dio ci ha detto tutto in una sola volta in questa Sua Parola e non ha più nulla da dire» (san Giovanni della Croce).

 10. Quale valore hanno le rivelazioni private?

67

Pur non appartenendo al deposito della fede, esse possono aiutare a vivere la stessa fede, purché mantengano il loro stretto orientamento a Cristo. Il Magistero della Chiesa, cui spetta il discernimento di tali rivelazioni private, non può pertanto accettare quelle che pretendono di superare o correggere la Rivelazione definitiva che è Cristo.

   
LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA
 

11. Perché e in qual modo la Rivelazione divina va trasmessa?

74

Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4), cioè di Gesù Cristo. Per questo è necessario che Cristo sia annunciato a tutti gli uomini, secondo il suo stesso comando: «Andate e ammaestrate tutte le Nazioni» (Mt 28,19). È quanto si realizza con la Tradizione Apostolica.

 12. Che cos’è la Tradizione Apostolica?

75-79,
83,
96,98

La Tradizione Apostolica è la trasmissione del messaggio di Cristo, compiuta, sin dalle origini del cristianesimo, mediante la predicazione, la testimonianza, le istituzioni, il culto, gli scritti ispirati. Gli Apostoli hanno trasmesso ai loro successori, i Vescovi, e, attraverso questi, a tutte le generazioni fino alla fine dei tempi, quanto hanno ricevuto da Cristo e appreso dallo Spirito Santo.


13. In quali modi si realizza la Tradizione Apostolica?

76

La Tradizione Apostolica si realizza in due modi: con la trasmissione viva della Parola di Dio (detta anche semplicemente la Tradizione), e con la Sacra Scrittura, che è lo stesso annuncio della salvezza messo per iscritto.
14. Quale rapporto esiste fra la Tradizione e la Sacra Scrittura?

80-82
97

La Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Ambedue rendono presente e fecondo nella Chiesa il mistero di Cristo e scaturiscono dalla stessa sorgente divina: costituiscono un solo sacro deposito della fede, da cui la Chiesa attinge la propria certezza su tutte le verità rivelate.

15. A chi è affidato il deposito della fede?

84,91
94,99

Il deposito della fede è affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. Tutto il popolo di Dio, con il senso soprannaturale della fede, sorretto dallo Spirito Santo e guidato dal Magistero della Chiesa, accoglie la Rivelazione divina, sempre più la comprende e la applica alla vita.


16. A chi spetta interpretare autenticamente il deposito della fede?

85-90
100

L’interpretazione autentica di tale deposito compete al solo Magistero vivente della Chiesa, e cioè al Successore di Pietro, il Vescovo di Roma, e ai Vescovi in comunione con lui. Al Magistero, che nel servire la Parola di Dio gode del carisma certo della verità, spetta anche definire i dogmi, che sono formulazioni delle verità contenute nella Rivelazione divina. Tale autorità si estende anche alle verità necessariamente collegate con la Rivelazione.
 

17. Quale relazione esiste tra Scrittura, Tradizione e Magistero?

95

Essi sono tra loro così strettamente uniti, che nessuno di loro esiste senza gli altri. Insieme contribuiscono efficacemente, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l’azione dello Spirito Santo, alla salvezza degli uomini.

LA SACRA SCRITTURA
 

18. Perché la Sacra Scrittura insegna la verità?

105-108
135-136

Perché Dio stesso è l’autore della Sacra Scrittura: essa è perciò detta ispirata e insegna senza errore quelle verità, che sono necessarie alla nostra salvezza. Lo Spirito Santo ha infatti ispirato gli autori umani, i quali hanno scritto ciò che egli ha voluto insegnarci. La fede cristiana, tuttavia, non è «una religione del Libro», ma della Parola di Dio, che non è «una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente» (san Bernardo di Chiaravalle).
 

19. Come leggere la Sacra Scrittura?

109-119
137

La Sacra Scrittura deve essere letta e interpretata con l’aiuto dello Spirito Santo e sotto la guida del Magistero della Chiesa, secondo tre criteri: 1) attenzione al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura; 2) lettura della Scrittura nella Tradizione viva della Chiesa; 3) rispetto dell’analogia della fede, cioè della coesione delle verità della fede tra di loro.


20. Che cos’è il cànone delle Scritture?

120
138

Il cànone delle Scritture è l’elenco completo degli scritti sacri, che la Tradizione Apostolica ha fatto discernere alla Chiesa. Tale cànone comprende 46 scritti dell’ Antico Testamento e 27 del Nuovo.


21. Quale importanza ha l’Antico Testamento per i cristiani?

121-123

I cristiani venerano l’Antico Testamento come vera Parola di Dio: tutti i suoi scritti sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne. Essi rendono testimonianza della divina pedagogia dell’amore salvifico di Dio. Sono stati scritti soprattutto per preparare l’avvento di Cristo Salvatore dell’universo.


22. Quale importanza ha il Nuovo Testamento per i cristiani?

124-127
139

Il Nuovo Testamento, il cui oggetto centrale è Gesù Cristo, ci consegna la verità definitiva della Rivelazione divina. In esso i quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, essendo la principale testimonianza sulla vita e sulla dottrina di Gesù, costituiscono il cuore di tutte le Scritture e occupano un posto unico nella Chiesa.


23. Quale unità esiste fra Antico e Nuovo Testamento?

128-130
140

La Scrittura è una, in quanto unica è la Parola di Dio, unico il progetto salvifico di Dio, unica l’ispirazione divina di entrambi i Testamenti. L’Antico Testamento prepara il Nuovo e il Nuovo dà compimento all’Antico: i due si illuminano a vicenda.


24. Quale funzione ha la Sacra Scrittura nella vita della Chiesa?

131-133
141

La Sacra Scrittura dona sostegno e vigore alla vita della Chiesa. È, per i suoi figli, saldezza della fede, cibo e sorgente di vita spirituale. È l’anima della teologia e della predicazione pastorale. Dice il Salmista: essa è «lampada per i miei passi, luce sul mio cammino» (Sal 119,105). La Chiesa esorta perciò alla frequente lettura della Sacra Scrittura, perché «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (san Girolamo).

DEI VERBUM

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PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
UNITAMENTE AI PADRI DEL SACRO CONCILIO
A PERPETUA MEMORIA
COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA DIVINA RIVELAZIONE

DEI VERBUM
18 novembre 1965 


PROEMIO

1. In
religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il santo Concilio fa sue queste parole di san Giovanni: « Annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifestò a noi: vi annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi siate in comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo » (1 Gv 1,2-3). Perciò seguendo le orme dei Concili Tridentino e Vaticano I, intende proporre la genuina dottrina sulla divina Rivelazione e la sua trasmissione, affinché per l’annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami (1) .

CAPITOLO I

                                                          LA RIVELAZIONE

Natura e oggetto della Rivelazione
2. Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione (2).

Preparazione della Rivelazione evangelica
3. Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo (cfr. Gv 1,3), offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé (cfr. Rm 1,19-20); inoltre, volendo aprire la via di una salvezza superiore, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori. Dopo la loro caduta, con la promessa della redenzione, li risollevò alla speranza della salvezza (cfr. Gn 3,15), ed ebbe assidua cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene (cfr. Rm 2,6-7). A suo tempo chiamò Abramo, per fare di lui un gran popolo (cfr. Gn 12,2); dopo i patriarchi ammaestrò questo popolo per mezzo di Mosè e dei profeti, affinché lo riconoscesse come il solo Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stesse in attesa del Salvatore promesso, preparando in tal modo lungo i secoli la via all’Evangelo.

Cristo completa la Rivelazione
4. Dopo aver a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei profeti, Dio « alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2). Mandò infatti suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio (cfr. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come «uomo agli uomini » (3), « parla le parole di Dio » (Gv 3,34) e porta a compimento l’opera di salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv 5,36; 17,4). Perciò egli, vedendo il quale si vede anche il Padre (cfr. Gv 14,9), col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua risurrezione di tra i morti, e infine con l’invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna. L’economia cristiana dunque, in quanto è l’Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non è da aspettarsi alcun’altra Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo (cfr. 1 Tm 6,14 e Tt 2,13).

Accogliere la Rivelazione con fede
5. A Dio che rivela è dovuta « l’obbedienza della fede» (Rm 16,26; cfr. Rm 1,5; 2 Cor 10,5-6), con la quale l’uomo gli si abbandona tutt’intero e liberamente prestandogli « il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà » (4) e assentendo volontariamente alla Rivelazione che egli fa. Perché si possa prestare questa fede, sono necessari la grazia di Dio che previene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi dello spirito e dia « a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità » (5). Affinché poi l’ intelligenza della Rivelazione diventi sempre più profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni.

Le verità rivelate
6. Con la divina Rivelazione Dio volle manifestare e comunicare se stesso e i decreti eterni della sua volontà riguardo alla salvezza degli uomini, «per renderli cioè partecipi di quei beni divini, che trascendono la comprensione della mente umana » (6). Il santo Concilio professa che « Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale dell’umana ragione a partire dalle cose create» (cfr. Rm 1,20); ma insegna anche che è merito della Rivelazione divina se « tutto ciò che nelle cose divine non è di per sé inaccessibile alla umana ragione, può, anche nel presente stato del genere umano, essere conosciuto da tutti facilmente, con ferma certezza e senza mescolanza d’errore » (7).

CAPITOLO II

                                 LA TRASMISSIONE DELLA
DIVINA RIVELAZIONE

Gli apostoli e i loro successori, missionari del Vangelo
7. Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni. Perciò Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta intera la Rivelazione di Dio altissimo, ordinò agli apostoli che l’Evangelo, prima promesso per mezzo dei profeti e da lui adempiuto e promulgato di persona venisse da loro predicato a tutti come la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale (8), comunicando così ad essi i doni divini. Ciò venne fedelmente eseguito, tanto dagli apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalla bocca del Cristo vivendo con lui e guardandolo agire, sia ciò che avevano imparato dai suggerimenti dello spirito Santo, quanto da quegli apostoli e da uomini a loro cerchia, i quali, per ispirazione dello Spirito Santo, misero per scritto il messaggio della salvezza (9). Gli apostoli poi, affinché l’Evangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, lasciarono come loro successori i vescovi, ad essi « affidando il loro proprio posto di maestri » (10). Questa sacra Tradizione e la Scrittura sacra dell’uno e dell’altro Testamento sono dunque come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo faccia a faccia, com’egli è (cfr. 1 Gv 3,2).

La sacra tradizione
8. Pertanto la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva esser conservata con una successione ininterrotta fino alla fine dei tempi. Gli apostoli perciò, trasmettendo ciò che essi stessi avevano ricevuto, ammoniscono i fedeli ad attenersi alle tradizioni che avevano appreso sia a voce che per iscritto (cfr. 2 Ts 2,15), e di combattere per quella fede che era stata ad essi trasmessa una volta per sempre (11). Ciò che fu trasmesso dagli apostoli, poi, comprende tutto quanto contribuisce alla condotta santa del popolo di Dio e all’incremento della fede; così la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede. Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo (12): cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (cfr. Lc 2,19 e 51), sia con la intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio.Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega. È questa Tradizione che fa conoscere alla Chiesa l’intero canone dei libri sacri e nella Chiesa fa più profondamente comprendere e rende ininterrottamente operanti le stesse sacre Scritture. Così Dio, il quale ha parlato in passato non cessa di parlare con la sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce dell’Evangelo risuona nella Chiesa e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti alla verità intera e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza (cfr. Col 3,16).

Relazioni tra la Scrittura e la Tradizione
9. La sacra Tradizione dunque e la sacra Scrittura sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo un tutto e tendono allo stesso fine. Infatti la sacra Scrittura e a parola di Dio in quanto consegnata per iscritto per ispirazione dello Spirito divino; quanto alla sacra Tradizione, essa trasmette integralmente la paro a di Dio - affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli - ai loro successori, affinché, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano; ne risulta così che la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura e che di conseguenza l’una e l’altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e riverenza (13).

Relazioni della Tradizione e della Scrittura con tutta la chiesa e con il magistero
10. La sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa; nell’adesione ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera assiduamente nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle orazioni (cfr. At 2,42 gr.), in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si stabilisca tra pastori e fedeli una singolare unità di spirito (14). L’ufficio poi d’interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa (15), è affidato al solo magistero vivo della Chiesa (16), la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio. È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime.

CAPITOLO III

                                                           L’ISPIRAZIONE DIVINA
                                   E L’INTERPRETAZIONE DELLA SACRA SCRITTURA

Ispirazione e verità della Scrittura
11. Le verità divinamente rivelate, che sono contenute ed espresse nei libri della sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo La santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo (cfr. Gv 20,31; 2 Tm 3,16); hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa (17) per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità (18), affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo (19), scrivessero come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte (20). Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, bisogna ritenere, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture (21). Pertanto «ogni Scrittura divinamente ispirata è anche utile per insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia perfetto, addestrato ad ogni opera buona».

Come deve essere interpretata la sacra Scrittura
12. Poiché Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana (22), l’interprete della sacra Scrittura, per capir bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole.
Per ricavare l’intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra l’altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. È necessario adunque che l’interprete ricerchi il senso che l’agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva esprimere ed ha di fatto espresso (23). Per comprendere infatti in maniera esatta ciò che l’autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell’agiografo, sia a quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani (24).
Perciò, dovendo la sacra Scrittura esser letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta (25), per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non minore diligenza al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell’analogia della fede. È compito degli esegeti contribuire, seguendo queste norme, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della sacra Scrittura, affinché mediante i loro studi, in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Quanto, infatti, è stato qui detto sul modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la parola di Dio (26).

La « condiscendenza » della Sapienza divina
13. Nella sacra Scrittura dunque, restando sempre intatta la verità e la santità di Dio, si manifesta l’ammirabile condiscendenza della eterna Sapienza, « affinché possiamo apprendere l’ineffabile benignità di Dio e a qual punto egli, sollecito e provvido nei riguardi della nostra natura, abbia adattato il suo parlare» (27). Le parole di Dio infatti, espresse con lingue umane, si son fatte simili al parlare dell’uomo, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile all’uomo.

CAPITOLO IV

                                                            IL VECCHIO TESTAMENTO

La storia della salvezza nei libri del Vecchio Testamento
14. Iddio, progettando e preparando nella sollecitudine del suo grande amore la salvezza del genere umano, si scelse con singolare disegno un popolo al quale affidare le promesse. Infatti, mediante l’alleanza stretta con Abramo (cfr. Gn 15,18), e per mezzo di Mosè col popolo d’Israele (cfr. Es 24,8), egli si rivelò, in parole e in atti, al popolo che così s’era acquistato come l’unico Dio vivo e vero, in modo tale che Israele sperimentasse quale fosse il piano di Dio con gli uomini e, parlando Dio stesso per bocca dei profeti, lo comprendesse con sempre maggiore profondità e chiarezza e lo facesse conoscere con maggiore ampiezza alle genti (cfr. Sal 21,28-29; 95,1-3; Is 2,1-4; Ger 3,17). L’economia della salvezza preannunziata, narrata e spiegata dai sacri autori, si trova in qualità di vera parola di Dio nei libri del Vecchio Testamento; perciò questi libri divinamente ispirati conservano valore perenne: « Quanto fu scritto, lo è stato per nostro ammaestramento, affinché mediante quella pazienza e quel conforto che vengono dalle Scritture possiamo ottenere la speranza » (Rm 15,4).

Importanza del Vecchio Testamento per i cristiani
15. L‘economia del Vecchio Testamento era soprattutto ordinata a preparare, ad annunziare profeticamente (cfr. Lc 24,44; Gv 5,39; 1 Pt 1,10) e a significare con diverse figure (cfr. 1 Cor 10,11) l’avvento di Cristo redentore dell’universo e del regno messianico. I libri poi del Vecchio Testamento, tenuto conto della condizione del genere umano prima dei tempi della salvezza instaurata da Cristo, manifestano a tutti chi è Dio e chi è l’uomo e il modo con cui Dio giusto e misericordioso agisce con gli uomini. Questi libri, sebbene contengano cose imperfette e caduche, dimostrano tuttavia una vera pedagogia divina (28). Quindi i cristiani devono ricevere con devozione questi libri: in essi si esprime un vivo senso di Dio; in essi sono racchiusi sublimi insegnamenti su Dio, una sapienza salutare per la vita dell’uomo e mirabili tesori di preghiere; in essi infine è nascosto il mistero della nostra salvezza.

Unità dei due Testamenti
16. Dio dunque, il quale ha ispirato i libri dell’uno e dell’altro Testamento e ne è l’autore, ha sapientemente disposto che il Nuovo fosse nascosto nel Vecchio e il Vecchio fosse svelato nel Nuovo (29). Poiché, anche se Cristo ha fondato la Nuova Alleanza nel sangue suo (cfr. Lc 22,20; 1 Cor 11,25), tuttavia i libri del Vecchio Testamento, integralmente assunti nella predicazione evangelica (30), acquistano e manifestano il loro pieno significato nel Nuovo Testamento (cfr. Mt 5,17; Lc 24,27), che essi a loro volta illuminano e spiegano.

CAPITOLO V

                                                       IL NUOVO TESTAMENTO

Eccellenza del Nuovo Testamento
17. La parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede (cfr. Rm 1,16), si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento. Quando infatti venne la pienezza dei tempi (cfr. Gal 4,4), il Verbo si fece carne ed abitò tra noi pieno di grazia e di verità (cfr. Gv 1,14). Cristo stabilì il regno di Dio sulla terra, manifestò con opere e parole il Padre suo e se stesso e portò a compimento l’opera sua con la morte, la risurrezione e la gloriosa ascensione, nonché con l’invio dello Spirito Santo. Elevato da terra, attira tutti a sé (cfr. Gv 12,32 gr.), lui che solo ha parole di vita eterna (cfr. Gv 6,68). Ma questo mistero non fu palesato alle altre generazioni, come adesso è stato svelato ai santi apostoli suoi e ai profeti nello Spirito Santo (cfr. Ef 3,4-6, gr.), affinché predicassero l’Evangelo, suscitassero la fede in Gesù Cristo Signore e radunassero la Chiesa. Di tutto ciò gli scritti del Nuovo Testamento presentano una testimonianza perenne e divina.

Origine apostolica dei Vangeli
18. A nessuno sfugge che tra tutte le Scritture, anche quelle del Nuovo Testamento, i Vangeli possiedono una superiorità meritata, in quanto costituiscono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore. La Chiesa ha sempre e in ogni luogo ritenuto e ritiene che i quattro Vangeli sono di origine apostolica. Infatti, ciò che gli apostoli per mandato di Cristo predicarono, in seguito, per ispirazione dello Spirito Santo, fu dagli stessi e da uomini della loro cerchia tramandato in scritti che sono il fondamento della fede, cioè l’Evangelo quadriforme secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni (31).

Carattere storico dei Vangeli
19. La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con la più grande costanza che i quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo (cfr At 1,1-2). Gli apostoli poi, dopo l’Ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che egli aveva detto e fatto, con quella più completa intelligenza delle cose, di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati dallo Spirito di verità (32), godevano (33). E gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte che erano tramandate a voce o già per iscritto, redigendo un riassunto di altre, o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere (34). Essi infatti, attingendo sia ai propri ricordi sia alla testimonianza di coloro i quali « fin dal principio furono testimoni oculari e ministri della parola », scrissero con l’intenzione di farci conoscere la « verità » (cfr. Lc 1,2-4) degli insegnamenti che abbiamo ricevuto.

Gli altri scritti del Nuovo Testamento
20. Il canone del Nuovo Testamento, oltre i quattro Vangeli, contiene anche le lettere di san Paolo ed altri scritti apostolici, composti per ispirazione dello Spirito Santo; questi scritti, per sapiente disposizione di Dio, confermano tutto ciò che riguarda Cristo Signore, spiegano ulteriormente la sua dottrina autentica, fanno conoscere la potenza salvifica dell’opera divina di Cristo, narrano gli inizi della Chiesa e la sua mirabile diffusione nel mondo e preannunziano la sua gloriosa consumazione. Il Signore Gesù, infatti, assisté i suoi apostoli come aveva promesso (cfr. Mt 28,20) e inviò loro lo Spirito consolatore, il quale doveva introdurli nella pienezza della verità (cfr. Gv 16,13).

CAPITOLO VI

                             LA SACRA SCRITTURA
NELLA VITA DELLA CHIESA

Importanza della sacra Scrittura per la Chiesa
21. La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli. Insieme con la sacra Tradizione, ha sempre considerato e considera le divine Scritture come la regola suprema della propria fede; esse infatti, ispirate come sono da Dio e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo. È necessario dunque che la predicazione ecclesiastica, come la stessa religione cristiana, sia nutrita e regolata dalla sacra Scrittura. Nei libri sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con essi; nella parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa la forza della loro fede, il nutrimento dell’anima, la sorgente pura e perenne della vita spirituale. Perciò si deve riferire per eccellenza alla sacra Scrittura ciò che è stato detto: «viva ed efficace è la parola di Dio » (Eb 4,12), « che ha il potere di edificare e dare l’eredità con tutti i santificati» (At 20,32; cfr. 1 Ts 2,13).

Necessità di traduzioni appropriate e corrette
22. È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla sacra Scrittura. Per questo motivo, la Chiesa fin dagli inizi fece sua l’antichissima traduzione greca del Vecchio Testamento detta dei Settanta, e ha sempre in onore le altre versioni orientali e le versioni latine, particolarmente quella che è detta Volgata. Poiché, però, la parola di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo, la Chiesa cura con materna sollecitudine che si facciano traduzioni appropriate e corrette nelle varie lingue, di preferenza a partire dai testi originali dei sacri libri. Se, per una ragione di opportunità e col consenso dell’autorità della Chiesa, queste saranno fatte in collaborazione con i fratelli separati, potranno essere usate da tutti i cristiani.

Impegno apostolico degli studiosi
23. La sposa del Verbo incarnato, la Chiesa, ammaestrata dallo Spirito Santo, si preoccupa di raggiungere una intelligenza sempre più profonda delle sacre Scritture, per poter nutrire di continuo i suoi figli con le divine parole; perciò a ragione favorisce anche lo studio dei santi Padri d’Oriente e d’Occidente e delle sacre liturgie. Gli esegeti cattolici poi, e gli altri cultori di sacra teologia, collaborando insieme con zelo, si adoperino affinché, sotto la vigilanza del sacro magistero, studino e spieghino con gli opportuni sussidi le divine Lettere, in modo che il più gran numero possibile di ministri della divina parola siano in grado di offrire con frutto al popolo di Dio l’alimento delle Scritture, che illumina la mente, corrobora le volontà e accende i cuori degli uomini all’amore di Dio (35). Il santo Concilio incoraggia i figli della Chiesa che coltivano le scienze bibliche, affinché, con energie sempre rinnovate, continuino fino in fondo il lavoro felicemente intrapreso con un ardore totale e secondo il senso della Chiesa (36).

Importanza della sacra Scrittura per la teologia
24. La sacra teologia si basa come su un fondamento perenne sulla parola di Dio scritta, inseparabile dalla sacra Tradizione; in essa vigorosamente si consolida e si ringiovanisce sempre, scrutando alla luce della fede ogni verità racchiusa nel mistero di Cristo. Le sacre Scritture contengono la parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente parola di Dio, sia dunque lo studio delle sacre pagine come l’anima della sacra teologia (37). Anche il ministero della parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e ogni tipo di istruzione cristiana, nella quale l’omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, trova in questa stessa parola della Scrittura un sano nutrimento e un santo vigore.

Si raccomanda la lettura della sacra Scrittura
25. Perciò è necessario che tutti i chierici, principalmente i sacerdoti e quanti, come i diaconi o i catechisti, attendono legittimamente al ministero della parola, conservino un contatto continuo con le Scritture mediante una lettura spirituale assidua e uno studio accurato, affinché non diventi « un vano predicatore della parola di Dio all’esterno colui che non l’ascolta dentro di sé» (38), mentre deve partecipare ai fedeli a lui affidati le sovrabbondanti ricchezze della parola divina, specialmente nella sacra liturgia. Parimenti il santo Concilio esorta con ardore e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere « la sublime scienza di Gesù Cristo » (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. « L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo » (39). Si accostino essi volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che è impregnata di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l’approvazione e a cura dei pastori della Chiesa, lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura dev’essere accompagnata dalla preghiera, affinché si stabilisca il dialogo tra Dio e l’uomo; poiché «quando preghiamo, parliamo con lui; lui ascoltiamo, quando leggiamo gli oracoli divini » (40). Compete ai vescovi, «depositari della dottrina apostolica » (41), ammaestrare opportunamente i fedeli loro affidati sul retto uso dei libri divini, in modo particolare del Nuovo Testamento e in primo luogo dei Vangeli, grazie a traduzioni dei sacri testi; queste devono essere corredate delle note necessarie e veramente sufficienti, affinché i figli della Chiesa si familiarizzino con sicurezza e profitto con le sacre Scritture e si imbevano del loro spirito. Inoltre, siano preparate edizioni della sacra Scrittura fornite di idonee annotazioni, ad uso anche dei non cristiani e adattate alla loro situazione; sia i pastori d’anime, sia i cristiani di qualsiasi stato avranno cura di diffonderle con zelo e prudenza.

Conclusione
26. In tal modo dunque, con la lettura e lo studio dei sacri libri « la parola di Dio compia la sua corsa e sia glorificata» (2 Ts 3,1), e il tesoro della rivelazione, affidato alla Chiesa, riempia sempre più il cuore degli uomini. Come dall’assidua frequenza del mistero eucaristico si accresce la vita della Chiesa, così è lecito sperare nuovo impulso alla vita spirituale dall’accresciuta venerazione per la parola di Dio, che «permane in eterno» (Is 40,8; cfr. 1 Pt 1,23-25).

18 novembre 1965



NOTE(1) Cf. S. AGOSTINO, De catechizandis rudibus, 4,8: PL 40, 316.(2) Cf. Mt 11,27; Gv 1,14.17; 14,6; 17,1-3; 2 Cor 3,16; 4,6; Ef 1,3-14.(3) Epist. ad Diognetum, 7,4: FUNK, Patres Apostolici, I, p. 403.(4) CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 3: Dz 1789 (3008) [Collantes 1.067].(5) SIN. DI ORANGE II, can. 7: Dz 180 (377) [Collantes 8.035]; CONC. VAT. I, l.c.: Dz 1791 (3010) [Collantes 1.069].(6) CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 2: Dz 1786 (3005) [Collantes 1.063].(7) CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 2: Dz 1785 e 1786 (3004 e 3005) [Collantes 1.061-63]. (8) Cf. Mt 28,19-20 e Mc 16,15. CONC. DI TRENTO, Decr. De canonicis Scripturis: Dz 783 (1501) [Collantes 2.006].(9) Cf. CONC. DI TRENTO, l.c.; CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 2: Dz 1787 (3006).(10) S. IRENEO, Adv. Haer., III, 3, 1: PG 7, 848; HARVEY, 2, p. 9.(11) Cf. CONC. DI NICEA II: DZ 303 (602). CONC. DI COSTANT. IV, Sess. X, can. 1: Dz 336 (650-52).(12) Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica, Dei Filius, cap. 4: Dz 1800 (3020) [Collantes 1.085].(13) Cf. CONC. DI TRENTO, Decr. De canonicis Scripturis: Dz 783 (1501) [Collantes 2.006].(14) Cf. PIO XII, Cost. Apost. Munificentissimus Deus, 1° nov. 1950: AAS 42 (1950), p. 756, che riporta le parole di S. CIPRIANO, Epist. 66, 8: CSEL 3, 2, 733: “La Chiesa è un popolo raccolto intorno al Sacerdote e un gregge unito al suo Pastore”.(15) Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 3: Dz 1792 (3011) [Collantes 1.070].(16) Cf. PIO XII, Encicl. Humani Generis, 12 ag. 1950: AAS 42 (1950), pp. 568-569: Dz 2314 (3886) [Collantes 7.203-04].(17) Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 2: Dz 1787 (3006) [Collantes 2.015]. PONT. COMM. BIBLICA, Decr. 18 giugno 1915: Dz 2180 (3629); EB 420. S. S. C. del S. Uffizio, Lett. 22 dic. 1923: EB 499.(18) Cf. PIO XII, Encicl. Divino afflante, 30 sett. 1943: AAS 35 (1943), p. 314; EB 556.(19) In e per l’uomo: cf. Eb 1,1 e 4,7 (in); 2 Sam 23,2; Mt 1,22 e passim (per); CONC. VAT. I, Schema de doctr. cath., nota 9: Coll. Lac. VII, 522.(20) LEONE XIII, Encicl. Providentissimus Deus, 18 nov. 1893: Dz 1952 (3293); EB 556 [Collantes 2.028-30].(21) Cf. S. AGOSTINO, De Gen. ad litt., 2, 9, 20: PL 34, 270-271; CSEL 28, 1, 46-47, e Epist. 82, 3: PL 33, 277: CSEL 34, 2, 354. - S. TOMMASO, De Ver., q. 12, a. 2, C. - CONC. DI TRENTO, decr. De canonicis Scripturis: Dz 783 (1501) [Collantes 2.006]. - LEONE XIII, Encicl. Providentissimus Deus: EB 121, 124, 126-127 [Dz 3291ss; Collantes 2.026ss]. - PIO XII, Encicl. Divino afflante: EB 539.(22) Cf. S. AGOSTINO, De Civ. Dei, XVII, 6, 2: PL 41, 537; CSEL 40, 2,228.(23) Cf. S. AGOSTINO, De Doctr. Christ., III, 18, 26: PL 34, 75-76; CSEL 80, 95.(24) Cf. PIO XII, l.c. [nota 5]: Dz 2294 (3829-3830); EB 557-562 [in parte Collantes 2.069-71].(25) Cf. BENEDETTO XV, Encicl. Spiritus Paraclitus, 15 sett. 1920: EB 469. S. GIROLAMO, In Gal. 5, 19-21: PL 26, 417A.(26) Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 2: Dz 1788 (3007) [Collantes 2.016].(27) S. GIOVANNI CRISOSTOMO, In Gen. 3,8 (om. 17,1): PG 53,134. “Attemperatio”, in greco synkatábasis(28) Cf. PIO XI, Encicl. Mit brennender Sorge, 14 marzo 1937: AAS 29 (1937), p. 151.(29) Cf. S. AGOSTINO, Quaest. in Hept., 2, 73: PL 34, 623.(30) Cf. S. IRENEO, Adv. Haer., III, 21, 3: PG 7, 950 (= 25,1: HARVEY, 2, p. 115). S. CIRILLO DI GERUS., Catech., 4,35: PG 33, 497, TEODORO DI MOPS., In Soph., I, 4-6: PG 66, 452D-453A.(31) Cf. S. IRENEO, Adv. Haer., III, 11, 8: PG 7, 885; ed. SAGNARD, p. 194.(32) Cf. Gv 14,26; 16,13.(33) Cf. Gv 2,22; 12,6; da confr. con 14,26; 16,12-13; 7,39.(34) Cf. Istruzione Sancta Mater Ecclesia emanata dal Pontificio Consiglio per la promozione degli Studi Biblici: AAS 56 (1964) p. 715.(35) Cf. PIO XII, Encicl. Divino afflante Spiritu, 30 sett. 1943: EB 551, 553, 567. PONT. COMM. BIBLICA, Instructio de S. Scriptura in Clericorum Seminariis et Religiosorum Collegiis recte docenda, 13 maggio 1950: AAS 42 (1950) pp. 495-505.(36) Cf. PIO XII, Encicl. Divino afflante Spiritu, 30 sett. 1943: EB 569.(37) Cf. LEONE XIII, Encicl. Providentissimus Deus: EB 114; BENEDETTO XV, Encicl. Spiritus Paraclitus, 15 sett. 1920: EB 483.(38) S. AGOSTINO, Serm. 179, 1: PL 38, 966.(39) S. GIROLAMO, Comm. in Is., Prol.: PL 24, 17. - Cf. BENEDETTO XV, Encicl. Spiritus Paraclitus: EB 475-480. PIO XII, Encicl. Divino afflante: EB 544.(40) S. AMBROGIO, De officiis ministrorum, I, 20, 88: PL 16, 50.(41) S. IRENEO, Adv. Haer., IV, 32, 1: PG 7, 1071; (= 49,2) HARVEY, 2, p. 255.

LINEAMENTA introduzione

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Introduzione

Perché un Sinodo sulla Parola di Dio
Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta” (1 Gv 1, 1-4).1. “In principio era il Verbo” (Gv 1,1). “La Parola del nostro Dio dura sempre”(Is 40,8). La Parola di Dio apre la storia con la creazione del mondo e dell’uomo: “Dio disse” (Gn 1,3.6 ss.), ne proclama il centro con l’incarnazione del Figlio, Gesù Cristo: “E il Verbo si fece carne” (Gv 1,14), e la conclude con la promessa sicura nell’incontro con Lui in una vita senza fine: “Sì, verrò presto” (Ap 22,20).È la suprema certezza che Dio stesso, nel suo infinito amore, intende dare all’uomo di ogni tempo, facendone testimone il suo popolo. È questo mistero grande della Parola come supremo dono di Dio che il Sinodo intende adorare, ringraziare, meditare, annunciare alla Chiesa e a tutte le genti.2. L’uomo contemporaneo mostra in tante maniere di avere un bisogno grande di ascoltare Dio e di parlare con Lui. Oggi fra i cristiani si avverte un appassionato cammino verso la Parola di Dio come sorgente di vita e grazia di incontro dell’uomo con il Signore.Non sorprende, pertanto, che a tale apertura dell’uomo risponde Dio invisibile che “nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé”.1 Questa generosa rivelazione di Dio è un evento continuo di grazia.Riconosciamo in tutto ciò l’azione dello Spirito Santo, che attraverso la Parola intende rinnovare la vita e la missione della Chiesa, chiamandola ad una continua conversione e inviandola a portare l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini, perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).3. La Parola di Dio ha il suo centro nella persona di Cristo Signore. Del mistero della Parola la Chiesa ha fatto una costante esperienza e riflessione lungo i secoli. “Cosa credete che sia la Scrittura se non la parola di Dio? Certo, sono molte le parole scritte dalla penna dei profeti; ma unico il Verbo di Dio, che sintetizza tutta la Scrittura. Questo Verbo unico, i fedeli lo hanno concepito come seme di Dio loro legittimo sposo e, generandolo con bocca feconda, l’hanno affidato a dei segni – le lettere – per farlo giungere fino a noi”.2Il Concilio Vaticano II, con la Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, compendia il Magistero solenne della Chiesa sulla Parola di Dio, esponendone la dottrina e indicandone la pratica. Essa, infatti, porta a compimento un lungo cammino di maturazione e di approfondimento, scandito dalle tre Encicliche Providentissimus Deus di Leone XIII, Spiritus Paraclitus di Benedetto XV, Divino Afflante Spiritu di Pio XII;3 cammino incrementato da una esegesi e teologia rinnovata, arricchito dall’esperienza spirituale dei fedeli, ed opportunamente richiamato nel Sinodo dei Vescovi del 19854 e nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Dopo il Concilio, il Magistero della Chiesa universale e locale ha promosso con insistenza l’incontro con la Parola, convinto che questa “recherà alla Chiesa una nuova primavera spirituale”.5L’Assemblea Sinodale si pone, dunque, dentro il grande respiro della Parola che Dio rivolge al suo popolo, in stretto legame con i precedenti Sinodi dei Vescovi (1965-2006), in quanto richiama il fondamento stesso della fede e mira ad attualizzare nel nostro tempo le grandi testimonianze di incontro con la Parola che troviamo nel mondo biblico (cf. Gs 24; Ne 8; At 2) e lungo la storia della Chiesa.4. Più specificamente, questo Sinodo, in continuità con il precedente, vuole mettere in luce l’intrinseco nesso tra l’Eucaristia e la Parola di Dio, giacché la Chiesa deve nutrirsi dell’unico “Pane della vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo”.6 questa la motivazione profonda e insieme il fine primario del Sinodo: incontrare compiutamente la Parola di Dio in Gesù Signore, presente nella Scrittura e nell’Eucaristia. Afferma San Girolamo: “La carne del Signore vero cibo e il suo sangue vera bevanda; quello il vero bene che ci riservato nella vita presente, nutrirsi della sua carne e bere il suo sangue, non solo nell’Eucaristia, ma anche nella lettura della Sacra Scrittura. infatti vero cibo e vera bevanda la parola di Dio che si attinge dalla conoscenza delle Scritture”.7Ma prima di procedere, viene da chiedersi, a distanza di oltre 40 anni dal Vaticano II, quali frutti ha portato il documento conciliare Dei Verbum nelle nostre comunità, qual è stata la sua reale accoglienza. Indubbiamente, intorno alla Parola di Dio, sono stati raggiunti molti risultati positivi nel popolo di Dio, quali il rinnovamento biblico in ambito liturgico, teologico e catechistico, la diffusione e pratica del Libro Sacro tramite l’apostolato biblico e lo slancio di comunità e movimenti ecclesiali, la disponibilità crescente di strumenti e sussidi dell’odierna comunicazione. Ma altri aspetti rimangono ancora aperti e problematici. Gravi appaiono i fenomeni di ignoranza e incertezza sulla stessa dottrina della Rivelazione e della Parola di Dio; resta notevole il distacco di molti cristiani dalla Bibbia e permanente il rischio di un uso non corretto; senza la verità della Parola si fa insidioso il relativismo di pensiero e di vita. Si è fatta urgente la necessità di conoscere integralmente la fede della Chiesa sulla Parola di Dio, di allargare con metodi adatti, l’incontro con la Sacra Scrittura da parte di tutti i cristiani, e insieme di cogliere nuove vie che lo Spirito oggi suggerisce, perché la Parola di Dio, nelle sue varie manifestazioni, sia conosciuta, ascoltata, amata, approfondita e vissuta nella Chiesa, e così diventi Parola di verità e di amore per tutti gli uomini.5. Lo scopo di questo Sinodo è eminentemente pastorale: approfondendo le ragioni dottrinali e lasciandosi illuminare da esse, si intende estendere e rafforzare la pratica di incontro con la Parola come fonte di vita nei diversi ambiti dell’esperienza, proponendo per questo ai cristiani e ad ogni persona di buona volontà, vie giuste e agevoli per poter ascoltare Dio e parlare con Lui.Concretamente, il Sinodo si propone, tra i suoi obiettivi, di contribuire a chiarire quegli aspetti fondamentali della verità sulla Rivelazione, quali Parola di Dio, Tradizione, Bibbia, Magistero, che motivano e garantiscono un valido ed efficace cammino di fede; di accendere la stima e l’amore profondo per la Sacra Scrittura, facendo sì che “i fedeli abbiano largo accesso” ad essa;8 di rinnovare l’ascolto della Parola di Dio, nel momento liturgico e catechistico, segnatamente con l’esercizio della Lectio Divina, debitamente adattata alle varie circostanze; di offrire al mondo dei poveri una Parola di consolazione e di speranza.Questo Sinodo, quindi, vuole dare al popolo di Dio una Parola che sia pane; perciò mira a promuovere un corretto esercizio ermeneutico della Scrittura, bene orientando il necessario processo di evangelizzazione ed inculturazione; intende incoraggiare il dialogo ecumenico, strettamente vincolato all’ascolto della Parola di Dio; vuole favorire il confronto e il dialogo ebraico-cristiano,9 più ampiamente il dialogo interreligioso ed interculturale. Questi ed altri obiettivi il Sinodo intende realizzare, seguendo tre passaggi:- la Rivelazione, la Parola di Dio, la Chiesa (cap. 1°),
- la Parola di Dio nella vita della Chiesa (cap. 2°),
- la Parola di Dio nella missione della Chiesa (cap. 3°).
Ciò permetterà di unire insieme il momento fondativo e il momento operativo della Parola di Dio nella Chiesa.Questi Lineamenta non hanno, quindi, l’intento di esprimere tutte le motivazioni e applicazioni di incontro con la Parola di Dio, ma, alla luce del Vaticano II, accennare a quelle essenziali, sottolineando insieme il dato dottrinale e l’esperienza in atto, invitando ad apportare ulteriori e specifici contributi.

Domande
Introduzione
1. Quali ‘segni dei tempi’ nel proprio paese rendono urgente questo Sinodo sulla Parola di Dio? Che cosa si attende da esso?
2. Quale rapporto si può cogliere tra il Sinodo precedente sull’Eucaristia e l’attuale sulla Parola di Dio?3. Esistono tradizioni di esperienza biblica nella propria Chiesa particolare? Quali sono? Esistono gruppi biblici? Qual è la loro tipologia?

1 Conc. Œcum. Vat. II, Const. dogmatica de Divina Revelatione Dei Verbum, 2.2 Rupertus Abbas Tuitiensis, De operibus Spiritus Sancti, I, 6: SC 131, 72-74.3 Cf. Leo XIII, Litt. Enc. Providentissimus Deus (18 novembris 1893): DS 1952 (3293); Benedictus XV, Litt. Enc. Spiritus Paraclitus (15 septembris 1920): AAS 12(1920), 385-422; Pius XII, Litt. Enc. Divino Afflante Spiritu (30 septembris 1943): AAS 35(1943), 297-325.4 Cf. Synodus Episcoporum, Relatio finalis Synodi episcoporum Exeunte coetu secundo: Ecclesia sub verbo Dei mysteria Christi celebrans pro salute mundi (7 decembris 1985): Enchiridion del Sinodo dei Vescovi, 1, Bologna 2005, 2733-2736.5 Benedictus XVI, Ad Conventum Internationalem La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa (16 septembris 2005): AAS 97 (2005), 957. Cf. Paulus VI, Epistula Apostolica Summi Dei Verbum (4 novembris 1963): AAS 55 (1963), 979-995; Ioannes Paulus II, Udienza Generale (22 maii 1985): L’Osservatore Romano (23 maii 1985), 6; Discorso sull’interpretazione della Bibbia nella Chiesa (23 aprilis 1993): L’Osservatore Romano (25 aprilis 1993), 8-9; Benedictus XVI, Angelus (6 novembris 2005): L’Osservatore Romano (7-8 novembris 2005), 5.6 Conc. Œcum. Vat. II, Const. dogmatica de Divina Revelatione Dei Verbum, 21.7 S. Hieronymus, Commentarius in Ecclesiasten, 313: CCL 72, 278.8 Conc. Œcum. Vat. II, Const. dogmatica de Divina Revelatione Dei Verbum, 22.


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