STORIA

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IL TEMPO DI AVVENTO (da La Chiesa.it) 

LA STORIA
Nel tempo in cui incomincia a determinarsi l’esigenza di un periodo di preparazione alle feste della manifestazione del Signore, la Chiesa aveva già fissato le modalità di preparazione alle feste pasquali. Nel IV secolo il tempo pasquale e quaresimale avevano già assunto una configurazione vicinissima a quella attuale.L’origine del tempo di Avvento è più tardiva, infatti viene individuata tra il IV e il VI secolo. La prima celebrazione del Natale a Roma è del 336, ed è proprio verso la fine del IV secolo che si riscontra in Gallia e in Spagna un periodo di preparazione alla festa del Natale. Per quanto la prima festa di Natale sia stata celebrata a Roma, qui si verifica un tempo di preparazione solo a partire dal VI secolo. Senz’altro non desta meraviglia il fatto che l’Avvento nasca con una configurazione simile alla quaresima, infatti la celebrazione del Natale fin dalle origini venne concepita come la celebrazione della risurrezione di Cristo nel giorno in cui si fa memoria della sua nascita. Nel 380 il concilio di Saragozza impose la partecipazione continua dei fedeli agli incontri comunitari compresi tra il 17 dicembre e il 6 gennaio. In seguito verranno dedicate sei settimane di preparazione alle celebrazioni natalizie. In questo periodo, come in quaresima, alcuni giorni vengono caratterizzati dal digiuno. Tale arco di tempo fu chiamato “quaresima di s. Martino”, poiché il digiuno iniziava l’11 novembre. Di ciò è testimone s. Gregorio di Tours, intorno al VI secolo.   

IL SEGNIFICATO TEOLOGICO
 
La teologia dell’Avvento ruota attorno a due prospettive principali. Da una parte con il termine “adventus” (= venuta, arrivo) si è inteso indicare l’anniversario della prima venuta del Signore; d’altra parte designa la seconda venuta alla fine dei tempi.
Il Tempo di Avvento ha quindi una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi. 

L’ATTUALE CELEBRAZIONE
Il Tempo di Avvento comincia dai primi Vespri della domenica che capita il 30 novembre o è la più vicina a questa data, e termina prima dei primi Vespri di Natale. E’ caratterizzato da un duplice itinerario - domenicale e feriale - scandito dalla proclamazione della parola di Dio.  
1. Le domenicheLe letture del Vangelo hanno nelle singole domeniche una loro caratteristica propria: si riferiscono alla venuta del Signore alla fine dei tempi (I domenica), a Giovanni Battista (Il e III domenica); agli antefatti immediati della nascita del Signore (IV domenica). Le letture dell’Antico Testamento sono profezie sul Messia e sul tempo messianico, tratte soprattutto dal libro di Isaia. Le letture dell’Apostolo contengono esortazioni e annunzi, in armonia con le caratteristiche di questo tempo.
2. Le ferieSi ha una duplice serie di letture: una dall’inizio dell’Avvento fino al 16 dicembre, l’altra dal 17 al 24. Nella prima parte dell’Avvento si legge il libro di Isaia, secondo l’ordine del libro stesso, non esclusi i testi di maggior rilievo, che ricorrono anche in domenica. La scelta dei Vangeli di questi giorni è stata fatta in riferimento alla prima lettura. Dal giovedì della seconda settimana cominciano le letture del Vangelo su Giovanni Battista; la prima lettura è invece o continuazione del libro di Isaia, o un altro testo, scelto in riferimento al Vangelo. Nell’ultima settimana prima del Natale, si leggono brani del Vangelo di Matteo (cap. 1) e di Luca (cap. 1) che propongono il racconto degli eventi che precedettero immediatamente la nascita del Signore. Per la prima lettura sono stati scelti, in riferimento al Vangelo, testi vari dell’Antico Testamento, tra cui alcune profezie messianiche di notevole importanza. 

LA NOVENA
DI NATALE
Come si è appena visto, il tempo di Avvento guida il cristiano attraverso un duplice itinerario: “È tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi” (Norme per l’anno liturgico e il calendario, 39: Messale p. LVI). Nella liturgia delle prime tre domeniche e nelle ferie sino al 16 dicembre si può notare l’insistenza sul tema della seconda venuta di Gesù alla fine dei tempi, mentre nei giorni compresi tra il 17 e il 24 tutta la liturgia è ormai tesa verso la celebrazione della nascita del Figlio di Dio. La novena di Natale cade pienamente nel secondo periodo dell’Avvento.Le novene sono celebrazioni popolari che nell’arco dei secoli hanno affiancato le “liturgie ufficiali”. Esse sono annoverate nel grande elenco dei “pii esercizi”. “I pii esercizi - afferma J. Castellano - si sono sviluppati nella pietà occidentale del medioevo e dell’epoca moderna per coltivare il senso della fede e della devozione verso il Signore, la Vergine, i santi, in un momento in cui il popolo rimaneva lontano dalle sorgenti della bibbia e della liturgia o in cui, comunque, queste sorgenti rimanevano chiuse e non nutrivano la vita del popolo cristiano”.La novena di Natale, pur non essendo “preghiera ufficiale” della Chiesa, costituisce un momento molto significativo nella vita delle nostre comunità cristiane. Proprio perché non è una preghiera ufficiale essa può essere realizzata secondo diverse usanze, ma un indiscusso “primato” spetta alla novena tradizionale, nella notissima melodia gregoriana nata sul testo latino ma diffusa anche nella versione italiana curata dai monaci benedettini di Subiaco.La domanda che ogni operatore pastorale dovrebbe porsi di anno in anno è: “come posso valorizzare la novena di Natale per il cammino di fede della mia comunità?”.Può infatti capitare che tale novena continui a conservare intatta la caratteristica di “popolarità” venendo però a mancare la dimensione ecclesiale, celebrativa e spirituale. Tali dimensioni vanno recuperate e valorizzate per non far scadere la novena in “fervorino pre-natalizio”.
1. Recupero della dimensione ecclesiale-assembleare
Pur non essendo - come si è detto - una preghiera ufficiale della Chiesa, la novena può costituire un momento ecclesiale molto significativo. Molti vi partecipano perché “attratti” dalla “novena in latino” (le chiese in cui la si canta in “lingua ufficiale” sono gremite!) e vi si recano per una forma di godimento personale che pone radici nella nostalgia dei tempi passati e non nel desiderio di condividere un momento di approfondimento della propria fede. È bene che i partecipanti prendano coscienza che sono radunati per una celebrazione che ha lo scopo di preparare il cuore del cristiano a vivere degnamente la celebrazione del Natale.
2. Recupero della dimensione celebrativa
La novena di Natale è molto vicina alla celebrazione dei vespri. Va pertanto realizzata attraverso una saggia utilizzazione dei simboli della preghiera serale: la luce e l’incenso. È bene che vi sia una proclamazione della parola e una breve riflessione. L’intervento in canto dell’assemblea va preparato e guidato. È utile ricordare che l’esposizione del SS. Sacramento col solo scopo di impartire la benedizione eucaristica - usanza frequente nelle novene di Natale - è vietata (Rito del culto eucaristico n. 97).
3. Recupero della dimensione spirituale
La novena di natale è una “antologia biblica” ricca di nutrimento per lo spirito. È quindi l’occasione per proporre non una spiritualità devozionale ma ispirata profondamente dalla Parola di Dio. Non è l’occasione per fare “bel canto” ma per lasciarsi coinvolgere esistenzialmente dalla Parola di Dio cantata.EnricoBeraudo
www.alleluja.net
 

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IL TEMPO DI AVVENTO (da Diakonein.it)

 


L’elemento distintivo del Tempo di Avvento nell’eucologia è definito dalla costante compresenza dei due temi dell’attesa della Chiesa: la venuta del Cristo nella carne e il suo ritorno glorioso alla fine della storia. Le Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario mettono in evidenza questa peculiarità. Esse dicono: “Il tempo di Avvento ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente, è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi” (n. 39). La preghiera delle celebrazioni domenicali e feriali si configura, di fatto, come un intrecciarsi di temi che scaturiscono dalla meditazione sul senso della memoria liturgica del Natale e sul valore della storia riletta alla luce dell’attesa di ciò che ne costituirà il “compimento”. Nella preghiera non mancano espressioni che commentano il valore dell’evento dell’incarnazione e altri aspetti dottrinali del mistero che viene celebrato. La “spiritualità” ? espressa dai testi eucologici ? si presenta come una ricca e autorevole proposta di atteggiamenti evangelici che devono essere propri del “discepolo”, di colui cioè che si prepara a rinnovare nella fede l’incontro con Gesù Cristo. L’orizzonte che ispira l’eucologia del Messale Romano è tipicamente “cristologica”.
Per un approfondimento delle linee teologico-liturgiche di questo periodo di seguito si troveranno una riflessione sull’Anno liturgico, i tempi e i temi, e una proposta pastorale sulla Corona di Avvento con una presentazione storica-teologica, l’utilizzazione e una celebrazione.

 

 


L’ANNO LITURGICO

 

L’anno liturgico è lo spazio-tempo della Chiesa, all’interno del quale si sviluppano e si compiono tutte le azioni liturgiche del popolo di Dio. Esso si caratterizza per la sua forte e compatta unità, considerato come un tempo unico, che scorre dalla Pentecoste alla Parusia, dal dono dello Spirito effuso sulla Chiesa nascente fino al giorno ultimo, alla fine dei tempi.
Considerato in se stesso e in rapporto alle azioni cultuali della Chiesa, l’anno liturgico si presenta come la struttura portante dell’intero edificio liturgico. Esso non è un’azione cultuale strettamente intesa, ma è ciò che sorregge le singole celebrazioni. L’anno liturgico può considerarsi, a ragione, la vera «introduzione alla liturgia». All’interno di questa ampia unità si collocano e si articolano i singoli momenti celebrativi: sacramenti e sacramentali.
L’anno liturgico della Chiesa ha diversi inizi e sviluppi, tutti reali, anche se non bene classificati:

 

a. Tempi

b. Temi

Avvento 1ª parte

Parusia

Avvento 2ª parte - Natale - Epifania

Incarnazione - Manifestazione

Tempo ordinario 1ª parte

Le opere

Quaresima - Pasqua

L’opera: Morte e Risurrezione

Pentecoste

Il dono dello Spirito

Tempo ordinario 2ª parte

Le Opere

XXXII-XXXIV T.O. - Cristo Re

Parusia

 

La divisione dell’anno liturgico qui proposta è quella ufficiale. Nella sua essenziale unità, l’anno liturgico offre una molteplicità di temi. Spicca anzitutto il suo orientamento cristologico?trinitario, evento centrale, essenziale ed unificante di ogni celebrazione, al punto che possiamo dire con Casel che «l’anno liturgico è il mistero di Cristo». Ogni giorno, lungo l’intero corso dell’anno liturgico, celebriamo sempre e ininterrottamente Cristo Gesù risorto nel suo mistero di salvezza:
«La santa madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria in giorni determinati nel corso dell’anno l’opera della salvezza del suo Sposo divino. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di domenica, fa la memoria della risurrezione del Signore, che ogni anno, unitamente alla sua beata passione, celebra a Pasqua, la più grande delle solennità. Nel corso dell’anno poi, distribuisce tutto il mistero di Cristo, dall’incarnazione e dalla natività fino all’ascensione, al giorno di Pentecoste e all’attesa della beata speranza e dell’avvento glorioso del Signore. Ricordando in tal modo i misteri della redenzione, essa apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, in modo tale da renderli in qualche modo presenti a tutti i tempi, perché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza» (SC 102).
Considerato nella sua struttura e nei suoi contenuti, l’anno liturgico si presenta come una magnifica «inclusione»; nel suo sviluppo, dalla domenica 1 di Avvento alla solennità di Cristo Re, celebra Cristo Gesù nella varietà dei suoi misteri, in tensione escatologica, sostenendo il cammino dei cristiani incontro al Signore che viene nello splendore della sua gloria per trasfigurarci nella sua luce di risorto.
La Chiesa vive in prospettiva escatologica, protesa verso la parusia, cioè l’avvento glorioso del Signore. Il nuovo anno liturgico, infatti, si apre come si era chiuso quello precedente, e si concluderà come si è aperto, cioè con la stessa tensione escatologica, in un continuo movimento elicoidale e ascensionale, che sollecita la comunità cristiana a invocare la manifestazione gloriosa del Signore anticipando nel tempo la venuta finale di «colui che viene» e il compimento definitivo della storia della salvezza in atto nella liturgia e nell’intera vita della Chiesa.
Il tema della parusia attraversa come costante l’intero anno liturgico: all’inizio e alla fine; dall’inizio alla fine. Ogni volta che la Chiesa celebra l’Eucaristia acclama: «celebriamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta». Il memoriale storico degli eventi salvifici di Cristo con lo Spirito è fatto di continuo «nell’attesa della sua venuta nella gloria», «nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo».
I fedeli devono essere educati, pertanto, alla preminenza e alla centralità del mistero di Cristo nella liturgia in modo che il loro animo «sia indirizzato prima di tutto verso le feste del Signore, nelle quali, durante il corso dell’anno, si celebrano i misteri della salvezza. Perciò il proprio del tempo abbia il suo giusto posto sopra le feste dei santi, in modo che sia convenientemente celebrato l’intero ciclo dei misteri della salvezza» (SC 108).

[da NUNZIO CONTE, Benedetto Dio che ci ha benedetti in Cristo. Liturgia generale e fondamentale = Manuali di Liturgia, ELLEDICI, Leumann-Torino 1999, pp. 165-167].

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IL TEMPO CHIAMATO AVVENTO 

di Gennaro Matino, Aspettando l’Avvento, EDB 1993

Avvento è parola che indica attesa di qualcuno che sta per venire.

Le notizie storiche sulla sua origine, come tempo liturgico, sono scarse e incerte. Così come lo conosciamo è noto solo in Occidente. In Oriente c’è soltanto una breve preparazione al natale. L’Avvento è andato organizzandosi intorno alle due celebrazioni del Natale e dell’Epifania e segue tali solennità nella sua costruzione liturgica. Sia il Natale che l’Epifania hanno oggi significati e ruoli ben chiari nel calendario liturgico della Chiesa; alle origini del cristianesimo non si riscontrava una loro fisionomia precisa.

Nel secolo II si ha notizia di una festa cristiana celebrata dalle scuole gnostiche il 6 gennaio per commemorare il battesimo di Gesù, ma dobbiamo aspettare la seconda metà del III secolo per avere in Oriente, con Epifanio prima e san Giovanni Crisostomo poi, un’introduzione chiara nel calendario liturgico di tale solennità. L’occasione del sorgere della festività dell’Epifania in Oriente, come momento celebrativo della manifestazione del Signore, non è molto diversa da quella per cui è sorto il Natale nell’Occidente. Prevale, in un primo momento, il significato di manifestazione o venuta gloriosa del Signore. Soltanto le controversie cristologiche successive porteranno ad una più precisa caratterizzazione dei contenuti di queste due solennità: la necessità di annunciare la piena umanità del Cristo insieme alla sua divinità, porrà l’esigenza di una professione di fede celebrata e quindi si delineerà meglio la celebrazione del Natale, mentre l’Epifania troverà posto come annuncio della salvezza a tutti i popoli della terra.

L’Avvento, nei primi tempi, preparava i credenti indistintamente al Natale e all’Epifania e la struttura che si dava a questo tempo risultava molto simile a quella quaresimale. Risaltava l’aspetto penitenziale, con un digiuno prolungato per sei settimane, iniziando come in Gallia, dall’ 11 novembre festa di San Martino.

Nel V secolo in Occidente si tenterà di ordinare tale spontanea preparazione al Natale e all’Epifania, introducendo un tempo più ampio incentrato sulla festività del natale e che vedeva l’Epifania solo come prolungamento di esso. L’Oriente, invece, ha conservato fino ad oggi, come già detto, soltanto pochi giorni di preparazione: la Chiesa Ortodossa non sa cosa sia l’Avvento come tempo liturgico, ma lo propone in termini di interiorizzazione.

Nel VI secolo Gregorio Magno mette mano al riordino della liturgia e stabilisce che il tempo di preparazione al Natale durerà quattro settimane; cosa che è rimasta inalterata fino ad oggi, ad eccezione del Rito Ambrosiano dove l’antica usanza delle sei settimane (cioè dall’11 novembre circa) è conservata intatta. Nella vita monastica, invece, nonostante la riforma gregoriana, si soleva anticipare di gran lunga il tempo dell’Avvento per essere realmente pronti a ricevere il Signore. Francesco d’Assisi consigliava ai suoi frati di digiunare dalla festa di Ognissanti fino alla natività del Signore.

Non vi sono tracce di preparazione al Natale a Roma fino al V secolo; tuttavia c’è da supporre che le accentuate controversie con gli eretici riguardo all’umanità di Cristo ponessero anche liturgicamente una viva attenzione al tempo d’attesa per la celebrazione dell’Incarnazione del Signore. Non si parla esplicitamente di Avvento, ma si può supporre che ci fosse un periodo di preparazione al Natale. Nel V secolo, infatti, troviamo le 40 orazioni del Rotolo di Ravenna, tutte improntate alla celebrazione liturgica della festa del Natale: siamo quindi già nello spirito di tale tempo. Tutti gli studiosi convengono, comunque, che a Roma si può parlare in maniera propria di Avvento solo a partire dal VI secolo.

Nel VII secolo la precisazione di questo tempo liturgico sarà chiara e teologicamente definita. Si parlerà di preparazione alla nascita del Signore e attesa della parusia, cioè della sua seconda venuta. Così, per vie diverse, l’Avvento riuscirà ad arricchirsi liturgicamente di queste due prospettive: natalizia ed escatologica. I teologi finalmente erano riusciti a trovare un campo immediato di annuncio che, da un lato facilitava la dottrina dell’Incarnazione, dall’altro l’attesa escatologica dei tempi messianici; un annuncio che partiva da un ricordo ma diventava promessa e profezia.

La riforma liturgica sancita dal Vaticano II ha voluto conservare tutti e due i caratteri, di preparazione al Natale e di attesa del regno dei cieli:

“Il tempo di Avvento ha una dupplice caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini e contemporaneamente è tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi” ( Messale Romano, Norme generali, Libreria Editrice Vaticana 1983, 39).

La novità assoluta, insieme ai valori spirituali che giustificano il tempo di attesa e di preparazione al Natale, è che questo periodo si caratterizza per la gioia: è lieta attesa. L’assenza del Gloria nelle domeniche di Avvento potrebbe forse far pensare al contrario, anche perché sono precisi i richiami della Chiesa alla penitenza in questo periodo. Tuttavia la liturgia sottolinea che l’omissione del Gloria serve solo a donare un senso di novità al suo canto nella notte di Natale.

L’attesa del Redentore può essere solo gioiosa, come soleva ripetere il cardinale Schuster:

“Un santo entusiasmo, una tenera riconoscenza e un intenso desiderio della venuta del Redentore”.

LETTURE DELLE DOMENICHE DI AVVENTO

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LE DOMENICHE DI AVVENTO 
ANNO  A
 

Le introduzioni alle Letture sono prese dal “Messalino festivo per l’assemblea” EDB. 1984 

Prima Domenica        
 
 Vigilante attesa del Signore che viene e discorso escatologico 

Isaia 2,1-5    
Una città di pace – Gerusalemme significa “città della pace”, ed è simbolo dell’umanità amata da Dio, alla continua ricerca di una pace non illusoria. Nonostatante le sue infedeltà, Dio la restaura con pazienza e bontà, anzi farà sorgere da lei la Parola che annuncerà la pace e la benevolenza di Dio verso gli uomini. Tutti gli uomini di buona volontà, che si impegnano per essere artefici della pace mondiale, sono cittadini di questa Gerusalemme.
 

Romani 13,11-14  
L’ora della vigilanza – In un mando che crede al progresso, anche la Chiesa ha il compito di avanzare. Essa va incontro al Cristo. Per il cristiano, sta proprio qui il senso della storia degli uomini e della propria storia. Gli occorre però tener aperti gli occhi, per saper leggere i segni del progresso in sé e attorno a sé. Il cristiano è un impaziente: vuole accelerare l’incontro con Cristo. Non può dormire, da quando Cristo ha vinto la morte e ha inaugurato il giorno. Il mondo non potrà ricevere la luce di Cristo se i cristiani sono uomini opachi, crepuscolari.
 

Matteo 24,37-44    
Dio ci chiama ogni giorno – Questo testo riflette l’atmosfera di febbrile attesa del ritorno di Cristo, che regnava al tempo dei primi cristiani. Mentre il mondo si lasciava andare, senza ideali e senza speranze, essi attendevano qualcosa che avrebbe dovuto essere immediato e definitivo. Sentivano quindi il bisogno di tenersi pronti. Ma Dio “viene” ogni giorno; è eterno e nello stesso tempo imprevedibile. Non si tratta però di essere tesi e inquieti come di fronte a un’improvvisa catastrofe, ma al contrario di essere attenti e concentrati; non per paura della morte, ma per non perdere l’occasione di essere sempre con Dio.
 

Orazione
O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene, perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria a possedere il regno dei cieli. Egli è Dio, e vive e regna. 

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Seconda Domenica     
 Preparazione della venuta e quindi invito alla conversione e penitenza 

Isaia 11,1-10 
La società perfetta – Isaia ci presenta l’immagine di una società perfetta: un popolo felice e santo, dove le vere esigenze di ogni individuo e quelle della collettività si realizzano concretamente e convivono in armonia. Al centro di queste esigenze sta la pace; la pace viene ottenuta e mantenuta con la giustizia, e la giustizia viene dall0 “spirito” di Dio che è l’amore. La società perfetta può sembrare un’utopia, ma Cristo l’ha sancita col proprio sangue, rifiutando di essere il Dio del tempio cioè a servizio esclusivo di una casta o di un popolo, e assumendo in pieno il dramma dell’umanità per trasformarla in “novità”, in una giustizia perfetta che gli uomini ritengono impossibile perché non sanno rinunciare al proprio “tempio” individualista e classista.
 

Romani 15,4-9
  Cristianesimo come “comunione Paolo, in questo passo, fa allusione a conflitti nella chiesa primitiva; e ripropone l’esempio e il comandamento di Cristo, d’essere uomini nuovi nell’amore. I cristiani d’ogni tempo hanno tradito la “comunione”. Eppure non c’è altro modo d’essere cristiani, se non testimoniando la benevolenza di Dio, vincendo qualsiasi barriera. Dio ha fatto comunione con gli uomini senza tradire la sua “personalità”; così per l’uomo è possibile amare tutti, pur lottando contro il male e restando fedeli alla verità.  
 

Matteo 3,1-12
  Un bagno di fuocoIl messia lungamente atteso sta per venire. Il Giordano, dove Giovanni battezza le folle, non è una piscina miracolosa. Sottomettersi al rito della purificazione senza desiderare il rinnovamento della propria vita e della propria comunità, è cosa senza senso. Né la tradizione né le opere basterebbero a giustificare il fariseo. Non vi può essere battesimo (vita nuova) senza cambiamento di mentalità. Il nostro battesimo – al quale dobbiamo continuamente sottoporci – ci deve rinnovare nello spirito di Dio e farci ardere del suo fuoco. 
 

Orazione
O Dio, grande e misericordioso, fa’ che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio, ma la sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con il Cristo, nostro Salvatore, che è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.  

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Terza Domenica     Ammonimenti e testimonianze di Giovanni Battista: preparate le vie al Signore che viene 

Isaia 35,1-6.8.10
Sento di passi avvicinarsi – E’ proprio Dio colui che deve venire? Guarda: la primavera rifiorisce, la guarigione è vicina, il coraggio sta tornando. L’uomo ritrova la sua libertà; gli esiliati tornano in patria; i fratelli che erano lontani si incontrano. Gli occhi del cieco si aprono; il sordo può sentire; il muto scioglie la sua lingua per alzare grida di gioia. Il nostro Dio ci viene incontro.
 

Giacomo 5,7-10
Un attesa piena di speranza – La terra d’inverno assume un aspetto desolato, in apparenza sterile; ma la neve nasconde il seme e lo ripara, la messe dunque è certa. Occorre la pazienza testarda del contadino che ragiona sul tempo e dà fiducia alla terra. Anche gli uomini talvolta hanno un aspetto squallido. Non fermiamoci alle apparenze. Invisibile ma attiva, la grazia del Cristo li lavora, li plasma dall’interno perché possano germogliare. Noi attendiamo il rinnovamento di tutte le cose: nostro, degli altri e del mondo. In pieno inverno, noi crediamo alla primavera.
 

Matteo 11,2-11
Un vangelo sconvolgente – Giovanni Battista è sconcertato: Gesù forse non è il messia che attendeva: non castiga ma guarisce; non condanna, anzi ridona la vita. Il precursore rischia di scandalizzarsi di fronte a tutto ciò. Gesù fa l’elogio di Giovanni, che è il culmine dell’AT; ma c’è qualcosa di più alto: il regno. Giovanni annuncia una speranza indefinita; Cristo è già “il regno di Dio in mezzo a noi”. Dio è imprevedibile: vorremmo spingerlo a difendere la nostra causa, ed egli si fa avvocato degli altri; vorremmo apparizioni strepitose, e Dio viene a noi nel silenzio.
 

Orazione
Guarda, o Padre, il tuo popolo, che attende con fede il Natale del Signore, e fa’ che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza. Per il nostro Signore. 

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Quarta Domenica   
 La fede di Maria madre del Signore, fede nell’incarnazione del Verbo di Dio 

Isaia 7,10-14
Dio tra noi – La comunità d’Israele è scoraggiata. Da molto tempo ha chiesto a Dio d’intervenire, e lui non fa niente per migliorare la situazione. Il re Acaz, che dispera dell’aiuto divino, cerca di stringere alleanze con i popoli vicini. Ma il profeta sa che Dio interverrà, e preannuncia tale intervento con un “segno” sconcertante: la debolezza di un bambino, segno di Dio fra gli uomini.
 

Romani 1,1-7
Il vangelo di Paolo – Paolo, in poche frasi che sono un capolavoro di teologia cristiana, presenta il “mistero” del Cristo in due tempi successivi. Prima l’uomo Gesù, figlio di David, povero e sprovveduto, con alle spalle degli antenati come ogni altro uomo. Poi il risorto,Figlio di Dio, la cui vita è ormai sovrumana, potenza stessa di Dio. Tutti noi (“diletti da Dio”) e ciascuno di noi (“servo di Cristo”), rientriamo in questo progetto del Padre che si chiama Gesù Cristo, per essere santi e annunciare al mondo la fede. La chiesa e ogni cristiano ripetono in sé la storia di Cristo.
 

Matteo 1,18-24
La collaborazione degli uomini – Dio chiama anche Giuseppe a collaborare, nell’incarnazione del Figlio, col compito di inserire legalmente Gesù nella famiglia di Davide, secondo la promessa di Natan (2Sam 7,12). L’incarnazione avviene con la collaborazione degli uomini. Al contrario del re Acaz, Giuseppe accetta il segno del bambino nato dalla Vergine, a dispetto di ogni paura e di ogni scrupolo. E noi, in che modo collaboreremo alla nascita di Cristo nel mondo di oggi?
 

Orazione
Infondi nel nostro spirito la tua grazia, Signore; tu, che all’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per il nostro Signore.

LA CORONA DI AVVENTO

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LA CORONA D’AVVENTO
I segni dell’Avvento
  


STORIA

La sua origine va ricercata presso i Luterani della Germania orientale.
La corona d’Avvento può essere considerata la continuazione di antichi riti pagani che si celebravano nel mese di yule (dicembre) con luci.
Nel sec. XVI divenne simbolo dell’Avvento nelle case dei cristiani. Questo uso si diffuse rapidamente presso i protestanti e i cattolici. Successivamente fu impiantato anche in America.
La corona d’Avvento è costituita da un grande anello fatto di fronde d’abete (si usa anche il tasso o il pino, oppure l’alloro). E sospesa al soffitto con quattro nastri rossi che decorano la corona stessa. Può anche essere collocata su di un tavolo. Attorno alla corona sono fissati quattro ceri, posti ad eguale distanza tra di loro. Significano le quattro settimane d’Avvento.
Alla sera la famiglia si riunisce e accende un cero, oppure due, tre, quattro, a seconda della settimana. Una tradizione suggerisce anche il nome alle quattro candele:
1. candela della Profezia; 2. di Betlemme; 3. dei Pastori; 4. degli Angeli.
L’accensione del cero è accompagnata da un canto e da invocazioni della venuta del Signore. Si conclude con un canto alla Vergine Maria.

 

 

UTILIZZAZIONE

 


Nelle celebrazioni liturgiche

La corona d’Avvento si può collocare nel luogo più adatto all’architettura della chiesa: al centro, vicino all’ambone, o anche presso l’altare. L’importante è che essa sia visibile e venga valorizzata all’interno della celebrazione.
Può divenire il segno-guida che sintetizza tutto l’itinerario di preparazione al Natale.
Le candele devono allora essere palesemente grosse. Possono venire disposte dal lato opposto dell’ambone ed essere di varia altezza. Il giorno di Natale possono fare da sfondo alla mangiatoia con il Bambino Gesù.
L’accensione del cero si può collocare all’inizio della celebrazione eucaristica, all’inizio della liturgia della parola, o in altro momento, purché si armonizzi con tutta la celebrazione. In ogni caso deve essere un momento che celebra il cammino d’attesa del Salvatore.
E’ bene accompagnare l’accensione con un canto, che può essere lo stesso per tutte le quattro domeniche.

 


In famiglia

La corona d’Avvento può essere posta sul tavolo del salotto, oppure appesa in altro luogo adatto.
Diviene il centro di preghiera settimanale o giornaliero per tutta la famiglia in tempo d’Avvento.
Suggeriamo un possibile schema della celebrazione familiare:
- Versetto biblico d’introduzione.
- Breve lettura biblica.
- Accensione del cero.
- Benedizione del papà o della mamma.
- Canto finale.

 


Nella catechesi o in un gruppo ecclesiale

Il segno può essere utilizzato anche nell’incontro di catechesi. L’importante è collocarlo nel momento in cui il «clima» di preghiera lo rende possibile.
Lo schema può ispirarsi a quello già suggerito, valorizzando brani biblici (ovviamente legati a tematiche d’Avvento) e preghiere preparate dai catechizzandi stessi.
Nell’incontro immediatamente precedente il Natale, ognuno dei presenti può accendere un proprio lumino alla corona d’Avvento: impegno per ciascuno ad essere, come Cristo, luce del mondo.

 


Nelle comunità religiose

L’accensione dei ceri può costituire un elemento di invito ad attendere con le lampade accese (cf Mt 25,7) il Signore che viene, le riscoprire la propria consacrazione religiosa.
Si può anche ipotizzare un lucernario settimanale, veglia di preghiera fatta di sera o di notte, in preparazione al Natale. Dove esso è possibile, può confluire nell’ufficio delle letture della domenica, nella veglia del sabato sera.

 

 

CELEBRAZIONE


P.: papà o mamma; F.: famiglia.

 

P. Il giorno è vicino!
F. Buttiamo via le opere delle tenebre.

 


LETTURA: Dal vangelo secondo Giovanni (1,9.14) (oppure Vangelo della domenica).

 

La luce vera, Colui che illumina ogni uomo, stava per venire nel mondo. Colui che è «la Parola» è diventato uomo e ha vissuto in mezzo a noi uomini. Noi abbiamo contemplato il suo splendore divino.

 


Silenzio.
Un figlio accende una, due, tre o quattro candele, a seconda della domenica. Il rito può essere accompagnato da un canto.

 

CANTO: S’accende una luce

 


1ª domenica
: la candela dei profeti.

S’accende una luce all’uomo quaggiù, presto verrà tra noi Gesù. Annuncia il profeta la novità: il re Messia ci salverà.
Rit. Lieti cantate: gloria al Signor! Nascerà il Redentor.

 


2ª domenica
: la candela di Betlemme.

S’accende una luce all’uomo quaggiù, presto verrà tra noi Gesù. Un’umile grotta solo offrirà Betlemme, piccola città.
Rit. Lieti cantate: gloria al Signor! Nascerà il Redentor.

 


3ª domenica
: la candela dei pastori.

S’accende una luce all’uomo quaggiù, presto verrà tra noi Gesù. Pastori, adorate con umiltà Cristo, che nasce in povertà.
Rit. Lieti cantate: gloria al Signor! Nascerà il Redentor.

 


4ª domenica
: la candela degli angeli.

S’accende una luce all’uomo quaggiù, presto verrà tra noi Gesù. Il coro celeste «Pace» dirà «a voi, di buona volontà!».
Rit. Lieti cantate: gloria al Signor! Nascerà il Redentor.

 


(Testo, musica e musicassetta in: G. VENTURI - A. FANT, I giorni della meraviglia. Novena di Natale. Testo per i fedeli. 2ª ed., ELLEDICI, Leumann-torino 1999, pag. 56).

 


PREGHIERA

P. Vieni, Luce vera,
tu che illumini ogni uomo.
Rischiara le nostre tenebre
e non avremo più paura
perché tu, Gesù,
sei luce alla nostra strada.
Donaci di portare la tua luce
ai nostri fratelli.
F. Amen.

 


BENEDIZIONE

P. La luce del Signore risplenda su di noi,
perché la nostra gioia sia piena.

Fanno un segno di croce, col pollice, sulla fronte dei presenti
.
F. Vieni. Signore Gesù!

   

LA CORONA DI AVVENTO (da Acquavivia2000.com)


La corona di Avvento fa parte della nostra antica tradizione cattolica. Tuttavia non si conoscono le sue vere origini. Sappiamo che le popolazioni germaniche pre-cristiane usavano ghirlande con candele accese durante i freddi e bui giorni di dicembre come segno di speranza nel ritorno dei giorni caldi e soleggiati della primavera. In Scandinavia, durante l’inverno, venivano poste delle candele accese intorno a una ruota e si offrivano preghiere al dio della luce per girare “la ruota della terra” verso il sole allo scopo di allungare i giorni e ristabilire il caldo.

Nel medioevo i cristiani avevano adattato questa tradizione e usavano le ghirlande di Avvento come parte della loro preparazione spirituale al Natale. Dopotutto Cristo è “la luce del mondo” che disperde le tenebre del peccato e fa rifulgere la verità e l’amore di Dio (Gv 3,19-21). Nel 1500 sia i cattolici che i protestanti avevano molti rituali riguardanti la corona di Avvento. 

Il simbolismo della corona di Avvento è molto bello. La corona è fatta di vari sempreverdi che stanno a significare la continuità della vita. Questi sempreverdi hanno un significato tradizionale che può essere adattato molto bene alla nostra fede: il lauro significa vittoria sulla persecuzione e sulla sofferenza; il pino, l’agrifoglio e il tasso rappresentano l’immortalità; il cedro forza e guarigione. L’agrifoglio ha anche uno speciale simbolismo cristiano: le foglie acuminate ci ricordano la corona di spine e una leggenda inglese racconta di come la croce fosse fatta di agrifoglio. La forma circolare della ghirlanda simbolizza l’eternità di Dio che non ha nè inizio nè fine, l’immortalità dell’anima e la vita eterna in Cristo. Anche le pigne e le noci usate per decorare la corona simbolizzano la vita e la risurrezione. 

Le 4 candele rappresentano le 4 settimane di avvento. C’è una tradizione secondo la quale ogni settimana rappresenta 1000 anni, le 4 candele significano quindi i 4000 anni che vanno da Adamo ed Eva alla nascita del nostro Salvatore. Il colore delle candele (tre viola e una rosa) riflettono i colori liturgici di questo periodo. Nella liturgia il colore viola  indica penitenza, conversione, speranza, attesa e suffragio. Si usa nei tempi d’Avvento e di Quaresima. La candela rosa viene accesa la terza domenica di Avvento detta Gaudete, quando anche il sacerdote indossa paramenti rosa; la domenica  Gaudete è la domenica della gioia perché i fedeli sono arrivati a metà dell’Avvento e Natale è vicino. La progressiva accensione delle candele simbolizza l’attesa e la speranza che circondano la prima venuta di Ns Signore nel mondo e l’anticipazione della sua seconda venuta per giudicare i vivi e i morti.

Quattro domeniche prima di Natale si accende la prima candela e si recita insieme la preghiera. Ogni domenica successiva si accenderà una candela in più. Un adattamento moderno prevede una candela bianca al centro della corona che rappresenta Cristo e che viene accesa la vigilia di Natale. Un’ altra tradizione prevede invece l’uso di 4 candele bianche al posto di quelle viola e rosa. 


Prima Domenica di Avvento

Papà: Padre, oggi inizia il tempo di preparazione alla festa per la nascita di Tuo Figlio Gesù. Ti chiediamo di benedire questa corona e di concedere grazie abbondanti a quanti la formano con la loro preghiera e i loro sacrifici. Che questo anno sia per noi una nuova opportunità per cercare la corona che ci attende in cielo. Te lo chiediamo per Cristo Nostro Signore. Amen.

Mamma: Preghiamo. Signore, risveglia in noi il desiderio di prepararci alla venuta di Cristo attraverso la pratica delle opere buone affinché, posti un giorno alla Sua destra, meritiamo di possedere il Regno dei Cieli. Per Cristo Nostro Signore. Amen


Seconda Domenica di Avvento 

Papà: Prepariamo il cammino del Signore. Signore, fa che non siamo freddi e indifferenti con i nostri fratelli e amici. Fa che sappiamo trovare il tempo per ascoltare i nostri figli. Fa che come figli, obbediamo ai nostri genitori. Rendici generosi con i poveri. Signore, donaci un cuore disponibile a servirti nei nostri fratelli.

Figli: Che il Signore ci aiuti ad accrescere il nostro amore per tutti i fratelli affinché ci ritroviamo uniti quando verrà il Nostro Salvatore Gesù Cristo.

Mamma: Preghiamo. Signore, che la nostra bontà sia testimonianza del tuo amore per tutti. Per Cristo Nostro Signore. Amen.


Terza Domenica di Avvento 

Papà: Signore, fai risplendere la speranza di un futuro di pace.

Figli: “Vi esorto dunque io, prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità nello spirito per mezzo del vincolo della pace.” (Efesini 4,1-3).

Mamma: Preghiamo. Guarda o Signore a questa famiglia che attende con fede la nascita di tuo Figlio e concedile di festeggiare il grande mistero della salvezza con un cuore nuovo e un’ immensa gioia. Per Cristo Nostro Signore. Amen.


Quarta Domenica di Avvento

Papà: Tu, Signore, parlasti al cuore di Maria e all’umile Giuseppe. Non ti rivolgesti ai grandi del  mondo. Non ci furono pagine di quotidiani a divulgare la notizia della Tua venuta nel mondo.

Figli: Signore, fa che sappiamo comprendere e ammirare il sì di Maria e che come Lei sappiamo accettare la Tua volontà. te lo chiediamo per Cristo Nostro Signore. Amen.

Mamma: Preghiamo. Effondi la Tua grazia, Signore, su di noi che abbiamo conosciuto l’incarnazione di Tuo Figlio all’annuncio dell’angelo, affinché giungiamo per la Sua passione e la Sua croce, alla gloria della Risurrezione. Per Cristo Nostro Signore. Amen.


La notte di Natale

Papà: Oggi tutto il mondo celebra con gioia la nascita di Gesù Cristo.

Bambini: Noi come famiglia, ci rallegriamo e festeggiamo questo straordinario evento (si mette Gesù bambino nel presepe).

Papà e mamma: Adoriamo Cristo che è sceso dal cielo per condividere la nostra vita.

Tutti: il Verbo si fece carne e abitò in mezzo a noi.

Papà e mamma: Gesù, Tu che fosti bambino come ognuno di noi: donaci in questa notte santa un’anima di fanciullo affinché possiamo essere sempre felici, fiduciosi, pieni di tenerezza e affetto con tutti gli uomini, nostri fratelli. te lo chiediamo per Cristo Nostro Signore. Amen.

CANTO: ROARTE COELI

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RORATE CAELI DESUPER 

R.
Roráte caeli désuper, et nubes pluant iustum.
 

Ne irascáris, Dómine, / ne ultra memíneris iniquitis:
ecce cívitas Sancti tui / facta est desérta:
Sion desérta facta est: / Ierúsalem desota est:
domus sanctificatiónis tuae et glóriae tuae, / ubi laudáverunt te patres nostri 

R.
Roráte caeli désuper, et nubes pluant iustum.
 

Peccávimus, et facti sumus
tamquam immúndus omnes nos,

et cecídimus quasi fólium univérsi
et iniquitátes nostrae quasi ventus abstúlerunt nos:
abscondísti fáciem tuam a nobis, et allilísti nos in manu iniquitátis nostrae.
 

R.
Roráte caeli désuper, et nubes pluant iustum.
 

Vide Dómine, afflictiónem
puli tui

et mitte quem misrus es:
emítte agnum dominatórem terrae, de petra desérti, ad montem liae Sion:
ut áuferat ipse jugum captivitátis nostrae
 

R.
Roráte caeli désuper, et nubes pluant iustum.
 

Consolámini, consolámini, pópulevmeus, cito véniet salus tua.
Quare mærore consúmeris, quare innovávit te dolor?
Salvábo te, noli timore;
Ego enim sum DóminusDeus tuus,
Sanctus Israël Redémptor tuus. 

R.
Roráte caeli désuper, et nubes pluant iustum.

AVVENTO TEMPO DI SPERANZA

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AVVENTO TEMPO DI SPERANZA 
Di JAN GALOT
i
n Osservatore Romano 30 novembre 1997
 

Un nuovo anno liturgico si apre con l’Avvento, invitando tutti i cristiani ad una nuova speranza. L’anno liturgico ha come scopo di farci rivivere tutto lo sviluppo dell’opera compiuta da Dio per la salvezza e la partecipazione dell’umanità alla vita divina. Commemorando gli avvenimenti del passato, ci fa sperare il meraviglioso futuro che ci è stato destinato dalla sovrana bontà del Padre. Questo futuro viene assicurato per noi dalla venuta del Figlio di Dio nel nostro mondo. L’Avvento rivolge il nostro sguardo verso il Cristo che viene, rinnovando e rafforzando la nostra speranza.

L’umanità ha bisogno di speranza. E’ spesso impegnata in situazioni disastrose, che colpiscono sia gli individui che le società. Saremmo tentati di concentrare il nostro pensiero su tutto ciò che affligge, opprime o tortura gli esseri umani nel mondo. Eppure la miseria e le sofferenze non sono tutto il destino dell’umanità: c’è qualcosa di più essenziale, la venuta di un Salvatore. L’Avvento c’invita a fissare il nostro sguardo sul Salvatore; questo Salvatore ci offre una speranza superiore a tutta la miseria dell’universo.

Quando il Figlio di Dio è venuto sulla terra, ha cambiato il volto dell’umanità. Basta ricordare come questo mutamento è apparso in modo immediato, visibile, nella guarigione delle infermità. Cristo non si è sottratto allo spettacolo della miseria umana; è andato all’incontro di questa miseria per sollevarla. Quante volte ha trasformato, per tanti ammalati, la sofferenza in gioia! Quante volte sulla sua strada si sono subito illuminati i volti che prima erano oscurati dall’infermità!

E’ la trasformazione che viene posta in evidenza da Gesù in risposta alla domanda dei discepoli di Giovanni Battista: “Sei tu colui che viene o dobbiamo attenderne un altro?” (Mt 11,3). Questa domanda è quella della speranza: la speranza deve essere collegata in Gesù o forse in un altro? E’ anche la domanda propria all’Avvento: l’Avvento significa la venuta, venuta di colui che il popolo giudaico aspettava, il Messia. Giovanni Battista aveva riconosciuto in Gesù il Messia che veniva, ma nella sua prigione si chiedeva perché questo Gesù non si disponeva ad un’azione che avrebbe ristabilito il regno d’Israele nella sua indipendenza. Con la domanda: “Sei tu colui che viene?”, voleva stimolare Gesù nel compimento di questo ruolo messianico.

La risposta di Gesù non è semplice affermazione della sua identità messianica; dimostra che egli è realmente colui che viene. “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i cechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella…” (Mt 11,4-5). Lo spettacolo della miseria umana  cambiato in manifestazione di salute e di vita. I poveri ricevono la ricchezza spirituale della buona novella.

La trasformazione visibile prodotta dalle guarigioni è segno di una trasformazione più profonda. Fa capire la liberazione dal male e dal potere del demonio. Il vero male del mondo è il peccato. Guarendo i corpi ammalati, Gesù rivela il vero scopo della sua venuta, la guarigione spirituale dell’umanità.

Cristo ha il potere di rimediare a tutti i mali della società e degli individui. Da lui possiamo aspettare il perfetto compimento della nostra speranza.


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