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	<title>Parrocchia San Giovanni Apostolo</title>
	<link>http://www.sangiovanniapostolo.it</link>
	<description>e Santuario della Beata Vergine della Consolazione - Marotta (PU)</description>
	<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 09:20:52 +0000</pubDate>
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		<title>LINEAMENTA prefazione</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 09:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sinodo sulla Parola]]></category>

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		<description><![CDATA[Prefazione
“La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell&#8217;anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4, 12).Tutta la storia della salvezza dimostra che la Parola di Dio è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: black"><font color="#ff0000">Prefazione</font><br />
</span><span style="color: black"></span></strong><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">“La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell&#8217;anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (<em>Eb</em> 4, 12).</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Tutta la storia della salvezza dimostra che la Parola di Dio è <em>viva</em>. Colui che prende l’iniziativa nel comunicarsi è Dio, sorgente della vita (cf. <em>Lc</em> 20, 38). La sua Parola è rivolta all’uomo, opera delle sue mani (cf. <em>Gb </em>10, 3), creato proprio per essere capace di risponderGli entrando in comunicazione con il suo Creatore. Pertanto la Parola di Dio accompagna l’uomo dalla creazione fino alla fine del suo pellegrinaggio sulla terra. Essa si è manifestata in varietà di modi raggiungendo il culmine nel mistero dell’Incarnazione quando, per opera dello Spirito Santo, il Verbo, Dio presso Dio, si fece carne (cf. <em>Gv</em> 1, 1. 14). Gesù Cristo, morto e risorto, è <em>“il Vivente”</em> (<em>Ap </em>1, 18), colui che ha parole di vita eterna (cf. <em>Gv</em> 6, 68).</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black">La Parola</span><span style="color: black"> di Dio è anche<em> tagliente</em>. Essa illumina la vita dell’uomo, indicandogli il cammino da seguire in particolare per mezzo del Decalogo (cf.<em> Es </em>20, 1-21), che Gesù ha sintetizzato nel comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo (cf.<em> Mt</em> 22, 37-40). Le Beatitudini (cf. <em>Lc </em>6, 20-26) poi sono l’ideale della vita cristiana vissuta nell’ascolto della Parola di Dio che scruta i sentimenti dei cuori, inclinandoli verso il bene e purificandoli da ciò che è peccaminoso. Comunicandosi all’uomo peccatore che è però chiamato alla santità, Dio lo esorta a cambiare la cattiva condotta: <em>“Convertitevi dalle vostre vie malvage e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo ogni legge, che io ho imposta ai vostri padri e che ho fatto dire a voi per mezzo dei miei servi, i profeti”</em> (2 <em>Re</em> 17, 13).<em> </em>Anche il Signore Gesù rivolge nel Vangelo l’invito <em>“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”</em> (<em>Mt </em>3, 2). Per la grazia dello Spirito Santo, la Parola di Dio tocca il cuore del peccatore pentito e lo riporta alla comunione con Dio nella sua Chiesa. La conversione di un peccatore è causa di grande gioia nel cielo (cf. <em>Lc </em>15, 7). Nel nome del Signore risorto la Chiesa continua la missione di predicare <em>“a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati” </em>(<em>Lc</em> 24, 47). Essa stessa, docile alla Parola di Dio, intraprende il cammino di umiltà e di conversione per essere sempre più fedele a Gesù Cristo, suo Sposo e Signore e per annunciare, con più forza ed autenticità, la sua Buona Notizia.</span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black">La Parola</span><span style="color: black"> di Dio è poi <em>efficace</em>. Lo dimostrano le storie personali dei patriarchi e dei profeti come pure del popolo eletto dell’Antica e della Nuova Alleanza. In modo del tutto eccezionale lo testimonia Gesù Cristo, Parola di Dio che incarnandosi<em> “venne da abitare in mezzo a noi”</em> (<em>Gv</em> 1, 14). Egli continua ad annunciare il regno di Dio ed a guarire gli infermi (cf. <em>Lc</em> 9, 2) tramite la sua Chiesa. Essa compie tale opera di salvezza per mezzo della Parola e dei Sacramenti e, in modo particolare, dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, in cui per la grazia dello Spirito Santo le parole della consacrazione diventano efficaci, trasformando il pane nel Corpo e il vino nel Sangue del Signore Gesù (cf. <em>Mt</em> 26, 26-28;<em> Mc</em> 14, 22-23;<em> Lc</em> 22, 19-20). La Parola di Dio è pertanto sorgente della comunione tra l’uomo e Dio e tra gli uomini, amati dal Signore.</span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Lo stretto nesso tra l’Eucaristia e la Parola di Dio ha pure orientato la scelta del tema della prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, rafforzando il desiderio, presente da tempo, di dedicare la riflessione sinodale alla Parola di Dio. Pertanto, dopo il Sinodo dei Vescovi su<em> L’Eucaristia sorgente e culmine della vita e della missione della Chiesa</em>, che ha avuto luogo dal 2 al 23 ottobre 2005, sembrava logico concentrare l’attenzione sulla <em>Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa</em>, approfondendo ulteriormente il significato dell’unica mensa del Pane e della Parola. Tale tema riflette il desiderio prioritario delle Chiese particolari, fatto conoscere dai Vescovi, loro Pastori. Infatti, la scelta dell’argomento della prossima assise sinodale è stata fatta in modo collegiale. Secondo la prassi collaudata, il Santo Padre Benedetto XVI aveva incaricato la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi di consultare in merito tutto l’episcopato della Chiesa Cattolica. Dalle risposte pervenute dalle Chiese Orientali Cattoliche<em> sui iuris</em>, dalle Conferenze Episcopali, dai Dicasteri della Curia Romana e dall’Unione dei Superiori Generali è apparso come tema preferito la Parola di Dio, con diversità di sottolineature e notevole varietà di aspetti. L’abbondante materiale è stato analizzato dall’XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi che, in qualche modo, rappresenta l’intera assemblea. Infatti, 12 dei suoi membri sono stati scelti dai confratelli nel corso dell’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. In conformità a quanto prevede l’<em>Ordo Synodi Episcoporum</em>, altri 3 membri del Consiglio sono stati nominati da Sua Santità Benedetto XVI. Il risultato di una feconda discussione in seno al Consiglio Ordinario è stato sintetizzato in una terna di temi che l’Ecc.mo Mons. Segretario Generale ha sottomesso alla decisione del Sommo Pontefice.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Il tema scelto dal Santo Padre, Presidente del Sinodo dei Vescovi, fu reso noto il 6 ottobre 2006. In seguito, il Consiglio Ordinario della Segreteria Generale si è messo al lavoro per preparare i <em>Lineamenta</em>, documento che ha per finalità di presentare brevemente lo stato della questione sull’importante argomento della Parola di Dio, di indicare aspetti positivi nella vita e nella missione della Chiesa, non tacendo neppure alcuni aspetti problematici o perlomeno tali da essere approfonditi per il bene della Chiesa e della sua vita nel mondo. A questo scopo, i <em>Lineamenta</em> si riferiscono abbondantemente alla Costituzione Dogmatica sulla divina rivelazione, la <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a></em>, e in particolare seguono l’approccio scelto dai padri conciliari, cioè di mettersi in attitudine di <em>religioso ascolto </em>della Parola di Dio, per poi essere in grado di <em>proclamarla con fiducia</em> (cf. <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>DV</u></span></a></em> 1). La rilettura in chiave pastorale della <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a></em> è accompagnata dai successivi pronunciamenti del Magistero della Chiesa, che ha il compito di interpretare in modo autentico il sacro deposito della fede, racchiuso nella Tradizione e nella Scrittura.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Per facilitare la riflessione e la discussione sul tema a livello di tutta la Chiesa, il Documento è accompagnato da un dettagliato <em>Questionario</em> connesso con gli argomenti trattati nei singoli capitoli. Tutti gli organismi collegiali, sopra nominati, sono pregati di fornire le risposte a tale <em>Questionario</em> <strong>entro il mese di novembre del presente anno 2007.</strong> Il Consiglio Ordinario, con l’aiuto di alcuni validi esperti, studierà tale documentazione e ne ordinerà i temi in un secondo documento, tradizionalmente denominato<em> Instrumentum Laboris</em>, che sarà adoperato come ordine del giorno della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che avrà luogo, Dio permettendo, dal 5 al 26 ottobre 2008.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Dall’inizio la Chiesa vive della Parola di Dio. In Cristo, Verbo incarnato sotto l’azione dello Spirito Santo, la Chiesa è<em> “come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”</em> (<em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html"><span style="color: #663300"><u>LG</u></span></a> </em>1). La Parola di Dio è anche il movente inesauribile della missione ecclesiale sia ai vicini sia ai lontani. Obbedendo al mandato del Signore Gesù ed affidandosi alla forza dello Spirito Santo la Chiesa è pertanto in permanente stato di missione (cf. <em>Mt</em> 28, 19).</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Seguendo l’esempio della Beata Vergine Maria, umile Serva del Signore, il Sinodo vorrebbe favorire la riscoperta piena di stupore della Parola di Dio che è viva, tagliente ed efficace, nel cuore stesso della Chiesa, nella sua liturgia e nella preghiera, nell’evangelizzazione e nella catechesi, nell’esegesi e nella teologia, nella vita personale e comunitaria, come pure nelle culture degli uomini, purificate ed arricchite dal Vangelo. Lasciandosi risvegliare dalla Parola di Dio, i cristiani saranno in grado di rispondere a chiunque domandi ragione della loro speranza (cf. 1 <em>Pt</em> 3, 15), amando il prossimo non <em>“a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” </em>(1 <em>Gv</em> 3, 18). Compiendo le buone opere, risplenderà davanti agli uomini la loro luce, riflesso della gloria di Dio, e tutti loderanno il Padre nostro che è nei cieli (cf. <em>Mt</em> 5, 16). La Parola di Dio, pertanto, si irradia su tutta la vita della Chiesa, qualificando anche la sua presenza nella società come lievito di un mondo più giusto e pacifico, privo di ogni tipo di violenza ed aperto alla costruzione di una civiltà dell’amore.</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><em><span style="color: black">“La parola del Signore rimane in eterno. E questa è la parola del vangelo che vi è stato annunziato”</span></em><span style="color: black"> (1 <em>Pt</em> 1, 25). La riflessione sul tema sinodale diventa umile preghiera affinché la riscoperta della Parola di Dio illumini sempre meglio il cammino dell’uomo nella Chiesa e nella società durante il percorso non poche volte tortuoso della storia, mentre fiduciosamente attende <em>“nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia”</em> (2 <em>Pt</em> 3, 13).<br />
</span></font></font><strong><span style="font-size: 10pt; color: black"><font face="Times New Roman"><br />
Nikola Eterovi?<br />
</font></span></strong><font face="Times New Roman"><em><span style="font-size: 10pt; color: black">Arcivescovo tit. di Sisak<br />
Segretario Generale</span></em><span style="font-size: 10pt; color: black"></span></font><em><span style="font-size: 12pt; color: black; font-family: 'Times New Roman'">Vaticano, 25 marzo 2007</span></em></p>
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		<title>lineamenta CAPITOLO 3°</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 09:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sinodo sulla Parola]]></category>

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		<description><![CDATA[Capitolo III

La Parola di Dio nella missione della Chiesa
“Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><font color="#ff3300">Capitolo III<br />
<span style="color: black"></span></font></strong><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black"><br />
<font color="#6666ff"><strong>La Parola</strong></font></span><font color="#6666ff"><span><strong> di Dio nella missione della Chiesa<br />
</strong></span></font></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">“<em>Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: ‘Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi’”</em> (<em>Lc</em> 4,16-21).</p>
<p><strong><span style="color: black">La missione della Chiesa è proclamare Cristo, la Parola di Dio fatta carne<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black"><br />
26. “Nutrirci della Parola, per essere ‘servi della Parola’ nell’impegno della evangelizzazione”: questa sicuramente una priorità per la Chiesa all’inizio del nuovo millennio”.<a name="_ftnref110" title="_ftnref110"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn110#_ftn110"><u><span><sup><span style="color: #663300">110</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> Ci richiede di andare alla scuola del Maestro, notando che la sua Parola ha al centro l’annuncio del Regno di Dio (cf. <em>Mc</em> 1,14-15) con parole e opere, con la testimonianza della vita e l’insegnamento. Il Regno di Dio, che la Parola di Dio fa germogliare, regno di verità e di giustizia, di amore e di pace offerto a tutti gli uomini. Predicando la Parola, la Chiesa partecipa alla costruzione del Regno di Dio, ne illumina la dinamica e lo propone a salvezza del mondo. Annunciare il Regno è il vangelo da predicare fino ai confini della terra (cf. <em>Mt</em> 28,19; <em>Mc</em> 16,15). Tale annuncio e l’ascolto di esso è la verifica della autenticità della fede.</span><span style="color: black">Il “<em>Guai a me se non predicassi il vangelo</em>” (<em>1Cor</em> 9,16) di Paolo risuona oggi con peculiare urgenza, diventando per tutti i cristiani non una semplice informazione, ma vocazione al servizio del Vangelo per il mondo. Infatti, come dice Gesù, “<em>la messe è molta</em>” (<em>Mt</em> 9,37) e diversificata: vi sono tanti che non hanno mai ascoltato il Vangelo, specie nei continenti di Africa e di Asia; vi sono anche diversi che il Vangelo l’hanno dimenticato, ma anche tanti che sono in attesa dell’annuncio.</span><span style="color: black">In verità non sono mancate né mancano delle <em>difficoltà</em> che ostacolano il cammino del popolo di Dio all’ascolto del suo Signore. Per motivi anche economici, in tante regioni si soffre della mancanza anche materiale del Testo biblico, della sua traduzione e diffusione. Si incontrano poi, in particolare, gli ostacoli delle sette per una corretta interpretazione. Portare la Parola è una missione forte che implica un sentire profondo e convinto “<em>cum Ecclesia</em>”. Uno dei primi requisiti è la fiducia nella potenza trasformante della Parola nel cuore di chi l’ascolta. Infatti, “<em>La parola di Dio è viva, efficace </em>(&#8230;)<em> scruta i sentimenti e pensieri del cuore</em>” (<em>Eb</em> 4,12). Un secondo requisito, oggi particolarmente avvertito e credibile, è di annunciare e testimoniare la Parola di Dio come sorgente di conversione, di giustizia, di speranza, di fraternità, di pace. Un terzo requisito è la franchezza, il coraggio, lo spirito di povertà, l’umiltà, la coerenza, la cordialità di chi serve la Parola.</span><span style="color: black">L’Esortazione Apostolica <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/apost_exhortations/documents/hf_p-vi_exh_19751208_evangelii-nuntiandi_it.html"><span style="color: #663300"><u>Evangelii Nuntiandi</u></span></a></em> di Paolo VI mantiene ancora la sua attualità per una pedagogia dell’annuncio. Mentre l’Enciclica <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est_it.html"><span style="color: #663300"><u>Deus caritas est</u></span></a></em> del Santo Padre Benedetto XVI mette bene in risalto come la carità stia strettamente collegata con l’annuncio della Parola di Dio e la celebrazione dei sacramenti.<a name="_ftnref111" title="_ftnref111"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn111#_ftn111"><u><span><sup><span style="color: #663300">111</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> Ricevendo la Parola di Dio, che è amore, ne consegue che non si può veramente annunciare la Parola senza una pratica di amore, nell’esercizio della giustizia e della carità. In questa ottica della missione evangelizzante della Parola di Dio, sono qui appena accennati in maniera sintetica alcuni obiettivi e compiti cui attendere, ritenuti di particolare rilievo.<a name="_ftnref112" title="_ftnref112"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn112#_ftn112"><u><span><sup><span style="color: #663300">112</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> <span style="color: black">Scrive Sant’Agostino: “È fondamentale comprendere che la pienezza delle Legge, come di tutte le Scritture divine, è l’amore: l’amore dell’Essere che dobbiamo godere e dell’essere che è chiamato a goderne insieme con noi. È al fine di farci conoscere questo amore e rendercelo possibile, che la divina Provvidenza ha creato, per la nostra salvezza, tutta l’economia temporale(…) . Chi dunque crede di aver compreso le Scritture, o almeno una qualsiasi parte di esse, senza impegnarsi a costruire, mediante la loro intelligenza, questo duplice amore di Dio e del prossimo, dimostra di non averle ancora comprese”.<a name="_ftnref113" title="_ftnref113"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn113#_ftn113"><u><span><sup><span style="color: #663300">113</span></sup></span><span></span></u></a></p>
<p><strong><span style="color: black">La Parola</span></strong><strong><span style="color: black"> di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black"><br />
27.. La Chiesa afferma la sua libertà di annunciare la Parola di Dio con la franchezza degli Apostoli (cf. <em>At</em> 4,13; 28,31) ed insieme ritiene “necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura”.<a name="_ftnref114" title="_ftnref114"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn114#_ftn114"><u><span><sup><span style="color: #663300">114</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> È<strong><em> </em></strong>un requisito per la<em> </em>missione ed insieme oggi un fondamentale contenuto della missione. Nonostante tante insistenze, occorre ammettere che la maggioranza di cristiani non ha contatto effettivo e personale con la Scrittura, e quelli che lo fanno vivono non piccole incertezze teologiche e metodologiche in vista della comunicazione. L’incontro con la Bibbia rischia di non essere un fatto di Chiesa, di comunione, ma esposto al soggettivismo e all’arbitrarietà, o ridotto ad oggetto di devozione privata, come diverse altre nella Chiesa. Diventa indispensabile una promozione pastorale robusta e credibile della Parola.<br />
</span><span style="color: black">Ciò determina il ricorso ad iniziative specifiche, come ad esempio, la valorizzazione piena della Bibbia nei progetti pastorali, ma insieme un progetto di pastorale biblica in ogni diocesi, sotto la guida del vescovo, bene attuando la Bibbia presente nelle grandi azioni della Chiesa e offrendo forme opportune di incontro diretto, segnatamente con percorsi di <em>lectio divina </em>per giovani e per adulti. Ciò facendo si curerà che sulla Parola di Dio si basi e si manifesti la comunione tra presbiteri e laici, e quindi tra parrocchie, comunità di vita consacrata, movimenti ecclesiali.</span><span style="font-size: 12pt; color: black; font-family: 'Times New Roman'">A questo scopo giova un <em>servizio specifico di apostolato biblico a livello diocesano, metropolitano o nazionale</em>,<em> </em>che diffonda la pratica biblica con opportuni sussidi, susciti il movimento biblico<a name="_ftnref115" title="_ftnref115"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn115#_ftn115"><u><span><sup><span style="color: #663300">115</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> tra i laici, curi la formazione degli animatori dei gruppi di ascolto o del Vangelo, con particolare attenzione ai giovani, proponendo itinerari di fede con la Parola di Dio anche agli immigrati e a quanti sono in ricerca.<br />
</span><span style="color: black">È giusto ricordare che dal 1968, esiste ed opera la Federazione Biblica Cattolica mondiale, istituita da Paolo VI a servizio degli orientamenti del Concilio Vaticano II sulla Parola di Dio. Di tale Associazione sono membri la quasi totalità delle Conferenze Episcopali, e pertanto essa conosce una ramificazione di appartenenze in tutti i continenti. L’obiettivo è di diffondere il testo della Bibbia nelle diverse lingue ed insieme introdurre il popolo semplice a conoscere e vivere i suoi insegnamenti attraverso accurate traduzioni, le quali, secondo la cura pastorale dei vescovi, siano accettabili per l’uso liturgico. Sarà anche compito della comunità diffondere la Bibbia a prezzi accessibili.<br />
</span><span style="color: black">Inoltre, va dato largo spazio, con sapiente equilibrio ai <em>metodi</em> e alle <em>nuove forme di linguaggio e comunicazione</em> nella trasmissione della Parola di Dio, come sono: radio, TV, teatro, cinema, musica e canzoni, fino ai nuovi media, come, internet, ecc. <a name="_ftnref116" title="_ftnref116"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn116#_ftn116"><u><span><sup><span style="color: #663300">116</span></sup></span><span></span></u></a><span></span></span><span style="font-size: 12pt; color: black; font-family: 'Times New Roman'">In questo cammino della Parola di Dio al popolo un ruolo specifico hanno<em> le persone di vita consacrata.</em> Esse, come sottolinea il Vaticano II, “abbiano quotidianamente tra le mani la Sacra Scrittura, affinché dalla lettura e dalla meditazione dei Libri Sacri imparino ‘la sovreminente scienza di Gesù Cristo’<em> </em>(<em>Fil</em> 3,8)”<a name="_ftnref117" title="_ftnref117"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn117#_ftn117"><u><span><sup><span style="color: #663300">117</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> e trovino rinnovato slancio nel loro compito di educazione e di evangelizzazione specie dei poveri, dei piccoli e degli ultimi. Per i Padri della Chiesa il testo biblico <span style="color: black">deve diventare oggetto di una quotidiana ‘ruminazione’. Quando l’uomo inizia a leggere le divine Scritture – riteneva sant’Ambrogio – Dio torna a passeggiare con lui nel paradiso terrestre.<a name="_ftnref118" title="_ftnref118"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn118#_ftn118"><u><span><sup><span style="color: #663300">118</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> E Giovanni Paolo II affermava: “La Parola di Dio è la prima sorgente di ogni spiritualità cristiana. Essa alimenta un rapporto personale con il Dio vivente e con la sua volontà salvifica e santificante. È per questo che la <em>lectio divina</em>, fin dalla nascita degli Istituti di vita consacrata, in particolar modo nel monachesimo, ha ricevuto la più alta considerazione. Grazie ad essa, la Parola di Dio viene trasferita nella vita, sulla quale proietta la luce della sapienza che è dono dello Spirito”.<a name="_ftnref119" title="_ftnref119"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn119#_ftn119"><u><span><sup><span style="color: #663300">119</span></sup></span><span></span></u></a></p>
<p><span></span></span><strong><span style="color: black">La Parola</span></strong><strong><span style="color: black"> di Dio, grazia di comunione tra i cristiani<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black"><br />
28. Questo aspetto va considerato come uno degli obiettivi maggiori della pastorale della Chiesa. I due aspetti essenziali che uniscono tutti i fedeli in Cristo sono, infatti, costituiti dalla Parola di Dio e dal Battesimo. È a partire da questi dati di fatto che il cammino ecumenico ha bisogno di continuare nelle sfide che gli stanno dinanzi in vista di quella unità piena, che solo in un ritorno alle sorgenti della Parola, interpretata alla luce della Tradizione ecclesiale, può garantire un incontro totale con Cristo e con i fratelli.<a name="_ftnref120" title="_ftnref120"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn120#_ftn120"><u><span><sup><span style="color: #663300">120</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> Il discorso di addio di Gesù nel cenacolo mette in forte risalto che questa unità sta nel dare una comune testimonianza alla Parola del Padre donata dal Signore (cf. <em>Gv</em> 17,8).<br />
</span></span><span style="color: black">L’ascolto della Parola di Dio, quindi, possiede una dimensione ecumenica che va sempre curata. Si nota con soddisfazione come la Bibbia sia oggi il maggior punto di incontro per la preghiera e il dialogo tra le Chiese e le comunità ecclesiali. Recependo le indicazioni del Concilio Vaticano II si collabora per la diffusione del Testo Sacro con traduzioni ecumeniche.<a name="_ftnref121" title="_ftnref121"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn121#_ftn121"><u><span><sup><span style="color: #663300">121</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> Dopo il Concilio, il Magistero della Chiesa ha dato notevoli contributi.<a name="_ftnref122" title="_ftnref122"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn122#_ftn122"><u><span><sup><span style="color: #663300">122</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> Dalla sua attenta lettura e dal confronto con le singole situazioni vi è da attendersi chiare indicazioni ed impulsi nel cammino verso l’unità. Afferma il Papa Benedetto XVI: “L’ascolto della Parola di Dio è prioritario per il nostro impegno ecumenico. Non siamo infatti noi a fare o ad organizzare l’unità della Chiesa. La Chiesa non <em>fa</em> se stessa e non vive di se stessa, ma dalla Parola creatrice che viene dalla bocca di Dio. Ascoltare insieme la Parola di Dio; praticare la <em>lectio divina </em>della Bibbia, cioè la lettura legata alla preghiera; lasciarsi sorprendere dalla novità, che mai invecchia e mai si esaurisce, della Parola di Dio; superare la nostra sordità per quelle parole che non si accordano con i nostri pregiudizi e le nostre opinioni; ascoltare e studiare nella comunione dei credenti di tutti i tempi; tutto ciò costituisce un cammino da percorrere per raggiungere l’unità della fede, come risposta all’ascolto della Parola”.<a name="_ftnref123" title="_ftnref123"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn123#_ftn123"><span><sup><span style="color: #663300"><u>123</u></span></sup></span><span></span></a></p>
<p><span></span></span><strong><span style="color: black">La Parola</span></strong><strong><span style="color: black"> di Dio luce per il dialogo interreligioso<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black"><br />
29. È tutto un campo che, pur presente nella Chiesa lungo tutta la sua storia, oggi si propone con nuove esigenze e compiti inediti. Tocca alla ricerca teologica approfondire il delicato rapporto e tirarne le conseguenze pastorali. Facendo riferimento a quanto fin qui ha espresso il Magistero della Chiesa,<a name="_ftnref124" title="_ftnref124"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn124#_ftn124"><u><span><sup><span style="color: #663300">124</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> si richiamano i punti seguenti per una riflessione e valutazione:</p>
<p></span><strong><span style="color: black">a - Con il popolo ebraico<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black">30. Una peculiare attenzione va data al popolo ebraico. Cristiani ed Ebrei sono insieme figli di Abramo, radicati nella stessa alleanza, giacché Dio, fedele alle sue promesse, non ha revocato la prima alleanza (cf. <em>Rm</em> 9-11). Conferma Giovanni Paolo II: “Questo popolo è invitato e guidato da Dio, Creatore del cielo e della terra. La sua esistenza non è dunque un puro fatto di natura o di cultura, nel senso in cui, attraverso la cultura, l’uomo utilizza le risorse della propria natura. Si tratta bensì di un fatto soprannaturale. Questo popolo persevera a dispetto di tutti perché è il popolo dell’Alleanza e perché, nonostante le infedeltà degli uomini, il Signore è fedele alla sua Alleanza”.<a name="_ftnref125" title="_ftnref125"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn125#_ftn125"><u><span><sup><span style="color: #663300">125</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> Condividono tanta parte del canone biblico, quello dai cristiani chiamato Antico Testamento. A riguardo oggi vi è un importante documento della Pontificia Commissione Biblica: <em>Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana</em><a name="_ftnref126" title="_ftnref126"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn126#_ftn126"><u><span><sup><span style="color: #663300">126</span></sup></span><span></span></u></a><span></span>, che induce a riflettere sulla stretta connessione di fede, già segnalata dalla <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a></em>.<a name="_ftnref127" title="_ftnref127"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn127#_ftn127"><u><span><sup><span style="color: #663300">127</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> Due aspetti vanno in particolare considerati, il contributo originale della comprensione ebraica della Bibbia e il superamento di ogni possibile forma di antisemitismo ed antigiudaismo.</p>
<p></span><strong><span style="color: black">b – Con altre religioni<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black">31. La Chiesa è mandata a portare il Vangelo ad ogni creatura (cf. <em>Mc</em> 16,15). Per fare questo essa incontra il grande numero di aderenti ad altre religioni, con i loro libri sacri e il loro modo di intendere la Parola di Dio, si imbatte ovunque in persone in cammino di ricerca o semplicemente in una inconsapevole attesa della ‘bella notizia’. A tutti la Chiesa si sente debitrice della Parola che salva (cf. <em>Rm</em> 1,14). </span><span style="color: black">Anzitutto è doveroso ricordare che il cristianesimo non è religione del libro, ma della Parola di Dio incarnata nel Signore Gesù. Nel confronto poi della Bibbia con i Testi sacri delle altre religioni si chiede l’attenzione di non cadere in sincretismi, accostamenti superficiali e deformazioni della verità. Ancora di più va posta attenzione alla purezza della Parola di Dio autenticamente interpretata dal Magistero di fronte alle numerose sette che si servono della Bibbia per altri scopi e con metodi estranei alla Chiesa.</span><span style="color: black">In prospettiva positiva, si porrà attenzione a conoscere le religioni non cristiane e le rispettive culture, a discernere i semi del Verbo ivi presenti. È importante richiamare che l’ascolto di Dio deve portare a superare ogni forma di violenza, perché esso diventi attivo nel cuore e nelle opere per la promozione della giustizia e della pace.<a name="_ftnref128" title="_ftnref128"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn128#_ftn128"><u><span><sup><span style="color: #663300">128</span></sup></span><span></span></u></a></p>
<p><span></span></span><strong><span style="color: black">La Parola</span></strong><strong><span style="color: black"> di Dio fermento delle moderne culture<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black"><br />
32. L’incontro della Parola di Dio avviene con le varie culture (sistemi di pensiero, ordine etico, filosofia di vita, ecc.), sovente dominate da influenze economiche e tecnologiche di ispirazione secolaristica e potenziate dal largo servizio dei mass-media, tali da essere chiamate ‘Bibbie laiche’. Il dialogo diventato pressante più di prima, magari aspro, ma anche ricco di potenzialità per l’annuncio, in quanto ricco di domande di senso, che trovano nel Signore una proposta liberatrice.</span><span style="color: black">Ciò significa che la Parola di Dio chiede di entrare come fermento in un mondo pluralista e secolarizzato, negli ‘areopaghi moderni’ (cf. <em>At</em> 17, 22) dell’arte, della scienza, della politica, della comunicazione portando<em> </em>“la forza del Vangelo nel cuore della cultura e delle culture”<a name="_ftnref129" title="_ftnref129"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn129#_ftn129"><u><span><sup><span style="color: #663300">129</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> per purificarle, elevarle e renderle strumenti del Regno di Dio<em>.</em></span><span style="color: black">Questo richiede una catechesi di Gesù Cristo, “<em>la Via</em><em>, la Verità e la Vita</em>” (<em>Gv </em>14,6), realizzata non con superficialità, ma con una adeguata preparazione al confronto con posizioni altrui, in modo che appaia la identità del mistero cristiano e la sua benefica efficacia verso ogni persona. In tale contesto va attentamente curata la ricerca della cosiddetta ‘storia degli effetti’ (<em>Wirkungsgeschichte</em>) della Bibbia nella cultura e nell’<em>ethos</em> comune, per cui giustamente è chiamata e valutata come ‘<em>grande codice</em>’, specie nell’Occidente.</p>
<p></span><strong><span style="color: black">La Parola</span></strong><strong><span style="color: black"> di Dio e la storia degli uomini<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black"><br />
33. La Chiesa, nel suo pellegrinante cammino verso il Signore, è anche consapevole che la Parola di Dio va letta negli eventi e nei segni dei tempi con i quali Dio si manifesta nella storia. Recita il Concilio Vaticano II: “È dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in un modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sul loro reciproco rapporto”.<a name="_ftnref130" title="_ftnref130"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn130#_ftn130"><u><span><sup><span style="color: #663300">130</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> Essa, immersa nelle vicende umane, deve saper “discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni (…) quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio”,<a name="_ftnref131" title="_ftnref131"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn131#_ftn131"><u><span><sup><span style="color: #663300">131</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> e così aiutare l’umanità ad incontrare il Signore della storia e della vita.</span><span style="color: black">In questo modo la Parola che Gesù ha seminato come seme del Regno, fa la sua corsa nella storia degli uomini (cf. <em>2Tess </em>3,1) e quando Gesù tornerà nella gloria risuonerà come invito a partecipare pienamente alla gioia del Regno (cf. <em>Mt</em> 25,24). A questa sicura promessa, la Chiesa risponde con un’ardente preghiera: “<em>Marana tha</em>”<em> </em>(<em>1Cor</em> 16, 22), “<em>Vieni, Signore Gesù</em>” (<em>Ap</em> 22, 20).<br />
</span><br />
<a name="Conclusione" title="Conclusione"></a><strong><span style="color: black">                                                     <font color="#ff3300">Conclusione</p>
<p></font></span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black">“<em>La Parola</em><em> di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” </em>(<em>Col </em>3, 16-17).</p>
<p></span><strong><span style="color: black">L’ascolto della Parola di Dio come vita del credente<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black"><br />
34. Elemento fondamentale per l’incontro dell’uomo con Dio è <em>l’ascolto religioso della Parola</em>. Si vive la vita secondo lo Spirito in proporzione alla capacità di fare spazio alla Parola, di far nascere il Verbo di Dio nel cuore dell’uomo. Infatti, non è l’uomo che può penetrare la Parola di Dio, ma solo questa può conquistarlo e convertirlo, facendogli scoprire le sue ricchezze e i suoi segreti e aprendogli orizzonti di senso, proposte di libertà e di piena maturazione umana. (cf. <em>Ef </em>4,13). La conoscenza della Sacra Scrittura è opera di un carisma ecclesiale, che è posto nelle mani dei credenti aperti allo Spirito.</span><span style="color: black">Recita Massimo il Confessore: “Le parole di Dio, se vengono semplicemente pronunciate, non sono ascoltate, perché non hanno quale voce la prassi di quelli che le dicono. Se invece vengono pronunciate insieme alla pratica dei comandamenti, hanno il potere con questa voce di far scomparire i demoni e di spingere gli uomini a edificare il tempio divino del cuore con il progresso nelle opere di giustizia”.<a name="_ftnref132" title="_ftnref132"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn132#_ftn132"><u><span><sup><span style="color: #663300">132</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> Si tratta di abbandonarsi alla lode silenziosa del cuore in un clima di semplicità e di preghiera adorante come Maria, la Vergine dell’ascolto, perché tutte le Parole di Dio si riassumono e vanno vissute nell’amore (cf. <em>Dt</em> 6,5; <em>Gv</em> 13,34-35). Allora, il credente, fatto “discepolo”, potrà penetrare “<em>la buona Parola di Dio</em>” (<em>Eb</em> 6, 5), vivendola nella comunità ecclesiale, ed annunciarla ai vicini e ai lontani, rendendo attuale l’invito di Gesù, Parola incarnata, “<em>il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo</em>” (<em>Mc</em> 1, 15).</span><br />
</span></span></font></font></span></p>
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		<title>LINEAMENTA CAPITOLO 2°</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 09:00:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sinodo sulla Parola]]></category>

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		<title>LINEAMENTA CAPITOLO 1°</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 08:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sinodo sulla Parola]]></category>

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		<description><![CDATA[ Capitolo I

Rivelazione, Parola di Dio, Chiesa

“Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong><strong><font color="#ff3333">Capitolo I<br />
</font><span style="color: black"></span></strong><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><br />
<strong><font color="#6699ff">Rivelazione, Parola di Dio, Chiesa</font><br />
</strong></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><em><span style="color: black"><br />
“Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo” (</span></em><span style="color: black">Eb<em> 1,1-2).<br />
</em></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
Dio ha l’iniziativa. La divina Rivelazione si manifesta come Parola di Dio<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
6. “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e manifestare il mistero della sua volontà”.</font><a name="_ftnref10" title="_ftnref10"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn10#_ftn10"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">10</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Di fronte al rischio di imprigionare il mistero di Dio in schemi soltanto umani e in un rapporto freddo ed arbitrario, il Concilio Vaticano II, nella <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_en.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a></em>, fa sintesi della fede plurisecolare della Chiesa, proponendo <em>le linee maestre di una corretta riflessione</em>. Dio si manifesta in maniera tanto gratuita, quanto diretta a stabilire un rapporto interpersonale di verità e di amore con l’uomo e il mondo che ha creati. Egli rivela se stesso nella realtà visibile del cosmo e della storia “con eventi e parole intimamente connessi”,</font><a name="_ftnref11" title="_ftnref11"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn11#_ftn11"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">11</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> mostrando così una “economia della rivelazione”, ossia un progetto che mira<em> </em>alla salvezza dell’uomo e con lui di tutta la creazione. Ci viene così rivelata insieme la verità su Dio, uno e trino, e la verità sull’uomo, che Dio ama e vuol rendere felice, verità che attinge il massimo splendore in Gesù Cristo, il quale “è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione”.</font><a name="_ftnref12" title="_ftnref12"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn12#_ftn12"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">12</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Questo rapporto di gratuita comunicazione, che suppone una profonda comunione, in analogia con la comunicazione umana, viene qualificato da Dio stesso sua Parola, ‘Parola di Dio’. Essa va perciò, sempre radicalmente compresa come un atto personale di Dio uno e trino che ama, perciò parla, e parla all’uomo perché riconosca il suo amore e gli corrisponda.</font><a name="_ftnref13" title="_ftnref13"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn13#_ftn13"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">13</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Una lettura attenta della Bibbia lo attesta dalla Genesi all’Apocalisse. Quando si legge, e soprattutto si proclama la Parola di Dio, come avviene nella Eucaristia “sacramento per eccellenza”</font><a name="_ftnref14" title="_ftnref14"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn14#_ftn14"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">14</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> e negli altri sacramenti, il Signore stesso ci invita a ‘realizzare’ un evento interpersonale, singolare e profondo, di comunione tra Lui e noi, e tra di noi. La Parola di Dio, infatti, è efficace e compie ciò che afferma (cf <em>Eb</em> 4,12).</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">La persona umana ha bisogno di Rivelazione<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman"><br />
7. <em>L’uomo</em> ha la capacità di conoscere Dio con le risorse che Egli stesso gli ha dato (cf. <em>Rm</em> 1, 20), segnatamente il mondo della creazione (<em>liber naturae</em>). Tuttavia, nelle condizioni storiche in cui si trova, a causa del peccato, tale conoscenza è diventata oscura e incerta e da non pochi negata. Ma Dio non abbandona la sua creatura, ponendo in essa un intimo, anche se non sempre riconosciuto, <em>desiderio </em>di luce, di salvezza e di pace. A tenere vivo tale anelito ha contribuito l’annuncio del Vangelo in tutto il mondo, producendo valori religiosi e culturali. Essi aiutano molti a mettersi oggi alla ricerca del Dio di Gesù Cristo. </font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Nella stessa vita del <em>popolo di Dio</em> si avverte acuta l’aspirazione - altroché il bisogno - di gustare una fede pura e bella, rimuovendo il velo della ignoranza, della confusione e della diffidenza su Dio e sull’uomo, e così discernere e rafforzare nella verità di Dio le tante conquiste del progresso. Si può perciò parlare di un bisogno profondo e diffuso che, come un’invocazione, apre esistenzialmente alla verità della Rivelazione, operata da Dio stesso a favore dell’umanità, ad ascoltare cioè la sua Parola. Interessarsene costituisce il fondamento degli obiettivi del Sinodo, per le ripercussioni in ambito pastorale, in quanto autentica e incoraggia il processo della nuova evangelizzazione, e insieme permette di cogliere preziose indicazioni per il dialogo ecumenico, interreligioso e culturale.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">La Parola</span></strong><strong><span style="color: black"> di Dio si intreccia con la storia dell’uomo e ne guida il cammino<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
8.. In alcune culture, l’uomo contemporaneo si sente artefice e quindi padrone della sua storia e trova difficoltà ad accettare che qualcuno si inserisca nel suo mondo senza dialogare con lui e senza dargli le ragioni della sua presenza. Tale attitudine può essere anche nei riguardi di Dio, in forma sovente erronea e comunque dubbiosa. Ma Dio, che non può tacere la verità della sua Parola, rassicura l’uomo che si tratta sempre di una Parola da amico, a suo favore, nel rispetto della sua libertà, ma insieme chiedendogli un ascolto leale su cui meditare. Infatti, la Parola di Dio “deve apparire ad ogni uomo come apertura ai propri problemi, come risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori ed insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni”.</font><a name="_ftnref15" title="_ftnref15"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn15#_ftn15"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">15</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Ancora alla luce della <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a></em>, veniamo a conoscere che, in quanto pronunciata da Dio, la sua Parola, se precede ogni iniziativa e parola umana, per aprire all’uomo insperati orizzonti di verità e di senso come attestano <em>Gn</em> 1; <em>Gv</em> 1,1ss; <em>Eb</em> 1,1; <em>Rm</em> 1,19-20; <em>Gal</em> 4,4; <em>Col</em> 1,15-17. Afferma Gregorio Magno: “Quando la Scrittura si abbassa ad usare le nostre povere parole, per farci salire piano piano come per gradini da quel che vediamo vicino a noi fino alla sua sublimità”.</font><a name="_ftnref16" title="_ftnref16"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn16#_ftn16"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">16</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Fin dalle origini Dio volle “aprire la via della salvezza soprannaturale”.</font><a name="_ftnref17" title="_ftnref17"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn17#_ftn17"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">17</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Alla luce della Scrittura ci è dato di apprendere come la sua Parola potente ha iniziato un dialogo vivo, talora drammatico, ma ultimamente vittorioso, con l’umanità fin dai suoi inizi e poi nella storia del suo popolo, Israele, giungendo alla rivelazione suprema nella storia di Gesù Cristo, la sua Parola eterna fatta carne (cf. <em>Gv</em> 1,14). Canta Sant’Efrem: “Contemplavo allora il Verbo Creatore e lo paragonavo alla Roccia, pellegrinante col popolo in mezzo al deserto. Senza raccogliere in sé né accumulare acque, essa versava sul popolo meravigliosi torrenti. Non c’era in essa alcuna acqua ma da essa scaturivano degli oceani; così, dal niente, il Verbo creò le sue opere. Beato chi meriterà di ereditare il tuo Paradiso! Mosè, nel suo Libro, descrive la creazione di tutta la Natura affinché al Creatore la Natura e il Libro rendano testimonianza; la Natura, mediante l’uso, il Libro, mediante la lettura. Sono questi i testimoni che dovunque arrivano. Si trovano in ogni tempo, sono presenti ad ogni ora, dimostrando all’infedele che è ingrato verso il Creatore”.</font><a name="_ftnref18" title="_ftnref18"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn18#_ftn18"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">18</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Rilevante è <em>l’incidenza pastorale</em> di questa visione della Parola di Dio. Essa intreccia la sua storia con la storia umana, si fa storia umana, per cui la nostra storia di uomini non è quindi composta esclusivamente di pensieri, parole, iniziative umane. Mostra tracce vivaci nella natura e nella cultura, illumina le scienze dell’uomo ad assumere il loro giusto valore, ma da queste è essa stessa aiutata a mettere in luce la propria identità, ed insieme irradiare l’originale umanesimo che le appartiene. In particolare, è una Parola che si è scelta un popolo per condividerne il cammino di libertà e salvezza, mostrando la serietà tenace e paziente di Dio, di essere un <em>Emmanuele</em> (<em>Is</em> 7,14), “Dio con noi” (Is 8,10; cf.<em> Rm</em> 8,31; <em>Ap</em> 21,3). Di qui si spiega come la Parola di Dio, grazie alla testimonianza della Bibbia, abbia trovato eco nei pensieri e nelle espressioni dell’uomo lungo i secoli, a volte in modo contorto e sofferto, come un grido di aiuto, nelle vicende buie della storia, producendo straordinari effetti che si manifestano in maniera affascinante nei santi. Vivendo i carismi particolari quale dono dello Spirito Santo, essi hanno mostrato le potenzialità ingenti e originali della Parola di Dio presa sul serio.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Oggi assume un particolare rilievo aiutare a comprendere la giusta relazione tra Rivelazione pubblica e costitutiva del Credo cristiano e le rivelazioni private, sceverando la pertinenza di queste alla fede genuina.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">Gesù Cristo è la Parola di Dio fatta carne, la pienezza della Rivelazione<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman"><br />
9. “<em>Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” </em>(<em>Eb </em>1,1s). I cristiani per lo più avvertono la centralità della persona di Gesù Cristo nella Rivelazione di Dio. Ma non sempre sanno cogliere le ragioni di tale importanza, né capiscono in che senso Gesù è il cuore della Parola di Dio, e quindi, anche nella lettura della Bibbia, faticano a farne una lettura cristiana.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Intanto, sempre alla luce della <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a></em>, si ricorderà che Dio ha voluto una iniziativa del tutto imprevedibile, eppure avvenuta: “Mandò suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio<em> </em>(cf. <em>Gv</em> 1,1-18).<em> </em>Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come uomo agli uomini, ‘parla le parole di Dio’<em> </em>(<em>Gv</em> 3,34) e porta a compimento l’opera di salvezza affidatagli dal Padre (cf. <em>Gv</em> 5,36; 17,4)”.</font><a name="_ftnref19" title="_ftnref19"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn19#_ftn19"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">19</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Sicché Gesù nella sua vita terrena ed ora celeste assume e realizza tutto il fine, il senso, la storia e il progetto che sta dentro la Parola di Dio perché, come recita Sant’Ireneo: “Cristo ci ha recato ogni novità portandoci se stesso”.</font><a name="_ftnref20" title="_ftnref20"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn20#_ftn20"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">20</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">È<em> pastoralmente </em>importante, alla luce di Gesù Cristo, saper cogliere, per analogia, la valenza plurima che riveste la Parola di Dio nella fede della Chiesa, secondo la testimonianza della Bibbia stessa. Si manifesta, infatti, come Parola eterna in Dio, si irradia nella creazione, assume profilo storico nei profeti, si manifesta nella persona di Gesù, risuona nella voce degli apostoli, ed oggi viene proclamata nella Chiesa. Forma un insieme, la cui chiave interpretativa, per l’ispirazione dello Spirito Santo, è Cristo-Parola. “La Parola di Dio, che era in principio presso Dio, non è, nella sua pienezza, una molteplicità di parole; essa non è molte parole, ma una sola Parola che abbraccia un gran numero di idee di cui ciascuna idea è una parte della Parola nella sua totalità (…). E se il Cristo ci rimanda alle ‘Scritture’, come quelle che gli rendono testimonianza, considera i libri della Scrittura un unico rotolo, perché tutto ciò che è stato scritto di lui è ricapitolato in un solo tutto”.</font><a name="_ftnref21" title="_ftnref21"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn21#_ftn21"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">21</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><em> </em>Si vede così una continuità nella differenza.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">A questa ricchezza della Parola, la Chiesa presta il suo essenziale annuncio. Dalla Parola di Dio la comunità cristiana si sente generata e rinnovata, se la sa comprendere in Gesù Cristo. Ma è anche vero che la Parola di Gesù (che è Gesù) deve essere compresa, come lui stesso diceva, <em>secondo le Scritture</em> (cf. <em>Lc</em> 24,44-49), ossia nella storia del popolo di Dio dell’Antico Testamento, che lo ha atteso come Messia, ed ora nella storia della comunità cristiana, che l’annuncia con la predicazione, lo medita con la Bibbia, ne sperimenta l’amicizia e la guida nella vita. San Bernardo afferma che sul piano dell’Incarnazione della Parola, Cristo è il centro di tutte le Scritture. La parola di Dio, già udibile nell’Antico Testamento, è diventata visibile in Cristo.</font><a name="_ftnref22" title="_ftnref22"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn22#_ftn22"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">22</span></sup></span><span></span></font></font></u></a></p>
<p><span></span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">La Parola</span></strong><strong><span style="color: black"> di Dio come una sinfonia<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman"><br />
10. Le indicazioni date in precedenza permettono ora di delineare il senso che alla luce della Rivelazione la Chiesa dà alla Parola di Dio. È come una sinfonia suonata da strumenti molteplici, in quanto Dio comunica la sua Parola in molte forme e in molti modi (cf. <em>Eb</em> 1,1) entro una lunga storia e con diversità di annunciatori, ma dove appare una gerarchia di significati e di funzioni. È corretto parlare di senso analogo della Parola.<br />
</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">a -</span></strong><span style="color: black"> Alla luce della Rivelazione, la Parola di Dio è il <strong><em>Verbo</em></strong><em> <strong>eterno di Dio</strong></em>, la seconda persona della Santissima Trinità, il Figlio del Padre, fondamento della comunicazione intratrinitaria e <em>ad extra</em>: “<em>In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste</em>” (<em>Gv</em> 1,1-3; cf. <em>Col</em> 1,16).<br />
</span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">b -</span></strong><span style="color: black"> Perciò il <strong><em>mondo creato</em></strong> “<em>narra la gloria di Dio</em>” (<em>Sal</em> 19,1), tutto è sua voce (cf. <em>Sir</em> 46,17; <em>Sal</em> 68,34). All’inizio del tempo, con la sua Parola Dio crea il cosmo, ponendo nella creazione il sigillo della sua sapienza, di cui è interprete naturale l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio (cf. <em>Gn</em> 1,26-27; <em>Rm</em> 1,19-20). Dalla Parola, infatti, l’uomo riceve la parola per entrare in dialogo con Dio e con la creazione. Sicché Dio ha reso l’intera creazione e l’uomo in primis, “una testimonianza perenne di Sé”.<a name="_ftnref23" title="_ftnref23"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn23#_ftn23"><u><span><sup><span style="color: #663300">23</span></sup></span><span></span></u></a><br />
<span></span></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">c -</span></strong><span style="color: black"> “<em>Il Verbo si è fatto carne</em>” (<em>Gv</em> 1,14): la Parola per eccellenza di Dio, l’ultima e definitiva Parola è <strong><em>Gesù Cristo</em></strong>, la sua persona, la sua missione, la sua storia intimamente unite, secondo il piano del Padre, che culmina nella Pasqua ed ha il suo compimento quando Gesù consegnerà il Regno al Padre (cf. <em>1Cor</em> 15,24). Egli è il Vangelo di Dio all’uomo (cf. <em>Mc</em> 1,1).<br />
</span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">d -</span></strong><span style="color: black"> In vista della Parola che è il Figlio incarnato, il Padre ha parlato nei tempi antichi ai padri per mezzo dei profeti (cf. <em>Eb</em> 1,1) e in forza dello Spirito gli Apostoli continuano l’annuncio di Gesù e del suo vangelo. Così al servizio dell’unica Parola di Dio, le parole dell’uomo sono assunte come parole di Dio, che risuonano nell’<strong><em>annuncio dei profeti e degli Apostoli</em></strong>.<br />
</span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">e -</span></strong><span style="color: black"> La Sacra Scrittura, fissando per divina ispirazione la Parola di Gesù con le parole dei profeti e degli Apostoli, attesta ciò in maniera autentica, per cui essa contiene la Parola di Dio e, in quanto ispirata è veramente Parola di Dio,<a name="_ftnref24" title="_ftnref24"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn24#_ftn24"><u><span><sup><span style="color: #663300">24</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> del tutto orientata alla Parola che è Gesù, perché “<em>le Scritture, proprio esse, mi rendono testimonianza</em>” (<em>Gv</em> 5,39). Per il carisma dell’ispirazione i <strong><em>libri della Sacra Scrittura</em></strong> hanno una forza di appello diretto e concreto che non hanno altri testi o interventi ecclesiastici.<br />
</span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">f -</span></strong><span style="color: black"> Ma la Parola di Dio, non resta bloccata nello scritto. Se, infatti, l’atto della Rivelazione si è concluso con la morte dell’ultimo apostolo,<a name="_ftnref25" title="_ftnref25"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn25#_ftn25"><u><span><sup><span style="color: #663300">25</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> la Parola rivelata continua ad essere annunciata ed ascoltata nella storia della Chiesa, che si impegna a proclamarla al mondo per rispondere alle sue attese. Così la Parola continua la sua corsa nella <strong><em>predicazione viva</em></strong> e nelle tante altre forme di servizio di evangelizzazione, per cui la predicazione è Parola di Dio, comunicata dal Dio vivo a persone vive in Gesù Cristo, tramite la Chiesa. Da questo quadro si può comprendere che quando si predica la rivelazione di Dio si compie nella Chiesa un evento che si può chiamare veramente Parola di Dio.</span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Alla Parola di Dio vanno riconosciute tutte le qualità di una vera comunicazione interpersonale, come, ad es., una funzione informativa in quanto Dio comunica la sua verità, una funzione espressiva, in quanto Dio fa trasparire il suo modo di pensare, di amare, di agire, una funzione appellante, in quanto Dio interpella e chiama all’ascolto e ad un risposta di fede.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Sarà compito dei pastori aiutare i fedeli ad avere questa visione armonica della Parola, evitando forme erronee, o riduttive o ambigue di comprensione mettendo in risalto la sua connessione intrinseca con il mistero di Dio uno e trino e la sua rivelazione, la sua manifestazione nel mondo creato e la sua presenza germinale nella vita e storia dell’uomo, la sua suprema espressione in Gesù Cristo, la sua attestazione infallibile nella Sacra Scrittura, la sua trasmissione nella Tradizione vivente. In relazione al mistero della Parola di Dio, diventata linguaggio umano, si porrà attenzione alla ricerca delle scienze sul linguaggio e la sua comunicazione.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">Alla Parola di Dio corrisponde la fede dell’uomo. La fede si manifesta nell’ascolto<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
11. “A Dio che si rivela dovuta l’obbedienza della fede”.</font><a name="_ftnref26" title="_ftnref26"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn26#_ftn26"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">26</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em> </em></strong>A Lui che parlando si dona, l’uomo ascoltando “si abbandona (…) tutto intero liberamente”.</font></font><a name="_ftnref27" title="_ftnref27"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn27#_ftn27"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">27</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Ci comporta una risposta piena ad una proposta di totale comunione con Dio e di adesione alla sua volontà, da parte della comunità e di ogni singolo credente.</font><a name="_ftnref28" title="_ftnref28"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn28#_ftn28"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">28</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Questo atteggiamento di fede comunionale si manifesterà per ogni incontro con la Parola, nella predicazione viva e nella lettura della Bibbia. Non a caso la <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a></em> propone per l’incontro con il Libro Sacro quanto afferma globalmente per la Parola di Dio: “Dio (&#8230;) parla agli uomini come ad amici (&#8230;) per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé”.</font><a name="_ftnref29" title="_ftnref29"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn29#_ftn29"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">29</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> “Nei Libri Sacri, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi”.</font><a name="_ftnref30" title="_ftnref30"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn30#_ftn30"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">30</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> Rivelazione è comunione di amore, dalla Scrittura sovente espressa con il termine di “<em>alleanza</em>” (cf. <em>Gn</em> 9,9; 15,18; <em>Es</em> 24,1-18; <em>Mc</em> 14,24). </font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Si tocca qui un aspetto di notevole <em>incidenza pastorale</em>: la fede riguarda la Parola di Dio in tutti i suoi segni e linguaggi. È una fede che, in forza dell’azione dello Spirito Santo, riceve dalla Parola una comunicazione di verità, tramite il racconto o la formula dottrinale; una fede che riconosce alla Parola di essere stimolo primario ad una conversione efficace, luce per rispondere alle tante domande della vita del credente, guida ad un retto discernimento sapienziale della realtà, sollecitazione a ‘fare’ la Parola (cf. <em>Lc</em> 8,21), e non solo a leggerla o dirla, e finalmente fonte permanente di consolazione e di speranza. Ne consegue, come solida logica della fede, il compito di riconoscere e assicurare il primato alla Parola di Dio nella propria vita di credenti, ricevendola così come la Chiesa l’annuncia, la comprende, la spiega, la vive.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">Maria modello di accoglienza della Parola per il credente<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
12. Nel cammino di penetrazione del mistero della Parola di Dio, Maria di Nazareth, a partire dall’evento dell’Annunciazione, rimane la maestra e la madre della Chiesa e il modello vivente di ogni incontro personale e comunitario con la Parola, che essa accoglie nella fede, medita, interiorizza e vive (cf. <em>Lc</em> 1,38; 2,19.51; <em>At</em> 17,11). Maria, infatti <em>ascoltava</em> e meditava le Scritture, legandole alle parole di Gesù e agli avvenimenti che veniva scoprendo nella sua storia. Recita Isacco della Stella: “Nelle Scritture divinamente ispirate quel ch’è detto in generale della vergine madre Chiesa, s’intende singolarmente della vergine madre Maria…Eredità del Signore in modo universale è la Chiesa, in modo speciale Maria, in modo particolare ogni anima fedele. Nel tabernacolo del grembo di Maria Cristo dimorò nove mesi, nel tabernacolo della fede della Chiesa sino alla fine del mondo, nella conoscenza e nell’amore dell’anima fedele per l’eternità”.</font><a name="_ftnref31" title="_ftnref31"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn31#_ftn31"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">31</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> </font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black">La Vergine Maria</span><span style="color: black"> sa guardare attorno a sé e vive le urgenze del quotidiano, consapevole che ciò che riceve come dono dal Figlio è un dono per tutti. Ella insegna a non rimanere estranei spettatori di una Parola di vita, ma a diventare partecipi, lasciandosi condurre dallo Spirito Santo che abita nel credente. Ella ‘magnifica’ il Signore scoprendo nella sua vita la misericordia di Dio, che la rende ‘beata’ perché “<em>ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore</em>” (<em>Lc</em> 1,45). Invita, inoltre, ogni credente a far proprie le parole di Gesù: “<em>Beati quelli che pur non avendo visto crederanno</em>” (<em>Gv</em> 20, 29). Maria è l’immagine del vero orante della Parola, che sa custodire con amore la Parola di Dio, facendone servizio di carità, memoria permanente per conservare accesa la lampada della fede nella quotidianità dell’esistenza. Dice Sant’Ambrogio che ogni cristiano che crede concepisce e genera il Verbo di Dio. Se c’è una sola madre di Cristo secondo la carne; secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti.<a name="_ftnref32" title="_ftnref32"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn32#_ftn32"><u><span><sup><span style="color: #663300">32</span></sup></span><span></span></u></a></p>
<p><span></span></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">La Parola</span></strong><strong><span style="color: black"> di Dio, affidata alla Chiesa, si trasmette a tutte le generazioni<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
13. “Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni”.</font><a name="_ftnref33" title="_ftnref33"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn33#_ftn33"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">33</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong> </strong>Amico e Padre degli uomini, Dio parla ancora. In certo modo la Rivelazione, che pure è conclusa, continua la sua comunicazione, per cui la Parola di Dio ci è sempre contemporanea ed attuale. Anzi essa può manifestare ancora di più il suo apporto di luce e far aumentare la nostra comprensione. Ciò avviene perché il Padre, donando lo Spirito di Gesù alla Chiesa, affida ad essa il tesoro della rivelazione,</font></font><a name="_ftnref34" title="_ftnref34"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn34#_ftn34"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">34</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> la rende destinataria prima e testimone privilegiata della Parola amorosa e salvifica di Dio.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Per questa ragione nella Chiesa la Parola non è deposito inerte, ma diventando “regola suprema della sua fede” e potenza di vita, “progredisce con l’assistenza dello Spirito Santo” e “cresce” con la “riflessione e lo studio dei credenti”, l’esperienza personale di vita spirituale e la predicazione dei Vescovi.</font><a name="_ftnref35" title="_ftnref35"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn35#_ftn35"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">35</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Lo testimoniano, in particolare, gli uomini di Dio, che hanno ‘abitato’ la Parola.</font><a name="_ftnref36" title="_ftnref36"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn36#_ftn36"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">36</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> È evidente che missione certa e primaria della Chiesa è di trasmettere la divina Parola a tutti gli uomini, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, secondo il comando di Gesù (cf. <em>Mt</em> 28,18-20). La storia attesta come ciò sia avvenuto e continui anche ora dopo tanti secoli, tra diversi ostacoli, ma anche con tanta vitalità e fecondità.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">Tradizione e Scrittura nella Chiesa: un solo sacro deposito della Parola di Dio<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black"><br />
14. A</span><span style="color: black"> questo proposito è fondamentale ricordare che la Parola di Dio divenuta in Cristo Evangelo o <em>lieta notizia</em>, e come tale, consegnata alla predicazione apostolica, continua la sua corsa tramite due punti di riferimento, riconoscibili, strettamente interconnessi: il flusso vitale della Tradizione vivente manifestata da “tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede”,<a name="_ftnref37" title="_ftnref37"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn37#_ftn37"><u><span><sup><span style="color: #663300">37</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> quindi dal culto, dalla dottrina e dalla vita della Chiesa, e la Sacra Scrittura, che di questa Tradizione vivente, per ispirazione dello Spirito Santo, conserva appunto nella immutabilità dello scritto gli elementi costitutivi e originari. “Questa Sacra Tradizione dunque e la Scrittura Sacra dell’uno e dell’altro testamento sono come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo faccia a faccia, com’Egli è<em> </em>(cf. <em>1Gv</em> 3,2)”.<a name="_ftnref38" title="_ftnref38"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn38#_ftn38"><u><span><sup><span style="color: #663300">38</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> Al Magistero della Chiesa, che non è superiore alla Parola di Dio, spetta “di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa”.<a name="_ftnref39" title="_ftnref39"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn39#_ftn39"><u><span><sup><span style="color: #663300">39</span></sup></span><span></span></u></a><span></span></span></font></font><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Il Concilio Vaticano II insiste sull’unità di origine e sulle molte connessioni tra Tradizione e Scrittura: la Chiesa le accoglie “con pari sentimento di pietà e riverenza”.</font><a name="_ftnref40" title="_ftnref40"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn40#_ftn40"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">40</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Un insostituibile compito di servizio è dato dal Magistero in quanto, garantendo con ciò una interpretazione autentica della Parola di Dio, “piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone”.</font><a name="_ftnref41" title="_ftnref41"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn41#_ftn41"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">41</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Dal punto di vista pastorale, seguendo la dottrina della Chiesa, vanno chiariti concettualmente e tradotti in esperienza di vita i rapporti tra Tradizione e Scrittura, come ad esempio, il fatto che la Tradizione preceda originariamente la Scrittura e ne sia sempre come l’<em>humus</em> vitale che “fa più profondamente comprendere e rende ininterrottamente operanti le stesse Sacre Lettere”.</font><a name="_ftnref42" title="_ftnref42"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn42#_ftn42"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">42</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Come d’altra parte “si deve riferire per eccellenza alla Sacra Scrittura ciò che è stato detto: ‘la Parola di Dio è viva, efficace’<em> </em>(<em>Eb</em> 4,12), ‘ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati’ (<em>At</em> 20,32; cf. <em>1Ts</em> 2,13)”.</font><a name="_ftnref43" title="_ftnref43"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn43#_ftn43"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">43</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> Entrambi sono canali che comunicano la Parola di Dio, la quale quindi ha la sua completezza di senso e di grazia nell’esperienza di entrambi, ‘uno dentro l’altro’, per cui in questa ottica si possono chiamare e sono Parola di Dio. </font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Diverse sono le conseguenze di rilevante incidenza nel piano pastorale. Non può esistere una ‘<em>sola Scriptura</em>’ a se stante: la Scrittura è legata alla Chiesa, cioè al soggetto che accoglie e comprende sia la Tradizione sia la Scrittura. La Scrittura svolge un ruolo essenziale per accedere alla Parola nella sua genuinità fontale, diventando così criterio per la retta comprensione della Tradizione.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Va poi considerata nei suoi effetti pratici, la distinzione tra Tradizione apostolica costitutiva, tradizione posteriore che interpreta ed attualizza e le altre tradizioni ecclesiastiche; come pure va valutata la portata decisiva del riconoscimento canonico che la Chiesa ha operato a proposito delle Scritture garantendone l’autenticità (73 libri: 46 dell’Antico Testamento, 27 del Nuovo Testamento)</font><a name="_ftnref44" title="_ftnref44"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn44#_ftn44"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">44</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> di fronte alla proliferazione di libri inautentici o apocrifi, di ieri, di oggi, e di sempre.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Rimane, infine, sempre sullo sfondo, il confronto e il dialogo delicato, necessario e appassionato tra Scrittura e Tradizione, con i segni della Parola di Dio nel mondo creato, specialmente con l’uomo e la sua storia.</font><a name="_ftnref45" title="_ftnref45"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn45#_ftn45"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">45</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> Nel solco della Tradizione vivente, e dunque come servizio genuino alla Parola di Dio, va anche considerata la <em>forma del Catechismo</em>, dal primo Simbolo della fede, nucleo di ogni Catechismo, alle diverse esposizioni lungo i secoli, di cui attestazione più recente sono, nella Chiesa universale, il <em><a href="http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_INDEX.HTM"><span style="color: #663300"><u>Catechismo della Chiesa Cattolica</u></span></a></em> e, nelle Chiese locali, i rispettivi Catechismi.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">La Sacra Scrittura</span></strong><strong><span style="color: black">, Parola di Dio ispirata<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
15.. “La Sacra Scrittura Parola di Dio in quanto scritta per ispirazione dello Spirito di Dio”.</font><a name="_ftnref46" title="_ftnref46"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn46#_ftn46"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">46</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> Essa qualificata con due nomi in particolare: Scrittura (sacra) e Bibbia, titoli che sono significativi, gi di per sé, come il Testo e il Libro per eccellenza, con una diffusione che va oltre i confini della Chiesa.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">In linea di principio, per la loro incidenza operativa nella lettura della Bibbia, vanno considerati i punti seguenti: nel quadro teologico di riferimento sopra accennato, la Scrittura e la Tradizione comunicano immutabilmente la Parola di Dio e fanno risuonare “<em>la voce dello Spirito Santo</em>”;</font><a name="_ftnref47" title="_ftnref47"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn47#_ftn47"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">47</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> il significato del carisma dell’ispirazione con cui lo Spirito Santo costituisce i libri biblici come Parola di Dio e li affida alla Chiesa, da accogliere quindi nella obbedienza della fede; l’unità del Canone come criterio di interpretazione della Sacra Scrittura; la verità della Bibbia va capita, anzitutto, come “la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere”;</font><a name="_ftnref48" title="_ftnref48"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn48#_ftn48"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">48</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> il senso e la portata della identità della Bibbia come Parola di Dio in linguaggio umano, per cui l’interpretazione della Bibbia avviene unitariamente, sotto la guida della fede, con criteri filosofici e teologici, alla luce in particolare della Nota della Pontificia Commissione Biblica, <em>L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa</em>.</font><a name="_ftnref49" title="_ftnref49"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn49#_ftn49"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">49</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Oggi nel popolo di Dio si avverte sempre più, come già notava Amos, fame e sete della Parola di Dio (cf. Am 8,11-12). È un bisogno vitale da non trascurare, perché è il Signore stesso che lo va provocando. E d’altra parte si nota con tristezza che non dovunque tale bisogno è sentito, perché la Parola di Dio corre poco e non è ancora adeguatamente favorito l’incontro con il Libro Sacro. Aiutare i fedeli a capire cosa è la Bibbia, perché c’è, cosa dona alla fede, come si usa, è esigenza importante cui la Chiesa ha sempre risposto, ed oggi, in particolare, in ben quattro capitoli della <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a></em>.</font><a name="_ftnref50" title="_ftnref50"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn50#_ftn50"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">50</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> Conoscerli adeguatamente, avvalendosi di altri apporti del Magistero e della ricerca competente, diventa un compito necessario nelle nostre comunità.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">Un compito necessario e delicato: interpretare la Parola di Dio nella Chiesa<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
16. La visione di tanti cristiani che, in comunità o singolarmente, scrutano cos intensamente la Parola di Dio nel Libro Sacro, per la Chiesa una preziosa possibilità per abilitare i fedeli ad una sua corretta comprensione e attualizzazione. Ci oggi vale in certo modo ancora di pi , perché si apre un confronto nuovo tra la Parola di Dio e le scienze dell’uomo, in particolare nell’ambito della ricerca filosofica, scientifica e storica. Si riconosce la ricchezza di verità e valori su Dio, sull’uomo, sulle cose, che proviene da questo contatto tra Parola e cultura, come pure si propone un continuo confronto su problemi inediti. La ragione pertanto interpella la fede e da questa viene coinvolta a collaborare per una verità e vita consone alla rivelazione di Dio e alle attese dell’umanità.</font><a name="_ftnref51" title="_ftnref51"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn51#_ftn51"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">51</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Ma non mancano anche <em>i rischi</em> dell’interpretazione arbitraria e riduttiva, come è il fondamentalismo: da una parte può manifestare il desiderio di rimanere fedeli al testo, dall’altra misconosce la natura stessa dei testi, incorrendo in gravi errori e generando anche inutili conflitti.</font><a name="_ftnref52" title="_ftnref52"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn52#_ftn52"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">52</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> Altri rischi sono dati dalle letture “ideologiche” o semplicemente umane, senza il supporto della fede (cf. <em>2Pt</em> 1,19-20; 3,16), fino a forme di contrapposizione e di separazione tra la forma scritta, attestata anzitutto nella Bibbia, la forma viva dell’annuncio e l’esperienza di vita dei credenti. Così pure si fa fatica a riconoscere il compito che spetta al Magistero nel servizio della Parola di Dio, sia quanto alla Bibbia che alla Tradizione. In generale, si nota una scarsa o imprecisa conoscenza delle regole ermeneutiche, corrispondenti alla identità della Parola, composte di criteri umani e rivelati, nel contesto della Tradizione ecclesiale e in ascolto del Magistero.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Alla luce del Vaticano II e del Magistero successivo,</font><a name="_ftnref53" title="_ftnref53"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn53#_ftn53"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">53</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> alcuni aspetti sembrano oggi bisognosi di una attenzione e riflessione specifica, in vista di una adeguata comunicazione pastorale, cioè che la Bibbia, libro di Dio e dell’uomo, va letta unificando correttamente il senso storico-letterale e il senso teologico-spirituale.</font><a name="_ftnref54" title="_ftnref54"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn54#_ftn54"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">54</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Questo significa che il metodo storico-critico è necessario per una corretta esegesi, convenientemente arricchito con altre forme di approccio.</font><a name="_ftnref55" title="_ftnref55"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn55#_ftn55"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">55</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Va affrontato il problema interpretativo della Scrittura, ma per giungere al suo senso totale, è necessario avvalersi dei criteri teologici, riproposti dalla <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a></em>: “contenuto e unità di tutta la Sacra Scrittura, (&#8230;) viva Tradizione di tutta la Chiesa, (&#8230;) analogia della fede”.</font><a name="_ftnref56" title="_ftnref56"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn56#_ftn56"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">56</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> Oggi si avverte la necessità di una approfondita riflessione teologica e pastorale per formare le comunità ad una intelligenza retta e fruttuosa della Sacra Scrittura come Parola di Dio, compresa nel mistero della croce e risurrezione di Gesù Cristo, vivente nella Chiesa.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">“Con altre parole<em>, </em>- afferma il papa Benedetto XVI<em> – </em>mi sta molto a cuore che i teologi imparino a leggere e ad amare la Scrittura così come, secondo la <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a></em>, il Concilio lo ha voluto: che vedano l’unità interiore della Scrittura – una cosa aiutata oggi dall’‘esegesi canonica’ (che senz’altro si trova ancora in un timido stadio iniziale) – e che poi di essa facciano una lettura spirituale, che non è una cosa esterna di carattere edificante, ma invece un immergersi interiormente nella presenza della Parola. Mi sembra un compito molto importante fare qualcosa in questo senso, contribuire affinché accanto, con e nell’esegesi storico-critica sia data veramente un’introduzione alla Scrittura viva come attuale Parola di Dio”.</font><a name="_ftnref57" title="_ftnref57"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn57#_ftn57"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">57</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">In tale prospettiva vanno considerati con cura il contributo del <em><a href="http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_INDEX.HTM"><span style="color: #663300"><u>Catechismo della Chiesa Cattolica</u></span></a></em>, le diverse risonanze e tradizioni che la Bibbia suscita nella vita del popolo di Dio e l’apporto delle scienze teologiche ed umane.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Accanto a tutto questo impegno non va dimenticata quella interpretazione della Parola di Dio, che si compie ogni volta che la Chiesa si riunisce per celebrare i divini misteri. Al riguardo la <em>Introduzione</em><em> al Lezionario</em>, che viene proclamato nell’Eucaristia, ricorda: “Poiché per volontà di Cristo stesso il nuovo popolo di Dio è distinto nella mirabile varietà delle sue membra, così anche diversi sono i compiti e gli uffici che spettano a ciascuno riguardo alla Parola di Dio: ai fedeli spetta l’ascoltarla e il meditarla; l’esporla invece spetta soltanto a coloro che in forza della sacra ordinazione hanno il compito magisteriale, o a coloro ai quali viene affidato l’esercizio di questo ministero. Così nella dottrina, nella vita e nel culto la Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è e tutto ciò che crede, così da tendere incessantemente, nel volgere dei secoli, alla pienezza della verità divina, finché si compia in essa la parola di Dio”.</font><a name="_ftnref58" title="_ftnref58"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn58#_ftn58"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">58</span></sup></span><span></span></font></font></u></a></p>
<p><span></span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">Antico e Nuovo Testamento, una sola economia della salvezza<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
17. Non si può essere del tutto soddisfatti della conoscenza e della pratica che tanti hanno delle Scritture. A motivo anche di difficoltà non risolte, si assiste talvolta ad una certa resistenza di fronte a pagine dell’Antico Testamento che appaiono difficili, esposte<em> </em>all’emarginazione, alla selezione arbitraria, al rifiuto. Secondo la fede della Chiesa, l’Antico Testamento va considerato come parte dell’unica Bibbia dei cristiani, riconoscendone i valori permanenti, il rapporto che collega i due Testamenti.</font><a name="_ftnref59" title="_ftnref59"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn59#_ftn59"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">59</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> Da tutto ci deriva il bisogno di un’urgente formazione alla <em>lettura cristiana dell’Antico Testamento. </em>In questo ci viene in aiuto la prassi liturgica, che sempre proclama l’Antico Testamento come pagina essenziale per una comprensione piena del Nuovo Testamento, come attesta Gesù stesso nell’episodio di Emmaus, in cui il Maestro “<em>cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ci che si riferiva a lui</em>” (<em>Lc</em> 24,27). Le letture liturgiche dell’Antico Testamento offrono poi un prezioso itinerario all’incontro organico e articolato con il Testo Sacro. Esso consiste sia nell’uso del salmo responsoriale che invita a pregare e meditare quanto annunciato, sia nell’accostamento tematico tra prima lettura e vangelo nella prospettiva di sintesi del mistero del Cristo. Infatti recita l’antico detto, il Nuovo Testamento nascosto nell’Antico, e l’Antico svelato nel Nuovo Testamento: <em>Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet</em>.</font><a name="_ftnref60" title="_ftnref60"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn60#_ftn60"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">60</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Afferma Gregorio Magno: “Ciò che l’Antico Testamento ha promesso, il Nuovo Testamento l’ha fatto vedere; ciò che quello annunzia in maniera occulta, questo proclama apertamente come presente. Perciò l’Antico Testamento è profezia del Nuovo Testamento; e il miglior commento dell’Antico Testamento è il Nuovo Testamento”.</font><a name="_ftnref61" title="_ftnref61"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn61#_ftn61"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">61</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Quanto al Nuovo Testamento, oggi certamente più familiare nella pratica biblica, grazie anche alla ricchezza dei Lezionari e della Liturgia delle Ore, va ricordato il valore centrale dei Vangeli, per questo proclamati in modo completo nei tre anni del ciclo liturgico festivo e ogni anno nei giorni feriali, senza dimenticare però il grande insegnamento di Paolo e degli altri Apostoli.</font><a name="_ftnref62" title="_ftnref62"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn62#_ftn62"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">62</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"></p>
<p><a name="_ftn10" title="_ftn10"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref10#_ftnref10"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">10</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman"> Conc. Œcum. Vat. II, Const. dogmatica de Divina Revelatione <em>Dei Verbum</em>, 2.</font></font></span><a name="_ftn11" title="_ftn11"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref11#_ftnref11"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">11</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman"> <em>Ibidem</em>.</font></font></span><a name="_ftn12" title="_ftn12"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref12#_ftnref12"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">12</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman"> <em>Ibidem</em>.</font></font></span><a name="_ftn13" title="_ftn13"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref13#_ftnref13"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">13</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman"> Cf. <em>ibidem</em>.</font></font></span><a name="_ftn14" title="_ftn14"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref14#_ftnref14"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">14</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman"> Missale Romanum<em>, </em>Editio typica tertia, Typis Vaticanis, Città del Vaticano</font></font></span></span></p>
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		<title>LA DIVINA RIVELAZIONE NEL CATECHISMO E COMPENDIO</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 08:58:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sinodo sulla Parola]]></category>

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		<description><![CDATA[DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

CAPITOLO SECONDO:  

DIO VIENE INCONTRO ALL&#8217;UOMO
50 Per mezzo della ragione naturale, l&#8217;uomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui l&#8217;uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze, quello della Rivelazione divina [Cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3015]. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 16pt; color: black"><font face="Times New Roman"><strong>DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA<br />
</strong></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><br />
<strong>CAPITOLO SECONDO: </strong><span> <br />
</span><strong><br />
DIO VIENE INCONTRO ALL&#8217;UOMO<br />
</strong></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">50 Per mezzo della ragione naturale, l&#8217;uomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui l&#8217;uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze, quello della Rivelazione divina [Cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3015]. Per una decisione del tutto libera, Dio si rivela e si dona all&#8217;uomo svelando il suo Mistero, il suo disegno di benevolenza prestabilito da tutta l&#8217;eternità in Cristo a favore di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto, nostro Signore Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.</p>
<p><strong><span style="color: black">Articolo 1</p>
<p></span></strong><span style="color: black"></span><strong><span style="color: black">LA RIVELAZIONE DI</span></strong><strong><span style="color: black"> DIO</p>
<p></span></strong><span style="color: black"></span><strong><span style="color: black"><span>I.<span style="font: 7pt 'Times New Roman'">  </span></span></span></strong><strong><span style="color: black">Dio rivela il suo “disegno di benevolenza”<br />
</span></strong><span style="color: black">51 “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono così resi partecipi della divina natura” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2].<br />
</span><span style="color: black">52 Dio che “abita una luce inaccessibile” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZ4.HTM#1TM.6.16"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Tm 6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamente creati, per farne figli adottivi nel suo unico Figlio [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PYD.HTM#EF.1.4"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Ef 1,4-5 ]. Rivelando se stesso, Dio vuole rendere gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi.<br />
</span><span style="color: black">53 Il disegno divino della Rivelazione si realizza ad un tempo “con eventi e parole” che sono “intimamente connessi tra loro” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2] e si chiariscono a vicenda. Esso comporta una “pedagogia divina” particolare: Dio si comunica gradualmente all&#8217;uomo, lo prepara per tappe a ricevere la Rivelazione soprannaturale che egli fa di se stesso e che culmina nella persona e nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo.</span><span style="color: black">Sant&#8217;Ireneo di Lione parla a più riprese di questa pedagogia divina sotto l&#8217;immagine della reciproca familiarità tra Dio e l&#8217;uomo: “Il Verbo di Dio pose la sua abitazione tra gli uomini e si è fatto Figlio dell&#8217;uomo, per abituare l&#8217;uomo a comprendere Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nell&#8217;uomo secondo la volontà del Padre” [Sant&#8217;Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 20, 2; cf p. esempio 3, 17, 1; 4, 12, 4; 4, 21, 3].<br />
</span><strong><span style="color: black"><br />
II. Le tappe della Rivelazione</p>
<p></span></strong><span style="color: black"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 12pt; text-align: justify" class="MsoNormal">Fin dal principio, Dio si fa conoscere</p>
<p><span style="color: black">54 “Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé. Inoltre, volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3]. Li ha invitati ad una intima comunione con sé rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia.<br />
</span><span style="color: black">55 Questa Rivelazione non è stata interrotta dal peccato dei nostri progenitori. Dio, in realtà, “dopo la loro caduta, con la promessa della Redenzione, li risollevò nella speranza della salvezza ed ebbe costante cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3].</span><span style="color: black">“Quando, per la sua disobbedienza, l&#8217;uomo perse la tua amicizia, tu non l&#8217;hai abbandonato in potere della morte&#8230; Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza” [Messale Romano, Preghiera eucaristica IV].</p>
<p><em><u>L&#8217;Alleanza con Noè<br />
</u></em><span style="color: black">56 Dopo che l&#8217;unità del genere umano è stata spezzata dal peccato, Dio cerca prima di tutto di salvare l&#8217;umanità passando attraverso ciascuna delle sue parti. L&#8217;Alleanza con Noè dopo il diluvio [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_P9.HTM#GN.9.9"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gen 9,9 ] esprime il principio dell&#8217;Economia divina verso le “nazioni”, ossia gli uomini riuniti in gruppi, “ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni” (Gen 10,5) [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PA.HTM#GN.10.20"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gen 10,20-31 ].<br />
</span><span style="color: black"><strong>57 </strong>Quest&#8217;ordine, ad un tempo cosmico, sociale e religioso della pluralità delle nazioni, [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PWM.HTM#AT.17.26"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> At 17,26-27 ] ha lo scopo di limitare l&#8217;orgoglio di una umanità decaduta, la quale, concorde nella malvagità, [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PKU.HTM#SAP.10.5"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Sap 10,5 ] vorrebbe fare da se stessa la propria unità alla maniera di Babele [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PB.HTM#GN.11.4"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gen 11,4-6 ]. Ma, a causa del peccato, [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PWY.HTM#RM.1.18"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Rm 1,18-25 ] sia il politeismo sia l&#8217;idolatria della nazione e del suo capo, costituiscono una continua minaccia di perversione pagana per questa Economia provvisoria.<br />
</span><span style="color: black">58 L</span><span style="color: black">&#8216;Alleanza con Noè resta in vigore per tutto il tempo delle nazioni, [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PVH.HTM#LC.21.24"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Lc 21,24 ] fino alla proclamazione universale del Vangelo. La Bibbia venera alcune grandi figure delle “nazioni”, come “Abele il giusto”, il re-sacerdote Melchisedech, [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_P1.HTM#GN"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gen 14,18 ] figura di Cristo, [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZJ.HTM#EB.7.3"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Eb 7,3 ] i giusti “Noè, Daniele e Giobbe” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PQH.HTM#EZ.14.14"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Ez 14,14). La Scrittura mostra così a quale altezza di santità possano giungere coloro che vivono secondo l&#8217;Alleanza di Noè nell&#8217;attesa che Cristo riunisca “insieme tutti i figli di Dio che erano dispersi” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PVV.HTM#GV.11.52"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gv 11,52).<br />
</span><em><u><span style="color: black"><br />
Dio elegge Abramo<br />
</span></u></em><span style="color: black">59 Per riunire tutta l&#8217;umanità dispersa, Dio sceglie Abraham chiamandolo fuori dal suo paese, dalla sua parentela, dalla casa di suo padre, [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_P1.HTM#GN"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gen 12,1 ] per fare di lui Abraham, vale a dire “il padre di una moltitudine di popoli” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PH.HTM#GN.17.5"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gen 17,5): “In te saranno benedette tutte le nazioni della terra” (Gn 12,3 LXX) [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PY9.HTM#GAL.3.8"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gal 3,8 ].<br />
</span><span style="color: black">60 Il popolo discendente da Abramo sarà il depositario della promessa fatta ai patriarchi, il popolo della elezione, [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PX8.HTM#RM.11.28"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Rm 11,28 ] chiamato a preparare la ricomposizione, un giorno, nell&#8217;unità della Chiesa, di tutti i figli di Dio; [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PVV.HTM#GV.11.52"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gv 11,52; 60 <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PVU.HTM#GV.10.16"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gv 10,16 ] questo popolo sarà la radice su cui verranno innestati i pagani diventati credenti [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PX8.HTM#RM.11.17"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Rm 11,17-18; 60 <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PX8.HTM#RM.11.24"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Rm 11,24 ].<br />
</span><span style="color: black">61 I patriarchi e i profeti ed altre figure dell&#8217;Antico Testamento sono stati e saranno sempre venerati come santi in tutte le tradizioni liturgiche della Chiesa.</span><span style="color: black"> <br />
<em><u><br />
Dio forma Israele come suo popolo<br />
</u></em></span><span style="color: black">62 Dopo i patriarchi, Dio forma Israele quale suo popolo salvandolo dalla schiavitù dell&#8217;Egitto. Conclude con lui l&#8217;Alleanza del Sinai e gli dà, per mezzo di Mosè, la sua legge, perché lo riconosca e lo serva come l&#8217;unico Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stia in attesa del Salvatore promesso [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3].<br />
</span><span style="color: black"><strong>63</strong> Israele è il Popolo sacerdotale di Dio, [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_P1X.HTM#ES.19.6"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Es 19,6 ] colui che “porta il Nome del Signore” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_P51.HTM#DT.28.10"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Dt 28,10). È il Popolo di coloro “a cui Dio ha parlato quale primogenito”, [Messale Romano, Venerdì Santo: Preghiera universale VI] il Popolo dei “fratelli maggiori” nella fede di Abramo.<br />
</span><span style="color: black">64 Attraverso i profeti, Dio forma il suo Popolo nella speranza della salvezza, nell&#8217;attesa di una Alleanza nuova ed eterna destinata a tutti gli uomini [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PMK.HTM#IS.2.2"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Is 2,2-4 ] e che sarà inscritta nei cuori [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PP7.HTM#GER.31.31"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Ger 31,31-34; <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZM.HTM#EB.10.16"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Eb 10,16 ]. I profeti annunziano una radicale redenzione del Popolo di Dio, la purificazione da tutte le sue infedeltà, [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PR3.HTM#EZ.36"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Ez 36 ] una salvezza che includerà tutte le nazioni [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PNV.HTM#IS.49.5"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Is 49,5-6; <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PNZ.HTM#IS.53.11"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Is 53,11 ]. Saranno soprattutto i poveri e gli umili del Signore [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PT4.HTM#SOF.2.3"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Sof 2,3 ] che porteranno questa speranza. Le donne sante come Sara, Rebecca, Rachele, Miryam, Debora, Anna, Giuditta ed Ester hanno hanno conservato viva la speranza della salvezza d&#8217;Israele. Maria ne è l&#8217;immagine più luminosa [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PUX.HTM#LC.1.38"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Lc 1,38 ].</p>
<p><strong><span style="color: black">III. Cristo Gesù - “Mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione”</span></strong><strong><span style="color: black">[Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2<span>]<br />
</span></span></strong><em><u><span style="color: black"><br />
Dio ha detto tutto nel suo Verbo<br />
</span></u></em><span style="color: black">65 “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZD.HTM#EB.1.1"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Eb 1,1-2). Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella. San Giovanni della Croce, sulle orme di tanti altri, esprime ciò in maniera luminosa, commentando <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZD.HTM#EB.1.1"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Eb 1,1-2 :</span><span style="color: black">Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola e non ha più nulla da dire. . . Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti, l&#8217;ha detto tutto nel suo Figlio, donandoci questo tutto che è il suo Figlio. Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse e novità [San Giovanni della Croce, Salita al monte Carmelo, 2, 22, cf Liturgia delle Ore, I, Ufficio delle letture del lunedì della seconda settimana di Avvento].<br />
</span><em><u><span style="color: black"><br />
Non ci sarà altra Rivelazione<br />
</span></u></em><span style="color: black">66 “L&#8217;Economia cristiana, in quanto è Alleanza Nuova e definitiva, non passerà mai e non è da aspettarsi alcuna nuova Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 4]. Tuttavia, anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli.<br />
</span><span style="color: black">67 Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate “private”, alcune delle quali sono state riconosciute dall&#8217;autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di “migliorare” o di “completare” la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa.</span><span style="color: black">La fede cristiana non può accettare “rivelazioni” che pretendono di superare o correggere la Rivelazione di cui Cristo è il compimento. È il caso di alcune Religioni non cristiane ed anche di alcune recenti sette che si fondano su tali “rivelazioni”.</span></p>
<p><strong><span style="color: black">Articolo 2<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><strong><span style="color: black"><br />
LA</span></strong><span style="color: black"> <strong>TRASMISSIONE DELLA</strong></span><strong><span style="color: black"> RIVELAZIONE DIVINA<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black">74 Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZ0.HTM#1TM.2.4"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Tm 2,4), cioè di Gesù Cristo [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PVY.HTM#GV.14.6"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gv 14,6 ]. È necessario perciò che il Cristo sia annunciato a tutti i popoli e a tutti gli uomini e che in tal modo la Rivelazione arrivi fino ai confini del mondo:</span><span style="color: black">Dio, con la stessa somma benignità, dispose che quanto Egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].<br />
</span><strong><span style="color: black">I. La Tradizione apostolica<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black">75 “Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la Rivelazione del sommo Dio, ordinò agli Apostoli di predicare a tutti, comunicando loro i doni divini, come la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale, il Vangelo che, prima promesso per mezzo dei profeti, Egli ha adempiuto e promulgato di sua bocca” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]<br />
.</span><em><u><span style="color: black">La predicazione apostolica&#8230;<br />
</span></u></em><span style="color: black">76 La trasmissione del Vangelo, secondo il comando del Signore, è stata fatta in due modi:</span><span style="color: black">- oralmente, “dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalla bocca, dal vivere insieme e dalle opere di Cristo, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo”;</span><span style="color: black">- per iscritto, “da quegli Apostoli e uomini della loro cerchia, i quali, sotto l&#8217;ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l&#8217;annunzio della della salvezza” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]<br />
.</span><em><u><span style="color: black">&#8230;continuata attraverso la successione apostolica<br />
</span></u></em><span style="color: black">77 “Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i vescovi, ad essi affidando il loro proprio compito di magistero” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. Infatti, “la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine dei tempi” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].<br />
</span><span style="color: black">78 Questa trasmissione viva, compiuta nello Spirito Santo, è chiamata Tradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene ad essa strettamente legata. Per suo tramite “la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. “Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].<br />
</span><span style="color: black">79 In</span><span style="color: black"> tal modo la comunicazione, che il Padre ha fatto di sé mediante il suo Verbo nello Spirito Santo, rimane presente e operante nella Chiesa: “Dio, il quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti a tutta intera la verità e fa risiedere in essi abbondantemente la Parola di Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].<br />
<strong><span style="color: black">II. Il rapporto tra la Tradizione e la Sacra Scrittura<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><em><u><span style="color: black">Una sorgente comune&#8230;<br />
</span></u></em><span style="color: black">80 “La Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 9]. L&#8217;una e l&#8217;altra rendono presente e fecondo nella Chiesa il Mistero di Cristo, il quale ha promesso di rimanere con i suoi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PUG.HTM#MT.28.20"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Mt 28,20)<br />
.</span><em><u><span style="color: black">&#8230;due modi differenti di trasmissione<br />
</span></u></em><span style="color: black">81 “ La Sacra Scrittura è la Parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l&#8217;ispirazione dello Spirito divino”.</span><span style="color: black">Quanto alla Sacra Tradizione, essa conserva “la Parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli”, e la trasmette “integralmente ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano”.<br />
</span><span style="color: black">82 Accade così che la Chiesa, alla quale è affidata la trasmissione e l&#8217;interpretazione della Rivelazione, “attinga la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l&#8217;una e l&#8217;altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 9].</span><span style="color: black"> <br />
</span><em><u><span style="color: black">Tradizione apostolica e tradizioni ecclesiali<br />
</span></u></em><span style="color: black">83 La Tradizione di cui qui parliamo è quella che viene dagli Apostoli e trasmette ciò che costoro hanno ricevuto dall&#8217;insegnamento e dall&#8217;esempio di Gesù e ciò che hanno appreso dallo Spirito Santo. In realtà, la prima generazione di cristiani non aveva ancora un Nuovo Testamento scritto e lo stesso Nuovo Testamento attesta il processo della Tradizione vivente.</span><span style="color: black">Vanno distinte da questa le “tradizioni” teologiche, disciplinari, liturgiche o devozionali nate nel corso del tempo nelle Chiese locali. Esse costituiscono forme particolari attraverso le quali la grande Tradizione si esprime in forme adatte ai diversi luoghi e alle diverse epoche. Alla luce della Tradizione apostolica queste “tradizioni” possono essere conservate, modificate oppure anche abbandonate sotto la guida del Magistero della Chiesa.<br />
</span><strong><span style="color: black"></p>
<p align="center">III.<br />
L&#8217;interpretazione del deposito della fede</p>
<p></span></strong><em><u><span style="color: black">Il deposito della fede affidato alla totalità della Chiesa<br />
</span></u></em><span style="color: black">84 Il “deposito” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZ4.HTM#1TM.6.20"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Tm 6,20) [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZ5.HTM#2TM.1.12"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 2Tm 1,12-14 ] della fede (“depositum fidei”), contenuto nella Sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. “Aderendo ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell&#8217;insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra vescovi e fedeli” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].<br />
<em><u><span style="color: black">Il Magistero della Chiesa<br />
</span></u></em><span style="color: black">85 “L&#8217;ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo”, [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10] cioè ai vescovi in comunione con il successore di Pietro, il vescovo di Roma.<br />
</span><span style="color: black">86 Questo “Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l&#8217;assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].<br />
</span><span style="color: black">87 I fedeli, memori della Parola di Cristo ai suoi Apostoli: “Chi ascolta voi, ascolta me” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PV6.HTM#LC.10.16"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Lc 10,16), [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 20] accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori.<br />
</span><em><u><span style="color: black">I dogmi della fede<br />
</span></u></em><span style="color: black">88 Il Magistero della Chiesa si avvale in pienezza dell&#8217;autorità che gli viene da Cristo quando definisce qualche dogma, cioè quando, in una forma che obbliga il popolo cristiano ad un&#8217;irrevocabile adesione di fede, propone verità contenute nella Rivelazione divina, o anche quando propone in modo definitivo verità che hanno con quelle una necessaria connessione.<br />
</span><span style="color: black">89 Tra i dogmi e la nostra vita spirituale c&#8217;è un legame organico. I dogmi sono luci sul cammino della nostra fede, lo rischiarano e lo rendono sicuro. Inversamente, se la nostra vita è retta, la nostra intelligenza e il nostro cuore saranno aperti ad accogliere la luce dei dogmi della fede [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PVS.HTM#GV.8.31"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gv 8,31-32 ].<br />
</span><span style="color: black">90 I mutui legami e la coerenza dei dogmi si possono trovare nel complesso della Rivelazione del Mistero di Cristo [Cf Concilio Vaticano I: Denz.-Schönm., 3016: “nexus mysteriorum”; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 25]. “Esiste un ordine o &#8220;gerarchia&#8221; nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana” [Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 11].<br />
</span><em><u><span style="color: black">Il senso soprannaturale della fede<br />
</span></u></em><span style="color: black">91 Tutti i fedeli sono partecipi della comprensione e della trasmissione della verità rivelata. Hanno ricevuto l&#8217;unzione dello Spirito Santo che insegna loro ogni cosa [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_P104.HTM#1GV.2.20"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Gv 2,20; <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_P104.HTM#1GV.2.27"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Gv 2,27 ] e li guida “alla verità tutta intera” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PW0.HTM#GV.16.13"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Gv 16,13).<br />
</span><span style="color: black">92 “La totalità dei fedeli&#8230; non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa proprietà mediante il senso soprannaturale della fede in tutto il popolo quando &#8220;dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici&#8221; esprime l&#8217;universale suo consenso in materia di fede e di costumi” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 12].<br />
</span><span style="color: black">93 “Infatti, per quel senso della fede, che è suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, il popolo di Dio, sotto la guida del sacro Magistero, &#8230; aderisce indefettibilmente &#8220;alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi&#8221;, con retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamente l&#8217;applica nella vita” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 12].<br />
<em><u><span style="color: black">La crescita nell&#8217;intelligenza della fede<br />
</span></u></em><span style="color: black">94 Grazie all&#8217;assistenza dello Spirito Santo, l&#8217;intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del deposito della fede può progredire nella vita della Chiesa:<br />
<span style="font-size: 12pt; color: black; font-family: 'Times New Roman'">- “Con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro”; [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8] <span style="color: black">in particolare “la ricerca teologica&#8230; prosegue nella conoscenza profonda della verità rivelata” <span style="color: black">[Conc.</span><span style="color: black">Ecum.Vat. II,Gaudium et spes, 62; cf 44; ].<br />
<span style="color: black">- “Con la profonda intelligenza che” i credenti “provano delle cose spirituali”; [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8] “Divina eloquia cum legente crescunt - le parole divine crescono insieme con chi le legge” [San Gregorio Magno, Homilia in Ezechielem, 1, 7, 8: PL 76, 843D].<br />
<span style="color: black">- “Con la predicazione di coloro i quali, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma certo di verità” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8].<br />
<span style="color: black">95 “È chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro tal mente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l&#8217;azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].</p>
<p><strong><span style="color: black"></p>
<p align="center"><strong><span style="color: black">Articolo 3<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><strong><span style="color: black">LA</span></strong><span style="color: black"> <strong>SACRA SCRITTURA</strong></span></p>
<p></span></strong><span style="color: black"><strong><br />
</strong></span><span style="color: black"></span><strong><span style="color: black">I. Il Cristo - Parola unica della Sacra Scrittura</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black"> <br />
101 Nella condiscendenza della sua bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla loro in parole umane: “Le parole di Dio, infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo dell&#8217;eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell&#8217;umana natura, si fece simile agli uomini” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].<br />
</span><span style="color: black">102 Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale dice se stesso interamente [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZD.HTM#EB.1.1"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Eb 1,1-3 ].</span><span style="color: black">Ricordatevi che uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura ed uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tutti gli scrittori santi, il quale essendo in principio Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché è fuori del tempo [Sant&#8217;Agostino, Enarratio in Psalmos, 103, 4, 1].<br />
</span><span style="color: black">103 Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].<br />
<span style="color: black">104 Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il suo vigore; [Cf ibid., 24] infatti attraverso la divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente: la Parola di Dio [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PYS.HTM#1TS.2.13"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Ts 2,13 ]. “Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].</span><strong><span style="color: black"> <br />
</span></strong><strong><span style="color: black">II. Ispirazione e verità della Sacra Scrittura</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black"> <br />
105 Dio è l&#8217;Autore della Sacra Scrittura. “Le cose divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute e presentate, furono consegnate sotto l&#8217;ispirazione dello Spirito Santo.</span><span style="color: black">La Santa Madre</span><span style="color: black"> Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell&#8217;Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché, scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].<br />
</span><span style="color: black">106 Dio ha ispirato gli autori umani dei Libri Sacri. “Per la composizione dei Libri Sacri, Dio scelse degli uomini, di cui si servì nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo Egli stesso in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].<br />
</span><span style="color: black">107 I libri ispirati insegnano la verità. “Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono, è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, si deve dichiarare, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle sacre Lettere” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].<br />
</span><span style="color: black">108 La fede cristiana tuttavia non è una “religione del Libro”. Il cristianesimo è la religione della “Parola” di Dio, di una parola cioè che non è “una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente” [San Bernardo di Chiaravalle, Homilia super missus est, 4, 11: PL 183, 86B]. Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ci “apra la mente all&#8217;intelligenza delle Scritture” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PVK.HTM#LC.24.45"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Lc 24,45).<br />
</span><strong><span style="color: black">III. Lo Spirito Santo, interprete della Scrittura<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black">109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all&#8217;uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].<br />
</span><span style="color: black">110 Per comprendere l&#8217;intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei “generi letterari” allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. “La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi in varia maniera storici o profetici, o poetici, o con altri generi di espressione” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].<br />
</span><span style="font-size: 12pt; color: black; font-family: 'Times New Roman'">111 Però, essendo la Sacra Scrittura ispirata, c&#8217;è un altro principio di retta interpretazione, non meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe lettera morta: la Sacra Scrittura <span style="color: black">deve “essere letta e interpretata con l&#8217;aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].</span><span style="color: black">Il Concilio Vaticano II indica tre criteri per una interpretazione della Scrittura conforme allo Spirito che l&#8217;ha ispirata: [Cf ibid<strong>]<br />
</strong></span><span style="color: black">112   1. Prestare grande attenzione “al contenuto e all&#8217;unità di tutta la Scrittura”. Infatti, per quanto siano differenti i libri che la compongono, la Scrittura è una in forza dell&#8217;unità del disegno di Dio, del quale Cristo Gesù è il centro e il cuore, aperto dopo la sua Pasqua [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PVK.HTM#LC.24.25"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Lc 24,25-27; 112 <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PVK.HTM#LC.24.44"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Lc 24,44-46 ].</span><span style="color: black">Il cuore [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PFL.HTM#SAL.22.15"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Sal 22,15 ] di Cristo designa la Sacra Scrittura che appunto rivela il cuore di Cristo. Questo cuore era chiuso prima della Passione, perché la Scrittura era oscura. Ma la Scrittura è stata aperta dopo la Passione, affinché coloro che ormai ne hanno l&#8217;intelligenza considerino e comprendano come le profezie debbano essere interpretate [San Tommaso d&#8217;Aquino, Expositio in Psalmos, 21, 11].<br />
</span><span style="color: black">113   2. Leggere la Scrittura nella “Tradizione vivente di tutta la Chiesa”. Secondo un detto dei Padri, “sacra Scriptura principalius est in corde Ecclesiae quam in materialibus instrumentis scripta - la Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali”. Infatti, la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria viva della Parola di Dio ed è lo Spirito Santo che le dona l&#8217;interpretazione di essa secondo il senso spirituale [secundum spiritualem sensum quem Spiritus donat Ecclesiae”: Origene, Homiliae in Leviticum, 5, 5].<br />
</span><span style="color: black">114   3. Essere attenti “all&#8217;analogia della fede” [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PX9.HTM#RM.12.6"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Rm 12,6 ]. Per “analogia della fede” intendiamo la coesione delle verità della fede tra loro e nella totalità del progetto della Rivelazione.</span><span style="color: black"> </span><span style="color: black"> <br />
<em><u>I sensi della Scrittura<br />
</u></em></span><span style="color: black">115 Secondo un&#8217;antica tradizione, si possono distinguere due sensi della Scrittura: il senso letterale e quello spirituale, suddiviso quest&#8217;ultimo in senso allegorico, morale e anagogico. La piena concordanza dei quattro sensi assicura alla lettura viva della Scrittura nella Chiesa tutta la sua ricchezza.<br />
</span><span style="color: black">116 Il senso letterale. È quello significato dalle parole della Scrittura e trovato attraverso l&#8217;esegesi che segue le regole della retta interpretazione. “Omnes sensus (sc. sacrae Scripturae) fundentur super litteralem - Tutti i sensi della Sacra Scrittura si basano su quello letterale” [San Tommaso d&#8217;Aquino, Summa theologiae, I, 1, 10, ad 1].<br />
</span><span style="color: black">117 Il senso spirituale. Data l&#8217;unità del disegno di Dio, non soltanto il testo della Scrittura, ma anche le realtà e gli avvenimenti di cui parla possono essere dei segni.<br />
</span><span style="color: black">1. Il senso allegorico. Possiamo giungere ad una comprensione più profonda degli avvenimenti se riconosciamo il loro significato in Cristo; così, la traversata del Mar Rosso è un segno della vittoria di Cristo, e così del Battesimo [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PXN.HTM#1COR.10.2"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Cor 10,2 ].<br />
</span><span style="color: black">2. Il senso morale. Gli avvenimenti narrati nella Scrittura possono condurci ad agire rettamente. Sono stati scritti “per ammonimento nostro” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PXN.HTM#1COR.10.11"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Cor 10,11) [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZF.HTM#EB.3"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Eb 3-4,11 ].<br />
</span><span style="color: black">3. Il senso anagogico. Possiamo vedere certe realtà e certi avvenimenti nel loro significato eterno, che ci conduce (in greco: “anagoge”) verso la nostra Patria. Così la Chiesa sulla terra è segno della Gerusalemme celeste [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_P10V.HTM#AP.21.1"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Ap 21,1-22,5 ].<br />
</span><span style="color: black">118 Un distico medievale riassume il significato dei quattro sensi:</span><span style="color: black"> Littera gesta docet, quid credas allegoria, Moralis quid agas, quo tendas anagogia.</span><span style="color: black"> La lettera insegna i fatti, l&#8217;allegoria che cosa credere, il senso morale che cosa fare, e l&#8217;anagogia dove tendere.<br />
</span><span style="color: black">119 “È compito degli esegeti contribuire, secondo queste regole, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo preparatori, si maturi il giudizio della Chiesa. Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare ed interpretare la Parola di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].</span><span style="color: black"> Ego vero Evangelio non crederem, nisi me catholicae Ecclesiae commoveret auctoritas - Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l&#8217;autorità della Chiesa cattolica [Sant&#8217;Agostino, Contra epistulam Manichaei quam vocant fundamenti, 5, 6: PL 42, 176].<br />
</span><strong><span style="color: black">IV. Il Canone delle Scritture</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black"> <br />
120 È stata la Tradizione apostolica a far discernere alla Chiesa quali scritti dovessero essere compresi nell&#8217;elenco dei Libri Sacri [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8]. Questo elenco completo è chiamato “Canone” delle Scritture. Comprende per l&#8217;Antico Testamento 46 libri (45 se si considerano Geremia e le Lamentazioni come un unico testo) e 27 per il Nuovo Testamento: [Cf Decretum Damasi: Denz. -Schönm., 179; Concilio di Firenze (1442): ibid., 1334-1336; Concilio di Trento: ibid., 1501-1504].</span><span style="color: black">Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Rut, i due libri di Samuele, i due libri dei Re, i due libri delle Cronache, Esdra e Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, i due libri dei Maccabei, Giobbe, i Salmi, i Proverbi, il Qoèlet (Ecclesiaste), il Cantico dei Cantici, la Sapienza, il Siracide (Ecclesiastico), Isaia, Geremia, le Lamentazioni, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia per l&#8217;Antico Testamento;</span><span style="color: black">i Vangeli di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di san Paolo ai Romani, la prima e la seconda ai Corinzi, ai Galati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, la prima e la seconda ai Tessalonicesi, la prima e la seconda a Timoteo, a Tito, a Filemone, la Lettera agli Ebrei, la Lettera di Giacomo, la prima e la seconda Lettera di Pietro, le tre Lettere di Giovanni, la Lettera di Giuda e l&#8217;Apocalisse per il Nuovo Testamento.<br />
</span><strong><span style="color: black">L&#8217;Antico Testamento<br />
</span></strong><span style="color: black">121 L</span><span style="color: black">&#8216;Antico Testamento è una parte ineliminabile della Sacra Scrittura. I suoi libri sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14] poiché l&#8217;Antica Alleanza non è mai stata revocata.<br />
</span><span style="color: black">122 Infatti, “l&#8217;Economia dell&#8217;Antico Testamento era soprattutto ordinata a preparare. . . l&#8217;avvento di Cristo Salvatore dell&#8217;universo”. I libri dell&#8217;Antico Testamento, “sebbene contengano anche cose imperfette e temporanee”, rendono testimonianza di tutta la divina pedagogia dell&#8217;amore salvifico di Dio. Essi “esprimono un vivo senso di Dio, una sapienza salutare per la vita dell&#8217;uomo e mirabili tesori di preghiere”; in essi infine “è nascosto il mistero della nostra salvezza” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14].<br />
</span><span style="color: black">123 I cristiani venerano l&#8217;Antico Testamento come vera Parola di Dio. La Chiesa ha sempre energicamente respinto l&#8217;idea di rifiutare l&#8217;Antico Testamento con il pretesto che il Nuovo l&#8217;avrebbe reso sorpassato (Marcionismo).</span><strong><span style="color: black"> <br />
Il Nuovo Testamento<br />
</span></strong><span style="color: black">124 “La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede, si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14]. Questi scritti ci consegnano la verità definitiva della Rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la sua passione e la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sotto l&#8217;azione dello Spirito Santo [Cf ibid., 20].<br />
</span><span style="color: black">125 I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture “in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore” [Cf ibid., 20].<br />
</span><span style="color: black">126 Nella formazione dei Vangeli si possono distinguere tre tappe:<br />
</span><span style="color: black">1. La vita e l&#8217;insegnamento di Gesù. La Chiesa ritiene con fermezza che i quattro Vangeli, “di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui ascese al cielo”.<br />
</span><span style="color: black">2. La tradizione orale. “Gli Apostoli poi, dopo l&#8217;Ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che egli aveva detto e fatto, con quella più completa intelligenza di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati dalla luce dello Spirito di verità, godevano”.<br />
</span><span style="color: black">3. I Vangeli scritti. “Gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a voce o già per iscritto, redigendo una sintesi delle altre o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 19].<br />
</span><span style="color: black">127 Il Vangelo quadriforme occupa nella Chiesa un posto unico; lo testimonia la venerazione di cui lo circonda la Liturgia e la singolarissima attrattiva che in ogni tempo ha esercitato sui santi.</span><span style="color: black">Non c&#8217;è dottrina che sia migliore, più preziosa e più splendida del testo del Vangelo. Considerate e custodite [nel cuore] quanto Cristo, nostro Signore e Maestro, ha insegnato con le sue parole e realizzato con le sue azioni [Santa Cesaria la giovane, A sainte Richilde et sainte Radegonde: Sources chrétiennes, 345, 480].</span><span style="color: black">Soprattutto sul Vangelo mi soffermo durante le mie preghiere: vi trovo quanto è necessario alla mia povera anima. Vi scopro sempre nuove luci, sensi reconditi e misteriosi [Santa Teresa di Gesù Bambino, Manoscritti autobiografici, A, 83v].<br />
</span><strong><span style="color: black">L&#8217;unità dell&#8217;Antico e del Nuovo Testamento<br />
</span></strong><span style="color: black">128 La Chiesa, fin dai tempi apostolici, [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PXN.HTM#1COR.10.6"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Cor 10,6; <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PXN.HTM#1COR.10.11"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Cor 10,11; <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZM.HTM#EB.10.1"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Eb 10,1; <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PZX.HTM#1PT.3.21"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Pt 3,21 ] e poi costantemente nella sua Tradizione, ha messo in luce l&#8217;unità del piano divino nei due Testamenti grazie alla tipologia. Questa nelle opere di Dio dell&#8217;Antico Testamento ravvisa delle prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezza dei tempi, ha compiuto nella Persona del suo Figlio incarnato.<br />
</span><span style="color: black">129 I cristiani, quindi, leggono l&#8217;Antico Testamento alla luce di Cristo morto e risorto. La lettura tipologica rivela l&#8217;inesauribile contenuto dell&#8217;Antico Testamento. Non deve indurre però a dimenticare che esso conserva il valore suo proprio di Rivelazione che lo stesso nostro Signore ha riaffermato [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PUS.HTM#MC.12.29"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Mc 12,29-31 ]. Pertanto, anche il Nuovo Testamento esige d&#8217;essere letto alla luce dell&#8217;Antico. La primitiva catechesi cristiana vi farà costantemente ricorso [Cf <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PXI.HTM#1COR.5.6"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Cor 5,6-8; <a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PXN.HTM#1COR.10.1"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Cor 10,1-11 ]. Secondo un antico detto, il Nuovo Testamento è nascosto nell&#8217;Antico, mentre l&#8217;Antico è svelato nel Nuovo: “Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet” [Sant&#8217;Agostino, Quaestiones in Heptateucum, 2, 73: PL 34, 623; cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 16].<br />
</span><span style="color: black">130 La tipologia esprime il dinamismo verso il compimento del piano divino, quando “Dio sarà tutto in tutti” (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PXS.HTM#1COR.15.28"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> 1Cor 15,28). Anche la vocazione dei patriarchi e l&#8217;Esodo dall&#8217;Egitto, per esempio, non perdono il valore che è loro proprio nel piano divino, per il fatto di esserne, al tempo stesso, tappe intermedie.<br />
</span><strong><span style="color: black">V. La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa<br />
</span></strong><span style="color: black"></span><span style="color: black">131 “Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell&#8217;anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21]. “È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].<br />
</span><span style="color: black">132 “Lo studio della Sacra Scrittura sia dunque come l&#8217;anima della sacra teologia. Anche il ministero della Parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e tutta l&#8217;istruzione cristiana, nella quale l&#8217;omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, si nutre con profitto e santamente vigoreggia con la Parola della Scrittura” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].<br />
</span><span style="color: black">133 La Chiesa “esorta con forza e insistenza tutti i fedeli&#8230; ad apprendere &#8220;la sublime scienza di Gesù Cristo&#8221; (<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PYL.HTM#FIL.3.8"><strong><span style="color: #663300"><u>?</u></span></strong></a> Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. &#8220;L&#8217;ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo&#8221; (San Girolamo)” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].<br />
</span><br />
<span style="font-size: 16pt; color: black">DAL COMPENDIO</span><strong>6. Che cosa Dio rivela all&#8217;uomo?</strong></p>
<p>50-53<br />
68-69</p>
<p>Dio, nella sua bontà e sapienza, si rivela all&#8217;uomo. Con eventi e parole rivela Se stesso e il suo disegno di benevolenza, che ha prestabilito dall&#8217;eternità in Cristo a favore dell&#8217;umanità. Tale disegno consiste nel far partecipare, per la grazia dello Spirito Santo, tutti gli uomini alla vita divina, quali suoi figli adottivi nel suo unico Figlio.</p>
<p><strong>7. Quali sono le prime tappe della Rivelazione di Dio?</strong></p>
<p>54-58<br />
70-71</p>
<p>Dio, fin dal principio, si manifesta ai progenitori, Adamo ed Eva, e li invita ad un&#8217;intima comunione con lui. Dopo la loro caduta, non interrompe la sua rivelazione e promette la salvezza per tutta la loro discendenza. Dopo il diluvio, stipula con Noè un&#8217;alleanza tra lui e tutti gli esseri viventi.</p>
<p><strong>8. Quali sono le tappe successive della Rivelazione di Dio?</strong></p>
<p>59-64;<br />
72</p>
<p>Dio sceglie Abram chiamandolo fuori del suo Paese per fare di lui «il padre di una moltitudine di popoli» <em>(Gn </em>17,5), e promettendogli di benedire in lui «tutte le Nazioni della terra» <em>(Gn </em>12,3). I discendenti di Abramo saranno i depositari delle promesse divine fatte ai patriarchi. Dio forma Israele come suo popolo di elezione, salvando lo dalla schiavitù dell&#8217;Egitto, conclude con lui l&#8217;Alleanza del Sinai e, per mezzo di Mosè, gli dà la sua Legge. I Profeti annunziano una radicale redenzione del popolo e una salvezza che includerà tutte le Nazioni in una Alleanza nuova ed eterna. Dal popolo d&#8217;Israele, dalla stirpe del re Davide nascerà il Messia: Gesù.</p>
<p><strong>9. Qual è la tappa piena e definitiva della Rivelazione di Dio?</strong></p>
<p>65-66<br />
73</p>
<p>È quella attuata nel suo Verbo incarnato, Gesù Cristo, mediatore e pienezza della Rivelazione. Egli, essendo l&#8217;Unigenito Figlio di Dio fatto uomo, è la Parola perfetta e definitiva del Padre. Con l&#8217;invio del Figlio e il dono dello Spirito la Rivelazione è ormai pienamente compiuta, anche se nel corso dei secoli la fede della Chiesa dovrà coglierne gradualmente tutta la portata.</p>
<p> <span style="color: #663300">«<em>Dal momento in cui ci</em> <em>ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, Dio ci</em> <em>ha detto tutto in una sola volta in questa Sua Parola e non ha più nulla da dire» </em>(san Giovanni della Croce).</span></p>
<p> <strong>10. Quale valore hanno le rivelazioni private?</strong></p>
<p>67</p>
<p>Pur non appartenendo al deposito della fede, esse possono aiutare a vivere la stessa fede, purché mantengano il loro stretto orientamento a Cristo. Il Magistero della Chiesa, cui spetta il discernimento di tali rivelazioni private, non può pertanto accettare quelle che pretendono di superare o correggere la Rivelazione definitiva che è Cristo.</p>
<p align="center" style="text-align: center">   <br />
<strong><span style="color: #663300">LA TRASMISSIONE DELLA</span></strong><strong><span style="color: #663300"> RIVELAZIONE DIVINA</span><br />
 </strong></p>
<p><strong>11. Perché e in qual modo la Rivelazione divina va trasmessa?</strong></p>
<p>74</p>
<p>Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità» (<em>1</em> <em>Tm </em>2,4), cioè di Gesù Cristo. Per questo è necessario che Cristo sia annunciato a tutti gli uomini, secondo il suo stesso comando: «Andate e ammaestrate tutte le Nazioni» <em>(Mt </em>28,19). È quanto si realizza con la Tradizione Apostolica.</p>
<p> <strong>12. Che cos&#8217;è la Tradizione Apostolica?</strong></p>
<p>75-79,<br />
83,<br />
96,98</p>
<p>La Tradizione Apostolica è la trasmissione del messaggio di Cristo, compiuta, sin dalle origini del cristianesimo, mediante la predicazione, la testimonianza, le istituzioni, il culto, gli scritti ispirati. Gli Apostoli hanno trasmesso ai loro successori, i Vescovi, e, attraverso questi, a tutte le generazioni fino alla fine dei tempi, quanto hanno ricevuto da Cristo e appreso dallo Spirito Santo.</p>
<p><strong><br />
13. In quali modi si realizza la Tradizione Apostolica?</strong></p>
<p>76</p>
<p>La Tradizione Apostolica si realizza in due modi: con la trasmissione viva della Parola di Dio (detta anche semplicemente la Tradizione), e con la Sacra Scrittura, che è lo stesso annuncio della salvezza messo per iscritto.<br />
<strong>14. Quale rapporto esiste fra la Tradizione e la Sacra Scrittura?</strong></p>
<p>80-82<br />
97</p>
<p>La Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Ambedue rendono presente e fecondo nella Chiesa il mistero di Cristo e scaturiscono dalla stessa sorgente divina: costituiscono un solo sacro deposito della fede, da cui la Chiesa attinge la propria certezza su tutte le verità rivelate.</p>
<p><strong>15. A</strong><strong> chi è affidato il deposito della fede?</strong></p>
<p>84,91<br />
94,99</p>
<p>Il deposito della fede è affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. Tutto il popolo di Dio, con il senso soprannaturale della fede, sorretto dallo Spirito Santo e guidato dal Magistero della Chiesa, accoglie la Rivelazione divina, sempre più la comprende e la applica alla vita.</p>
<p><strong><br />
16. A chi spetta interpretare autenticamente il deposito della fede?</strong></p>
<p>85-90<br />
100</p>
<p>L&#8217;interpretazione autentica di tale deposito compete al solo Magistero vivente della Chiesa, e cioè al Successore di Pietro, il Vescovo di Roma, e ai Vescovi in comunione con lui. Al Magistero, che nel servire la Parola di Dio gode del carisma certo della verità, spetta anche definire i dogmi, che sono formulazioni delle verità contenute nella Rivelazione divina. Tale autorità si estende anche alle verità necessariamente collegate con la Rivelazione.<br />
 </p>
<p><strong>17. Quale relazione esiste tra Scrittura, Tradizione e Magistero?</strong></p>
<p>95</p>
<p>Essi sono tra loro così strettamente uniti, che nessuno di loro esiste senza gli altri. Insieme contribuiscono efficacemente, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l&#8217;azione dello Spirito Santo, alla salvezza degli uomini.</p>
<p align="center" style="text-align: center">
<strong><span style="color: #663300">LA SACRA SCRITTURA</span><br />
 </strong></p>
<p><strong>18. Perché la Sacra Scrittura insegna la verità?</strong></p>
<p>105-108<br />
135-136</p>
<p>Perché Dio stesso è l&#8217;autore della Sacra Scrittura: essa è perciò detta ispirata e insegna senza errore quelle verità, che sono necessarie alla nostra salvezza. Lo Spirito Santo ha infatti ispirato gli autori umani, i quali hanno scritto ciò che egli ha voluto insegnarci. La fede cristiana, tuttavia, non è «una religione del Libro», ma della Parola di Dio, che non è «una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente» (san Bernardo di Chiaravalle).<br />
 </p>
<p><strong>19. Come leggere la Sacra Scrittura?</strong></p>
<p>109-119<br />
137</p>
<p>La Sacra Scrittura deve essere letta e interpretata con l&#8217;aiuto dello Spirito Santo e sotto la guida del Magistero della Chiesa, secondo tre criteri: 1) attenzione al contenuto e all&#8217;unità di tutta la Scrittura; 2) lettura della Scrittura nella Tradizione viva della Chiesa; 3) rispetto dell&#8217;analogia della fede, cioè della coesione delle verità della fede tra di loro.</p>
<p><strong><br />
20. Che cos&#8217;è il <em>cànone </em>delle Scritture?</strong></p>
<p>120<br />
138</p>
<p>Il <em>cànone </em>delle Scritture è l&#8217;elenco completo degli scritti sacri, che la Tradizione Apostolica ha fatto discernere alla Chiesa. Tale <em>cànone </em>comprende 46 scritti dell&#8217; Antico Testamento e 27 del Nuovo.</p>
<p><strong><br />
21. Quale importanza ha l&#8217;Antico Testamento per i cristiani?</strong></p>
<p>121-123</p>
<p>I cristiani venerano l&#8217;Antico Testamento come vera Parola di Dio: tutti i suoi scritti sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne. Essi rendono testimonianza della divina pedagogia dell&#8217;amore salvifico di Dio. Sono stati scritti soprattutto per preparare l&#8217;avvento di Cristo Salvatore dell&#8217;universo.</p>
<p><strong><br />
22. Quale importanza ha il Nuovo Testamento per i cristiani?</strong></p>
<p>124-127<br />
139</p>
<p>Il Nuovo Testamento, il cui oggetto centrale è Gesù Cristo, ci consegna la verità definitiva della Rivelazione divina. In esso i quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, essendo la principale testimonianza sulla vita e sulla dottrina di Gesù, costituiscono il cuore di tutte le Scritture e occupano un posto unico nella Chiesa.</p>
<p><strong><br />
23. Quale unità esiste fra Antico e Nuovo Testamento?</strong></p>
<p>128-130<br />
140</p>
<p>La Scrittura è una, in quanto unica è la Parola di Dio, unico il progetto salvifico di Dio, unica l&#8217;ispirazione divina di entrambi i Testamenti. L&#8217;Antico Testamento prepara il Nuovo e il Nuovo dà compimento all&#8217;Antico: i due si illuminano a vicenda.</p>
<p><strong><br />
24. Quale funzione ha la Sacra Scrittura nella vita della Chiesa?</strong></p>
<p>131-133<br />
141</p>
<p>La Sacra Scrittura dona sostegno e vigore alla vita della Chiesa. È, per i suoi figli, saldezza della fede, cibo e sorgente di vita spirituale. È l&#8217;anima della teologia e della predicazione pastorale. Dice il Salmista: essa è «lampada per i miei passi, luce sul mio cammino» <em>(Sal </em>119,105). La Chiesa esorta perciò alla frequente lettura della Sacra Scrittura, perché «l&#8217;ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (san Girolamo).</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></font></font></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>DEI VERBUM</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 08:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sinodo sulla Parola]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
UNITAMENTE AI PADRI DEL SACRO CONCILIO
A PERPETUA MEMORIA COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA DIVINA RIVELAZIONE
DEI VERBUM
18 novembre 1965 


PROEMIO

1. In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il santo Concilio fa sue queste parole di san Giovanni: « Annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #663300"> </p>
<p align="center"><font color="#ff0000"><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: #663300">PAOLO VESCOVO<br />
SERVO DEI SERVI DI DIO<br />
UNITAMENTE AI PADRI DEL SACRO CONCILIO<br />
A PERPETUA MEMORIA </span><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: #663300"><font size="3" face="Times New Roman">COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA DIVINA RIVELAZIONE</font></span></font><font face="Times New Roman"><span style="color: black"><font size="3" color="#ff0000"><br />
</font></span><font color="#ff0000"><strong><em><span style="font-size: 13.5pt; color: #663300">DEI VERBUM<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><font color="#ff0000"><em><span style="color: #663300">18 novembre 1965</span></em><span style="color: black"></span></font></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font color="#ff0000" face="Times New Roman"> <br />
</font></font></span></p>
<p></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
PROEMIO<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black"><br />
1. In</span><span style="color: black"> religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il santo Concilio fa sue queste parole di san Giovanni: « Annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifestò a noi: vi annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi siate in comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo » (1 Gv 1,2-3). Perciò seguendo le orme dei Concili Tridentino e Vaticano I, intende proporre la genuina dottrina sulla divina Rivelazione e la sua trasmissione, affinché per l&#8217;annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami (1) .<br />
</span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
CAPITOLO I<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
                                                          LA RIVELAZIONE<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black"><br />
Natura e oggetto della Rivelazione<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">2. Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione (2).</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Preparazione della Rivelazione evangelica<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">3. Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo (cfr. Gv 1,3), offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé (cfr. Rm 1,19-20); inoltre, volendo aprire la via di una salvezza superiore, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori. Dopo la loro caduta, con la promessa della redenzione, li risollevò alla speranza della salvezza (cfr. Gn 3,15), ed ebbe assidua cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene (cfr. Rm 2,6-7). A suo tempo chiamò Abramo, per fare di lui un gran popolo (cfr. Gn 12,2); dopo i patriarchi ammaestrò questo popolo per mezzo di Mosè e dei profeti, affinché lo riconoscesse come il solo Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stesse in attesa del Salvatore promesso, preparando in tal modo lungo i secoli la via all&#8217;Evangelo.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Cristo completa la Rivelazione<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">4. Dopo aver a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei profeti, Dio « alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2). Mandò infatti suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio (cfr. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come «uomo agli uomini » (3), « parla le parole di Dio » (Gv 3,34) e porta a compimento l&#8217;opera di salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv 5,36; 17,4). Perciò egli, vedendo il quale si vede anche il Padre (cfr. Gv 14,9), col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua risurrezione di tra i morti, e infine con l&#8217;invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna. L&#8217;economia cristiana dunque, in quanto è l&#8217;Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non è da aspettarsi alcun&#8217;altra Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo (cfr. 1 Tm 6,14 e Tt 2,13).</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Accogliere la Rivelazione con fede<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black">5. A</span><span style="color: black"> Dio che rivela è dovuta « l&#8217;obbedienza della fede» (Rm 16,26; cfr. Rm 1,5; 2 Cor 10,5-6), con la quale l&#8217;uomo gli si abbandona tutt&#8217;intero e liberamente prestandogli « il pieno ossequio dell&#8217;intelletto e della volontà » (4) e assentendo volontariamente alla Rivelazione che egli fa. Perché si possa prestare questa fede, sono necessari la grazia di Dio che previene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi dello spirito e dia « a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità » (5). Affinché poi l&#8217; intelligenza della Rivelazione diventi sempre più profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni.</p>
<p></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Le verità rivelate<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">6. Con la divina Rivelazione Dio volle manifestare e comunicare se stesso e i decreti eterni della sua volontà riguardo alla salvezza degli uomini, «per renderli cioè partecipi di quei beni divini, che trascendono la comprensione della mente umana » (6). Il santo Concilio professa che « Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale dell&#8217;umana ragione a partire dalle cose create» (cfr. Rm 1,20); ma insegna anche che è merito della Rivelazione divina se « tutto ciò che nelle cose divine non è di per sé inaccessibile alla umana ragione, può, anche nel presente stato del genere umano, essere conosciuto da tutti facilmente, con ferma certezza e senza mescolanza d&#8217;errore » (7).<br />
</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
CAPITOLO II<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
                                 LA TRASMISSIONE DELLA</span></strong><strong><span style="color: black"> DIVINA RIVELAZIONE<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black"><br />
Gli apostoli e i loro successori, missionari del Vangelo<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">7. Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni. Perciò Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta intera la Rivelazione di Dio altissimo, ordinò agli apostoli che l&#8217;Evangelo, prima promesso per mezzo dei profeti e da lui adempiuto e promulgato di persona venisse da loro predicato a tutti come la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale (8), comunicando così ad essi i doni divini. Ciò venne fedelmente eseguito, tanto dagli apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalla bocca del Cristo vivendo con lui e guardandolo agire, sia ciò che avevano imparato dai suggerimenti dello spirito Santo, quanto da quegli apostoli e da uomini a loro cerchia, i quali, per ispirazione dello Spirito Santo, misero per scritto il messaggio della salvezza (9). </font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Gli apostoli poi, affinché l&#8217;Evangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, lasciarono come loro successori i vescovi, ad essi « affidando il loro proprio posto di maestri » (10). Questa sacra Tradizione e la Scrittura sacra dell&#8217;uno e dell&#8217;altro Testamento sono dunque come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo faccia a faccia, com&#8217;egli è (cfr. 1 Gv 3,2).</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">La sacra tradizione<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">8. Pertanto la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva esser conservata con una successione ininterrotta fino alla fine dei tempi. Gli apostoli perciò, trasmettendo ciò che essi stessi avevano ricevuto, ammoniscono i fedeli ad attenersi alle tradizioni che avevano appreso sia a voce che per iscritto (cfr. 2 Ts 2,15), e di combattere per quella fede che era stata ad essi trasmessa una volta per sempre (11). Ciò che fu trasmesso dagli apostoli, poi, comprende tutto quanto contribuisce alla condotta santa del popolo di Dio e all&#8217;incremento della fede; così la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede. </font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l&#8217;assistenza dello Spirito Santo (12): cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (cfr. Lc 2,19 e 51), sia con la intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega. È questa Tradizione che fa conoscere alla Chiesa l&#8217;intero canone dei libri sacri e nella Chiesa fa più profondamente comprendere e rende ininterrottamente operanti le stesse sacre Scritture. Così Dio, il quale ha parlato in passato non cessa di parlare con la sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce dell&#8217;Evangelo risuona nella Chiesa e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti alla verità intera e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza (cfr. Col 3,16).</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Relazioni tra la Scrittura e la Tradizione<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">9. La sacra Tradizione dunque e la sacra Scrittura sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo un tutto e tendono allo stesso fine. Infatti la sacra Scrittura e a parola di Dio in quanto consegnata per iscritto per ispirazione dello Spirito divino; quanto alla sacra Tradizione, essa trasmette integralmente la paro a di Dio - affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli - ai loro successori, affinché, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano; ne risulta così che la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura e che di conseguenza l&#8217;una e l&#8217;altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e riverenza (13).</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Relazioni della Tradizione e della Scrittura con tutta la chiesa e con il magistero<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">10. La sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa; nell&#8217;adesione ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera assiduamente nell&#8217;insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle orazioni (cfr. At 2,42 gr.), in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si stabilisca tra pastori e fedeli una singolare unità di spirito (14). </font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">L&#8217;ufficio poi d&#8217;interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa (15), è affidato al solo magistero vivo della Chiesa (16), la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l&#8217;assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio. </font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l&#8217;azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime.<br />
</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
CAPITOLO III<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
                                                           L&#8217;ISPIRAZIONE DIVINA<br />
                                   E L&#8217;INTERPRETAZIONE DELLA SACRA SCRITTURA<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black"><br />
Ispirazione e verità della Scrittura<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">11. Le verità divinamente rivelate, che sono contenute ed espresse nei libri della sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo La santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo (cfr. Gv 20,31; 2 Tm 3,16); hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa (17) per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità (18), affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo (19), scrivessero come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte (20). </font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, bisogna ritenere, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture (21). Pertanto «ogni Scrittura divinamente ispirata è anche utile per insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla giustizia, affinché l&#8217;uomo di Dio sia perfetto, addestrato ad ogni opera buona».</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Come deve essere interpretata la sacra Scrittura<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">12. Poiché Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana (22), l&#8217;interprete della sacra Scrittura, per capir bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole.<br />
Per ricavare l&#8217;intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra l&#8217;altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. È necessario adunque che l&#8217;interprete ricerchi il senso che l&#8217;agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva esprimere ed ha di fatto espresso (23). Per comprendere infatti in maniera esatta ciò che l&#8217;autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell&#8217;agiografo, sia a quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani (24). </font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Perciò, dovendo la sacra Scrittura esser letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta (25), per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non minore diligenza al contenuto e all&#8217;unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell&#8217;analogia della fede. È compito degli esegeti contribuire, seguendo queste norme, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della sacra Scrittura, affinché mediante i loro studi, in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Quanto, infatti, è stato qui detto sul modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la parola di Dio (26).</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">La « condiscendenza » della Sapienza divina<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">13. Nella sacra Scrittura dunque, restando sempre intatta la verità e la santità di Dio, si manifesta l&#8217;ammirabile condiscendenza della eterna Sapienza, « affinché possiamo apprendere l&#8217;ineffabile benignità di Dio e a qual punto egli, sollecito e provvido nei riguardi della nostra natura, abbia adattato il suo parlare» (27). Le parole di Dio infatti, espresse con lingue umane, si son fatte simili al parlare dell&#8217;uomo, come già il Verbo dell&#8217;eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell&#8217;umana natura, si fece simile all&#8217;uomo.<br />
</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
CAPITOLO IV<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
                                                            IL VECCHIO TESTAMENTO<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black"><br />
La storia della salvezza nei libri del Vecchio Testamento<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">14. Iddio, progettando e preparando nella sollecitudine del suo grande amore la salvezza del genere umano, si scelse con singolare disegno un popolo al quale affidare le promesse. Infatti, mediante l&#8217;alleanza stretta con Abramo (cfr. Gn 15,18), e per mezzo di Mosè col popolo d&#8217;Israele (cfr. Es 24,8), egli si rivelò, in parole e in atti, al popolo che così s&#8217;era acquistato come l&#8217;unico Dio vivo e vero, in modo tale che Israele sperimentasse quale fosse il piano di Dio con gli uomini e, parlando Dio stesso per bocca dei profeti, lo comprendesse con sempre maggiore profondità e chiarezza e lo facesse conoscere con maggiore ampiezza alle genti (cfr. Sal 21,28-29; 95,1-3; Is 2,1-4; Ger 3,17). L&#8217;economia della salvezza preannunziata, narrata e spiegata dai sacri autori, si trova in qualità di vera parola di Dio nei libri del Vecchio Testamento; perciò questi libri divinamente ispirati conservano valore perenne: « Quanto fu scritto, lo è stato per nostro ammaestramento, affinché mediante quella pazienza e quel conforto che vengono dalle Scritture possiamo ottenere la speranza » (Rm 15,4).</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Importanza del Vecchio Testamento per i cristiani<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black">15. L</span><span style="color: black">&#8216;economia del Vecchio Testamento era soprattutto ordinata a preparare, ad annunziare profeticamente (cfr. Lc 24,44; Gv 5,39; 1 Pt 1,10) e a significare con diverse figure (cfr. 1 Cor 10,11) l&#8217;avvento di Cristo redentore dell&#8217;universo e del regno messianico. I libri poi del Vecchio Testamento, tenuto conto della condizione del genere umano prima dei tempi della salvezza instaurata da Cristo, manifestano a tutti chi è Dio e chi è l&#8217;uomo e il modo con cui Dio giusto e misericordioso agisce con gli uomini. Questi libri, sebbene contengano cose imperfette e caduche, dimostrano tuttavia una vera pedagogia divina (28). Quindi i cristiani devono ricevere con devozione questi libri: in essi si esprime un vivo senso di Dio; in essi sono racchiusi sublimi insegnamenti su Dio, una sapienza salutare per la vita dell&#8217;uomo e mirabili tesori di preghiere; in essi infine è nascosto il mistero della nostra salvezza.</p>
<p></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Unità dei due Testamenti<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">16. Dio dunque, il quale ha ispirato i libri dell&#8217;uno e dell&#8217;altro Testamento e ne è l&#8217;autore, ha sapientemente disposto che il Nuovo fosse nascosto nel Vecchio e il Vecchio fosse svelato nel Nuovo (29). Poiché, anche se Cristo ha fondato la Nuova Alleanza nel sangue suo (cfr. Lc 22,20; 1 Cor 11,25), tuttavia i libri del Vecchio Testamento, integralmente assunti nella predicazione evangelica (30), acquistano e manifestano il loro pieno significato nel Nuovo Testamento (cfr. Mt 5,17; Lc 24,27), che essi a loro volta illuminano e spiegano.<br />
</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
CAPITOLO V<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
                                                       IL NUOVO TESTAMENTO<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black"><br />
Eccellenza del Nuovo Testamento<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">17. La parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede (cfr. Rm 1,16), si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento. Quando infatti venne la pienezza dei tempi (cfr. Gal 4,4), il Verbo si fece carne ed abitò tra noi pieno di grazia e di verità (cfr. Gv 1,14). Cristo stabilì il regno di Dio sulla terra, manifestò con opere e parole il Padre suo e se stesso e portò a compimento l&#8217;opera sua con la morte, la risurrezione e la gloriosa ascensione, nonché con l&#8217;invio dello Spirito Santo. Elevato da terra, attira tutti a sé (cfr. Gv 12,32 gr.), lui che solo ha parole di vita eterna (cfr. Gv 6,68). Ma questo mistero non fu palesato alle altre generazioni, come adesso è stato svelato ai santi apostoli suoi e ai profeti nello Spirito Santo (cfr. Ef 3,4-6, gr.), affinché predicassero l&#8217;Evangelo, suscitassero la fede in Gesù Cristo Signore e radunassero la Chiesa. Di tutto ciò gli scritti del Nuovo Testamento presentano una testimonianza perenne e divina.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Origine apostolica dei Vangeli<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black">18. A</span><span style="color: black"> nessuno sfugge che tra tutte le Scritture, anche quelle del Nuovo Testamento, i Vangeli possiedono una superiorità meritata, in quanto costituiscono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore. La Chiesa ha sempre e in ogni luogo ritenuto e ritiene che i quattro Vangeli sono di origine apostolica. Infatti, ciò che gli apostoli per mandato di Cristo predicarono, in seguito, per ispirazione dello Spirito Santo, fu dagli stessi e da uomini della loro cerchia tramandato in scritti che sono il fondamento della fede, cioè l&#8217;Evangelo quadriforme secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni (31).</p>
<p></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Carattere storico dei Vangeli<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">19. La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con la più grande costanza che i quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo (cfr At 1,1-2). Gli apostoli poi, dopo l&#8217;Ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che egli aveva detto e fatto, con quella più completa intelligenza delle cose, di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati dallo Spirito di verità (32), godevano (33). E gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte che erano tramandate a voce o già per iscritto, redigendo un riassunto di altre, o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere (34). Essi infatti, attingendo sia ai propri ricordi sia alla testimonianza di coloro i quali « fin dal principio furono testimoni oculari e ministri della parola », scrissero con l&#8217;intenzione di farci conoscere la « verità » (cfr. Lc 1,2-4) degli insegnamenti che abbiamo ricevuto.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Gli altri scritti del Nuovo Testamento<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">20. Il canone del Nuovo Testamento, oltre i quattro Vangeli, contiene anche le lettere di san Paolo ed altri scritti apostolici, composti per ispirazione dello Spirito Santo; questi scritti, per sapiente disposizione di Dio, confermano tutto ciò che riguarda Cristo Signore, spiegano ulteriormente la sua dottrina autentica, fanno conoscere la potenza salvifica dell&#8217;opera divina di Cristo, narrano gli inizi della Chiesa e la sua mirabile diffusione nel mondo e preannunziano la sua gloriosa consumazione. Il Signore Gesù, infatti, assisté i suoi apostoli come aveva promesso (cfr. Mt 28,20) e inviò loro lo Spirito consolatore, il quale doveva introdurli nella pienezza della verità (cfr. Gv 16,13).<br />
</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
CAPITOLO VI<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
                             LA SACRA SCRITTURA</span></strong><strong><span style="color: black"> NELLA VITA DELLA CHIESA<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black"><br />
Importanza della sacra Scrittura per la Chiesa<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">21. La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli. Insieme con la sacra Tradizione, ha sempre considerato e considera le divine Scritture come la regola suprema della propria fede; esse infatti, ispirate come sono da Dio e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo. È necessario dunque che la predicazione ecclesiastica, come la stessa religione cristiana, sia nutrita e regolata dalla sacra Scrittura. Nei libri sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con essi; nella parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa la forza della loro fede, il nutrimento dell&#8217;anima, la sorgente pura e perenne della vita spirituale. Perciò si deve riferire per eccellenza alla sacra Scrittura ciò che è stato detto: «viva ed efficace è la parola di Dio » (Eb 4,12), « che ha il potere di edificare e dare l&#8217;eredità con tutti i santificati» (At 20,32; cfr. 1 Ts 2,13).</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Necessità di traduzioni appropriate e corrette<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">22. È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla sacra Scrittura. Per questo motivo, la Chiesa fin dagli inizi fece sua l&#8217;antichissima traduzione greca del Vecchio Testamento detta dei Settanta, e ha sempre in onore le altre versioni orientali e le versioni latine, particolarmente quella che è detta Volgata. Poiché, però, la parola di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo, la Chiesa cura con materna sollecitudine che si facciano traduzioni appropriate e corrette nelle varie lingue, di preferenza a partire dai testi originali dei sacri libri. Se, per una ragione di opportunità e col consenso dell&#8217;autorità della Chiesa, queste saranno fatte in collaborazione con i fratelli separati, potranno essere usate da tutti i cristiani.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Impegno apostolico degli studiosi<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">23. La sposa del Verbo incarnato, la Chiesa, ammaestrata dallo Spirito Santo, si preoccupa di raggiungere una intelligenza sempre più profonda delle sacre Scritture, per poter nutrire di continuo i suoi figli con le divine parole; perciò a ragione favorisce anche lo studio dei santi Padri d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente e delle sacre liturgie. Gli esegeti cattolici poi, e gli altri cultori di sacra teologia, collaborando insieme con zelo, si adoperino affinché, sotto la vigilanza del sacro magistero, studino e spieghino con gli opportuni sussidi le divine Lettere, in modo che il più gran numero possibile di ministri della divina parola siano in grado di offrire con frutto al popolo di Dio l&#8217;alimento delle Scritture, che illumina la mente, corrobora le volontà e accende i cuori degli uomini all&#8217;amore di Dio (35). Il santo Concilio incoraggia i figli della Chiesa che coltivano le scienze bibliche, affinché, con energie sempre rinnovate, continuino fino in fondo il lavoro felicemente intrapreso con un ardore totale e secondo il senso della Chiesa (36).</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Importanza della sacra Scrittura per la teologia<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">24. La sacra teologia si basa come su un fondamento perenne sulla parola di Dio scritta, inseparabile dalla sacra Tradizione; in essa vigorosamente si consolida e si ringiovanisce sempre, scrutando alla luce della fede ogni verità racchiusa nel mistero di Cristo. Le sacre Scritture contengono la parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente parola di Dio, sia dunque lo studio delle sacre pagine come l&#8217;anima della sacra teologia (37). Anche il ministero della parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e ogni tipo di istruzione cristiana, nella quale l&#8217;omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, trova in questa stessa parola della Scrittura un sano nutrimento e un santo vigore.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Si raccomanda la lettura della sacra Scrittura<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">25. Perciò è necessario che tutti i chierici, principalmente i sacerdoti e quanti, come i diaconi o i catechisti, attendono legittimamente al ministero della parola, conservino un contatto continuo con le Scritture mediante una lettura spirituale assidua e uno studio accurato, affinché non diventi « un vano predicatore della parola di Dio all&#8217;esterno colui che non l&#8217;ascolta dentro di sé» (38), mentre deve partecipare ai fedeli a lui affidati le sovrabbondanti ricchezze della parola divina, specialmente nella sacra liturgia. Parimenti il santo Concilio esorta con ardore e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere « la sublime scienza di Gesù Cristo » (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. « L&#8217;ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo » (39). Si accostino essi volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che è impregnata di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l&#8217;approvazione e a cura dei pastori della Chiesa, lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura dev&#8217;essere accompagnata dalla preghiera, affinché si stabilisca il dialogo tra Dio e l&#8217;uomo; poiché «quando preghiamo, parliamo con lui; lui ascoltiamo, quando leggiamo gli oracoli divini » (40). Compete ai vescovi, «depositari della dottrina apostolica » (41), ammaestrare opportunamente i fedeli loro affidati sul retto uso dei libri divini, in modo particolare del Nuovo Testamento e in primo luogo dei Vangeli, grazie a traduzioni dei sacri testi; queste devono essere corredate delle note necessarie e veramente sufficienti, affinché i figli della Chiesa si familiarizzino con sicurezza e profitto con le sacre Scritture e si imbevano del loro spirito. Inoltre, siano preparate edizioni della sacra Scrittura fornite di idonee annotazioni, ad uso anche dei non cristiani e adattate alla loro situazione; sia i pastori d&#8217;anime, sia i cristiani di qualsiasi stato avranno cura di diffonderle con zelo e prudenza.</p>
<p></font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><em><span style="color: black">Conclusione<br />
</span></em></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black">26. In</span><span style="color: black"> tal modo dunque, con la lettura e lo studio dei sacri libri « la parola di Dio compia la sua corsa e sia glorificata» (2 Ts 3,1), e il tesoro della rivelazione, affidato alla Chiesa, riempia sempre più il cuore degli uomini. Come dall&#8217;assidua frequenza del mistero eucaristico si accresce la vita della Chiesa, così è lecito sperare nuovo impulso alla vita spirituale dall&#8217;accresciuta venerazione per la parola di Dio, che «permane in eterno» (Is 40,8; cfr. 1 Pt 1,23-25).<br />
</span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><em><span style="color: black"><br />
18 novembre 1965</span></em><span style="color: black"></span></font></font></p>
<p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
<hr SIZE="2" width="100%" /></font></span></p>
<p><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black">NOTE</span></strong><span style="color: black"></span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(1) Cf. S. AGOSTINO, <em>De catechizandis rudibus</em>, 4,8: PL 40, 316.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(2) Cf. <em>Mt</em> 11,27; <em>Gv</em> 1,14.17; 14,6; 17,1-3; 2 <em>Cor</em> 3,16; 4,6; <em>Ef</em> 1,3-14.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(3) <em>Epist. ad Diognetum</em>, 7,4: FUNK, <em>Patres Apostolici</em>, I, p. 403.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(4) CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica <em>Dei Filius</em>, cap. 3: Dz 1789 (3008) [Collantes 1.067].</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(5) SIN. DI ORANGE II, can. 7: Dz 180 (377) [Collantes 8.035]; CONC. VAT. I,<em> l.c</em>.: Dz 1791 (3010) [Collantes 1.069].</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(6) CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica <em>Dei Filius</em>, cap. 2: Dz 1786 (3005) [Collantes 1.063].</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(7) CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica <em>Dei Filius</em>, cap. 2: Dz 1785 e 1786 (3004 e 3005) [Collantes 1.061-63].</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman"> (8) Cf. <em>Mt</em> 28,19-20 e <em>Mc</em> 16,15. CONC. DI TRENTO, Decr. <em>De canonicis Scripturis</em>: Dz 783 (1501) [Collantes 2.006].</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(9) Cf. CONC. DI TRENTO, l.c.; CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica <em>Dei Filius</em>, cap. 2: Dz 1787 (3006).</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(10) S. IRENEO, Adv. Haer., III, 3, 1: PG 7, 848; HARVEY, 2, p. 9.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(11) Cf. CONC. DI NICEA II: DZ 303 (602). CONC. DI COSTANT. IV, Sess. X, can. 1: Dz 336 (650-52).</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(12) Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica, <em>Dei Filius</em>, cap. 4: Dz 1800 (3020) [Collantes 1.085].</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black">(13) Cf. CONC. DI TRENTO, Decr. </span><em><span style="color: black">De canonicis Scripturis</span></em><span style="color: black">: Dz 783 (1501) [Collantes 2.006].</span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black">(14) Cf. PIO XII, Cost. Apost. </span><em><span style="color: black"><a href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/apost_constitutions/documents/hf_p-xii_apc_19501101_munificentissimus-deus_it.html"><span style="color: #663300"><u>Munificentissimus Deus</u></span></a></span></em><span style="color: black">, 1° nov. 1950: AAS 42 (1950), p. 756, che riporta le parole di S. CIPRIANO, <em>Epist</em>. 66, 8: CSEL 3, 2, 733: “La Chiesa è un popolo raccolto intorno al Sacerdote e un gregge unito al suo Pastore”.</span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(15) Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica <em>Dei Filius</em>, cap. 3: Dz 1792 (3011) [Collantes 1.070].</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(16) Cf. PIO XII, Encicl. <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis_it.html"><span style="color: #663300"><u>Humani Generis</u></span></a></em>, 12 ag. 1950: AAS 42 (1950), pp. 568-569: Dz 2314 (3886) [Collantes 7.203-04].</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(17) Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica <em>Dei Filius</em>, cap. 2: Dz 1787 (3006) [Collantes 2.015]. PONT. COMM. BIBLICA, <em>Decr</em>. 18 giugno 1915: Dz 2180 (3629); EB 420. S. S. C. del S. Uffizio, <em>Lett</em>. 22 dic. 1923: EB 499.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(18) Cf. PIO XII, Encicl. <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_30091943_divino-afflante-spiritu_it.html"><span style="color: #663300"><u>Divino afflante</u></span></a></em>, 30 sett. 1943: AAS 35 (1943), p. 314; EB 556.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(19) <em>In e per l’uomo</em>: cf. Eb 1,1 e 4,7 (in); 2 <em>Sam</em> 23,2; Mt 1,22 e passim (per); CONC. VAT. I, <em>Schema de doctr. cath</em>., nota 9: Coll. Lac. VII, 522.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(20) LEONE XIII, Encicl. <em>Providentissimus Deus</em>, 18 nov. 1893: Dz 1952 (3293); EB 556 [Collantes 2.028-30].</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black">(21) Cf. S. AGOSTINO, <em>De Gen. ad litt</em>., 2, 9, 20: PL 34, 270-271; CSEL 28, 1, 46-47, e Epist. 82, 3: PL 33, 277: CSEL 34, 2, 354. - S. TOMMASO, <em>De Ver</em>., q. 12, a. 2, C. - CONC. DI TRENTO, decr. <em>De canonicis Scripturis</em>: Dz 783 (1501) [Collantes 2.006]. - LEONE XIII, Encicl. </span><em><span style="color: black">Providentissimus Deus</span></em><span style="color: black">: EB 121, 124, 126-127 [Dz 3291ss; Collantes 2.026ss]. - PIO XII, Encicl. </span><em><span style="color: black">Divino afflante</span></em><span style="color: black">: EB 539.</span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(22) Cf. S. AGOSTINO, <em>De Civ. Dei</em>, XVII, 6, 2: PL 41, 537; CSEL 40, 2,228.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(23) Cf. S. AGOSTINO, <em>De Doctr. Christ</em>., III, 18, 26: PL 34, 75-76; CSEL 80, 95.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(24) Cf. PIO XII,<em> l.c</em>. [nota 5]: Dz 2294 (3829-3830); EB 557-562 [in parte Collantes 2.069-71].</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(25) Cf. BENEDETTO XV, Encicl. Spiritus Paraclitus, 15 sett. 1920: EB 469. S. GIROLAMO, In Gal. 5, 19-21: PL 26, 417A.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(26) Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica <em>Dei Filius</em>, cap. 2: Dz 1788 (3007) [Collantes 2.016].</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(27) S. GIOVANNI CRISOSTOMO, In Gen. 3,8 (om. 17,1): PG 53,134. “<em>Attemperatio</em>”, in greco <em>synkatábasis</em></font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(28) Cf. PIO XI, Encicl. <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_14031937_mit-brennender-sorge_it.html"><span style="color: #663300"><u>Mit brennender Sorge</u></span></a></em>, 14 marzo 1937: AAS 29 (1937), p. 151.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(29) Cf. S. AGOSTINO, <em>Quaest. in Hept</em>., 2, 73: PL 34, 623.</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="color: black">(30) Cf. S. IRENEO, <em>Adv. Haer</em>., III, 21, 3: PG 7, 950 (= 25,1: HARVEY, 2, p. 115). </span><span style="color: black">S. CIRILLO DI GERUS., <em>Catech</em>., 4,35: PG 33, 497, TEODORO DI MOPS., <em>In Soph</em>., I, 4-6: PG 66, 452D-453A.</span></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(31) Cf. S. IRENEO, <em>Adv. Haer</em>., III, 11, 8: PG 7, 885; ed. SAGNARD, p. 194.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(32) Cf. <em>Gv</em> 14,26; 16,13.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(33) Cf. <em>Gv</em> 2,22; 12,6; da confr. con 14,26; 16,12-13; 7,39.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(34) Cf. Istruzione <em>Sancta Mater Ecclesia</em> emanata dal Pontificio Consiglio per la promozione degli Studi Biblici: AAS 56 (1964) p. 715.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(35) Cf. PIO XII, Encicl. <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_30091943_divino-afflante-spiritu_it.html"><span style="color: #663300"><u>Divino afflante Spiritu</u></span></a></em>, 30 sett. 1943: EB 551, 553, 567. PONT. COMM. BIBLICA, <em>Instructio de S. Scriptura in Clericorum Seminariis et Religiosorum Collegiis recte docenda</em>, 13 maggio 1950: AAS 42 (1950) pp. 495-505.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(36) Cf. PIO XII, Encicl. <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_30091943_divino-afflante-spiritu_it.html"><span style="color: #663300"><u>Divino afflante Spiritu</u></span></a></em>, 30 sett. 1943: EB 569.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(37) Cf. LEONE XIII, Encicl. <em>Providentissimus Deus</em>: EB 114; BENEDETTO XV, Encicl. <em>Spiritus Paraclitus</em>, 15 sett. 1920: EB 483.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(38) S. AGOSTINO, <em>Serm</em>. 179, 1: PL 38, 966.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(39) S. GIROLAMO, <em>Comm. in Is</em>., Prol.: PL 24, 17. - Cf. BENEDETTO XV, <em>Encicl. Spiritus Paraclitus</em>: EB 475-480. PIO XII, Encicl. <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_30091943_divino-afflante-spiritu_it.html"><span style="color: #663300"><u>Divino afflante</u></span></a></em>: EB 544.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(40) S. AMBROGIO, <em>De officiis ministrorum</em>, I, 20, 88: PL 16, 50.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">(41) S. IRENEO, <em>Adv. Haer</em>., IV, 32, 1: PG 7, 1071; (= 49,2) HARVEY, 2, p. 255.</font></font></span></p>
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		<title>LINEAMENTA introduzione</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 08:56:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sinodo sulla Parola]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione

Perché un Sinodo sulla Parola di Dio
“Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: black"><font size="3" color="#ff3366" face="Times New Roman">Introduzione<br />
</font></span><span style="color: black"></span></strong><font size="3"><font face="Times New Roman"><font color="#ff3366"><span><br />
<strong><font color="#6699ff">Perché un Sinodo sulla Parola di Dio</font><br />
</strong></span></font></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">“<em>Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta”</em> (1 <em>Gv</em> 1, 1-4).</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">1. “<em>In principio era il Verbo</em>” (<em>Gv</em> 1,1). “<em>La Parola</em><em> del nostro Dio dura sempre</em>”(<em>Is</em> 40,8). La Parola di Dio apre la storia con la creazione del mondo e dell’uomo: “<em>Dio disse</em>” (<em>Gn</em> 1,3.6 ss.), ne proclama il centro con l’incarnazione del Figlio, Gesù Cristo: “<em>E il Verbo si fece carne</em>” (<em>Gv</em> 1,14), e la conclude con la promessa sicura nell’incontro con Lui in una vita senza fine: “<em>Sì, verrò presto</em>” (<em>Ap</em> 22,20).</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">È la suprema certezza che Dio stesso, nel suo infinito amore, intende dare all’uomo di ogni tempo, facendone testimone il suo popolo. È questo mistero grande della Parola come supremo dono di Dio che il Sinodo intende adorare, ringraziare, meditare, annunciare alla Chiesa e a tutte le genti.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">2. L’uomo contemporaneo mostra in tante maniere di avere un bisogno grande di ascoltare Dio e di parlare con Lui. Oggi fra i cristiani si avverte un appassionato cammino verso la <em>Parola</em><em> di Dio come sorgente di vita</em> e grazia di incontro dell’uomo con il Signore.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Non sorprende, pertanto, che a tale apertura dell’uomo risponde Dio invisibile che “nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé”.</font><a name="_ftnref1" title="_ftnref1"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn1#_ftn1"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">1</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> Questa generosa rivelazione di Dio è un evento continuo di grazia.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Riconosciamo in tutto ciò <em>l’azione dello Spirito Santo</em>, che attraverso la Parola intende rinnovare la vita e la missione della Chiesa, chiamandola ad una continua conversione e inviandola a portare l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini<em>, </em>“<em>perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza</em>” (<em>Gv</em> 10,10).</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">3. La Parola di Dio ha il suo centro nella persona di Cristo Signore. Del mistero della Parola la Chiesa ha fatto una <em>costante esperienza e riflessione </em>lungo i secoli. “Cosa credete che sia la Scrittura se non la parola di Dio? Certo, sono molte le parole scritte dalla penna dei profeti; ma unico il Verbo di Dio, che sintetizza tutta la Scrittura. Questo Verbo unico, i fedeli lo hanno concepito come seme di Dio loro legittimo sposo e, generandolo con bocca feconda, l’hanno affidato a dei segni – le lettere – per farlo giungere fino a noi”.</font><a name="_ftnref2" title="_ftnref2"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn2#_ftn2"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">2</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Il Concilio Vaticano II, con la Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a>,</em> compendia il Magistero solenne della Chiesa sulla Parola di Dio, esponendone la dottrina e indicandone la pratica. Essa<em>, </em>infatti, porta a compimento<em> </em>un lungo <em>cammino di maturazione e di approfondimento</em>, scandito dalle tre Encicliche <em>Providentissimus Deus</em> di Leone XIII, <em>Spiritus Paraclitus </em>di<em> </em>Benedetto XV, <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_30091943_divino-afflante-spiritu_it.html"><span style="color: #663300"><u>Divino Afflante Spiritu</u></span></a></em> di Pio XII;</font><a name="_ftnref3" title="_ftnref3"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn3#_ftn3"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">3</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> cammino incrementato da una esegesi e teologia rinnovata, arricchito dall’esperienza spirituale dei fedeli, ed opportunamente richiamato nel <em>Sinodo dei Vescovi</em> del 1985</font><a name="_ftnref4" title="_ftnref4"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn4#_ftn4"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">4</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> e nel <em><a href="http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_INDEX.HTM"><span style="color: #663300"><u>Catechismo della Chiesa Cattolica</u></span></a></em>. Dopo il Concilio, il Magistero della Chiesa universale e locale ha promosso con insistenza l’incontro con la Parola, convinto che questa “recherà alla Chiesa una nuova primavera spirituale”.</font><a name="_ftnref5" title="_ftnref5"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn5#_ftn5"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">5</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">L’<em>Assemblea Sinodale</em> si pone, dunque, dentro il grande respiro della Parola che Dio rivolge al suo popolo, in stretto legame con i precedenti Sinodi dei Vescovi (1965-2006), in quanto richiama il fondamento stesso della fede e mira ad attualizzare nel nostro tempo le grandi testimonianze di incontro con la Parola che troviamo nel mondo biblico (cf. <em>Gs</em> 24; <em>Ne</em> 8; <em>At</em> 2) e lungo la storia della Chiesa.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">4. <em>Più specificamente</em>, questo Sinodo, in continuità con il precedente, vuole mettere in luce l’intrinseco nesso tra l’Eucaristia e la Parola di Dio, giacché la Chiesa<em> </em>deve nutrirsi dell’unico<em> </em>“Pane della vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo”.</font><a name="_ftnref6" title="_ftnref6"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn6#_ftn6"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">6</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3" face="Times New Roman"> questa la motivazione profonda e insieme il fine primario del Sinodo: incontrare compiutamente la Parola di Dio in Gesù Signore, presente nella Scrittura e nell’Eucaristia. Afferma San Girolamo: “La carne del Signore vero cibo e il suo sangue vera bevanda; quello il vero bene che ci riservato nella vita presente, nutrirsi della sua carne e bere il suo sangue, non solo nell’Eucaristia, ma anche nella lettura della Sacra Scrittura. infatti vero cibo e vera bevanda la parola di Dio che si attinge dalla conoscenza delle Scritture”.</font><a name="_ftnref7" title="_ftnref7"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn7#_ftn7"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">7</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Ma prima di procedere, viene da chiedersi, a distanza di oltre 40 anni dal Vaticano II, <em>quali frutti </em>ha portato il documento conciliare <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html"><span style="color: #663300"><u>Dei Verbum</u></span></a></em> nelle nostre comunità, qual è stata la sua reale accoglienza. Indubbiamente, intorno alla Parola di Dio, sono stati raggiunti molti <em>risultati positivi</em> nel popolo di Dio, quali il rinnovamento biblico in ambito liturgico, teologico e catechistico, la diffusione e pratica del Libro Sacro tramite l’apostolato biblico e lo slancio di comunità e movimenti ecclesiali, la disponibilità crescente di strumenti e sussidi dell’odierna comunicazione. Ma altri aspetti rimangono ancora <em>aperti e problematici</em>. Gravi appaiono i fenomeni di ignoranza e incertezza sulla stessa dottrina della Rivelazione e della Parola di Dio; resta notevole il distacco di molti cristiani dalla Bibbia e permanente il rischio di un uso non corretto; senza la verità della Parola si fa insidioso il relativismo di pensiero e di vita. Si è fatta urgente la necessità di conoscere integralmente la fede della Chiesa sulla Parola di Dio, di allargare con metodi adatti, l’incontro con la Sacra Scrittura da parte di tutti i cristiani, e insieme di cogliere nuove vie che lo Spirito oggi suggerisce, perché la Parola di Dio, nelle sue varie manifestazioni, sia conosciuta, ascoltata, amata, approfondita e vissuta nella Chiesa, e così diventi Parola di verità e di amore per tutti gli uomini.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">5. <em>Lo scopo</em> di questo Sinodo è eminentemente pastorale: approfondendo le ragioni dottrinali e lasciandosi illuminare da esse, si intende estendere e rafforzare la pratica di incontro con la Parola come fonte di vita nei diversi ambiti dell’esperienza, proponendo per questo ai cristiani e ad ogni persona di buona volontà, vie giuste e agevoli per poter ascoltare Dio e parlare con Lui.</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><em><span style="color: black">Concretamente</span></em><span style="color: black">, il Sinodo si propone, tra i suoi obiettivi, di contribuire a chiarire quegli aspetti fondamentali della verità sulla Rivelazione, quali Parola di Dio, Tradizione, Bibbia, Magistero, che motivano e garantiscono un valido ed efficace cammino di fede; di accendere la stima e l’amore profondo per la Sacra Scrittura, facendo sì che “i fedeli abbiano largo accesso” ad essa;<a name="_ftnref8" title="_ftnref8"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn8#_ftn8"><u><span><sup><span style="color: #663300">8</span></sup></span><span></span></u></a><span></span> di rinnovare l’ascolto della Parola di Dio, nel momento liturgico e catechistico, segnatamente con l’esercizio della <em>Lectio Divina,</em> debitamente adattata alle varie circostanze; di offrire al mondo dei poveri una Parola di consolazione e di speranza.</span></font></font><span style="color: black"><font size="3" face="Times New Roman">Questo Sinodo, quindi, vuole dare al popolo di Dio una Parola che sia pane; perciò mira a promuovere un corretto esercizio ermeneutico della Scrittura, bene orientando il necessario processo di evangelizzazione ed inculturazione; intende incoraggiare il dialogo ecumenico, strettamente vincolato all’ascolto della Parola di Dio; vuole favorire il confronto e il dialogo ebraico-cristiano,</font><a name="_ftnref9" title="_ftnref9"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftn9#_ftn9"><u><font size="3"><font face="Times New Roman"><span><sup><span style="color: #663300">9</span></sup></span><span></span></font></font></u></a><span></span><font size="3"><font face="Times New Roman"> più ampiamente il dialogo interreligioso ed interculturale. Questi ed altri obiettivi il Sinodo intende realizzare, seguendo <em>tre passaggi</em>:</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">- la Rivelazione, la Parola di Dio, la Chiesa (cap. 1°),<br />
- la Parola di Dio nella vita della Chiesa (cap. 2°),<br />
- la Parola di Dio nella missione della Chiesa (cap. 3°).</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Ciò permetterà di unire insieme il momento fondativo e il momento operativo della Parola di Dio nella Chiesa.</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Questi <em>Lineamenta</em> non hanno, quindi, l’intento di esprimere tutte le motivazioni e applicazioni di incontro con la Parola di Dio, ma, alla luce del Vaticano II, accennare a quelle essenziali, <em>sottolineando insieme il dato dottrinale e l’esperienza in atto</em>, invitando ad apportare ulteriori e specifici contributi.<br />
</font></font></span><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong><span style="color: black"><br />
<font color="#6666ff">Domande </font></span></strong><span style="color: black"></span></font></font><font size="3"><font face="Times New Roman"><font color="#6666ff"><strong><span style="color: black">Introduzione<br />
</span></strong><span style="color: black"></span></font></font></font><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">1. Quali ‘segni dei tempi’ nel proprio paese rendono urgente questo Sinodo sulla Parola di Dio? Che cosa si attende da esso?<br />
</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">2. Quale rapporto si può cogliere tra il Sinodo precedente sull’Eucaristia e l’attuale sulla Parola di Dio?</font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">3. Esistono tradizioni di esperienza biblica nella propria Chiesa particolare? Quali sono? Esistono gruppi biblici? Qual è la loro tipologia?</p>
<p></font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman"><a name="_ftn1" title="_ftn1"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref1#_ftnref1"><u><span><sup><span style="color: #663300">1</span></sup></span><span></span></u></a><span></span><span style="color: black"> Conc. Œcum. Vat. II, Const. dogmatica de Divina Revelatione <em>Dei Verbum</em>, 2.</span><a name="_ftn2" title="_ftn2"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref2#_ftnref2"><u><span><sup><span style="color: #663300">2</span></sup></span><span></span></u></a><span></span><sup><span style="color: black"> </span></sup><span style="color: black">Rupertus Abbas Tuitiensis, <em>De operibus Spiritus Sancti, </em>I, 6: <em>SC</em> 131, 72-74<em>.</em></span><a name="_ftn3" title="_ftn3"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref3#_ftnref3"><u><span><sup><span style="color: #663300">3</span></sup></span><span></span></u></a><span></span><span style="color: black"> Cf. Leo XIII, Litt. Enc. <em>Providentissimus Deus</em> (18 novembris 1893): <em>DS</em> 1952 (3293); Benedictus XV, Litt. Enc. <em>Spiritus Paraclitus </em>(15 septembris 1920):<em> AAS </em>12(1920), 385-422; Pius XII, Litt. Enc. <em>Divino Afflante Spiritu </em>(30 septembris 1943): <em>AAS</em> 35(1943), 297-325.</span><a name="_ftn4" title="_ftn4"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref4#_ftnref4"><u><span><sup><span style="color: #663300">4</span></sup></span><span></span></u></a><span></span><span style="color: black"> Cf. Synodus Episcoporum, Relatio finalis Synodi episcoporum <em>Exeunte coetu secundo</em>: Ecclesia sub verbo Dei mysteria Christi celebrans pro salute mundi (7 decembris 1985): <em>Enchiridion del Sinodo dei Vescovi</em>, 1, Bologna 2005, 2733-2736.</span><a name="_ftn5" title="_ftn5"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref5#_ftnref5"><u><span><sup><span style="color: #663300">5</span></sup></span><span></span></u></a><span></span><span style="color: black"> Benedictus XVI, Ad Conventum Internationalem <em>La Sacra Scrittura</em><em> nella vita della Chiesa </em>(16 septembris 2005): <em>AAS</em> 97 (2005), 957. Cf. Paulus VI, Epistula Apostolica <em>Summi Dei Verbum </em>(4 novembris 1963): <em>AAS </em>55 (1963), 979-995; Ioannes Paulus II,<em> Udienza Generale</em> (22 maii 1985): <em>L’Osservatore Romano </em>(23 maii 1985), 6;<em> Discorso sull’interpretazione della Bibbia nella Chiesa</em> (23 aprilis 1993): <em>L’Osservatore Romano </em>(25 aprilis 1993), 8-9; Benedictus XVI, <em>Angelus</em> (6 novembris 2005): <em>L’Osservatore Romano </em>(7-8 novembris 2005), 5.</span><a name="_ftn6" title="_ftn6"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref6#_ftnref6"><u><span><sup><span style="color: #663300">6</span></sup></span><span></span></u></a><span></span><span style="color: black"> Conc. Œcum. Vat. II, Const. dogmatica de Divina Revelatione <em>Dei Verbum</em>, 21.</span><a name="_ftn7" title="_ftn7"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref7#_ftnref7"><u><span><sup><span style="color: #663300">7</span></sup></span><span></span></u></a><span></span><span style="color: black"> S. Hieronymus, <em>Commentarius in Ecclesiasten</em>, 313: <em>CCL </em>72, 278.</span><a name="_ftn8" title="_ftn8"></a><a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20070427_lineamenta-xii-assembly_it.html#_ftnref8#_ftnref8"><u><span><sup><span style="color: #663300">8</span></sup></span><span></span></u></a><span></span><span style="color: black"> Conc. Œcum. Vat. II, Const. dogmatica de Divina Revelatione <em>Dei Verbum</em>, 22.</span></font></font></span></p>
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		<title>Sulla liturgia confrontarsi senza alcun pregiudizio</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 08:55:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Messa in Latino]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
A sessant&#8217;anni dall&#8217;enciclica di Pio XII &#8220;Mediator Dei&#8221;
Sulla liturgia confrontarsi senza alcun pregiudizio
Nicola Bux

È in atto una battaglia sulla liturgia: diversamente da quella che agli inizi del secolo scorso diede origine al movimento liturgico, la materia del contendere non è appena il rito romano antico. Tuttavia il Santo Padre ci rassicura: la lotta per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 13.5pt; color: black; font-family: Verdana"><strong><em> </em></strong></p>
<p align="center"><span><strong><em>A sessant&#8217;anni dall&#8217;enciclica di Pio XII &#8220;Mediator Dei&#8221;</em></strong><strong></p>
<p>Sulla liturgia confrontarsi senza alcun pregiudizio</p>
<p>Nicola Bux</strong></span><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"></p>
<p></span></p>
<p></span><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana">È in atto una battaglia sulla liturgia: diversamente da quella che agli inizi del secolo scorso diede origine al movimento liturgico, la materia del contendere non è appena il rito romano antico. Tuttavia il Santo Padre ci rassicura: la lotta per la corretta interpretazione e la degna celebrazione della sacra liturgia è necessaria in ogni generazione. È grande la posta in gioco: &#8220;giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa&#8221; (<em>Lettera apostolica circa il Motu proprio Summorum Pontificum</em>, 7 luglio 2007), anche per portare a compimento la riforma liturgica. Lasceremo cadere l&#8217;invito, se amiamo veramente la Chiesa e la sacra liturgia?</p>
<p>Ora, se quanti amano o scoprono la precedente tradizione liturgica devono anche convincersi &#8220;del valore e della santità del nuovo rito&#8221;, tutti gli altri dovrebbero riflettere sul fatto che &#8220;nella storia della liturgia c&#8217;è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso&#8221;. Le parole di Benedetto XVI richiamano queste altre: &#8220;Se da una parte constatiamo con dolore che in alcune regioni il senso, la conoscenza e lo studio della liturgia sono talvolta scarsi o quasi nulli, dall&#8217;altra notiamo con molta apprensione che alcuni sono troppo avidi di novità e si allontanano dalla via della sana dottrina e della prudenza. Giacché all&#8217;intenzione e al desiderio di un rinnovamento liturgico, essi frappongono spesso principi che, in teoria o in pratica, compromettono questa santissima causa, e spesso la contaminano di errori che toccano la fede cattolica e la dottrina ascetica&#8221;. Chi le ha scritte è Pio XII, nell&#8217;Introduzione dell&#8217;enciclica <em>Mediator Dei</em>. La logica è la medesima: la tradizione è necessaria e l&#8217;innovazione ineluttabile, ed entrambe sono nella natura del corpo ecclesiale come del corpo umano. Non si oppongono ma sono complementari e interdipendenti. Pertanto non ha senso essere ad oltranza innovatori o tradizionalisti. Semmai bisogna incontrarsi e confrontarsi senza pregiudizio e con grande carità, ancora sotto la guida della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e con l&#8217;aiuto dell&#8217;ordine di san Benedetto, entrambi menzionati nell&#8217;enciclica.</p>
<p>Cominciamo proprio dalla <em>Mediator Dei</em>, pubblicata il 20 novembre 1947, dal servo di Dio Pio XII: il documento dottrinale più importante sulla liturgia prima del concilio Vaticano II, senza del quale la costituzione sulla sacra liturgia, emanata solo sedici anni dopo, il 4 dicembre 1963, non si comprende appieno. Ne è la fonte principale quanto ad impostazione classica e a contenuti dottrinali e un termine di paragone con le istanze antiche e nuove della liturgia. Leggendo l&#8217;enciclica a sessant&#8217;anni dalla sua promulgazione, si viene aiutati a superare il pregiudizio verso la Chiesa preconciliare ed anche verso un Papa, definito dal suo successore Giovanni XXIII: Doctor optimus, Ecclesiae sanctae lumen, divinae legis ad monitor nella prima enciclica <em>Ad Petri Cathedram</em>. Sono i tre titoli che un&#8217;antifona liturgica del Messale romano conferisce ai dottori della Chiesa.</p>
<p>Pio XII non si limitò ad enunciare la dottrina mediante l&#8217;enciclica, ma fece seguire le riforme: il permesso di usare le lingue locali accanto al latino per alcune parti dei riti liturgici in quei paesi europei e latino-americani dove l&#8217;unità cattolica non era a rischio; il permesso a determinate condizioni di celebrare la messa vespertina (1957), riscoprendo il giorno liturgico; la revisione delle norme sul digiuno eucaristico (1953) e le indicazioni per il rinnovamento della musica sacra sulle orme di san Pio X. È noto che già nel 1946 &#8220;Pio XII aveva istituito una commissione per la riforma generale della liturgia, che avrebbe iniziato i propri lavori nel 1948 e che, nel 1959, sarebbe confluita nella commissione preparatoria del concilio per la liturgia. Non è dunque fuori luogo affermare che la costituzione sulla liturgia del Vaticano II aveva cominciato ad essere predisposta fin dal 1948, prendendo spunto dall&#8217;enciclica&#8221; (Andrea Tornelli, <em>Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro</em>, Milano, 2007, pagina 510). L&#8217;approfondito lavoro preparatorio eviterà al progetto di costituzione conciliare, a differenza di tutti gli altri, la bocciatura. Tutto questo prende avvio dall&#8217;enciclica <em>Mediator Dei</em>, e farebbero attribuire al grande pontefice anche il titolo di <em>divini cultus instaurator</em>.</p>
<p></span><strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"></p>
<p align="center"><strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"></span></strong></p>
<p>                                                                Culmine e fonte</span></strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"></p>
<p>Il culto o la liturgia avviene soltanto per, con e in Gesù Cristo: diversamente non arriva a Dio Padre per adorarlo e nemmeno a noi per santificarci. Quindi non la facciamo noi e ciò spiega l&#8217;esordio dell&#8217;enciclica: &#8220;&#8221;Il Mediatore tra Dio e gli uomini&#8221; (<em>1 Timoteo</em>, 2, 5), il grande pontefice che penetrò i cieli, Gesù Figlio di Dio (cfr <em>Ebrei</em>, 4, 14) assumendosi l&#8217;opera di misericordia con la quale arricchì il genere umano di doni soprannaturali (&#8230;) attese a procurare la salute delle anime con il continuo esercizio della preghiera e del sacrificio, finché, sulla Croce, si offrì vittima immacolata a Dio per mondare la nostra coscienza dalle opere morte onde servire al Dio vivo (cfr <em>ivi</em>, 9, 14) (&#8230;). Il Divin Redentore volle, poi, che la vita sacerdotale da Lui iniziata nel suo Corpo mortale (&#8230;) non cessasse nel corso dei secoli nel suo Corpo Mistico che è la Chiesa; e perciò offrì un sacerdozio visibile per offrire dovunque la oblazione monda (cfr <em>Malachia</em>, 1, 11), affinché tutti gli uomini, dall&#8217;Oriente e dall&#8217;Occidente, liberati dal peccato, per dovere di coscienza servissero spontaneamente e volentieri a Dio. La Chiesa dunque, fedele al mandato ricevuto dal suo Fondatore, continua l&#8217;ufficio sacerdotale di Gesù Cristo soprattutto con la Sacra Liturgia&#8221;. Una simile introduzione fa capire che nessuno possa parlare di liturgia senza partire da Cristo in quanto <em>Mediator Dei</em> e senza intenderla come manifestazione somma e continua di tale mediazione. Egli è il &#8220;luogo&#8221; dell&#8217;incontro tra Dio e l&#8217;uomo e fa della liturgia il culmine della vita della Chiesa e la fonte di ogni grazia. La liturgia <em>culmen et fons</em>, l&#8217;endiadi ormai celebre della <em>Sacrosanctum Concilium </em>che ne sintetizza il concetto, è già nella introduzione della <em>Mediator Dei</em>.<br />
La prima parte dell&#8217;enciclica s&#8217;intitola &#8220;Natura, origine e progresso della liturgia&#8221;. L&#8217;uomo deve convertirsi a Dio, orientarsi a lui: questo si manifesta rendendo &#8220;il debito culto all&#8217;unico e vero Dio&#8221; (I, 1): nell&#8217;Antico Testamento è Dio stesso a stabilire le norme del culto; nel Nuovo Testamento è la rivelazione che Gesù stesso compie con i fatti della sua vita, morte e risurrezione a diventar offerta o culto gradito a Dio, finché &#8220;entrando, poi, nella beatitudine celeste vuole che il culto da lui istituito e prestato durante la sua vita terrena continui ininterrottamente&#8221; (I, 1). L&#8217;opera della redenzione di Cristo viene in modo analogo riproposta nella costituzione <em>Sacrosanctum Concilium </em>(cfr 5-6).<br />
Alla volontà del Signore l&#8217;enciclica fa risalire le norme e istituzioni liturgiche: esse hanno in lui l&#8217;autore e perciò vanno trattate con obbedienza gioiosa. L&#8217;altare sul quale si presenta il sacrificio eucaristico è elevato verso l&#8217;alto, è un&#8217;ara alta e non una tavola, a significare che la liturgia la riceviamo dall&#8217;alto e non la confezioniamo dal basso.<br />
C&#8217;è un secondo elemento essenziale della liturgia cattolica: &#8220;In ogni azione liturgica, quindi, insieme con la Chiesa è presente il suo Divin Fondatore: Cristo è presente nell&#8217;augusto Sacrificio dell&#8217;altare sia nella persona del suo ministro, sia massimamente sotto le specie eucaristiche; è presente nei sacramenti con la virtù che in essi trasfonde perché siano strumenti efficaci di santità; è presente infine nelle lodi e nelle suppliche a Dio rivolte, come sta scritto: &#8220;Dove sono due o tre adunati in nome mio, ivi sono in mezzo ad essi&#8221; (<em>Matteo</em>, 18, 20)&#8221; (I, 1). Il versetto viene ripreso nel noto paragrafo della costituzione liturgica sulla presenza di Cristo (n 7) con la sola aggiunta &#8220;È presente nella sua parola, giacché e Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura&#8221;; in precedenza indica Cristo quale &#8220;Mediatore tra Dio e gli uomini&#8221; e &#8220;pienezza del culto divino&#8221; (n 5).<br />
L&#8217;enciclica ha potuto così definire la liturgia &#8220;il culto integrale del Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè del Capo e delle sue membra&#8221;. La liturgia serve ad elevare sempre più l&#8217;anima verso Dio, a <em>con</em>-sacrarla: &#8220;così il sacerdozio di Gesù Cristo è sempre in atto nella successione dei tempi, non essendo altro la liturgia che l&#8217;esercizio di questo sacerdozio&#8221; (I, 1). Il sacerdote, vescovo e presbitero, sa che vi partecipa intimamente lui stesso e che - <em>sacerdozio</em> indica il <em>sacro</em> - deve aiutare l&#8217;uomo a salire sempre di più verso Dio Padre, fonte della santità; ne sono strumento efficace i riti del culto sacramentale, azioni liturgiche reiterate secondo un ordine, come un esercizio ginnico per lo spirito. È la ragione per cui &#8220;tutto il complesso del culto che la Chiesa rende a Dio deve essere interno ed esterno. È <em>esterno</em> perché lo richiede la natura dell&#8217;uomo composto di anima e di corpo; perché Dio ha disposto che &#8220;conoscendolo per mezzo delle cose visibili, siamo attratti all&#8217;amore delle cose invisibili&#8221; (<em>Messale romano</em>, prefazio del Natale)&#8221; (I, 2). Il culto non riguarda solo il singolo ma anche l&#8217;umanità; in esso si manifesta in special modo l&#8217;unità del Corpo mistico che è la Chiesa. &#8220;Ma l&#8217;elemento essenziale del culto deve essere quello <em>interno</em>; è necessario difatti vivere sempre nel Cristo, tutto a Lui dedicarsi affinché in Lui, con Lui e per Lui si dia gloria al Padre. La sacra liturgia richiede che questi due elementi siano intimamente congiunti (&#8230;) Diversamente, la religione diventa un formalismo senza fondamento e senza contenuto (&#8230;) il Divino Maestro stima indegni del sacro tempio ed espelle coloro i quali credono di onorare Dio soltanto col suono di ben costrutte parole e con pose teatrali, e son persuasi di poter benissimo provvedere alla loro salvezza eterna senza sradicare dall&#8217;anima i vizi inveterati (cfr <em>Marco</em>, 7, 6; <em>Isaia</em>, 29, 13)&#8221; (I, 2).<br />
L&#8217;enciclica, secondo la dottrina classica dell&#8217;<em>ex opere operato</em> e dell&#8217;<em>ex opere operantis Ecclesiae</em>, ricorda &#8220;che il culto reso a Dio dalla Chiesa in unione col suo Capo divino ha la massima efficacia di santificazione&#8221; nella messa e nei sacramenti. Mette in guardia così dalle teorie sulla &#8220;pietà oggettiva&#8221; che portano a trascurare la &#8220;pietà soggettiva&#8221; o personale. Tali teorie rivivono oggi nell&#8217;idea che la &#8220;partecipazione comunitaria&#8221; alla liturgia sia esclusiva. Invece, l&#8217;efficacia oggettiva della liturgia esige le buone disposizioni nell&#8217;anima del fedele come del prete, non solo durante ma anche in preparazione ad essa. L&#8217;enciclica perciò richiama, in specie dinanzi all&#8217;eucaristia, il paolino &#8220;Ciascuno esamini se stesso&#8221;. Così, viene ricordato l&#8217;atteggiamento giusto per partecipare alla liturgia: &#8220;La genuina<em> pietà</em>, che l&#8217;Angelico chiama &#8220;&#8216;devozione&#8221; e che è l&#8217;atto principale della virtù della religione col quale gli uomini si ordinano rettamente, si orientano opportunamente verso Dio, e liberamente si dedicano al culto&#8221; (cfr san Tommaso, <em>Summa Theol</em>. II.a IIae, q. 82 a. 1). Per questo bisogna &#8220;sottomettere i nostri sensi e le loro facoltà alla ragione illuminata dalla fede&#8221;; per farlo &#8220;è necessario tener presente l&#8217;insegnamento: &#8220;Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio&#8221; (cfr <em>1 Corinzi</em>, 3, 23)&#8221;. La vera pietà o devozione, necessaria alla liturgia, discende dall&#8217;appartenenza a Cristo e mediante lui a Dio. La coscienza di appartenere al Signore fa sì che il culto operi incessantemente &#8220;finché il Cristo non sia formato in noi (cfr <em>Galati</em>, 4, 19)&#8221; (I, 2).<br />
Sulla corrispondenza tra la <em>lex orandi </em>e quella della fede deve vigilare la gerarchia ecclesiastica, perché il culto che la Chiesa rende a Dio è &#8220;una continua professione di fede cattolica e un esercizio della speranza e della carità&#8221; (I, 2).</p>
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<p>                                                        Manifestazione della Chiesa</span></strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"></p>
<p>Pio XII, riallacciandosi alla costituzione <em>Divini cultus</em> del suo predecessore Pio XI, osserva che la gerarchia ecclesiastica &#8220;non dubitò, salva la sostanza del sacrificio eucaristico e dei sacramenti, di mutare ciò che non riteneva adatto, aggiungere ciò che meglio sembrava contribuire all&#8217;onore di Gesù Cristo e della augusta Trinità, all&#8217;istruzione e a stimolo salutare del popolo cristiano&#8221; (I, 4). La liturgia infatti è composta di elementi divini e umani: &#8220;Di qui viene che talvolta sono richiamate nell&#8217;uso e rinnovate pie istituzioni obliterate nel tempo&#8221; (I, 4). È il criterio che guiderà il Papa nel restauro dell&#8217;<em>Ordo</em> della Settimana Santa, rimettendo in uso le tradizioni antiche e che sarà recepito dalla costituzione conciliare (cfr <em>Sacrosanctum Concilium</em>, n. 50). Papa Paolo VI riusciva ad applicarlo ancora nell&#8217;edizione del messale romano del 1965, quando preservava la messa antica, alleggerendola da duplicati tardivi. Esso ritorna in auge col Motu proprio di Benedetto XVI.<br />
Quel criterio, secondo la <em>Mediator Dei</em>, presiede all&#8217;evoluzione dei riti, ma senza cadere nell&#8217;archeologismo: &#8220;La Liturgia dell&#8217;epoca antica è senza dubbio degna di venerazione, ma un antico uso non è, a motivo soltanto della sua antichità, il migliore (&#8230;) Anche i riti liturgici più recenti sono rispettabili, poiché sono sorti per influsso dello Spirito Santo&#8221; (I, 5). La riforma liturgica - secondo Pio XII - risulta dunque dalla necessità delle cose, perché la liturgia stessa è una forma che continuamente tende a <em>ri</em>-formarsi nel senso dello sviluppo organico. Gli abusi non possono metterla in dubbio; perciò egli rammenta che &#8220;per tutelare la santità del culto contro gli abusi&#8221; esiste la Congregazione dei Riti. La liturgia è manifestazione della Chiesa corpo e Capo, organismo che produce energie sempre nuove pur conservando la sua forma fondamentale. Tutto questo sarà ribadito dalla costituzione liturgica (cfr n. 21).<br />
Ma Pio XII ricorda anche che allo sviluppo della liturgia ha contribuito notevolmente la pietà del popolo, cioè la partecipazione &#8220;agli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù&#8221;. Quanti hanno scritto che prima del concilio la liturgia non favoriva la partecipazione e che col concilio si è restituita la liturgia al popolo! Invece, nella seconda parte l&#8217;enciclica tocca il culto eucaristico e al suo interno quello della partecipazione dei fedeli &#8220;non con una assistenza passiva, negligente e distratta ma con tale impegno e fervore da porsi in intimo contatto col Sommo sacerdote, come dice l&#8217;Apostolo: &#8220;Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù&#8221; (<em>Filippesi</em>, 2, 5), offrendo con Lui e per Lui, santificandosi con Lui&#8221; (II, 2). Si può pensare che la partecipazione alla liturgia auspicata dal concilio dovrebbe prescindere da ciò? Cosa sarebbe se non esigesse &#8220;di riprodurre in sé, per quanto è in potere dell&#8217;uomo, lo stesso stato d&#8217;animo che aveva il Divin redentore quando faceva il sacrificio di sé: l&#8217;umile sottomissione dello spirito, cioè l&#8217;adorazione, l&#8217;onore, la lode, il ringraziamento alla somma Maestà di Dio (&#8230;) Esige in una parola, la nostra mistica morte in Croce col Cristo&#8221; (II, 2)? Il concilio ha mutato qualcosa in proposito?<br />
Il culmine della partecipazione dei fedeli - secondo Pio XII - è offrire il sacrificio eucaristico insieme al sacerdote, in quanto devono offrire se stessi come vittime, e cita in tal senso la lettera ai Romani: &#8220;Vi scongiuro, dunque, o fratelli&#8230;di offrire i vostri corpi come vittima viva, santa, a Dio gradevole, come vostro culto razionale&#8221; (12, 1). A questo punto, ricorda l&#8217;enciclica, si può dire dei fedeli quanto dice il Canone romano: &#8220;ti è conosciuta la fede e nota la devozione&#8221; (II, 2). Anche san Leone Magno nel V secolo, si domandava: &#8220;Non è forse funzione sacerdotale consacrare al Signore una coscienza pura e offrirgli sull&#8217;altare del cuore i sacrifici immacolati del nostro culto?&#8221; (<em>Discorsi</em>, 4, 2).<br />
Così la liturgia aiuta il fedele ad attuare quanto dice l&#8217;Apostolo: &#8220;Sono confitto con Cristo in croce, e vivo non già più io, ma è Cristo che vive in me&#8221; (<em>Galati</em>, 2, 19-20). Poteva il concilio sul tema della partecipazione intendere altro? L&#8217;enciclica tratta pure dei mezzi per promuoverla: dalle risposte al sacerdote ai canti. Tuttavia il <em>prendere parte</em> esteriore non vale quanto la coscienza di <em>essere parte</em> del Corpo di Cristo, che è il senso vero della partecipazione alla liturgia. La partecipazione dei fedeli mira &#8220;a che la loro vita si arricchisca e cresca ogni giorno più la gloria del Padre celeste&#8221; (II, 2). Allora essa non vuol dire innanzitutto che tutti possano &#8220;fare qualcosa&#8221; ma che vi sono prima altre modalità più profonde, quali il silenzio, la riverenza al mistero, l&#8217;attenzione ai segni.<br />
La partecipazione è inscindibile dalla pietà perché il culto cristiano deve contribuire alla santificazione dei fedeli; i riti della liturgia hanno la funzione mistagogica di realizzare l&#8217;unione dei fedeli con Dio, la loro &#8220;divinizzazione&#8221;. Per questo, con grande intuito pastorale, il Papa mira a renderli più intelligibili: in che senso? Assicurando la partecipazione &#8220;agevole e fruttuosa&#8221;, che culmini nella comunione sacramentale e mistica col Signore. Pio XII interverrà ancora (1957) per precisare il dovere di una partecipazione attiva e cosciente dei fedeli. La natura della liturgia richiede la partecipazione dei fedeli. Su tale tema della <em>Mediator Dei</em> farà quasi da contrappunto la <em>Sacrosanctum Concilium</em> (in specie n. 14; cfr anche n. 11.19.21.26-31.48.50.114.124), declinandolo nel primato della parola di Dio nella liturgia, nell&#8217;uso della lingua locale nei riti affiancando il latino, nell&#8217;adattamento legittimo per favorire i fedeli provenienti da culture diverse, salva la sostanziale unità del rito romano.<br />
Non tratteremo di quanto dice l&#8217;enciclica della comunione eucaristica, se non per sottolineare l&#8217;importanza della preparazione ad essa e del ringraziamento, in quanto &#8220;per mezzo del sacramento dell&#8217;Eucaristia, Cristo dimora in noi, e noi dimoriamo in Cristo; e come Cristo rimanendo in noi vive ed opera, così è necessario che noi rimanendo in Cristo, per Lui viviamo e operiamo&#8221; (II, 3). Così comincia l&#8217;adorazione di Cristo nei nostri cuori: in essa la partecipazione dei fedeli raggiunge il suo culmine mentre la stessa liturgia manifesta il suo fine (cfr II, 4).<br />
La <em>propositio</em> numero 6 del Sinodo sull&#8217;Eucaristia del 2005, riconosce che l&#8217;adorazione &#8220;scaturisce dall&#8217;azione eucaristica - che in se stessa è il più grande atto d&#8217;adorazione della Chiesa, che abilita i fedeli a partecipare pienamente, consapevolmente, attivamente e fruttuosamente al sacrificio di Cristo secondo il desiderio del Concilio Vaticano II - e ad essa riconduce&#8221;. Il collegamento tra celebrazione ed adorazione è stato rilanciato da Papa Benedetto XVI nel discorso alla Curia romana del 22 dicembre 2005: &#8220;Nel periodo della riforma liturgica spesso la Messa considerata come Cena eucaristica e l&#8217;adorazione del SS.mo Sacramento erano viste come in contrasto tra loro: il Pane eucaristico non ci sarebbe stato dato per esser contemplato, ma per essere mangiato, secondo un&#8217;obiezione allora diffusa. Nell&#8217;esperienza di preghiera della Chiesa si è ormai manifestata la mancanza di senso di tale contrapposizione. Già Agostino aveva detto: &#8220;<em>nemo autem illum carnem manducat, nisi prius adoraverit&#8230;peccemus non adorando</em> - Nessuno mangia questa carne senza prima adorarla; peccheremmo se non la adorassimo&#8221; (cfr <em>Enarrationes in Psalmos</em>, 98, 9 CCL XXXIX 1385). Di fatto, non è che nell&#8217;Eucaristia riceviamo semplicemente una qualche cosa. Essa è l&#8217;incontro e l&#8217;unificazione di persone; la persona, però, che ci viene incontro e desidera unirsi a noi è il Figlio di Dio. Una tale unificazione può soltanto realizzarsi secondo le modalità dell&#8217;adorazione. Ricevere l&#8217;Eucaristia significa adorare Colui che riceviamo. Proprio così e soltanto così diventiamo una sola cosa con Lui (&#8230;) E proprio in questo atto personale di incontro col Signore matura anche la missione sociale che nell&#8217;Eucaristia è racchiusa e che vuole rompere le barriere non solo tra il Signore e noi, ma anche e soprattutto le barriere che ci separano gli uni dagli altri&#8221;.<br />
Questa lunga citazione non è una digressione, in quanto contiene la frase di sant&#8217;Agostino che si trova pure nella <em>Mediator Dei</em> all&#8217;interno del paragrafo sull&#8217;adorazione eucaristica (II, 4), segno che non c&#8217;è discontinuità tra il magistero di Pio XII e quello della Chiesa odierna.<br />
L&#8217;adorazione richiama la necessità delle disposizioni per ricevere Cristo con la dovuta riverenza, e in particolare che l&#8217;Eucaristia è ad un tempo sacrificio e sacramento. Anche per questo la Chiesa sin dall&#8217;antichità non ha mai considerato conflittuale la presenza della custodia eucaristica sull&#8217;altare della celebrazione.</p>
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<p align="center"><strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana">La centralità di Cristo</span></strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"></p>
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<p></span></strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana">L&#8217;enciclica tratta nella terza parte dell&#8217;ufficio divino e dell&#8217;anno liturgico, movendo dal principio che l&#8217;ideale della vita cristiana è nell&#8217;unione intima con Dio la quale può avvenire solo &#8220;&#8221;per il Signore nostro Gesù Cristo&#8221;, che, mediatore tra noi e Dio, mostra al Padre celeste le sue stimmate gloriose, &#8220;sempre vivente per intercedere per noi&#8221; (<em>Ebrei</em>, 7, 25)&#8221; (III, 1). Si raccomanda ai fedeli la recita dei salmi e la partecipazione attiva alla recita del vespro domenicale e festivo. Quanto all&#8217;anno liturgico si ricorda che ha al centro la &#8220;persona di Gesù Cristo (&#8230;) il nostro salvatore nei misteri di umiliazione, di redenzione e di trionfo. Rievocando questi misteri di Gesù Cristo la sacra liturgia mira a farvi partecipare tutti i credenti in modo che il Divin capo del Corpo mistico viva nella pienezza della sua santità nelle singole membra&#8221; (III, 2). In tale contesto il Papa non manca di stigmatizzare &#8220;quanto siano lontani dal vero e genuino concetto di liturgia quegli scrittori moderni i quali, ingannati da una pretesa più alta disciplina mistica, osano affermare che non ci si deve concentrare sul Cristo storico, ma sul Cristo &#8220;pneumatico e glorificato&#8221;; e non dubitano di asserire che nella pietà dei fedeli si sarebbe verificato un mutamento, per cui il Cristo è stato quasi detronizzato, con l&#8217;occultamento del Cristo glorificato che vive e regna nei secoli dei secoli e siede alla destra del Padre, mentre al suo posto è subentrato il Cristo della vita terrena. Alcuni, perciò, arrivano a rimuovere dalle chiese le immagini del Divin redentore che soffre in Croce. Ma queste false opinioni sono del tutto contrarie alla sacra dottrina tradizionale. &#8220;Credi nel Cristo nato nella carne - così sant&#8217;Agostino - e arriverai al Cristo nato da Dio, presso Dio&#8221; (<em>Enarrationes in Psalmos</em>, 123, n. 2). La sacra Liturgia, poi, si propone tutto il Cristo, nei vari aspetti della sua vita&#8221; (III, 2), come ancora fa la liturgia orientale. È il perdurare dei misteri di Cristo nel mistero della Chiesa, con la Vergine e i santi (cfr III, 3).<br />
La quarta parte dell&#8217;enciclica è dedicata alle direttive pastorali: dalla raccomandazione delle forme di pietà quali l&#8217;esame di coscienza, alle quali &#8220;non può essere estranea l&#8217;ispirazione e l&#8217;azione dello Spirito Santo&#8221; (IV, 1), a quella di evitare &#8220;che le preghiere liturgiche si riducano a un vano ritualismo&#8221;. Se ne parla ancora, ma siamo fuori tempo massimo, perché è il secolarismo ad insidiare oggi il culto cristiano. Il vero fine da raggiungere resta quello di &#8220;essere santi e immacolati al suo cospetto&#8221; (<em>Efesini</em>, 1, 4). Così si promuoverà lo spirito e l&#8217;apostolato liturgico affinché, come aveva detto Pio X nel Motu proprio <em>Tra le sollecitudini</em>, nella liturgia risplendano &#8220;tre ornamenti&#8221;: &#8220;la santità, cioè, che aborre ogni influenza profana; la nobiltà delle immagini e delle forme alla quale serve ogni arte genuina e migliore; l&#8217;universalità, infine, la quale, conservando i legittimi costumi e le legittime consuetudini regionali, esprime la cattolica unità della Chiesa&#8221; (IV, 2). E non manca di deplorare quanti moltiplicano senza giusto motivo le immagini, espongono reliquie non autentiche e altri abusi.<br />
Sulle orme dei suoi predecessori Pio X e Pio XI, Pio XII esorta a promuovere la musica sacra e il canto gregoriano anche nell&#8217;uso del popolo, le <em>scholae cantorum</em>, le risposte alle preghiere in latino e in volgare, senza escludere la musica e il canto moderno, purché conveniente alla santità del luogo e all&#8217;azione sacra e senza ricercare effetti straordinari e insoliti, infine il canto religioso popolare. In merito all&#8217;arte sacra raccomanda di evitare &#8220;con saggio equilibrio l&#8217;eccessivo realismo da una parte e l&#8217;esagerato simbolismo dall&#8217;altra, e tenendo conto delle esigenze della comunità cristiana, piuttosto che del giudizio e del gusto personale degli artisti&#8221; e come &#8220;assolutamente necessario dar libero campo anche all&#8217;arte moderna, se serve, con la dovuta riverenza e il dovuto onore, ai sacri edifici e ai riti sacri; in modo che anch&#8217;essa possa unire la sua voce al mirabile cantico di gloria che i geni hanno cantato nei secoli passati alla fede cattolica&#8221; (IV, 2). Questa raccomandazione, particolarmente urgente nel momento in cui ci si accingeva a restaurare o riedificare gli edifici di culto distrutti dalla guerra, fu raccolta poi da Paolo VI e resta attuale.<br />
A essa Pio XII univa la preoccupazione per la formazione del clero e dei laici che servivano all&#8217;altare, perciò rinviava al tesoro contenuto nella sacra liturgia atta a formare il pensiero e l&#8217;azione dei cristiani nel mondo, senza separarla dalla spiritualità. Da ultimo egli ricorda che la liturgia sulla terra è preparazione e auspicio di quella celeste, dove &#8220;in compagnia con la eccelsa Madre di Dio e dolcissima Madre nostra, canteremo: &#8220;A Colui che siede sul trono e all&#8217;Agnello, benedizione e onore e potenza nei secoli dei secoli&#8221; (<em>Apocalisse</em>, 5, 13)&#8221; (IV, 2).<br />
Nella sacra liturgia non si misura né il tempo, né lo splendore, né la cera, né l&#8217;incenso, perché nulla è più importante dell&#8217;<em>opus Dei</em> che essa stessa è, e che ne fa l&#8217;anticipo del paradiso. Itinerario dal sensibile allo spirituale, orienta alla Gerusalemme di lassù, dove Cristo è il Signore e attende noi pellegrinanti verso il cielo. La liturgia terrena si svolge in un tempio manufatto e avrà fine; mentre nell&#8217;eterna Gerusalemme &#8220;il suo tempio è il Signore Dio onnipotente e l&#8217;Agnello&#8221; (<em>Apocalisse</em>, 21, 22). La liturgia costituisce un appello permanente a entrare nella città celeste. Per i padri della Chiesa la liturgia è il mistero divino affidato agli uomini, perciò va trattata con le mani velate, come quelle degli angeli bizantini. &#8220;E chi non farà questo - ammonisce san Francesco - sappia che deve rendere ragione al Signore nostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio&#8221; (<em>Epistola al clero</em>, 14).</p>
<p></span><strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"></p>
<p align="center"><strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana">Nulla veramente cambia della dottrina tradizionale</span></strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"></p>
<p></span></p>
<p></span></strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana">Annotavamo all&#8217;inizio, che la causa remota dell&#8217;opposizione al rito romano antico è altra. In non pochi interventi contrari al Motu proprio si avanza la tesi di non potersi riconoscere nella Chiesa espressa dal messale di san Pio V, malgrado abbia conosciuto ancora una riedizione col beato Giovanni XXIII e con esso si sia celebrato durante il concilio ecumenico Vaticano II; ora, come combinarla con l&#8217;affermazione fatta da Paolo VI durante l&#8217;assise: &#8220;nulla veramente cambia della dottrina tradizionale. Ciò che Cristo volle, vogliamo noi pure. Ciò che era resta. Ciò che la Chiesa per secoli insegnò, noi insegniamo parimenti&#8221;? Poiché nella sacra liturgia si manifesta la Chiesa una e cattolica, santa ed apostolica che è la medesima in tutti i tempi, sembra che i suddetti interventi tradiscano un&#8217;idea di Chiesa differente da quella che il concilio ha definito nella costituzione dogmatica <em>Lumen gentium</em> e che sottostà alla <em>Sacrosantum Concilium</em>. Quest&#8217;ultima, come abbiamo mostrato, si deve alla preparazione condotta dall&#8217;opera riformatrice di Pio XII e ancor prima alla sua riflessione sulla Chiesa come corpo mistico di Cristo nell&#8217;enciclica <em>Mystici corporis </em>a sua volta recepita nella<em> Lumen gentium</em>.<br />
La dottrina della Chiesa quale corpo unito a Cristo e quella del culto integrale, cioè dell&#8217;intero corpo di Cristo, capo e membra, sono inscindibili: merito dell&#8217;enciclica <em>Mediator Dei </em>che su tale solida base ha avviato un equilibrata riforma della liturgia.</p>
<p><strong>(©L&#8217;Osservatore Romano - 18 novembre 2007)</strong></span></p>
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		<title>MOTU PROPRIO</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 08:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Messa in Latino]]></category>

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		<description><![CDATA[Lettera Apostolica data in forma di Motu Proprio 
 “ Summorum Pontificum cura ”
di Benedetto XVI
sull&#8217;uso della liturgia romana anteriore
alla riforma del 1970
I Sommi Pontefici fino ai nostri giorni ebbero costantemente cura che la Chiesa di Cristo offrisse alla Divina Maestà un culto degno, &#8220;a lode e gloria del Suo nome&#8221; ed &#8220;ad utilità di tutta la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt"><font face="Times New Roman"><strong>Lettera Apostolica data in forma di Motu Proprio </strong></font></span><span style="font-size: 18pt"><font face="Times New Roman"><br />
<strong> “ <em>Summorum Pontificum cura </em>”</strong><br />
<strong>di Benedetto XVI</strong><br />
<strong>sull&#8217;uso della liturgia romana anteriore</strong><br />
<strong>alla riforma del 1970</strong></font></span></p>
<p>I Sommi Pontefici fino ai nostri giorni ebbero costantemente cura che la Chiesa di Cristo offrisse alla Divina Maestà un culto degno, &#8220;a lode e gloria del Suo nome&#8221; ed &#8220;ad utilità di tutta la sua Santa Chiesa&#8221;. </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Da tempo immemorabile, come anche per l&#8217;avvenire, è necessario mantenere il principio secondo il quale &#8220;ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l&#8217;integrità della fede, perché la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede&#8221; </font><a name="(1)" title="(1)"></a><font size="3" face="Times New Roman">(<strong><a href="http://www.unavox.it/Documenti/doc0170_MPSP_doc.htm#1#1"><u><font color="#0000ff">1</font></u></a></strong>). </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Tra i Pontefici che ebbero tale doverosa cura eccelle il nome di San Gregorio Magno, il quale si adoperò perché ai nuovi popoli dell’Europa si trasmettesse sia la fede cattolica che i tesori del culto e della cultura accumulati dai Romani nei secoli precedenti. Egli comandò che fosse definita e conservata la forma della sacra Liturgia, riguardante sia il Sacrificio della Messa sia l&#8217;Ufficio Divino, nel modo in cui si celebrava nell&#8217;Urbe. Promosse con massima cura la diffusione dei monaci e delle monache, che operando sotto la regola di San Benedetto, dovunque unitamente all’annuncio del Vangelo illustrarono con la loro vita la salutare massima della Regola: &#8220;Nulla venga preposto all&#8221;opera di Dio&#8221; (cap. 43). In tal modo la sacra Liturgia celebrata secondo l&#8221;uso romano arricchì non solo la fede e la pietà, ma anche la cultura di molte popolazioni. Consta infatti che la liturgia latina della Chiesa nelle varie sue forme, in ogni secolo dell’età cristiana, ha spronato nella vita spirituale numerosi Santi e ha rafforzato tanti popoli nella virtù di religione e ha fecondato la loro pietà.  </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Molti altri Romani Pontefici, nel corso dei secoli, mostrarono particolare sollecitudine a che la sacra Liturgia espletasse in modo più efficace questo compito: tra essi spicca S. Pio V, il quale sorretto da grande zelo pastorale, a seguito dell&#8217;esortazione del Concilio di Trento, rinnovò tutto il culto della Chiesa, curò l&#8217;edizione dei libri liturgici, emendati e &#8220;rinnovati secondo la norma dei Padri&#8221; e li diede in uso alla Chiesa latina.  </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Tra i libri liturgici del Rito romano risalta il Messale Romano, che si sviluppò nella città di Roma, e col passare dei secoli a poco a poco prese forme che hanno grande somiglianza con quella vigente nei tempi più recenti.  </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">&#8221; Fu questo il medesimo obbiettivo che seguirono i Romani Pontefici nel corso dei secoli seguenti assicurando l’aggiornamento o definendo i riti e i libri liturgici, e poi, all’inizio di questo secolo, intraprendendo una riforma generale &#8220; </font><a name="(2)" title="(2)"></a><font size="3" face="Times New Roman">(<strong><a href="http://www.unavox.it/Documenti/doc0170_MPSP_doc.htm#2#2"><u><font color="#0000ff">2</font></u></a></strong>). Così agirono i nostri Predecessori Clemente VIII, Urbano VIII, San Pio X </font><a name="(3)" title="(3)"></a><font size="3" face="Times New Roman">(<strong><a href="http://www.unavox.it/Documenti/doc0170_MPSP_doc.htm#3#3"><u><font color="#0000ff">3</font></u></a></strong>), Benedetto XV, Pio XII e il B. Giovanni XXIII. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Nei tempi più recenti, il Concilio Vaticano II espresse il desiderio che la dovuta rispettosa riverenza nei confronti del culto divino venisse ancora rinnovata e fosse adattata alle necessità della nostra età. Mosso da questo desiderio, il nostro Predecessore, il Sommo Pontefice Paolo VI, nel 1970 per la Chiesa latina approvò i libri liturgici riformati e in parte rinnovati. Essi, tradotti nelle varie lingue del mondo, di buon grado furono accolti da Vescovi, sacerdoti e fedeli. Giovanni Paolo II rivide la terza edizione tipica del Messale Romano. Così i Romani Pontefici hanno operato &#8220;perché questa sorta di edificio liturgico [&#8230;] apparisse nuovamente splendido per dignità e armonia&#8221; </font><a name="(4)" title="(4)"></a><font size="3" face="Times New Roman">(<strong><a href="http://www.unavox.it/Documenti/doc0170_MPSP_doc.htm#4#4"><u><font color="#0000ff">4</font></u></a></strong>). </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Ma in talune regioni non pochi fedeli aderirono e continuano ad aderire con tanto amore ed affetto alle antecedenti forme liturgiche, le quali avevano imbevuto così profondamente la loro cultura e il loro spirito, che il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, mosso dalla cura pastorale nei confronti di questi fedeli, nell’anno 1984 con lo speciale indulto &#8220;Quattuor abhinc annos&#8221;, emesso dalla Congregazione per il Culto Divino, concesse la facoltà di usare il Messale Romano edito dal Beato Giovanni XXIII nell’anno 1962; nell&#8221;anno 1988 poi Giovanni Paolo II di nuovo con la Lettera Apostolica &#8220;Ecclesia Dei&#8221;, data in forma di Motu proprio, esortò i Vescovi ad usare largamente e generosamente tale facoltà in favore di tutti i fedeli che lo richiedessero.  </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">A seguito delle insistenti preghiere di questi fedeli, a lungo soppesate già dal Nostro Predecessore Giovanni Paolo II, e dopo aver ascoltato Noi stessi i Padri Cardinali nel Concistoro tenuto il 22 marzo 2006, avendo riflettuto approfonditamente su ogni aspetto della questione, dopo aver invocato lo Spirito Santo e contando sull’aiuto di Dio, con la presente Lettera Apostolica stabiliamo quanto segue:  </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 1. Il Messale Romano promulgato da Paolo VI è la espressione ordinaria della “lex orandi” (“legge della preghiera”) della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da San Pio V e nuovamente edito dal B. Giovanni XXIII deve essere considerato come espressione straordinaria della stessa “lex orandi” e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico. Queste due espressioni della “lex orandi” della Chiesa non porteranno in alcun modo a una divisione nella “lex credendi” (“legge della fede”) della Chiesa; sono infatti due usi dell’unico rito romano. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa. Le condizioni per l’uso di questo Messale stabilite dai documenti anteriori “Quattuor abhinc annos” e “Ecclesia Dei”, vengono sostituite come segue: </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 2. Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ciò in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro [dalla Messa in Cena Domini alla Veglia Pasquale inclusa]. Per tale celebrazione secondo l’uno o l’altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 3. Le comunità degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, di diritto sia pontificio sia diocesano, che nella celebrazione conventuale o “comunitaria” nei propri oratori desiderano celebrare la Santa Messa secondo l’edizione del Messale Romano promulgato nel 1962, possono farlo. Se una singola comunità o un intero Istituto o Società vuole compiere tali celebrazioni spesso o abitualmente o permanentemente, la cosa deve essere decisa dai Superiori maggiori a norma del diritto e secondo le leggi e gli statuti particolari. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 4. Alle celebrazioni della Santa Messa di cui sopra all’art. 2, possono essere ammessi ? osservate le norme del diritto ? anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volontà. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 5.<br />
§ 1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del can. 392, evitando la discordia e favorendo l’unità di tutta la Chiesa. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">§ 2. La celebrazione secondo il Messale del B. Giovanni XXIII può aver luogo nei giorni feriali; nelle domeniche e nelle festività si può anche avere una celebrazione di tal genere. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">§ 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">§ 4. I sacerdoti che usano il Messale del B. Giovanni XXIII devono essere idonei e non giuridicamente impediti. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">§ 5. Nelle chiese che non sono parrocchiali né conventuali, è compito del Rettore della chiesa concedere la licenza di cui sopra. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 6. Nelle Messe celebrate con il popolo secondo il Messale del B. Giovanni XXIII, le letture possono essere proclamate anche nella lingua volgare, usando le edizioni riconosciute dalla Sede Apostolica. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 7. Se un gruppo di fedeli laici fra quelli di cui all’art. 5 § 1 non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio. Se egli non può provvedere per tale celebrazione, la cosa venga riferita alla Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 8. Il vescovo che vuole soddisfare a tali richieste di fedeli laici, ma per varie cause ne è impedito, può affidare la questione alla Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, che gli darà consiglio ed aiuto. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 9<br />
§ 1. Il parroco, dopo aver considerato tutto attentamente, può anche concedere la licenza di usare il rituale più antico nell’amministrazione dei sacramenti del Battesimo, del Matrimonio, della Penitenza e dell’Unzione degli Infermi, se questo consiglia il bene delle anime. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">§ 2. Agli Ordinari viene concessa la facoltà di celebrare il sacramento della Confermazione usando l’antico Pontificale Romano, qualora questo consigli il bene delle anime. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">§ 3. Ai chierici costituiti “in sacris” è lecito usare il Breviario Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 10. L’Ordinario del luogo, se lo riterrà opportuno, potrà erigere una parrocchia personale a norma del can. 518 per le celebrazioni secondo la forma più antica del rito romano, o nominare un rettore o un cappellano, osservate le norme del diritto. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 11. La Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, eretta da Giovanni Paolo II nel 1988 </font><a name="(5)" title="(5)"></a><font size="3" face="Times New Roman">(<strong><a href="http://www.unavox.it/Documenti/doc0170_MPSP_doc.htm#5#5"><u><font color="#0000ff">5</font></u></a></strong>), continua ad esercitare il suo compito. <br />
Tale Commissione abbia la forma, i compiti e le norme, che il Romano Pontefice le vorrà attribuire. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
Art. 12. La stessa Commissione, oltre alle facoltà di cui già gode, eserciterà l’autorità della Santa Sede, vigilando sulla osservanza e l’applicazione di queste disposizioni. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Tutto ciò che da Noi è stato stabilito con questa Lettera Apostolica data in forma di Motu Proprio, ordiniamo che sia considerato come stabilito e decretato e da osservare dal giorno 14 settembre di quest’anno, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, nonostante tutto ciò che possa esservi in contrario. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Dato a Roma, presso San Pietro, il 7 luglio dell’anno del Signore 2007, terzo del nostro Pontificato. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Benedetto XVI </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212; </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">(</font><a name="1" title="1"></a><font size="3" face="Times New Roman">1) <em>Institutio generalis Missalis Romani</em>, Editio tertia, 2002, 397 (</font><a href="http://www.unavox.it/Documenti/doc0170_MPSP_doc.htm#(1).#(1)."><u><font size="3" color="#0000ff" face="Times New Roman">torna al testo</font></u></a><font size="3" face="Times New Roman">)<br />
(</font><a name="2" title="2"></a><font size="3" face="Times New Roman">2) Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica <em>Vicesimus quintus annus</em> (4.12.1988), 3: <em>AAS</em> 81 (1989), 899. (</font><a href="http://www.unavox.it/Documenti/doc0170_MPSP_doc.htm#(2)#(2)"><u><font size="3" color="#0000ff" face="Times New Roman">torna al testo</font></u></a><font size="3" face="Times New Roman">)<br />
(</font><a name="3" title="3"></a><font size="3" face="Times New Roman">3) Ibid. (</font><a href="http://www.unavox.it/Documenti/doc0170_MPSP_doc.htm#(3)#(3)"><u><font size="3" color="#0000ff" face="Times New Roman">torna al testo</font></u></a><font size="3" face="Times New Roman">)<br />
(</font><a name="4" title="4"></a><font size="3" face="Times New Roman">4) Pio X, Lettera Apostolica data in forma di Motu Proprio <em>Abhinc duos annos </em>(23.10.1913): <em>AAS </em>5 (1913), 449-450; cfr Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica <em>Vicesimus quintus annus</em> (4.12.1988), 3: <em>AAS</em> 81 (1989), 899. (</font><a href="http://www.unavox.it/Documenti/doc0170_MPSP_doc.htm#(4)#(4)"><u><font size="3" color="#0000ff" face="Times New Roman">torna al testo</font></u></a><font size="3" face="Times New Roman">)<br />
(</font><a name="5" title="5"></a><font size="3" face="Times New Roman">5) Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica data in forma di Motu Proprio <em>Ecclesia Dei</em> (2.7.1988), 6: <em>AAS</em> 80 (1988), 1498. (</font><a href="http://www.unavox.it/Documenti/doc0170_MPSP_doc.htm#(5)#(5)"><u><font size="3" color="#0000ff" face="Times New Roman">torna al testo</font></u></a><font size="3" face="Times New Roman">) </font></p>
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		<title>Messa latino Civiltà Cattolica</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 08:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Messa in Latino]]></category>

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		<description><![CDATA[La Santa Messa in LatinoEditoriale de “La Civiltà Cattolica” CITTÀ DEL VATICANO, giovedì, 13 settembre 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l’editoriale de “La Civiltà Cattolica”, apparso nel numero del 15 settembre 2007, in cui si analizza la Lettera apostolica Summorum Pontificum del 7 luglio 2007 con la quale Benedetto XVI ha consentito l’uso del Missale Romanum anteriore al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>La Santa Messa in Latino</strong></span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman"><font face="Times New Roman">Editoriale de “La Civiltà Cattolica”</font></span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"><font face="Times New Roman"> </font></span><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">CITTÀ DEL VATICANO, giovedì, 13 settembre 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l’editoriale de “La Civiltà Cattolica”, apparso nel numero del 15 settembre 2007, in cui si analizza la Lettera apostolica Summorum Pontificum del 7 luglio 2007 con la quale Benedetto XVI ha consentito l’uso del Missale Romanum anteriore al Concilio, nell’edizione approvata da Giovanni XXIII nel 1962. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">In una lettera accompagnatoria il Papa rassicura i “fratelli nell’Episcopato” sull’infondatezza dei timori che il provvedimento potrebbe suscitare. Infatti il Missale Romanum rinnovato da Paolo VI nel 1970 rimane la forma ordinaria della celebrazione eucaristica, mentre il Missale Romanum del 1962 potrà essere usato come forma straordinaria in favore di gruppi di fedeli ancora legati all’uso antico, che ne facciano richiesta. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Il documento pontificio, che entrerà in vigore il 14 settembre, Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, stabilisce le condizioni relative a tale uso. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">* * * </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">LA LITURGIA NEL</span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman"> SOLCO DELLA TRADIZIONE </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Il 7 luglio 2007 è già passato alla storia quale data da cui non potrà prescindere né lo studioso dei riti che si occupa del cammino della riforma liturgica, né il pastore o il semplice fedele che si preoccupano della verità della celebrazione. Con un nuovo documento «sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970», reso pubblico in quella data, Benedetto XVI ha posto fine alle notizie che, seppure incerte, circolavano da tempo e che disponevano gli uni a «un’accettazione gioiosa», gli altri a «un’opposizione dura». </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">È lo stesso Pontefice a non far mistero di questi contrapposti sentimenti nei confronti di «un progetto il cui contenuto in realtà non era conosciuto». Adesso che lo conosciamo, lo vogliamo accogliere «con animo grato e fiducioso», certi che lo spirito della liturgia da tutti ricercato riuscirà a comporre in unità di vedute posizioni per il momento ancora distanti. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">* * * </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Prima di esaminare il contenuto del documento che Papa Benedetto presenta quale «frutto di lunghe riflessioni, di molteplici consultazioni e di preghiera», al fine di inquadrarlo nella sua giusta luce, sarà bene dare uno sguardo alla lettera accompagnatoria, dalla quale già abbiamo stralciato le espressioni citate. In essa il Vescovo di Roma, parlando — per così dire — col cuore in mano ai «fratelli nell’episcopato», esamina i due timori che si opponevano più direttamente alla pubblicazione del documento e ad ognuno di questi dà una circostanziata risposta. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Il primo timore è «che qui venga intaccata l’autorità del Concilio Vaticano II e che una delle sue decisioni essenziali — la riforma liturgica — venga messa in dubbio». A conferma dell’infondatezza di tale timore il Pontefice opera una distinzione importante, affermando che il Messale di Paolo VI «è e rimane la forma normale — la forma ordinaria — della liturgia eucaristica», mentre invece «l’ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio, che è stata pubblicata con l’autorità di Papa Giovanni XXIII nel 1962 e utilizzata durante il Concilio, potrà, invece, essere usata come forma straordinaria della celebrazione liturgica». Quindi il Pontefice si sofferma sui meriti del Messale del 1962. Precisa che «questo Messale non fu mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso». Ricorda che non pochi sono rimasti «fortemente legati a questo uso del rito romano che, fin dall’infanzia, era per loro diventato familiare», soprattutto «nei Paesi in cui il movimento liturgico aveva donato a molte persone una cospicua formazione liturgica». Tra costoro menziona in particolare coloro che, pur accettando il Vaticano II, «desideravano tuttavia anche ritrovare la forma, a loro cara, della sacra liturgia». Riconosce che in costoro «la fedeltà al Messale antico» si è configurata spesso come una comprensibile reazione «a deformazioni della liturgia al limite del sopportabile». </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Dopo aver evocato le «deformazioni arbitrarie della liturgia» che purtroppo ci sono state, Benedetto XVI illustra l’opera del suo predecessore Giovanni Paolo II, che intervenne in due riprese. Anzitutto, già nel 1984 egli offrì ai vescovi diocesani, tramite la lettera Quattuor abhinc annos della Congregazione per il Culto Divino (cfr AAS 76 [1984] 1.088 s), la possibilità di concedere a quei sacerdoti che ne avessero fatto richiesta un indulto in favore del Messale del 1962. Quindi (cfr ivi, 80 [1988] 1.495-1.498) istituì con il motuproprio Ecclesia Dei adflicta del 2 luglio 1988 un’apposita Commissione, composta da un cardinale presidente e da altri membri della Curia romana, con lo scopo di facilitare la piena comunione di tutti coloro che si sentivano legati al Messale del 1962. Il motu proprio Summorum Pontificum si propone dunque di aggiornare e regolamentare quanto era stato avviato dai due provvedimenti anteriori, fra l’altro anche per «liberare i vescovi dal dover sempre di nuovo valutare come sia da rispondere alle diverse situazioni». </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Il secondo timore era «che una più ampia possibilità dell’uso del Messale del 1962 avrebbe portato a disordini o addirittura a spaccature nelle comunità parrocchiali». Ma si tratta di un timore non realmente fondato. Infatti le condizioni presupposte per il suo utilizzo, vale a dire «una certa misura di formazione liturgica e un accesso alla lingua latina», fanno sì che il numero dei fedeli che faranno ricorso al Messale antico resti pur sempre esiguo rispetto a quanti continueranno a utilizzare il nuovo Messale. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Dopo aver rassicurato i destinatari della lettera, cioè i vescovi, circa l’infondatezza dei due timori, Benedetto XVI accenna a un possibile e vicendevole arricchimento tra «le due forme dell’uso del rito romano», in quanto l’una non potrà prescindere dall’altra. Se il Messale antico potrà e dovrà recepire dal nuovo, oltre all’inserimento dei nuovi santi e di alcuni nuovi prefazi, opportuni stimoli per una necessaria messa a punto delle «possibilità pratiche», cioè dell’assetto rubricale, d’altra parte nell’utilizzo del nuovo Messale «potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso». </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Nel concludere la lettera accompagnatoria, il Pontefice precisa che la ragione positiva che lo «ha motivato ad aggiornare mediante questo motuproprio quello del 1988» è il desiderio di «giungere a una riconciliazione interna nel seno della Chiesa». Citando un testo paolino e facendo sua la franchezza con cui l’Apostolo contrappone al suo «cuore aperto» i «cuori stretti» dei corinzi (cfr 2 Cor 6,11-13), il Papa invita tutti ad aprire generosamente il cuore, per lasciar entrare, insieme alla convinzione che anche la liturgia cresce e progredisce, quella percezione del sacro dalla quale la liturgia stessa non può prescindere. Il messaggio è chiaro: se gli uni «non possono, in linea di principio, escludere la celebrazione secondo i libri nuovi», gli altri devono preoccuparsi di «conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto». </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Consapevole delle conseguenze liturgico-pastorali che potrà avere questo suo personale intervento, il Pontefice così si rivolge ai vescovi: «In conclusione, cari confratelli, mi sta a cuore sottolineare che queste nuove norme non diminuiscono in nessun modo la vostra autorità e responsabilità, né sulla liturgia né sulla pastorale dei vostri fedeli [&#8230;]. Inoltre, vi invito [&#8230;] a scrivere alla Santa Sede un resoconto sulle vostre esperienze, tre anni dopo l’entrata in vigore di questo motuproprio. Se veramente fossero venute alla luce serie difficoltà, potranno essere cercate vie per trovare rimedio». </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">* * * </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Mentre la lettera accompagnatoria, grazie allo stile piano e trasparente con cui il Pontefice comunica le sue preoccupazioni di pastore supremo, favorisce una comprensione immediata, la parte giuridica del documento vero e proprio invece richiede un’analisi attenta del testo che dovrà essere letto «prouti iacet», e possibilmente nell’originale latino. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">La prima parte del documento prende le mosse dal noto assioma patristico che regola il rapporto tra lex orandi e lex credendi. Letto nel contesto originario e nella formulazione peraltro sospesa dell’argomentazione di Prospero di Aquitania († 455) in favore della necessità della grazia, così suona l’assioma: «[&#8230;] affinché la normativa della preghiera determini la normativa della fede ([&#8230;] ut legem credendi lex statuat supplicandi)» (Denz.-Schönm. 246). Si può tuttavia notare che nel motuproprio, sulla base di una citazione tratta dalla Institutio generalis Missalis Romani e proveniente a sua volta dall’istruzione Varietates legitimæ (cfr AAS 87 [1995] 298 s) l’assioma è invertito. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Vi leggiamo: «Da tempo immemorabile, come pure per l’avvenire, si deve osservare il principio “per cui ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l’integrità della fede, perché la lex orandi della Chiesa corrisponde (respondet) alla sua lex credendi”» (Missale Romanum 20023, Institutio generalis, n. 397). Il rovesciamento qui operato è senz’altro legittimo, sia perché già lo si incontra nell’enciclica Mediator Dei di Pio XII (cfr AAS 39 [1947] 541), sia perché tra le due leges che presiedono al depositum fidei c’è sincronia e sintonia perfetta, né potrebbe l’una contrapporsi all’altra. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Nel documento, il Pontefice prosegue menzionando alcuni suoi Predecessori, particolarmente legati alla storia e agli sviluppi del Messale romano: san Gregorio Magno († 604), che si prodigò per arricchire la liturgia; san Pio V († 1572), che promosse l’edizione dei libri liturgici e principalmente del Messale emendato ad normam Patrum; Clemente VIII († 1605) e Urbano VIII († 1644), che ne curarono importanti revisioni; san Pio X († 1914), che tanto si impegnò per ripulire l’edificio liturgico «dallo squallore dell’invecchiamento» (AAS 5 [1913] 449 s); Benedetto XV († 1922), che pubblicò l’edizione rivista dal suo Predecessore; Pio XII († 1958), che volle il rinnovamento della veglia pasquale e della Settimana santa; il beato Giovanni XXIII († 1963), che ebbe il privilegio di aggiornare l’ultima edizione del Messale tridentino; Paolo VI († 1978), che seguì personalmente la riforma del Messale, nonché degli altri libri liturgici voluta dal Concilio; e infine Giovanni Paolo II († 2005), che ha legato il suo nome alla terza edizione tipica del Messale conciliare. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">* * * </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Dopo questa carrellata di Pontefici benemeriti e dopo un breve cenno ai problemi sollevati da parte di «non pochi fedeli» rimasti affezionati all’antico Messale e il ricordo degli interventi del suo immediato Predecessore in loro favore, Benedetto XVI affida la nuova normativa a una sequenza di dodici articoli. Li possiamo riassumere in maniera discorsiva nel modo seguente. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Esistono due soli usi del rito romano: la «forma ordinaria (ordinaria expressio)» con il Messale del 19701-20023 e la «forma straordinaria (extraordinaria expressio)» con il Messale del 1962 (art. 1). Nelle Messe senza concorso di popolo, ogni sacerdote di rito latino può usare liberamente il Messale del 1962 (art. 2). La precisazione «il sacerdote non ha bisogno di nessun permesso, né della Sede Apostolica né del suo ordinario» esprime un reale mutamento rispetto alla normativa in vigore dal 1984. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Allora si trattava di un «indulto», cioè di una concessione fatta — a titolo di deroga «indulgente» alla norma — dal vescovo diocesano a singoli sacerdoti e ai rispettivi fedeli, previa ammissione della legittimità ed esattezza dottrinale del Messale di Paolo VI. Ciò che prima era concessione, adesso è norma. L’uso del Messale del 1962 non è però consentito «nel Triduo sacro», perché in quei giorni la liturgia, da celebrarsi «cum fidelium frequentia» (Missale Romanum 20023, p. 298, sub 3), deve restare unica in una medesima chiesa. A queste celebrazioni possono essere ammessi anche quei fedeli che spontaneamente lo chiedono (art. 4). Con lo stesso Messale possono celebrare la Messa conventuale o «di comunità» tutte le comunità degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica (art. 3). </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Nelle parrocchie in cui esiste «stabilmente (continenter)» un gruppo di fedeli affezionati alla precedente tradizione liturgica, il parroco è pregato di concedere volentieri ai sacerdoti «idonei» l’uso del Messale del 1962, però limitatamente a una sola celebrazione nelle domeniche e nelle feste; nessuna limitazione è invece espressa per le celebrazioni nei giorni feriali, come pure nel caso di matrimoni, esequie o pellegrinaggi (art. 5). La precisazione espressa dall’avverbio «continenter» esclude che la richiesta del «ritus antiquior» possa essere determinata da curiosità per il diverso, da ricerca di folklore religioso e — come si legge nella lettera accompagnatoria — da «aspetti sociali indebitamente vincolati all’attitudine dei fedeli». Invece la clausola «idonei esse debent» implica che i sacerdoti, oltre a conoscere bene il latino, dovranno avere un’adeguata familiarità con il «Ritus servandus in celebratione Missae» e analogamente con i rituali degli altri sacramenti. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Allorché si usa il Messale del 1962 nelle Messe con concorso di popolo, le letture possono essere fatte nella lingua vernacola, utilizzando i lezionari approvati (art. 6). I fedeli che, pur avendo chiesto al parroco l’uso del Messale del 1962, non lo avranno ottenuto, possono ricorrere al vescovo diocesano, che è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio; qualora poi non fosse in grado di esaudirlo, dovrà informarne la Commissione Pontificia Ecclesia Dei e attendere da questa consiglio e aiuto (art. 7-8). </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">In vista del bene delle anime, è lasciata: a) alla discrezione del parroco la possibilità di utilizzare il rituale più antico per il Battesimo, la Penitenza, il Matrimonio e l’Unzione degli infermi; b) alla discrezione del vescovo la scelta dell’antico Pontificale romano per la Confermazione; c) alla discrezione dei chierici ordinati la possibilità di usare il Breviario romano del 1962 (art. 9). </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Dal fatto che nulla viene detto per il sacramento dell’Ordine si deve dedurre che l’unico rituale per le ordinazioni resta quello della riforma liturgica. In vista del bene dei fedeli affezionati al Messale del 1962, l’ordinario diocesano potrà erigere una parrocchia personale (art. 10). Infine, la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, riconfermata nelle sue funzioni, dovrà vigilare sull’osservanza e l’applicazione di quanto è stato disposto (art. 11 e 12). </span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"><font face="Times New Roman"> </font></span><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman">Il motu proprio conclude fissando al 14 settembre 2007 l’entrata in vigore dei nuovi provvedimenti, e abrogando di conseguenza, tramite la consueta clausola «contrariis quibuslibet rebus non obstantibus», tutte le precedenti determinazioni in materia. </span></font></p>
<p><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman"></span><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman,Bold"></span></font><span style="font-size: 14pt; font-family: TimesNewRoman"><font face="Times New Roman">[© La Civiltà Cattolica 2007 III 455-460 quaderno 3774] </font></span></p>
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