Compendio

CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – COMPENDIO –
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1) Motu Proprio  –   2) Come è strutturato
3) Compendio  –    4) Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
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tratto da www.culturamariana.com
MOTU PROPRIO
per l’approvazione e la pubblicazione
del Compendio
del Catechismo della Chiesa CattolicaAi Venerabili Fratelli Cardinali, Patriarchi, Arcivescovi, Vescovi,
Presbiteri, Diaconi e a tutti i Membri del Popolo di Dio

Vent’anni or sono iniziava l’elaborazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, richiesto dall’Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi, in occasione del ventesimo anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Ringrazio infinitamente il Signore Dio per aver donato alla Chiesa tale Catechismo, promulgato nel 1992 dal mio venerato e amato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II.

La grande utilità e preziosità di questo dono è confermata anzitutto dalla positiva e larga accoglienza, che esso ha avuto presso l’episcopato, al quale era primariamente indirizzato come testo di riferimento sicuro e autentico per l’insegnamento della dottrina cattolica, e in particolare per l’elaborazione dei catechismi locali. Ma è confermata anche dalla favorevole e grande accoglienza ad esso riservata da parte di tutte le componenti del Popolo di Dio, che l’hanno potuto conoscere ed apprezzare nelle oltre cinquanta lingue, in cui è stato finora tradotto.

Ora con grande gioia approvo e promulgo il Compendio di tale Catechismo.

Esso era stato vivamente auspicato dai partecipanti al Congresso Catechistico Internazionale dell’ottobre 2002, che si erano fatti interpreti in tal modo di un’esigenza molto diffusa nella Chiesa. Il mio compianto Predecessore, accogliendo tale desiderio, ne decise nel febbraio 2003 la preparazione, affidandone la redazione a una ristretta Commissione di Cardinali, da me presieduta, e affiancata da alcuni esperti collaboratori. Nel corso dei lavori, un progetto di tale Compendio è stato sottoposto al giudizio di tutti gli Eminentissimi Cardinali e dei Presidenti delle Conferenze Episcopali, che nella stragrande maggioranza l’hanno favorevolmente accolto e valutato.

Il Compendio, che ora presento alla Chiesa universale, è una sintesi fedele e sicura del Catechismo della Chiesa Cattolica. Esso contiene, in modo conciso, tutti gli elementi essenziali e fondamentali della fede della Chiesa, così da costituire, come era stato auspicato dal mio Predecessore, una sorta di vademecum, che consenta alle persone, credenti e non, di abbracciare, in uno sguardo d’insieme, l’intero panorama della fede cattolica.

Rispecchia fedelmente nella struttura, nei contenuti e nel linguaggio il Catechismo della Chiesa Cattolica, che troverà in questa sintesi un aiuto e uno stimolo per essere maggiormente conosciuto ed approfondito.

Affido pertanto con fiducia questo Compendio anzitutto alla Chiesa intera e ad ogni cristiano in particolare, perché grazie ad esso possa ritrovare, in questo terzo millennio, nuovo slancio nel rinnovato impegno di evangelizzazione e di educazione alla fede, che deve caratterizzare ogni comunità ecclesiale e ogni credente in Cristo a qualunque età e nazione appartenga.

Ma questo Compendio, per la sua brevità, chiarezza e integrità, si rivolge a ogni persona, che, vivendo in un mondo dispersivo e dai molteplici messaggi, desidera conoscere la Via della Vita, la Verità , affidata da Dio alla Chiesa del Suo Figlio.

Leggendo questo autorevole strumento che è il Compendio, possa ciascuno, grazie in particolare all’intercessione di Maria Santissima, la Madre di Cristo e della Chiesa, riconoscere e accogliere sempre di più l’inesauribile bellezza, unicità e attualità del Dono per eccellenza che Dio ha fatto all’umanità: il Suo unico Figlio, Gesù Cristo, che è «la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14,6).

Dato il 28 giugno 2005, vigilia della Solennità dei SS. Pietro e Paolo, anno primo di Pontificato.

BENEDICTUS PP XVI

COME E’ STRUTTURATO

Libreria Editrice Vaticana | Edizioni San Paolo

Catechismo della Chiesa Cattolica
CompendioIn anteprima mondiale il testo ufficiale vaticano, in doppia edizione.
Il libro sintesi della fede cattolica Perché il Compendio? L’11 Ottobre del 1992, Papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, consegnava ai fedeli di tutto il mondo il Catechismo della Chiesa Cattolica, presentandolo come “testo di riferimento” per una catechesi rinnovata alle vive sorgenti della fede. Lo stesso Giovanni Paolo II istituiva nel 2003 una Commissione speciale, presieduta dal Card. Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con il compito di elaborare un Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, contenente una formulazione più sintetica dei medesimi contenuti della fede. Il Compendio si distingue per tre principali caratteristiche:

1) la stretta dipendenza dal Catechismo della Chiesa Cattolica,

2) il genere dialogico,

3)l’utilizzo delle immagini nella catechesi. Quali sono i contenuti?

Il Compendio presenta i contenuti del CCC in forma dialogica secondo lo schema classico del catechismo: Parte I– La professione della fede;
Parte II – La celebrazione del mistero cristiano;
Parte III – La vita nuova in Cristo;
Parte IV – La Preghiera cristiana . Vengono affrontati con coraggio i grandi problemi del mondo contemporaneo, rendendo omaggio al progresso scientifico, appellandosi alla coscienza e ai diritti della persona. Come in un dialogo tra maestro e discepolo, quasi immaginando di stare alla scuola del vero Maestro, il Compendio offre una chiara, vitale e affascinante esposizione del messaggio cristiano nella sua integrità e completezza, con un linguaggio accessibile a tutti.

COMPENDIO
PER UNA LETTURA DEL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA   Un testimonianza resa all’amore per la Verità.   Di MICHELE ZAPPELLA,  in OR Domenica 17 luglio 2005  “Ora con grande gioia approvo e promulgo il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica”: con queste parole del Motu Proprio, Benedetto XI esprime la personale, intima soddisfazione per il compimento di un lavoro veramente che lo ha impegnato da Cardinale, prima come presidnte della Commissione incaricata di preparare il progetto del Catechismo e di seguirne la realizzazione, poi in qualità di presidente della Commissione speciale con compito di elaborare il Compendio, ai fini di una maggiore valorizzazione del Catechismo. Ma la “grande gioia” è pure, di tutta la Chiesa. E’ significativo che le stagioni di rinnovamento e di riforma della cattolicità coincidano con il ravvivarsi della coscienza catechistica della Chiesa, della catechesi apostoliche a quelle dei Padri, dall’insegnamento medievale al Catechismo romano, definito dal Cardinale Ratzinger, nel 1983, “il più importante catechismo della Chiesa cattolica”, fino al dinamismo catechetico suscitato dal Concilio Vaticano II. Il nuovo Catechismo, rivolto in primo luogo ai Vescovi, in particolare per l’elaborazione dei catechismi locali, s’inalvea, anche metodologicamente, nel solco della Tradizione della Chiesa. Il Compendio è una “sintesi fedele e sicura del Catechismo della Chiesa Cattolica” ( cfr. Motu Proprio cit.), inteso ad offrire ad ogni credente e ad ogni persona “l’intero panorama della fede cattolica” (cfr. Motu Proprio cit. ). Il motivo profondo della  “grande gioia”, che è frutto dello Spirito (cfr. Gal 5,22), scaturisce dalla testimonianza resa all’amore per la verità, in modo da camminare in essa da autentici e fedeli figli di Dio (cfr. 3Gv 3-4).  La fondamentale esigenza dell’opera catechistica.   La fondamentale esigenza dell’opera catechistica è, infatti, di testimoniare l’amore per la vita, il cui principio non è posto dal soggetto, ma è oggetto della sua ricerca e del suo ascolto. L’oggettività, sia in senso ontologico che logico, costituisce la verità come corrispondenza e concordanza tra l’essere e l’intelligenza. Allora, l’intelligenza, la ragione è “capax” di giungere a Dio, l’Essere da cui tutto riceve l’essere, partendo dalla realtà dell’essere. Il Compendio si apre con quest’inno, innalzato dalla Chiesa all’uomo e alla sua ragione, capaci di Dio e del Vero. Su tale capacità si radica il dono della Rivelazione soprannaturale, in virtù della quale Dio si comunica all’uomo e lo rende partecipe della sua vita, svelandogli il Mistero della su volontà, di riunire tutti come figli nel suo Figlio incarnato. A Dio che si rivela, e rivelando Se stesso rivela all’uomo il mistero dell’uomo e della storia, l’uomo “risponde con l’obbedienza della fede” (Compendio 25). L’obbedienza della fede è il supremo dinamismo che impegna l’uomo e le sue potenze intellettive e volitive, sostenute dalla grazia, ad abbracciare la verità nella sua oggettività, per amarla e camminare in essa. Il criterio ermeneutico della fede.               L’obbedienza alla verità oggettiva è, quindi, l’essenziale criterio ermeneutico della fede, è la sua sbstantia personale ed ecclesiale. Quando a tale criterio si costituisce la comprensione “libera” e storico-mondana della fede (in chiave ideologica, o filosofica, o politica, o sociologica), alla sapienza di Dio sull’uomo, che si rivela nella parola trasmessa e interpretata dalla Confessione apostolica della fede e dal suo Magistero, si sostituisce la sapienza dell’uomo, su Dio, che si riflette in pluralistiche interpretazioni soggettive, normalmente in contrasto con la Testimonianza dell’amore per la verità.   Quando il rimedio è peggiore del male.  La negazione dell’obbedienza alla verità oggettiva causa la proliferazione autogenetica di tante e divergenti pseudoverità soggettive, mortale matastasi di un cancro che corrode lo spirito e la ragione, razionalisticamente conculcata e svuotata della sua capacità estrema. E’ l’eclisse della ragione, e l’eclisse della ragione è l’eclisse dell’uomo e della civiltà. Allora, la “grande gioia”, il “gaudio per la verità”, come dice S. To,,aso d’Aquino, cedono alla disperata incredulità di un uomo che non sa più riconoscere la verità e la sua via. Il rimedio che, talora, si escogita per curare l’incredulità si rivela peggiore del male: una fede che sgorga da un moto del cuore, da un sentimento del divino che si libera dalle pieghe più riposte della subcoscienza , per appagare, in qualche modo, il bisogno del religioso. E’ una sorta di contenitore nel quale ognuno, soggettivamente, deposita quel che meglio lo soddisfa. Ma tale fede non ha alcuna significazione trascendente, è una fede promanante dall’uomo che costruisce le sue verità e trasfigura gli infiniti aspetti della realtà fenomenica in una vera e indefinibile forma del divino. Una fede immanente, una fede sentimentale, mutevole e transeunte, senza radici, corre il rischio di essere travolta, in ogni momento, dalla logica della ragione o da una concezione scientifica della vita. Questa fede del sentimento, anti-intelletualista, è diffusa subdolamente nel corpo della cristianità più di quanto si possa immaginare. La fede del Compendio, invece, è “certa”, è “operosa”, “in continua crescita”, ci “fa gustare la gioia celeste”, non contraddice la scienza né il lume della ragione (cfr. 28-29). E’ la fede in “tutte le verità rivelate, perché Dio è la verità” (Compendio, 27). Il valore oggettivo di un corpus di verità esposto nella salda trama del nexus mysteriorum emerge, come “riferimento sicuro e autentico”, nella parte prima del Compendio, intitolata “La professione della fede”. E’ la lex credendi, in ordine alla quale si potrebbero ripetere le parole dell’Aquinate: “Non ha niente a che fare con la perfezione del mio intelletto conoscere ciò che tu vuoi e intendi: ma solo conoscere la sostanza della verità” (S.Th. I, q.107,a.2).  Lex celebrandi   La conoscenza di Dio e della verità si traduce nell’amore per Gesù Cristo che è la Verità: “Io sono la verità” (Gv 14,6). Egli è la Verità, in quanto Verbo di Dio che proclama la verità quale l’ha udita presso Dio (cfr. Gv 8,40). Egli è la Verità, così che può mandare lo Spirito di Verità che procede dal Padre (cfr. Gv 15,26). Non si può essere dalla verità (cfr Gv 18,37) se non nascendo in Cristo, cioè penetrando nelle relazioni d’amore che legano le Persone trinitarie, giungendo al cuore di Dio per essere infiammati dal calore della sua carità. Allora, è per la verità che si è santificati (cfr. Gv 17,19). Ecco il “culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana la sua forza vitale” (Compendio 219): la celebrazione liturgica, attraverso cui “Cristo continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l’opera della nostra redenzione” (Compendio 219). La lex celebrandi è l’apice della catechesi e ad essa il Compendio dedica la sua parte seconda. La liturgia, segnatamente quella sacramentale, massimamente quella eucaristica, è la realizzazione presente del Mistero pasquale di Cristo, la comunicazione dei frutti della dei frutti della redenzione, la partecipazione alla vita divina , l’adorazione di Dio in spirito e verità (cfr. Gv 4,23), culto interiore ed esterno reso dai figli di Dio, chiamati – Ekklesia – dalla voce – klesis – dello Spirito di Cristo. La Chiesa, veluti sacramentum (L.G. 1), è la forma visibile dell’amore di Dio per gli uomini.La necessità dei sacramenti per la salvezza degli uomini (cfr Compendio 230) è inscritta nell’Economia della santificazione, tutta incentrata nella visibilizzazione  dell’Invisibile, nell’umanizzazione del Verbo-Figlio, nella storicizzazione della Parola spirituale ed eterna di Dio, nella peregrinazione nel tempo e nello spazio del Corpus mysticum della Chiesa fino alla risurrezione della carne. In questo organismo dell’Incarnazione, i sacramenti contengono e comunicano la grazia dell’unico evento di salvezza, la Pasqua di Cristo, Sacerdote e Mediatore. Egli dispensa lo Spirito, testimoniante la figliazione divina (cfr. Rm 8,16), che incorpora gli uomini, figli di Dio e fratelli gli uni gli altri, in Cristo-Figlio e nella Chiesa-madre, unico corpo di salvezza. La santificazione per la verità, grazia divina e suprema libertà umana, è la sostanza della “vita nuova” di cui parla s. Paolo, della “vita eterna” secondo s. Giovanni. Questa novità di vita coinvolge tutto l’uomo, spirito e carne, in tutti gli aspetti della sua esistenza storica, in vista di quella metastorica. Questa vita nuova è, in definitiva, vita spirituale che si innerva fin nelle ultime propagini dell’essere incarnati. Spiritualismo disincarnato e secolarismo despiritualizzato lacerano la mirabile unità dell’uomo integrale, scagliandolo fuori dalla verità. Lex vivendi  Dall’essenza stessa della grazia santificante deriva la lex vivendi che illumina e sorregge l’agire umano, nel quale si prolunga e si esprime la santità donata dallo Spirito, acqua viva di Cristo che si effonde nella Chiesa, seno materno della vita spirituale. Sulla vita in Cristo si sofferma la parte terza del Compendio che intitola significativamente la sezione prima: “La vocazione dell’uomo; La vita nello Spirito”. Emerge dal Compendio una visione profondamente unitaria della vita cristiana. Questa è la risposta, frutto della sinergia tra grazia e libertà, alla chiamata e al desiderio verso la perfetta felicità che consiste nel possesso oggettivo di Dio, nella beatitudine, traguardo finale delle azioni umane. Queste, pur svolgendosi nell’ora presente, nella misura in cui sono santificate e santificatrici nella verità, preannunciano il secolo venturo, che già irrompe perché il giorno spunta e la stella del mattino sorge nei cuori dei santi in comunione tra di loro con Cristo (cfr. 2Pt 1,19). Questa escatologia del preente imprime alla vita cristiana, nella sua essenza spirituale e nella sua dimensione morale, un inalienabile andamento, che solo l’edulcorazione deformante di un cristianesimo, soffocato in una sorta di naturalismo religioso, può misconoscere e, persino, irridere. La vita in Cristo non può non riprodurre il grande dramma della Redenzione, che è il grande dramma della Chiesa: la lotta immane tra la luce e le tenebre, tra Cristo e il potere del male, tra la vita e la morte eterna, nella certezza inscalfibile che niente può separare i figli di Dio dall’amore di Cristo, vincitore della morte e del peccato (cfr. Rm 8,34ss). E’ necessario, allora rivestirsi dell’armatura di Dio, “percè noi non abbiamo da combattere solo contro forze puramente umane, ma… contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male” (Ef 6,11ss). Le opere di giustizia e di carità indicate nel Decalogo e scaturite dalle virtù, donate e sviluppate dalla grazia dei sacramenti, sono la via maestra segnata dal Compendio per indiriffare la vita cristiana verso quell’esaltante movente finale della liberazione di tutte le creature del cosmo dalla servitù della corruzione, per aver parte alla libertà della gloria dei figli di Dio (cfr. Rm 8,21). In questa ottica, l’elencazione dei singoli peccati, nel Compendio, emancipa l’uomo dalla tragica illusione di una presuntuosa e infondata autocelebrazione sufficientistica e lo apre alla consolante prospettiva della misericordia di Dio. Lex orandi  Il nascere dallo Spirito e il rimanere in Cristo, per camminare nella verità, comportano ed esigono una relazione vivente con Dio, costantemente ritmata dal colloquio e dalla conversazione con Lui (cfr. s. Francesco di Sales, Trattato dell’amore di Dio, VI,1): è la preghiera, necessaria vitale per il cristiano, profondamente inserita nell’azione di grazie, di ode e benedizione con cui la Sposa si volge allo Sposo e invoca la sua venuta (cfr. Ap 22,17). Come la vita non conosce soluzione di continuità, così la preghiera: essa non può essere che incessante (cfr. 1Ts 5,179, intimo impeto dell’anima che s’inabissa gradatamente nel suo essere in Cristo sino a giungere al cuore di Dio (cfr. s. Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, II, 5,7). La preghiera è lo stare “giorno e notte”  (1Ts 3,10) alla presenza di Dio. Questa meta può apparire lontana e difficile da toccare, ma basta a rassicurare e ad infondere fiducia la verità che Cristo è Maestro della preghiera, che insegna a parlare con Dio, che assume, in quanto Capo della Chiesa, le intenzioni, i desideri, i sentimenti di ciascun fedele, così da pregare con lui per intercedere a suo favore (cfr. Eb 7,25), Cristo che manda lo Spirito a pregare in ciascuno “con gemiti inesprimibili”” (Rm 8,26-27). La lex orandi, parte quarta del Compendio, esprime la fondamentale esigenza di una vita nello Spirito, fondata sulla fede, la speranza, la carità, virtù oranti secondo S. Agostino. Maria, madre di Dio e della Chiesa, madre universale di tutti gli uomini, serva nell’obbedienza della fede, donna eucaristica, piena di grazia e di ogni virtù, bruciata dall’amore che le fa immolare il Figlio è la summa perfetta di tutto quanto la Chiesa professa, celebra, insegna e vive. E’ il Compendio.
CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – IL COMPENDIO
Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio, Edizioni Paoline, Torino 2005, pp.205 , cm.18,8×14, ISBN 8821555062, euro 9.50.

DIFESA DELLE FORMULE DELLA DOTTRINA CATTOLICA
DA IMPARARE A MEMORIA COME SI FA CON LE
CANZONI DI VASCO ROSSI

1. Perché un compendio del catechismo?

* Perché il catechismo integrale pubblicato nel 1992 è un discreto macigno le cui dimensioni respingono i pigri e gli indaffarati.

2. Essendo l’accidia un peccato capitale non era meglio che i poco volenterosi fossero lasciati al loro destino?

* No, perché la Chiesa è cattolica quindi universale. Imitando Cristo si rivolge a tutti gli uomini senza distinzioni di lingua, colore, presunta moralità. Siamo tutti peccatori e Cristo è morto per salvare tutti.

3. Come mai il testo è strutturato a domande e risposte?

* La superbia dell’uomo contemporaneo è una patina superficiale sotto la quale brulicano le domande di sempre sulla vita, sulla morte, sulla verità. Le risposte a queste domande le conosce solo la Chiesa: se non le fornisse commetterebbe una imperdonabile omissione.

4. Perché nell’introduzione si parla di un’eventuale memorizzazione del testo?

Non c’è scienza senza il ritenere ciò che si è inteso, come dice quel grande catechista di nome Dante.

5. Ma non si può ritenere anche senza ricordarsi le parole precise?

* Si può ma è più difficile. Gli spettatori dei concerti di Vasco Rossi seguono in coro le loro canzoni preferite, favoriti dalla metrica, dalla rima e appunto dalle parole precise. Se non ci si ricordano le parole precise o non ci si ricorda niente o si fa una fatica doppia per ricordare qualcosa.

6. Perché nel compendio ci sono molte immagini sacre?

* Le immagini sacre sono lo splendore del cristianesimo, piacciono agli stranieri, agli analfabeti, a chi si è stancato di leggere e a chi ama la bellezza.

7. Perché le immagini appartengono tutte a maestri del passato dal Beato Angelico a Jan van Eick?

* Perché gli artisti contemporanei sono in ritardo col loro tempo, sono ancora così impegnati a dissacrare che non si sono accorti che il mondo è già stato abbondantemente dissacrato e che il loro apporto non è più determinante.

8. Perché l’unico artista presente con due opere è El Greco?

* Questa scelta forse inconsapevole ma certamente ispirata testimonia il nostro acceso desiderio di riunione con i greci e in generale con i fratelli ortodossi.

9. Qualora le chiese orientali riconoscessero il magistero petrino dovrebbero rinunciare ai loro splendidi riti?

* No di certo, Roma non intende assolutamente uniformare i riti perché sa che la ricchezza liturgica è anche una ricchezza spirituale. Infatti nel Compendio sono presenti due bellissime preghiere della tradizione bizantina e siro?maronita.

10. Qualcosa nel Compendio poteva essere fatto meglio?

* Ogni opera umana è perfettibile e il Compendio non va confuso con la Bibbia, che è ispirata dallo Spirito Santo. Ad esempio i Dieci Comandamenti, citati in varie forme all’interno del testo, potevano essere riportati in appendice, a fianco delle altre formule di dottrina cattolica, per facilitarne la memorizzazione.

11. A proposito, c’è chi ha criticato la traduzione delle fede in formule.

* E’ stato Massimo Cacciarì che ha letto tanti libri ma forse non il più bel titolo di Raymond Carver, “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”. Un cristianesimo ridotto a dichiarazione d’amore, con un’amore la cui accezione è scritta da ognuno a modo suo, in breve tempo diventerebbe una babele di sentimenti diversi, incomunicanti e conflittuali. Quello che conta è l’acqua, certo, ma senza la bottiglia si spanderebbe in terra e non potrebbe dissetare.

12. Perché il Compendio è rilegato?

* Perché deve rimanere molto a lungo nelle nostre case ed essere letto o anche solo consultato di frequente senza che si rovini.

13. Perché è disponibile in due formati?

* Come la Chiesa si rivolge a ogni singolo uomo il Compendio si rivolge a ogni singolo lettore, con le sue diverse esigenze. C’è chi preferisce i caratteri grandi, molto leggibili, chi invece dà la priorità alle piccole dimensioni, magari per infilarlo in borsetta. L’edizione tascabile serve anche perché nessuno possa giustificare il mancato acquisto con l’alibi del prezzo inaccessibile: solo 9,50 euri.

14. Perché si trova in vendita anche negli autogrill e nei supermercati?

* Perché Cristo va portato ovunque ci siano uomini, anche se appaiono in altre faccende affaccendati. Il Compendio dovrebbe essere regalato ai detenuti nelle carceri e messo a disposizione dei clienti negli alberghi, specie in questa stagione di vacua vacanza.

15. Perché le preghiere sono anche in latino?

* Perché il latino è la lingua universale del sacro così come l’inglese è la lingua universale del profano. Non è straniero il paese in cui si può entrare in una chiesa e recitare insieme a persone fino a quel momento sconosciute la stessa Ave Maria. Per gli italiani e in generale per i popoli di lingua neolatina è anche un modo per annaffiare e rincalzare le proprie radici, linfa e speranza delle nostre foglioline.

Camillo Langone (Il Foglio, 30 giugno 2005)