Meditazione quaresimale di PAOLO RISSO

Riflessione Quaresimale sul Cuore di Gesù. 

Attingerete con gioia alle sorgenti della salvezza.
 
di Paolo Risso su L’Osservatore Romano.  Sabato 17 marzo 2007 pg. 6 

“Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv 19,37, citando Zc 12,10) è il tema mirabile proposto dal Santo Padre per questa Quaresima.
Chi volge lo sguardo al Crocifisso, dopo la lanciata del soldato romano, vede il suo Cuore cha ha dato tutto. Non solo vede, ma sente anche un’altra parola di Gesù: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva” (Gv 7,37). Basta aver sete di lui. Ecco l’unica condizione posta da Gesù.
Il più grande peccatore, l’ultimo dei miserabili, se ha sete, può venire al Cuore di Gesù. “O voi tutti che avete sete, venite all’acqua” (Is 55,1). Voi tutti, chiunque siate, se avete sete, venite.
Ma spesso è questa sete che manca: se ce ne sono così pochi che vengono e devono, è perché manca la conoscenza di Gesù: per venire alla sua Sorgente, occorre conoscerla.
Gesù continua a dire così oggi, ed è una realtà così stupefacente che per dirla, Egli sente il bisogno di appoggiarsi alla Sacra Scrittura, là dove appunto Dio stesso parla: “Chi crede in me, secondo la parola della Scrittura, dal suo cuore sgorgheranno fiumi d’acqua viva” (Gv 7,38). Se qualcuno crede in Gesù, come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo cuore.
Sembra difficile, quasi impossibile, comprendere del tutto. Comprendo bene che il Cuore di Gesù sia Sorgente, è il Cuore di Dio! Ma che il mio cuore umano, il mio povero cuore possa diventare una sorgente e una sorgente che dona non solo qualche gocci, ma dei fiumi d’acqua viva e che basti per questo, credere in Lui….Signore, bisogna che sìì Tu a dirlo e che le tue parole si appoggino alla Scrittura. Perché, infine, che cos’è il mio cuore? Tuttavia, se non si giunge sin qui, non si comprende il Mistero ineffabile del Cuore di Gesù: il nostro cuore, se si lascia lavorare dalla grazia santificante, diventa il suo Cuore.
Questo si è realizzato: S. Benedetto, S. Domenico, S. Francesco e tanti altri santi, non sono forse anch’essi, delle sorgenti di acqua viva, alle quali beviamo anche noi oggi e fino alla fine del mondo? Tuttavia tutti i santi sono degli uomini come noi, ma essi hanno creduto, creduto sino alle ultime conseguenze. Non basta aver sete, occorre credere. Occorre la fede viva e la carità.
Nella misura in cui l’anima possiede e coltiva queste virtù teologali e vive di fede edi carità, essa diventa una sorgente, e più cresce la sua santità e più la sorgente espande i suoi flutti abbondanti. E dunque vero: non solo anche il Cuore di Gesù è la Sorgente, ma anche il nostro povero cuore può diventare una sorgente di acqua viva, se è unito al suo Principio.
Il nostro cuore non è la sorgente della grazia. Ma può immedesimarsi nel Cuore di Gesù e come questa adesione a Lui sino all’identificazione può intensificarsi all’infinito, sono allora dei fiumi di acqua viva che ne sgorgano e l’impeto di questi “fiumi” è la gioia della Chiesa. I nostri cuori possono diventare una sorgente per molte anime, una sorgente dove vengono a dissetarsi gli uomini, alla ricerca del senso dell’esistenza e della salvezza.
Ma c’è ancora un’altra Meraviglia da scoprire. Il Cuore di Gesù è la Sorgente d’acqua viva: i nostri cuori, uniti al Cuore di Gesù diventano anch’essi sorgente d’acqua viva. A questo punto, risplende un altro fatto mirabile. Gesù stesso ci chiede di lasciarlo bere: “Dammi da bere” (Gv 4,7) ; “Ho sete” (Gv 19,28).
Non c’è nulla in tutto il Vangelo che richiami di più il Mistero del Cuore di Gesù e che mostri meglio ciò che il nostro povero cuore può diventare se si affida perfettamente a Dio.
In S. Caterina da Siena, Gesù è giunto a sostituire il cuore della giovane santa con il suo Cuore divino, così che quando Ella parla del Cuore del suo Sposo divino, può dire in tutta verità il mio cuore. E un favore straordinario che non è per i più: tuttavia occorre riconoscere che nell’unione intima che Gesù vuole stabilire con le nostre anime, non si tratta in fondo di altra cosa.
Questo “cuore a cuore” tende proprio a questa “trasfigurazione”. L’Eucaristia stessa, l’Eucaristia prima di tutto, è ordinata a questo, a trasfigurare le nostre anime in Gesù.
“Questo è il mio Corpo” della consacrazione eucaristica è ordinato a ripresentare il Sacrificio di Gesù sull’altare, dove come sul Calvario oggi volgiamo lo sguardo al Crocifisso, e a farci partecipare al suo Sacrificio sino alla nostra trasfigurazione in Lui.
Gesù viene in noi nella S. Comunione per toglierci il nostro miserabile cuore di pietra e darci il suo Cuore di carne.

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