LINEAMENTA CAPITOLO 1°

 Capitolo I

Rivelazione, Parola di Dio, Chiesa

“Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo” (
Eb 1,1-2).

Dio ha l’iniziativa. La divina Rivelazione si manifesta come Parola di Dio

6. “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e manifestare il mistero della sua volontà”.
10 Di fronte al rischio di imprigionare il mistero di Dio in schemi soltanto umani e in un rapporto freddo ed arbitrario, il Concilio Vaticano II, nella Dei Verbum, fa sintesi della fede plurisecolare della Chiesa, proponendo le linee maestre di una corretta riflessione. Dio si manifesta in maniera tanto gratuita, quanto diretta a stabilire un rapporto interpersonale di verità e di amore con l’uomo e il mondo che ha creati. Egli rivela se stesso nella realtà visibile del cosmo e della storia “con eventi e parole intimamente connessi”,11 mostrando così una “economia della rivelazione”, ossia un progetto che mira alla salvezza dell’uomo e con lui di tutta la creazione. Ci viene così rivelata insieme la verità su Dio, uno e trino, e la verità sull’uomo, che Dio ama e vuol rendere felice, verità che attinge il massimo splendore in Gesù Cristo, il quale “è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione”.12
Questo rapporto di gratuita comunicazione, che suppone una profonda comunione, in analogia con la comunicazione umana, viene qualificato da Dio stesso sua Parola, ‘Parola di Dio’. Essa va perciò, sempre radicalmente compresa come un atto personale di Dio uno e trino che ama, perciò parla, e parla all’uomo perché riconosca il suo amore e gli corrisponda.13 Una lettura attenta della Bibbia lo attesta dalla Genesi all’Apocalisse. Quando si legge, e soprattutto si proclama la Parola di Dio, come avviene nella Eucaristia “sacramento per eccellenza”14 e negli altri sacramenti, il Signore stesso ci invita a ‘realizzare’ un evento interpersonale, singolare e profondo, di comunione tra Lui e noi, e tra di noi. La Parola di Dio, infatti, è efficace e compie ciò che afferma (cf Eb 4,12).

La persona umana ha bisogno di Rivelazione

7. L’uomo ha la capacità di conoscere Dio con le risorse che Egli stesso gli ha dato (cf. Rm 1, 20), segnatamente il mondo della creazione (liber naturae). Tuttavia, nelle condizioni storiche in cui si trova, a causa del peccato, tale conoscenza è diventata oscura e incerta e da non pochi negata. Ma Dio non abbandona la sua creatura, ponendo in essa un intimo, anche se non sempre riconosciuto, desiderio di luce, di salvezza e di pace. A tenere vivo tale anelito ha contribuito l’annuncio del Vangelo in tutto il mondo, producendo valori religiosi e culturali. Essi aiutano molti a mettersi oggi alla ricerca del Dio di Gesù Cristo.
Nella stessa vita del popolo di Dio si avverte acuta l’aspirazione – altroché il bisogno – di gustare una fede pura e bella, rimuovendo il velo della ignoranza, della confusione e della diffidenza su Dio e sull’uomo, e così discernere e rafforzare nella verità di Dio le tante conquiste del progresso. Si può perciò parlare di un bisogno profondo e diffuso che, come un’invocazione, apre esistenzialmente alla verità della Rivelazione, operata da Dio stesso a favore dell’umanità, ad ascoltare cioè la sua Parola. Interessarsene costituisce il fondamento degli obiettivi del Sinodo, per le ripercussioni in ambito pastorale, in quanto autentica e incoraggia il processo della nuova evangelizzazione, e insieme permette di cogliere preziose indicazioni per il dialogo ecumenico, interreligioso e culturale.

La Parola di Dio si intreccia con la storia dell’uomo e ne guida il cammino

8.. In alcune culture, l’uomo contemporaneo si sente artefice e quindi padrone della sua storia e trova difficoltà ad accettare che qualcuno si inserisca nel suo mondo senza dialogare con lui e senza dargli le ragioni della sua presenza. Tale attitudine può essere anche nei riguardi di Dio, in forma sovente erronea e comunque dubbiosa. Ma Dio, che non può tacere la verità della sua Parola, rassicura l’uomo che si tratta sempre di una Parola da amico, a suo favore, nel rispetto della sua libertà, ma insieme chiedendogli un ascolto leale su cui meditare. Infatti, la Parola di Dio “deve apparire ad ogni uomo come apertura ai propri problemi, come risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori ed insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni”.
15 Ancora alla luce della Dei Verbum, veniamo a conoscere che, in quanto pronunciata da Dio, la sua Parola, se precede ogni iniziativa e parola umana, per aprire all’uomo insperati orizzonti di verità e di senso come attestano Gn 1; Gv 1,1ss; Eb 1,1; Rm 1,19-20; Gal 4,4; Col 1,15-17. Afferma Gregorio Magno: “Quando la Scrittura si abbassa ad usare le nostre povere parole, per farci salire piano piano come per gradini da quel che vediamo vicino a noi fino alla sua sublimità”.16
Fin dalle origini Dio volle “aprire la via della salvezza soprannaturale”.17 Alla luce della Scrittura ci è dato di apprendere come la sua Parola potente ha iniziato un dialogo vivo, talora drammatico, ma ultimamente vittorioso, con l’umanità fin dai suoi inizi e poi nella storia del suo popolo, Israele, giungendo alla rivelazione suprema nella storia di Gesù Cristo, la sua Parola eterna fatta carne (cf. Gv 1,14). Canta Sant’Efrem: “Contemplavo allora il Verbo Creatore e lo paragonavo alla Roccia, pellegrinante col popolo in mezzo al deserto. Senza raccogliere in sé né accumulare acque, essa versava sul popolo meravigliosi torrenti. Non c’era in essa alcuna acqua ma da essa scaturivano degli oceani; così, dal niente, il Verbo creò le sue opere. Beato chi meriterà di ereditare il tuo Paradiso! Mosè, nel suo Libro, descrive la creazione di tutta la Natura affinché al Creatore la Natura e il Libro rendano testimonianza; la Natura, mediante l’uso, il Libro, mediante la lettura. Sono questi i testimoni che dovunque arrivano. Si trovano in ogni tempo, sono presenti ad ogni ora, dimostrando all’infedele che è ingrato verso il Creatore”.18Rilevante è l’incidenza pastorale di questa visione della Parola di Dio. Essa intreccia la sua storia con la storia umana, si fa storia umana, per cui la nostra storia di uomini non è quindi composta esclusivamente di pensieri, parole, iniziative umane. Mostra tracce vivaci nella natura e nella cultura, illumina le scienze dell’uomo ad assumere il loro giusto valore, ma da queste è essa stessa aiutata a mettere in luce la propria identità, ed insieme irradiare l’originale umanesimo che le appartiene. In particolare, è una Parola che si è scelta un popolo per condividerne il cammino di libertà e salvezza, mostrando la serietà tenace e paziente di Dio, di essere un Emmanuele (Is 7,14), “Dio con noi” (Is 8,10; cf. Rm 8,31; Ap 21,3). Di qui si spiega come la Parola di Dio, grazie alla testimonianza della Bibbia, abbia trovato eco nei pensieri e nelle espressioni dell’uomo lungo i secoli, a volte in modo contorto e sofferto, come un grido di aiuto, nelle vicende buie della storia, producendo straordinari effetti che si manifestano in maniera affascinante nei santi. Vivendo i carismi particolari quale dono dello Spirito Santo, essi hanno mostrato le potenzialità ingenti e originali della Parola di Dio presa sul serio.Oggi assume un particolare rilievo aiutare a comprendere la giusta relazione tra Rivelazione pubblica e costitutiva del Credo cristiano e le rivelazioni private, sceverando la pertinenza di queste alla fede genuina.

Gesù Cristo è la Parola di Dio fatta carne, la pienezza della Rivelazione

9. “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1s). I cristiani per lo più avvertono la centralità della persona di Gesù Cristo nella Rivelazione di Dio. Ma non sempre sanno cogliere le ragioni di tale importanza, né capiscono in che senso Gesù è il cuore della Parola di Dio, e quindi, anche nella lettura della Bibbia, faticano a farne una lettura cristiana.
Intanto, sempre alla luce della Dei Verbum, si ricorderà che Dio ha voluto una iniziativa del tutto imprevedibile, eppure avvenuta: “Mandò suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio (cf. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come uomo agli uomini, ‘parla le parole di Dio’ (Gv 3,34) e porta a compimento l’opera di salvezza affidatagli dal Padre (cf. Gv 5,36; 17,4)”.19 Sicché Gesù nella sua vita terrena ed ora celeste assume e realizza tutto il fine, il senso, la storia e il progetto che sta dentro la Parola di Dio perché, come recita Sant’Ireneo: “Cristo ci ha recato ogni novità portandoci se stesso”.20È pastoralmente importante, alla luce di Gesù Cristo, saper cogliere, per analogia, la valenza plurima che riveste la Parola di Dio nella fede della Chiesa, secondo la testimonianza della Bibbia stessa. Si manifesta, infatti, come Parola eterna in Dio, si irradia nella creazione, assume profilo storico nei profeti, si manifesta nella persona di Gesù, risuona nella voce degli apostoli, ed oggi viene proclamata nella Chiesa. Forma un insieme, la cui chiave interpretativa, per l’ispirazione dello Spirito Santo, è Cristo-Parola. “La Parola di Dio, che era in principio presso Dio, non è, nella sua pienezza, una molteplicità di parole; essa non è molte parole, ma una sola Parola che abbraccia un gran numero di idee di cui ciascuna idea è una parte della Parola nella sua totalità (…). E se il Cristo ci rimanda alle ‘Scritture’, come quelle che gli rendono testimonianza, considera i libri della Scrittura un unico rotolo, perché tutto ciò che è stato scritto di lui è ricapitolato in un solo tutto”.21 Si vede così una continuità nella differenza.A questa ricchezza della Parola, la Chiesa presta il suo essenziale annuncio. Dalla Parola di Dio la comunità cristiana si sente generata e rinnovata, se la sa comprendere in Gesù Cristo. Ma è anche vero che la Parola di Gesù (che è Gesù) deve essere compresa, come lui stesso diceva, secondo le Scritture (cf. Lc 24,44-49), ossia nella storia del popolo di Dio dell’Antico Testamento, che lo ha atteso come Messia, ed ora nella storia della comunità cristiana, che l’annuncia con la predicazione, lo medita con la Bibbia, ne sperimenta l’amicizia e la guida nella vita. San Bernardo afferma che sul piano dell’Incarnazione della Parola, Cristo è il centro di tutte le Scritture. La parola di Dio, già udibile nell’Antico Testamento, è diventata visibile in Cristo.22

La Parola di Dio come una sinfonia

10. Le indicazioni date in precedenza permettono ora di delineare il senso che alla luce della Rivelazione la Chiesa dà alla Parola di Dio. È come una sinfonia suonata da strumenti molteplici, in quanto Dio comunica la sua Parola in molte forme e in molti modi (cf. Eb 1,1) entro una lunga storia e con diversità di annunciatori, ma dove appare una gerarchia di significati e di funzioni. È corretto parlare di senso analogo della Parola.
a – Alla luce della Rivelazione, la Parola di Dio è il Verbo eterno di Dio, la seconda persona della Santissima Trinità, il Figlio del Padre, fondamento della comunicazione intratrinitaria e ad extra: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1,1-3; cf. Col 1,16).
b – Perciò il mondo creatonarra la gloria di Dio” (Sal 19,1), tutto è sua voce (cf. Sir 46,17; Sal 68,34). All’inizio del tempo, con la sua Parola Dio crea il cosmo, ponendo nella creazione il sigillo della sua sapienza, di cui è interprete naturale l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio (cf. Gn 1,26-27; Rm 1,19-20). Dalla Parola, infatti, l’uomo riceve la parola per entrare in dialogo con Dio e con la creazione. Sicché Dio ha reso l’intera creazione e l’uomo in primis, “una testimonianza perenne di Sé”.23
c –Il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14): la Parola per eccellenza di Dio, l’ultima e definitiva Parola è Gesù Cristo, la sua persona, la sua missione, la sua storia intimamente unite, secondo il piano del Padre, che culmina nella Pasqua ed ha il suo compimento quando Gesù consegnerà il Regno al Padre (cf. 1Cor 15,24). Egli è il Vangelo di Dio all’uomo (cf. Mc 1,1).
d – In vista della Parola che è il Figlio incarnato, il Padre ha parlato nei tempi antichi ai padri per mezzo dei profeti (cf. Eb 1,1) e in forza dello Spirito gli Apostoli continuano l’annuncio di Gesù e del suo vangelo. Così al servizio dell’unica Parola di Dio, le parole dell’uomo sono assunte come parole di Dio, che risuonano nell’annuncio dei profeti e degli Apostoli.
e – La Sacra Scrittura, fissando per divina ispirazione la Parola di Gesù con le parole dei profeti e degli Apostoli, attesta ciò in maniera autentica, per cui essa contiene la Parola di Dio e, in quanto ispirata è veramente Parola di Dio,24 del tutto orientata alla Parola che è Gesù, perché “le Scritture, proprio esse, mi rendono testimonianza” (Gv 5,39). Per il carisma dell’ispirazione i libri della Sacra Scrittura hanno una forza di appello diretto e concreto che non hanno altri testi o interventi ecclesiastici.
f – Ma la Parola di Dio, non resta bloccata nello scritto. Se, infatti, l’atto della Rivelazione si è concluso con la morte dell’ultimo apostolo,25 la Parola rivelata continua ad essere annunciata ed ascoltata nella storia della Chiesa, che si impegna a proclamarla al mondo per rispondere alle sue attese. Così la Parola continua la sua corsa nella predicazione viva e nelle tante altre forme di servizio di evangelizzazione, per cui la predicazione è Parola di Dio, comunicata dal Dio vivo a persone vive in Gesù Cristo, tramite la Chiesa. Da questo quadro si può comprendere che quando si predica la rivelazione di Dio si compie nella Chiesa un evento che si può chiamare veramente Parola di Dio.Alla Parola di Dio vanno riconosciute tutte le qualità di una vera comunicazione interpersonale, come, ad es., una funzione informativa in quanto Dio comunica la sua verità, una funzione espressiva, in quanto Dio fa trasparire il suo modo di pensare, di amare, di agire, una funzione appellante, in quanto Dio interpella e chiama all’ascolto e ad un risposta di fede.Sarà compito dei pastori aiutare i fedeli ad avere questa visione armonica della Parola, evitando forme erronee, o riduttive o ambigue di comprensione mettendo in risalto la sua connessione intrinseca con il mistero di Dio uno e trino e la sua rivelazione, la sua manifestazione nel mondo creato e la sua presenza germinale nella vita e storia dell’uomo, la sua suprema espressione in Gesù Cristo, la sua attestazione infallibile nella Sacra Scrittura, la sua trasmissione nella Tradizione vivente. In relazione al mistero della Parola di Dio, diventata linguaggio umano, si porrà attenzione alla ricerca delle scienze sul linguaggio e la sua comunicazione.

Alla Parola di Dio corrisponde la fede dell’uomo. La fede si manifesta nell’ascolto

11. “A Dio che si rivela dovuta l’obbedienza della fede”.
26 A Lui che parlando si dona, l’uomo ascoltando “si abbandona (…) tutto intero liberamente”.27 Ci comporta una risposta piena ad una proposta di totale comunione con Dio e di adesione alla sua volontà, da parte della comunità e di ogni singolo credente.28 Questo atteggiamento di fede comunionale si manifesterà per ogni incontro con la Parola, nella predicazione viva e nella lettura della Bibbia. Non a caso la Dei Verbum propone per l’incontro con il Libro Sacro quanto afferma globalmente per la Parola di Dio: “Dio (…) parla agli uomini come ad amici (…) per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé”.29 “Nei Libri Sacri, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi”.30 Rivelazione è comunione di amore, dalla Scrittura sovente espressa con il termine di “alleanza” (cf. Gn 9,9; 15,18; Es 24,1-18; Mc 14,24).
Si tocca qui un aspetto di notevole incidenza pastorale: la fede riguarda la Parola di Dio in tutti i suoi segni e linguaggi. È una fede che, in forza dell’azione dello Spirito Santo, riceve dalla Parola una comunicazione di verità, tramite il racconto o la formula dottrinale; una fede che riconosce alla Parola di essere stimolo primario ad una conversione efficace, luce per rispondere alle tante domande della vita del credente, guida ad un retto discernimento sapienziale della realtà, sollecitazione a ‘fare’ la Parola (cf. Lc 8,21), e non solo a leggerla o dirla, e finalmente fonte permanente di consolazione e di speranza. Ne consegue, come solida logica della fede, il compito di riconoscere e assicurare il primato alla Parola di Dio nella propria vita di credenti, ricevendola così come la Chiesa l’annuncia, la comprende, la spiega, la vive.

Maria modello di accoglienza della Parola per il credente

12. Nel cammino di penetrazione del mistero della Parola di Dio, Maria di Nazareth, a partire dall’evento dell’Annunciazione, rimane la maestra e la madre della Chiesa e il modello vivente di ogni incontro personale e comunitario con la Parola, che essa accoglie nella fede, medita, interiorizza e vive (cf. Lc 1,38; 2,19.51; At 17,11). Maria, infatti ascoltava e meditava le Scritture, legandole alle parole di Gesù e agli avvenimenti che veniva scoprendo nella sua storia. Recita Isacco della Stella: “Nelle Scritture divinamente ispirate quel ch’è detto in generale della vergine madre Chiesa, s’intende singolarmente della vergine madre Maria…Eredità del Signore in modo universale è la Chiesa, in modo speciale Maria, in modo particolare ogni anima fedele. Nel tabernacolo del grembo di Maria Cristo dimorò nove mesi, nel tabernacolo della fede della Chiesa sino alla fine del mondo, nella conoscenza e nell’amore dell’anima fedele per l’eternità”.
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La Vergine Maria sa guardare attorno a sé e vive le urgenze del quotidiano, consapevole che ciò che riceve come dono dal Figlio è un dono per tutti. Ella insegna a non rimanere estranei spettatori di una Parola di vita, ma a diventare partecipi, lasciandosi condurre dallo Spirito Santo che abita nel credente. Ella ‘magnifica’ il Signore scoprendo nella sua vita la misericordia di Dio, che la rende ‘beata’ perché “ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45). Invita, inoltre, ogni credente a far proprie le parole di Gesù: “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno” (Gv 20, 29). Maria è l’immagine del vero orante della Parola, che sa custodire con amore la Parola di Dio, facendone servizio di carità, memoria permanente per conservare accesa la lampada della fede nella quotidianità dell’esistenza. Dice Sant’Ambrogio che ogni cristiano che crede concepisce e genera il Verbo di Dio. Se c’è una sola madre di Cristo secondo la carne; secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti.32

La Parola di Dio, affidata alla Chiesa, si trasmette a tutte le generazioni

13. “Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni”.
33 Amico e Padre degli uomini, Dio parla ancora. In certo modo la Rivelazione, che pure è conclusa, continua la sua comunicazione, per cui la Parola di Dio ci è sempre contemporanea ed attuale. Anzi essa può manifestare ancora di più il suo apporto di luce e far aumentare la nostra comprensione. Ciò avviene perché il Padre, donando lo Spirito di Gesù alla Chiesa, affida ad essa il tesoro della rivelazione,34 la rende destinataria prima e testimone privilegiata della Parola amorosa e salvifica di Dio.
Per questa ragione nella Chiesa la Parola non è deposito inerte, ma diventando “regola suprema della sua fede” e potenza di vita, “progredisce con l’assistenza dello Spirito Santo” e “cresce” con la “riflessione e lo studio dei credenti”, l’esperienza personale di vita spirituale e la predicazione dei Vescovi.35 Lo testimoniano, in particolare, gli uomini di Dio, che hanno ‘abitato’ la Parola.36 È evidente che missione certa e primaria della Chiesa è di trasmettere la divina Parola a tutti gli uomini, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, secondo il comando di Gesù (cf. Mt 28,18-20). La storia attesta come ciò sia avvenuto e continui anche ora dopo tanti secoli, tra diversi ostacoli, ma anche con tanta vitalità e fecondità.

Tradizione e Scrittura nella Chiesa: un solo sacro deposito della Parola di Dio

14. A
questo proposito è fondamentale ricordare che la Parola di Dio divenuta in Cristo Evangelo o lieta notizia, e come tale, consegnata alla predicazione apostolica, continua la sua corsa tramite due punti di riferimento, riconoscibili, strettamente interconnessi: il flusso vitale della Tradizione vivente manifestata da “tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede”,37 quindi dal culto, dalla dottrina e dalla vita della Chiesa, e la Sacra Scrittura, che di questa Tradizione vivente, per ispirazione dello Spirito Santo, conserva appunto nella immutabilità dello scritto gli elementi costitutivi e originari. “Questa Sacra Tradizione dunque e la Scrittura Sacra dell’uno e dell’altro testamento sono come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo faccia a faccia, com’Egli è (cf. 1Gv 3,2)”.38 Al Magistero della Chiesa, che non è superiore alla Parola di Dio, spetta “di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa”.39
Il Concilio Vaticano II insiste sull’unità di origine e sulle molte connessioni tra Tradizione e Scrittura: la Chiesa le accoglie “con pari sentimento di pietà e riverenza”.40 Un insostituibile compito di servizio è dato dal Magistero in quanto, garantendo con ciò una interpretazione autentica della Parola di Dio, “piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone”.41Dal punto di vista pastorale, seguendo la dottrina della Chiesa, vanno chiariti concettualmente e tradotti in esperienza di vita i rapporti tra Tradizione e Scrittura, come ad esempio, il fatto che la Tradizione preceda originariamente la Scrittura e ne sia sempre come l’humus vitale che “fa più profondamente comprendere e rende ininterrottamente operanti le stesse Sacre Lettere”.42 Come d’altra parte “si deve riferire per eccellenza alla Sacra Scrittura ciò che è stato detto: ‘la Parola di Dio è viva, efficace’ (Eb 4,12), ‘ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati’ (At 20,32; cf. 1Ts 2,13)”.43 Entrambi sono canali che comunicano la Parola di Dio, la quale quindi ha la sua completezza di senso e di grazia nell’esperienza di entrambi, ‘uno dentro l’altro’, per cui in questa ottica si possono chiamare e sono Parola di Dio. Diverse sono le conseguenze di rilevante incidenza nel piano pastorale. Non può esistere una ‘sola Scriptura’ a se stante: la Scrittura è legata alla Chiesa, cioè al soggetto che accoglie e comprende sia la Tradizione sia la Scrittura. La Scrittura svolge un ruolo essenziale per accedere alla Parola nella sua genuinità fontale, diventando così criterio per la retta comprensione della Tradizione.Va poi considerata nei suoi effetti pratici, la distinzione tra Tradizione apostolica costitutiva, tradizione posteriore che interpreta ed attualizza e le altre tradizioni ecclesiastiche; come pure va valutata la portata decisiva del riconoscimento canonico che la Chiesa ha operato a proposito delle Scritture garantendone l’autenticità (73 libri: 46 dell’Antico Testamento, 27 del Nuovo Testamento)44 di fronte alla proliferazione di libri inautentici o apocrifi, di ieri, di oggi, e di sempre.Rimane, infine, sempre sullo sfondo, il confronto e il dialogo delicato, necessario e appassionato tra Scrittura e Tradizione, con i segni della Parola di Dio nel mondo creato, specialmente con l’uomo e la sua storia.45 Nel solco della Tradizione vivente, e dunque come servizio genuino alla Parola di Dio, va anche considerata la forma del Catechismo, dal primo Simbolo della fede, nucleo di ogni Catechismo, alle diverse esposizioni lungo i secoli, di cui attestazione più recente sono, nella Chiesa universale, il Catechismo della Chiesa Cattolica e, nelle Chiese locali, i rispettivi Catechismi.

La Sacra Scrittura, Parola di Dio ispirata

15.. “La Sacra Scrittura Parola di Dio in quanto scritta per ispirazione dello Spirito di Dio”.
46 Essa qualificata con due nomi in particolare: Scrittura (sacra) e Bibbia, titoli che sono significativi, gi di per sé, come il Testo e il Libro per eccellenza, con una diffusione che va oltre i confini della Chiesa.
In linea di principio, per la loro incidenza operativa nella lettura della Bibbia, vanno considerati i punti seguenti: nel quadro teologico di riferimento sopra accennato, la Scrittura e la Tradizione comunicano immutabilmente la Parola di Dio e fanno risuonare “la voce dello Spirito Santo”;47 il significato del carisma dell’ispirazione con cui lo Spirito Santo costituisce i libri biblici come Parola di Dio e li affida alla Chiesa, da accogliere quindi nella obbedienza della fede; l’unità del Canone come criterio di interpretazione della Sacra Scrittura; la verità della Bibbia va capita, anzitutto, come “la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere”;48 il senso e la portata della identità della Bibbia come Parola di Dio in linguaggio umano, per cui l’interpretazione della Bibbia avviene unitariamente, sotto la guida della fede, con criteri filosofici e teologici, alla luce in particolare della Nota della Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa.49Oggi nel popolo di Dio si avverte sempre più, come già notava Amos, fame e sete della Parola di Dio (cf. Am 8,11-12). È un bisogno vitale da non trascurare, perché è il Signore stesso che lo va provocando. E d’altra parte si nota con tristezza che non dovunque tale bisogno è sentito, perché la Parola di Dio corre poco e non è ancora adeguatamente favorito l’incontro con il Libro Sacro. Aiutare i fedeli a capire cosa è la Bibbia, perché c’è, cosa dona alla fede, come si usa, è esigenza importante cui la Chiesa ha sempre risposto, ed oggi, in particolare, in ben quattro capitoli della Dei Verbum.50 Conoscerli adeguatamente, avvalendosi di altri apporti del Magistero e della ricerca competente, diventa un compito necessario nelle nostre comunità.

Un compito necessario e delicato: interpretare la Parola di Dio nella Chiesa

16. La visione di tanti cristiani che, in comunità o singolarmente, scrutano cos intensamente la Parola di Dio nel Libro Sacro, per la Chiesa una preziosa possibilità per abilitare i fedeli ad una sua corretta comprensione e attualizzazione. Ci oggi vale in certo modo ancora di pi , perché si apre un confronto nuovo tra la Parola di Dio e le scienze dell’uomo, in particolare nell’ambito della ricerca filosofica, scientifica e storica. Si riconosce la ricchezza di verità e valori su Dio, sull’uomo, sulle cose, che proviene da questo contatto tra Parola e cultura, come pure si propone un continuo confronto su problemi inediti. La ragione pertanto interpella la fede e da questa viene coinvolta a collaborare per una verità e vita consone alla rivelazione di Dio e alle attese dell’umanità.
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Ma non mancano anche i rischi dell’interpretazione arbitraria e riduttiva, come è il fondamentalismo: da una parte può manifestare il desiderio di rimanere fedeli al testo, dall’altra misconosce la natura stessa dei testi, incorrendo in gravi errori e generando anche inutili conflitti.52 Altri rischi sono dati dalle letture “ideologiche” o semplicemente umane, senza il supporto della fede (cf. 2Pt 1,19-20; 3,16), fino a forme di contrapposizione e di separazione tra la forma scritta, attestata anzitutto nella Bibbia, la forma viva dell’annuncio e l’esperienza di vita dei credenti. Così pure si fa fatica a riconoscere il compito che spetta al Magistero nel servizio della Parola di Dio, sia quanto alla Bibbia che alla Tradizione. In generale, si nota una scarsa o imprecisa conoscenza delle regole ermeneutiche, corrispondenti alla identità della Parola, composte di criteri umani e rivelati, nel contesto della Tradizione ecclesiale e in ascolto del Magistero.Alla luce del Vaticano II e del Magistero successivo,53 alcuni aspetti sembrano oggi bisognosi di una attenzione e riflessione specifica, in vista di una adeguata comunicazione pastorale, cioè che la Bibbia, libro di Dio e dell’uomo, va letta unificando correttamente il senso storico-letterale e il senso teologico-spirituale.54 Questo significa che il metodo storico-critico è necessario per una corretta esegesi, convenientemente arricchito con altre forme di approccio.55 Va affrontato il problema interpretativo della Scrittura, ma per giungere al suo senso totale, è necessario avvalersi dei criteri teologici, riproposti dalla Dei Verbum: “contenuto e unità di tutta la Sacra Scrittura, (…) viva Tradizione di tutta la Chiesa, (…) analogia della fede”.56 Oggi si avverte la necessità di una approfondita riflessione teologica e pastorale per formare le comunità ad una intelligenza retta e fruttuosa della Sacra Scrittura come Parola di Dio, compresa nel mistero della croce e risurrezione di Gesù Cristo, vivente nella Chiesa.“Con altre parole, – afferma il papa Benedetto XVImi sta molto a cuore che i teologi imparino a leggere e ad amare la Scrittura così come, secondo la Dei Verbum, il Concilio lo ha voluto: che vedano l’unità interiore della Scrittura – una cosa aiutata oggi dall’‘esegesi canonica’ (che senz’altro si trova ancora in un timido stadio iniziale) – e che poi di essa facciano una lettura spirituale, che non è una cosa esterna di carattere edificante, ma invece un immergersi interiormente nella presenza della Parola. Mi sembra un compito molto importante fare qualcosa in questo senso, contribuire affinché accanto, con e nell’esegesi storico-critica sia data veramente un’introduzione alla Scrittura viva come attuale Parola di Dio”.57In tale prospettiva vanno considerati con cura il contributo del Catechismo della Chiesa Cattolica, le diverse risonanze e tradizioni che la Bibbia suscita nella vita del popolo di Dio e l’apporto delle scienze teologiche ed umane.Accanto a tutto questo impegno non va dimenticata quella interpretazione della Parola di Dio, che si compie ogni volta che la Chiesa si riunisce per celebrare i divini misteri. Al riguardo la Introduzione al Lezionario, che viene proclamato nell’Eucaristia, ricorda: “Poiché per volontà di Cristo stesso il nuovo popolo di Dio è distinto nella mirabile varietà delle sue membra, così anche diversi sono i compiti e gli uffici che spettano a ciascuno riguardo alla Parola di Dio: ai fedeli spetta l’ascoltarla e il meditarla; l’esporla invece spetta soltanto a coloro che in forza della sacra ordinazione hanno il compito magisteriale, o a coloro ai quali viene affidato l’esercizio di questo ministero. Così nella dottrina, nella vita e nel culto la Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è e tutto ciò che crede, così da tendere incessantemente, nel volgere dei secoli, alla pienezza della verità divina, finché si compia in essa la parola di Dio”.58

Antico e Nuovo Testamento, una sola economia della salvezza

17. Non si può essere del tutto soddisfatti della conoscenza e della pratica che tanti hanno delle Scritture. A motivo anche di difficoltà non risolte, si assiste talvolta ad una certa resistenza di fronte a pagine dell’Antico Testamento che appaiono difficili, esposte all’emarginazione, alla selezione arbitraria, al rifiuto. Secondo la fede della Chiesa, l’Antico Testamento va considerato come parte dell’unica Bibbia dei cristiani, riconoscendone i valori permanenti, il rapporto che collega i due Testamenti.
59 Da tutto ci deriva il bisogno di un’urgente formazione alla lettura cristiana dell’Antico Testamento. In questo ci viene in aiuto la prassi liturgica, che sempre proclama l’Antico Testamento come pagina essenziale per una comprensione piena del Nuovo Testamento, come attesta Gesù stesso nell’episodio di Emmaus, in cui il Maestro “cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ci che si riferiva a lui” (Lc 24,27). Le letture liturgiche dell’Antico Testamento offrono poi un prezioso itinerario all’incontro organico e articolato con il Testo Sacro. Esso consiste sia nell’uso del salmo responsoriale che invita a pregare e meditare quanto annunciato, sia nell’accostamento tematico tra prima lettura e vangelo nella prospettiva di sintesi del mistero del Cristo. Infatti recita l’antico detto, il Nuovo Testamento nascosto nell’Antico, e l’Antico svelato nel Nuovo Testamento: Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet.60
Afferma Gregorio Magno: “Ciò che l’Antico Testamento ha promesso, il Nuovo Testamento l’ha fatto vedere; ciò che quello annunzia in maniera occulta, questo proclama apertamente come presente. Perciò l’Antico Testamento è profezia del Nuovo Testamento; e il miglior commento dell’Antico Testamento è il Nuovo Testamento”.61Quanto al Nuovo Testamento, oggi certamente più familiare nella pratica biblica, grazie anche alla ricchezza dei Lezionari e della Liturgia delle Ore, va ricordato il valore centrale dei Vangeli, per questo proclamati in modo completo nei tre anni del ciclo liturgico festivo e ogni anno nei giorni feriali, senza dimenticare però il grande insegnamento di Paolo e degli altri Apostoli.62

10 Conc. Œcum. Vat. II, Const. dogmatica de Divina Revelatione Dei Verbum, 2.11 Ibidem.12 Ibidem.13 Cf. ibidem.14 Missale Romanum, Editio typica tertia, Typis Vaticanis, Città del Vaticano

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