lineamenta CAPITOLO 3°

Capitolo III

La Parola
di Dio nella missione della Chiesa
Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: ‘Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi’” (Lc 4,16-21).

La missione della Chiesa è proclamare Cristo, la Parola di Dio fatta carne

26. “Nutrirci della Parola, per essere ‘servi della Parola’ nell’impegno della evangelizzazione”: questa sicuramente una priorità per la Chiesa all’inizio del nuovo millennio”.110 Ci richiede di andare alla scuola del Maestro, notando che la sua Parola ha al centro l’annuncio del Regno di Dio (cf. Mc 1,14-15) con parole e opere, con la testimonianza della vita e l’insegnamento. Il Regno di Dio, che la Parola di Dio fa germogliare, regno di verità e di giustizia, di amore e di pace offerto a tutti gli uomini. Predicando la Parola, la Chiesa partecipa alla costruzione del Regno di Dio, ne illumina la dinamica e lo propone a salvezza del mondo. Annunciare il Regno è il vangelo da predicare fino ai confini della terra (cf. Mt 28,19; Mc 16,15). Tale annuncio e l’ascolto di esso è la verifica della autenticità della fede.
Il “Guai a me se non predicassi il vangelo” (1Cor 9,16) di Paolo risuona oggi con peculiare urgenza, diventando per tutti i cristiani non una semplice informazione, ma vocazione al servizio del Vangelo per il mondo. Infatti, come dice Gesù, “la messe è molta” (Mt 9,37) e diversificata: vi sono tanti che non hanno mai ascoltato il Vangelo, specie nei continenti di Africa e di Asia; vi sono anche diversi che il Vangelo l’hanno dimenticato, ma anche tanti che sono in attesa dell’annuncio.In verità non sono mancate né mancano delle difficoltà che ostacolano il cammino del popolo di Dio all’ascolto del suo Signore. Per motivi anche economici, in tante regioni si soffre della mancanza anche materiale del Testo biblico, della sua traduzione e diffusione. Si incontrano poi, in particolare, gli ostacoli delle sette per una corretta interpretazione. Portare la Parola è una missione forte che implica un sentire profondo e convinto “cum Ecclesia”. Uno dei primi requisiti è la fiducia nella potenza trasformante della Parola nel cuore di chi l’ascolta. Infatti, “La parola di Dio è viva, efficace (…) scruta i sentimenti e pensieri del cuore” (Eb 4,12). Un secondo requisito, oggi particolarmente avvertito e credibile, è di annunciare e testimoniare la Parola di Dio come sorgente di conversione, di giustizia, di speranza, di fraternità, di pace. Un terzo requisito è la franchezza, il coraggio, lo spirito di povertà, l’umiltà, la coerenza, la cordialità di chi serve la Parola.L’Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi di Paolo VI mantiene ancora la sua attualità per una pedagogia dell’annuncio. Mentre l’Enciclica Deus caritas est del Santo Padre Benedetto XVI mette bene in risalto come la carità stia strettamente collegata con l’annuncio della Parola di Dio e la celebrazione dei sacramenti.111 Ricevendo la Parola di Dio, che è amore, ne consegue che non si può veramente annunciare la Parola senza una pratica di amore, nell’esercizio della giustizia e della carità. In questa ottica della missione evangelizzante della Parola di Dio, sono qui appena accennati in maniera sintetica alcuni obiettivi e compiti cui attendere, ritenuti di particolare rilievo.112 Scrive Sant’Agostino: “È fondamentale comprendere che la pienezza delle Legge, come di tutte le Scritture divine, è l’amore: l’amore dell’Essere che dobbiamo godere e dell’essere che è chiamato a goderne insieme con noi. È al fine di farci conoscere questo amore e rendercelo possibile, che la divina Provvidenza ha creato, per la nostra salvezza, tutta l’economia temporale(…) . Chi dunque crede di aver compreso le Scritture, o almeno una qualsiasi parte di esse, senza impegnarsi a costruire, mediante la loro intelligenza, questo duplice amore di Dio e del prossimo, dimostra di non averle ancora comprese”.113

La Parola di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo

27.. La Chiesa afferma la sua libertà di annunciare la Parola di Dio con la franchezza degli Apostoli (cf. At 4,13; 28,31) ed insieme ritiene “necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura”.114 È un requisito per la missione ed insieme oggi un fondamentale contenuto della missione. Nonostante tante insistenze, occorre ammettere che la maggioranza di cristiani non ha contatto effettivo e personale con la Scrittura, e quelli che lo fanno vivono non piccole incertezze teologiche e metodologiche in vista della comunicazione. L’incontro con la Bibbia rischia di non essere un fatto di Chiesa, di comunione, ma esposto al soggettivismo e all’arbitrarietà, o ridotto ad oggetto di devozione privata, come diverse altre nella Chiesa. Diventa indispensabile una promozione pastorale robusta e credibile della Parola.
Ciò determina il ricorso ad iniziative specifiche, come ad esempio, la valorizzazione piena della Bibbia nei progetti pastorali, ma insieme un progetto di pastorale biblica in ogni diocesi, sotto la guida del vescovo, bene attuando la Bibbia presente nelle grandi azioni della Chiesa e offrendo forme opportune di incontro diretto, segnatamente con percorsi di lectio divina per giovani e per adulti. Ciò facendo si curerà che sulla Parola di Dio si basi e si manifesti la comunione tra presbiteri e laici, e quindi tra parrocchie, comunità di vita consacrata, movimenti ecclesiali.A questo scopo giova un servizio specifico di apostolato biblico a livello diocesano, metropolitano o nazionale, che diffonda la pratica biblica con opportuni sussidi, susciti il movimento biblico115 tra i laici, curi la formazione degli animatori dei gruppi di ascolto o del Vangelo, con particolare attenzione ai giovani, proponendo itinerari di fede con la Parola di Dio anche agli immigrati e a quanti sono in ricerca.
È giusto ricordare che dal 1968, esiste ed opera la Federazione Biblica Cattolica mondiale, istituita da Paolo VI a servizio degli orientamenti del Concilio Vaticano II sulla Parola di Dio. Di tale Associazione sono membri la quasi totalità delle Conferenze Episcopali, e pertanto essa conosce una ramificazione di appartenenze in tutti i continenti. L’obiettivo è di diffondere il testo della Bibbia nelle diverse lingue ed insieme introdurre il popolo semplice a conoscere e vivere i suoi insegnamenti attraverso accurate traduzioni, le quali, secondo la cura pastorale dei vescovi, siano accettabili per l’uso liturgico. Sarà anche compito della comunità diffondere la Bibbia a prezzi accessibili.
Inoltre, va dato largo spazio, con sapiente equilibrio ai metodi e alle nuove forme di linguaggio e comunicazione nella trasmissione della Parola di Dio, come sono: radio, TV, teatro, cinema, musica e canzoni, fino ai nuovi media, come, internet, ecc. 116In questo cammino della Parola di Dio al popolo un ruolo specifico hanno le persone di vita consacrata. Esse, come sottolinea il Vaticano II, “abbiano quotidianamente tra le mani la Sacra Scrittura, affinché dalla lettura e dalla meditazione dei Libri Sacri imparino ‘la sovreminente scienza di Gesù Cristo’ (Fil 3,8)”117 e trovino rinnovato slancio nel loro compito di educazione e di evangelizzazione specie dei poveri, dei piccoli e degli ultimi. Per i Padri della Chiesa il testo biblico deve diventare oggetto di una quotidiana ‘ruminazione’. Quando l’uomo inizia a leggere le divine Scritture – riteneva sant’Ambrogio – Dio torna a passeggiare con lui nel paradiso terrestre.118 E Giovanni Paolo II affermava: “La Parola di Dio è la prima sorgente di ogni spiritualità cristiana. Essa alimenta un rapporto personale con il Dio vivente e con la sua volontà salvifica e santificante. È per questo che la lectio divina, fin dalla nascita degli Istituti di vita consacrata, in particolar modo nel monachesimo, ha ricevuto la più alta considerazione. Grazie ad essa, la Parola di Dio viene trasferita nella vita, sulla quale proietta la luce della sapienza che è dono dello Spirito”.119

La Parola di Dio, grazia di comunione tra i cristiani

28. Questo aspetto va considerato come uno degli obiettivi maggiori della pastorale della Chiesa. I due aspetti essenziali che uniscono tutti i fedeli in Cristo sono, infatti, costituiti dalla Parola di Dio e dal Battesimo. È a partire da questi dati di fatto che il cammino ecumenico ha bisogno di continuare nelle sfide che gli stanno dinanzi in vista di quella unità piena, che solo in un ritorno alle sorgenti della Parola, interpretata alla luce della Tradizione ecclesiale, può garantire un incontro totale con Cristo e con i fratelli.120 Il discorso di addio di Gesù nel cenacolo mette in forte risalto che questa unità sta nel dare una comune testimonianza alla Parola del Padre donata dal Signore (cf. Gv 17,8).
L’ascolto della Parola di Dio, quindi, possiede una dimensione ecumenica che va sempre curata. Si nota con soddisfazione come la Bibbia sia oggi il maggior punto di incontro per la preghiera e il dialogo tra le Chiese e le comunità ecclesiali. Recependo le indicazioni del Concilio Vaticano II si collabora per la diffusione del Testo Sacro con traduzioni ecumeniche.121 Dopo il Concilio, il Magistero della Chiesa ha dato notevoli contributi.122 Dalla sua attenta lettura e dal confronto con le singole situazioni vi è da attendersi chiare indicazioni ed impulsi nel cammino verso l’unità. Afferma il Papa Benedetto XVI: “L’ascolto della Parola di Dio è prioritario per il nostro impegno ecumenico. Non siamo infatti noi a fare o ad organizzare l’unità della Chiesa. La Chiesa non fa se stessa e non vive di se stessa, ma dalla Parola creatrice che viene dalla bocca di Dio. Ascoltare insieme la Parola di Dio; praticare la lectio divina della Bibbia, cioè la lettura legata alla preghiera; lasciarsi sorprendere dalla novità, che mai invecchia e mai si esaurisce, della Parola di Dio; superare la nostra sordità per quelle parole che non si accordano con i nostri pregiudizi e le nostre opinioni; ascoltare e studiare nella comunione dei credenti di tutti i tempi; tutto ciò costituisce un cammino da percorrere per raggiungere l’unità della fede, come risposta all’ascolto della Parola”.123

La Parola di Dio luce per il dialogo interreligioso

29. È tutto un campo che, pur presente nella Chiesa lungo tutta la sua storia, oggi si propone con nuove esigenze e compiti inediti. Tocca alla ricerca teologica approfondire il delicato rapporto e tirarne le conseguenze pastorali. Facendo riferimento a quanto fin qui ha espresso il Magistero della Chiesa,124 si richiamano i punti seguenti per una riflessione e valutazione:

a – Con il popolo ebraico
30. Una peculiare attenzione va data al popolo ebraico. Cristiani ed Ebrei sono insieme figli di Abramo, radicati nella stessa alleanza, giacché Dio, fedele alle sue promesse, non ha revocato la prima alleanza (cf. Rm 9-11). Conferma Giovanni Paolo II: “Questo popolo è invitato e guidato da Dio, Creatore del cielo e della terra. La sua esistenza non è dunque un puro fatto di natura o di cultura, nel senso in cui, attraverso la cultura, l’uomo utilizza le risorse della propria natura. Si tratta bensì di un fatto soprannaturale. Questo popolo persevera a dispetto di tutti perché è il popolo dell’Alleanza e perché, nonostante le infedeltà degli uomini, il Signore è fedele alla sua Alleanza”.125 Condividono tanta parte del canone biblico, quello dai cristiani chiamato Antico Testamento. A riguardo oggi vi è un importante documento della Pontificia Commissione Biblica: Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana126, che induce a riflettere sulla stretta connessione di fede, già segnalata dalla Dei Verbum.127 Due aspetti vanno in particolare considerati, il contributo originale della comprensione ebraica della Bibbia e il superamento di ogni possibile forma di antisemitismo ed antigiudaismo.

b – Con altre religioni
31. La Chiesa è mandata a portare il Vangelo ad ogni creatura (cf. Mc 16,15). Per fare questo essa incontra il grande numero di aderenti ad altre religioni, con i loro libri sacri e il loro modo di intendere la Parola di Dio, si imbatte ovunque in persone in cammino di ricerca o semplicemente in una inconsapevole attesa della ‘bella notizia’. A tutti la Chiesa si sente debitrice della Parola che salva (cf. Rm 1,14). Anzitutto è doveroso ricordare che il cristianesimo non è religione del libro, ma della Parola di Dio incarnata nel Signore Gesù. Nel confronto poi della Bibbia con i Testi sacri delle altre religioni si chiede l’attenzione di non cadere in sincretismi, accostamenti superficiali e deformazioni della verità. Ancora di più va posta attenzione alla purezza della Parola di Dio autenticamente interpretata dal Magistero di fronte alle numerose sette che si servono della Bibbia per altri scopi e con metodi estranei alla Chiesa.In prospettiva positiva, si porrà attenzione a conoscere le religioni non cristiane e le rispettive culture, a discernere i semi del Verbo ivi presenti. È importante richiamare che l’ascolto di Dio deve portare a superare ogni forma di violenza, perché esso diventi attivo nel cuore e nelle opere per la promozione della giustizia e della pace.128

La Parola di Dio fermento delle moderne culture

32. L’incontro della Parola di Dio avviene con le varie culture (sistemi di pensiero, ordine etico, filosofia di vita, ecc.), sovente dominate da influenze economiche e tecnologiche di ispirazione secolaristica e potenziate dal largo servizio dei mass-media, tali da essere chiamate ‘Bibbie laiche’. Il dialogo diventato pressante più di prima, magari aspro, ma anche ricco di potenzialità per l’annuncio, in quanto ricco di domande di senso, che trovano nel Signore una proposta liberatrice.
Ciò significa che la Parola di Dio chiede di entrare come fermento in un mondo pluralista e secolarizzato, negli ‘areopaghi moderni’ (cf. At 17, 22) dell’arte, della scienza, della politica, della comunicazione portando “la forza del Vangelo nel cuore della cultura e delle culture”129 per purificarle, elevarle e renderle strumenti del Regno di Dio.Questo richiede una catechesi di Gesù Cristo, “la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6), realizzata non con superficialità, ma con una adeguata preparazione al confronto con posizioni altrui, in modo che appaia la identità del mistero cristiano e la sua benefica efficacia verso ogni persona. In tale contesto va attentamente curata la ricerca della cosiddetta ‘storia degli effetti’ (Wirkungsgeschichte) della Bibbia nella cultura e nell’ethos comune, per cui giustamente è chiamata e valutata come ‘grande codice’, specie nell’Occidente.

La Parola di Dio e la storia degli uomini

33. La Chiesa, nel suo pellegrinante cammino verso il Signore, è anche consapevole che la Parola di Dio va letta negli eventi e nei segni dei tempi con i quali Dio si manifesta nella storia. Recita il Concilio Vaticano II: “È dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in un modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sul loro reciproco rapporto”.130 Essa, immersa nelle vicende umane, deve saper “discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni (…) quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio”,131 e così aiutare l’umanità ad incontrare il Signore della storia e della vita.
In questo modo la Parola che Gesù ha seminato come seme del Regno, fa la sua corsa nella storia degli uomini (cf. 2Tess 3,1) e quando Gesù tornerà nella gloria risuonerà come invito a partecipare pienamente alla gioia del Regno (cf. Mt 25,24). A questa sicura promessa, la Chiesa risponde con un’ardente preghiera: “Marana tha (1Cor 16, 22), “Vieni, Signore Gesù” (Ap 22, 20).

                                                     Conclusione

La Parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” (Col 3, 16-17).

L’ascolto della Parola di Dio come vita del credente

34. Elemento fondamentale per l’incontro dell’uomo con Dio è l’ascolto religioso della Parola. Si vive la vita secondo lo Spirito in proporzione alla capacità di fare spazio alla Parola, di far nascere il Verbo di Dio nel cuore dell’uomo. Infatti, non è l’uomo che può penetrare la Parola di Dio, ma solo questa può conquistarlo e convertirlo, facendogli scoprire le sue ricchezze e i suoi segreti e aprendogli orizzonti di senso, proposte di libertà e di piena maturazione umana. (cf. Ef 4,13). La conoscenza della Sacra Scrittura è opera di un carisma ecclesiale, che è posto nelle mani dei credenti aperti allo Spirito.
Recita Massimo il Confessore: “Le parole di Dio, se vengono semplicemente pronunciate, non sono ascoltate, perché non hanno quale voce la prassi di quelli che le dicono. Se invece vengono pronunciate insieme alla pratica dei comandamenti, hanno il potere con questa voce di far scomparire i demoni e di spingere gli uomini a edificare il tempio divino del cuore con il progresso nelle opere di giustizia”.132 Si tratta di abbandonarsi alla lode silenziosa del cuore in un clima di semplicità e di preghiera adorante come Maria, la Vergine dell’ascolto, perché tutte le Parole di Dio si riassumono e vanno vissute nell’amore (cf. Dt 6,5; Gv 13,34-35). Allora, il credente, fatto “discepolo”, potrà penetrare “la buona Parola di Dio” (Eb 6, 5), vivendola nella comunità ecclesiale, ed annunciarla ai vicini e ai lontani, rendendo attuale l’invito di Gesù, Parola incarnata, “il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 15).

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