Omelia del Vescovo di Fano, Armando Trasarti, del 14 dicembre 2018 nella parrocchia san Giovanni Apostolo, per i funerali di Asia Nasoni

Testo dell’Omelia del Vescovo di Fano, Armando Trasarti, tenuta il 14 dicembre 2018 nella parrocchia san Giovanni Ap., Marotta, per i funerali della giovane Asia Nasoni, deceduta nel tragico evento della dicscoteca di Corinaldo l’8 dicembre 2018 insieme ad altri cinque ragazzi e una adulta.


La morte dei ragazzi lascia inebetiti, increduli. Il primo pensiero è per loro, per l’interruzione del loro progetto di vita, poi per i loro genitori, per lo sforzo che dovranno fare per sopravvivere, poi per i fratelli, i parenti,  e poi per tutti noi, che siamo comunque partecipi, perché la morte di un ragazzo colpisce tutta la comunità, ognuno viene toccato nell’affetto, nel senso di impotenza, nel dolore in quanto umani in grado di entrare in sintonia con il dolore altrui, e ci spinge a riflettere, a interrogarci, a ricercare un senso nella perdita. Una vita che si spegne troppo presto toglie un po’ di futuro e di fiducia a tutti. E fa male, e chiede silenzi e preghiera, sbatte in faccia la provvisorietà dell’esistenza. Taglia di netto la sostanza dalla futilità, accende i riflettori su quello che conta sul serio, smaschera e disintegra in un attimo le banalità di cui, invece, ci nutriamo sempre di più.

Ci sono dolori  che non si possono né evitare né cancellare. Esistono. Possiamo solo affrontarli e cercare di fare di tutto affinché non ci devastino. Ma ci vuole tanto tempo. E non basta fare “come se” niente fosse successo perché la vita continui come prima. Questa tragedia  è avvenuta in modo ingiusto e inaccettabile. Quando non si riesce a tutelare e difendere  la vita dei nostri figli è una vera sconfitta per tutta la società civile, è una cocente sconfitta, direi imperdonabile e dissacrante. Non è nostro compito cercare responsabilità e colpe, ma gridare  lo sdegno sì.

Lo speciale dolore dei genitori
La perdita di un figlio è l’evento più stressante che un essere umano possa sperimentare, l’agonia per la perdita di un figlio è incomparabile, è un evento devastante. Una parte dei genitori muore quando il figlio muore; è l’inversione dell’ordine naturale delle cose, la perdita di tanti progetti futuri, l’inutilità di tanti sforzi passati. Ogni genitore si aspetta che il proprio figlio viva a lungo, che gli sopravviva. “Se potessi tenerlo con me una sola volta ancora!” “Se solo potessi sussurrargli ‘ti amo’ una sola volta ancora!”.

Carissimi,
 Siate pazienti l’uno con l’altra. Concedetevi molto tempo: i ricordi non andranno mai via, né devono andar via. Ricordate i momenti belli e parlatene in modo da mantenere viva  quella vita che significò tanto per voi, e così proverete ad alleggerire la vostra angoscia.

.  Cercate poi di proteggere gli altri figli, ma senza la paura di lasciar loro vedere il vostro dolore.

Dove trovare aiuto?
–  Nella vostra storia! La storia della vostra casa, della vostra famiglia. Fate memoria dei cammini compiuti fino ad oggi.
–  Nella Comunità che si stringe attorno a voi, specialmente nei volti dei vostri amici e di quelli di vostro figlio.
–  Nella vostra fede, piccola o grande che sia: “Nolite timere!” (Non abbiate paura). Provate a mettere Cristo nella barchetta della vostra vita, non affonderete. “Fidatevi e affidatevi”. E anche se il peso  non vi sarà  risparmiato, ricordatevi che “nessuna lacrima scorre invano”.

Carissimi genitori, abituatevi a frequentare il silenzio e le lacrime…ma insieme, mano nella mano.
Tante volte avrete sentito parlare della Croce di Cristo: ora anche voi siete inchiodati sulla croce.

Ora vedete il mondo con gli occhi di Dio. Lassù, in alto, il mondo lo osservate diverso. Alzate lo  sguardo.
Vedrete e sentirete un Angelo che vi consola e vi asciuga le lacrime.
Il lutto per un figlio morto  non finisce mai, si può solo imparare a sopportarlo.Vi auguro di trovare la forza e prego per e con voi.

Carissimi ragazzi,
una parola di affetto e di incoraggiamento a tutti voi. “Ogni giorno è speciale, viveteli tutti al massimo. La vita è brutta solo se noi la consideriamo tale. La felicità dipende da noi stessi, è una direzione, non un a destinazione. E ricordate che la vita è fatta di alti e bassi. Ma gli alti senza i bassi non avrebbero senso”. Ci sono giorni di grande fatica in cui sembra che il sole non sorga. Giorni in cui ti guardi intorno e vedi gente senza gioia di vivere, senza amore, senza un sorriso, senza speranza.  Ma tutto cambia se proprio nei giorni bui incontri un volto sorridente e una faccia amica, un gruppo, una comunità di fede e di amore che guarda nella stessa direzione.

Vi faccio una proposta. Questi giorni – anche in questo tempo natalizio intristito da questi eventi tragici – mettetevi accanto o abbracciati ai vostri genitori. Guardateli negli occhi forse preoccupati o carichi di lacrime trattenute. Non vi accorgete che siete amati, molto amati? Provate ad ascoltare  il battito del loro cuore per voi e i consigli di saggezza che possono offrirvi.

Non vi accorgete che noi adulti, genitori, insegnanti, educatori, e anche noi preti, siamo a volervi bene? Potremmo piangere senza  volere il vostro bene? Non disprezzate e non sciupate le nostre lacrime!

A Voi tutti qui presenti
Trasmettiamo ai nostri ragazzi il volto sano di uomini veri, integri e puliti. Dobbiamo fare un lavoro su noi stessi,  e porre in atto segni e gesti di umanità responsabile; dobbiamo dare ai ragazzi aria di casa e struttura  dignitosa e cordiale di vita. Non possiamo più fare a meno di  prenderci cura di quel tesoro prezioso che sono i più piccoli, cercare alleanze, confrontarsi, aiutarsi, sostenersi: è creare comunità. C’è bisogno di fermarsi e chiedersi seriamente che cosa non va, cosa possiamo fare, di che cosa sono fatti i legami tra giovani e adulti.

La domanda sulla morte è sempre e comunque, per credenti o non credenti, una domanda sul senso della vita. E’ l’altra faccia della vita, la faccia nascosta, irraggiungibile allo sguardo; ma se riusciamo a dare un significato alla morte, questo significa dare un senso alla nostra esistenza.

Preghiamo
I nostri cari non sono scomparsi nel buio del nulla: la speranza ci assicura che essi sono nelle mani buone e forti di Dio. L’amore è più forte della morte. Il lavoro dell’amore di Dio è più forte del lavoro della morte.

Signore, Tu che sei la porta della luce, facci entrare nel giardino di pace e armonia nel quale, come bambini, finalmente ci buttiamo nella braccia del Padre che tanto ci ama e ha preparato per noi la festa più bella. Amen

Stampa articolo