“Tra voi non è così!” (Incontro Catechisti)

INCONTRO CATECHISTI
NOVEMBRE 2020 
Mc 10,35-45

Il brano Evangelico che abbiamo sotto gli occhi e al quale facciamo riferimento anche per la nostra formazione di Catechisti, (sarebbe tuttavia opportuno estenderlo ulteriormente a tutti i collaboratori e cooperatori parrocchiali e pastorali), è il testo del cammino di AC.

E’uno dei tanti testi dove, senza tanti pudori, viene evidenziata la povertà, definiamola così, degli Apostoli, cioè proprio di coloro che Gesù ha chiamato. “Li ha costituiti perché stessero con Lui e per mandarli a predicare”, come dice sempre l’Evangelista Marco al capitolo 3 versetto 14ss. Cerchiamo di capirne il significato:

  • li ha costituiti: cioè fatti, creati, stabiliti-con
  • per stare con lui: cioè in una relazione stabile e particolare che implica una condivisione di vita a tutti i livelli
  • per mandarli: è il significato del termine Apostoli, cioè inviati, da cui deriva l’altro termine, relativo all’attività dell’apostolo, che è l’apostolato.
  • a predicare: ciò che debbono fare è diffondere l’annuncio evangelico della salvezza, pre-dicare con la vita prima di tutto poi anche con le parole. Anche S. Francesco diceva: “Predicate sempre il Vangelo, e se fosse necessario anche con le parole”.

Il brano Evangelico, preso in considerazione, fa parte di tre annunci della passione che Gesù, secondo il Vangelo di Marco, ha fatto ai suoi Apostoli. In tutti e tre gli stessi non fanno bella figura poiché:
Mc 8,31-33: Pietro è chiamato Satana.
Mc 9,33-3: gli Apostoli ragionano su chi fosse il più grande
Mc 10,35-45: Giacomo e Giovanni chiedono posti di onore e gli altri mormorano.
Essi non capiscono, o rifiutano o cercano di ottenere prima un tornaconto.
Il nostro testo fa parte del terzo di questi annunci di Passione e riporta il fatto dei due fratelli apostoli chiamati “figli del tuono” forse per la loro caratteristica di schiettezza e irruenza. Anche qui, gli Apostoli, dimostrano la limitatezza di comprensione della missione di Gesù nonostante stiano con Lui e condividano con Lui la vita di tutti i giorni. Nello stesso tempo, il testo ci mostra come il Signore, pazientemente, da una situazione meschina doni ancora un insegnamento intramontabile che cioè è per sempre. Questo insegnamento lo impartisce agli Apostoli , i basamenti della Chiesa di Gesù,  per cui esso vale per tutto il “corpo”, per “l’edificio” Chiesa.

L’insegnamento riguarda il modo di essere in relazione con Lui nella Chiesa e con tutti i membri che la compongono.

L’INSEGNAMENTO.

  • CALICE e BATTESIMO: due simboli che ci parlano di morte e sofferenza; il calice è il dono della vita, il battesimo è l’immergersi nella vita e soffrire, come stando sott’acqua (qui non è da intendere il battesimo che conosciamo noi). Il cammino che porta alla gloria, alla felicità, è un cammino che passa attraverso la sofferenza e la morte perché impegnarsi per il bene produce sofferenza e fare il bene molte volte porta a dover vivere la sofferenza del rifiuto, dello scherno.  La morte è rinunciare alle cose proprie, della propria vita, al tempo, agli hobbies, alle amicizie, alle cose lecite; rinunciarvi per fare il bene è morire. Fare il bene è’ un morire a se stessi, è impegnare le nostre “forze” e i nostri “beni” per gli altri, per la loro felicità, è vincere quella vocina che ti dice “chi te lo fa fare?”.  Questa sofferenza e morte viene vissuta in massimo grado dai martiri. Gesù, il Messia, si immerge nell’opera della salvezza dell’umanità e poiché è venuto a compiere il Bene per volontà del Padre, coloro che stanno con Lui debbono condividere questo modo di essere, pensare, vivere.
  • IL POSTO. Gesù stesso dice nel Vangelo di Giovanni 14,2: “Nella casa del Padre Mio vi sono molti posti. Io vado a prepararvi un posto”. E’ Gesù che ci prepara un posto ed è il Suo posto, nella casa del Padre Suo, dove Lui già siede alla Sua destra, come ripetiamo nel Credo ogni domenica. Quello è il “posto”, il solo posto che deve interessarci, sedere, stare, presso Dio; poi “alla destra, cioè la posizione più importante. Quel “posto” è di Cristo, il Figlio di Dio, ma in Cristo, diventa di tutti quelli che sono suoi, quelli che ha chiamato perché stessero con Lui, e in Cristo, quel “posto” diventa molti posti: “Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato” Gv 17,24. Domenica ascolteremo la parabola del giudizio finale; tutti quelli alla destra del Giudice dove andranno? “Nel regno preparato per voi…”, come dice il Vangelo di Matteo, significa non un luogo ma uno stato, un essere con Cristo in Dio “dove sono io”.
  • SERVIRE. Gesù aveva già detto qualcosa sul servire: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” Mc 9,35; 10,43. Con l’uscita infelice di Giacomo e Giovanni, e la successiva mormorazione degli altri dieci, Gesù riprende il discorso sul servizio-diaconia che deve essere lo stile della sua comunità, la Chiesa. Prima di essere un Ordine sacro è la vita stessa della Chiesa, una vita Diaconale. Non si tratta, prima di tutto o principalmente, di mettere una stola per traverso o una dalmatica (abito liturgico proprio del diacono), dal momento che saremmo ancora con i due apostoli in cerca del posto, ma di vivere quella che è la vita di Gesù il Signore, di impegnarsi con Lui, per la comunità e nella comunità, prima di tutto, poi per il mondo intero. Servire è il termine che contrassegna quell’amore attivo per i fratelli e per il prossimo che ha la sua radice nell’amore di Dio, per la realizzazione della comunione.

“Tra voi non è così” Mc 10,43

Il vostro modo di essere non è, non deve essere, come quello del mondo, né preso, appreso, dal mondo, ma quello di Dio appreso da Gesù il quale, come ultimo insegnamento non più verbale ma visivo, nell’ultima cena, laverà i piedi agli apostoli e dirà: “Come ho fatto io fate anche voi”.
“Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15 Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”.Gv 13, 14-15.

“Chi vuol diventare grande tra
voi sarà vostro servitore, e chi
vuol essere il primo tra voi sarà
schiavo di tutti” Mc 10,43-44.

Questo modo di essere è rovesciato rispetto alla mentalità del mondo, poiché il primo sarà l’ultimo e l’ultimo il primo. Questo discorso ci scombussola un po’ perché ha una certa illogicità, almeno sempre secondo la prospettiva del mondo.
Ma dalla prospettiva di Cristo è logicissimo perché è l’ultimo, chi sta in basso e sostiene chi sta sopra, quello che non si vede a dare consistenza e stabilità a ciò che si vede. Chi sta in alto deve riconoscere che la sua posizione è garantita da chi sta sotto e lo rappresenta.
Servire è una questione di umiltà.
Il mio servizio, qualunque esso sia, è svolto all’interno di un “organismo”, la Chiesa, corpo di Cristo, dove ognuno, quale membro di questo corpo, serve il resto di esso consapevole che lui ha bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di lui, così come tutti abbiamo bisogno di Cristo senza il quale non possiamo fare nulla. Si manifesta così un Sevizio-Diaconia corporale e spirituale insieme, proprio della Chiesa, ecclesiale, uno scambio di dare e ricevere nel segno dell’Eucarestia e del sacrificio di Cristo perché, in questo tipo di servizio, non si mettono in gioco delle cose, dei beni materiali, ma tutto il nostro corpo e tutta la nostra vita.

Servire con umiltà è avere la consapevolezza di quello che mi è stato dato da fare, mi è stato affidato. Ricordiamo la parabola di domenica scorsa dei servi ai quali sono state affidate diverse somme di danaro. Fare bene il servizio affidatomi, richiestomi, vuol dire farlo come l’avrebbe fatto colui che me lo ha affidato, come lo vuole, non come pare a me. E dopo aver “servito” così “dite siamo servi inutili abbiamo fatto quanto dovevamo fare” Lc 17,10
Servire è essere in sintonia, in sinergia con Colui a nome del quale svolgiamo il nostro servizio. Per servire a nome di Gesù occorre stare con Lui altrimenti si rischia di fare la gaffe degli apostoli che confondono il servizio col servirsi. Stare con Gesù vuol dire stare anche con gli altri che stanno con Lui. Stare con Gesù non è uno starci da soli, isolati, ma uno starci insieme. Ecco la necessità della vita Sacramentale, spirituale, comunitaria, poiché il rischio è di servire fino a che le cose sono come voglio io pena l’abbandono. Alla fine gli apostoli hanno fatto anche questo! Se ci isoliamo rischiamo di fare figuracce, di naufragare.

  • Per servire come catechisti dobbiamo prima di tutto stare col Signore e per stare con Lui bisogna soffrire e morire. Occorre dare tempo alla preghiera quotidiana, alla lettura della Scrittura, alla formazione e informazione ecclesiale.
  • Se stiamo con Gesù stiamo con tutti gli altri, con la Chiesa e nella Chiesa, con la comunità Parrocchiale. Anche qui si tratta di soffrire e morire perché le relazioni non sono sempre facili ma con Cristo possiamo comunque costruirle. Occorre accettarci, stimarci, cercarci perché ognuno ha qualcosa che io non ho, insieme, forse, a tante spigolature irritanti. Quelle piccole pagliuzze d’oro che ogni membro della comunità possiede, sono tuttavia il grande tesoro della Parrocchia, per cui bisogna raccoglierlo, custodirlo, farlo fruttificare.
  • Serviamo, svolgiamo il nostro ministero con umiltà sapendo che anche altri, col loro servizio, contribuiscono alla nostra vita e alla vita della comunità. Siamo un unico corpo e ogni membro fa il suo dovere per il bene di tutti. Non tutto fanno tutti ma ciascuno qualcosa.
  • Serviamo imitando Gesù con la forza dello S.S., con generosità, pazienza, dedizione, soprattutto con amore perché “qualunque cosa avrete fatto a uno di questi l’avete fatta a me”. Si serve per amore del Signore e per l’amore ai serviti! Servire con amore è servire con Gesù e come Gesù, lo stesso Gesù, è la parabola che ascolteremo domenica prossima, Solennità di Cristo Re, fine dell’anno liturgico:”Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Mt 25,40.
  • Il posto dei servi fedeli è con Gesù, in terra, a servire, per ottenere il posto di/con Gesù in Paradiso per godere. ”Prendi parte alla gioia del tuo Signore” Mt 25,21.

 

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